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Villar Perosa: cosa vedere tra chiese, industria RIV-SKF, famiglia Agnelli e deviazioni di montagna

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Da Alessandro Maldera

Gennaio 17, 2026

Villar Perosa è uno di quei paesi che si capiscono per contrasti: valle industriale e, allo stesso tempo, pendii e borgate. Perciò qui non visiti “solo” un centro: attraversi fabbrica, comunità, guerra e paesaggio. Inoltre molte tappe sono vicine tra loro, quindi puoi costruire un giro corto ma denso. Sotto trovi i luoghi chiave, con dettagli utili per riconoscerli subito.

I luoghi chiave tra fabbrica, memoria e montagna

  • Chiesa di San Pietro in Vincoli: cupola ellittica in rame e due campanili gemelli
  • Museo della Meccanica e del Cuscinetto: ex RIV, oggi SKF, dentro lo stabilimento storico
  • Rifugi antiaerei: 1943 + memoria del bombardamento del 3 gennaio 1944
  • Villaggio Operaio: 1913–1915, ampliamenti anni ’30, “paese nel paese”
  • Villa Agnelli (privata) + Monumento “Circuito” a Giovanni Agnelli
  • Miandassa: miniera di grafite + Panchina Gigante 183 nei boschi

Il simbolo “scenografico”: Chiesa di San Pietro in Vincoli

Se vuoi un colpo d’occhio immediato, parti dalla Chiesa di San Pietro in Vincoli in via Rubino 5, su un poggio. Infatti si riconosce subito per la facciata concava e i due campanili gemelli. La parrocchia è documentata già nel 1078 (poi nel 1131 e nel 1249), però l’edificio attuale nasce dal grande cantiere avviato nel 1709 e concluso con la consacrazione del 27 settembre 1716, sostenuta da Vittorio Amedeo II.

Il segno distintivo è la cupola ellittica alta circa 42 metri, rivestita in rame dal 1912 (oggi verde per ossidazione), insieme ai coronamenti dei campanili. Dentro trovi una navata ampia sotto cupola, cappelle laterali, altari in marmo e opere dedicate a San Pietro. Inoltre nel Novecento arrivano l’orologio elettrico e il carillon di 8 campane (1929), e poi l’organo da 937 canne (1934).

La chiesa “razionale” del Novecento: Sant’Aniceto

La Chiesa di Sant’Aniceto sta nella zona di industrializzazione novecentesca e, proprio per questo, ha un impianto ordinato: sagrato su terrapieno, accesso con scalinata centrale e rampe laterali, facciata color crema con endonartece a tre archi. In basso, inoltre, pesa visivamente la zoccolatura in pietra grigia a opus incertum, mentre più su noti l’oculo cruciforme e il frontone spezzato con motivo a dentelli, oltre al piccolo campanile a vela.

All’interno lo spazio resta sobrio ma luminoso: navata centrale a botte unghiata, laterali con volte a vela, Via Crucis sui pilastri e una lunetta dipinta con Sant’Aniceto. Il punto forte, però, è il presbiterio: domina il crocifisso in marmo di Carrara di Edoardo Rubino, con un apparato liturgico in marmi (altare in nero fumo e inserti in giallo Siena e verde Issorie) che dà carattere senza effetti teatrali.

Villar Perosa industriale: Museo della Meccanica e del Cuscinetto

Per capire “perché” il paese è diventato quello che è, la tappa giusta è il Museo della Meccanica e del Cuscinetto in via Nazionale 24. Non è un museo di sole teche: occupa circa 2.200 mq e nasce nello stabilimento storico di Villar Perosa (ieri RIV, oggi SKF). Qui, infatti, segui le origini del settore legate al 1906 e poi lo sviluppo della produzione che ha inciso sulla vita quotidiana.

Nel percorso trovi una officina storica ricostruita, una rassegna di macchine utensili (torni, frese, trapani, rettificatrici e altro), oltre a documenti e strumenti di misura. Inoltre c’è una sezione dedicata alle ferrovie, fino ai treni ad alta velocità, quindi il racconto non resta “chiuso” in valle.

Memoria della guerra: Rifugi antiaerei e bombardamento del 1944

I rifugi antiaerei di Villar Perosa (in via della Braida) sono una tappa forte, perché ti mettono davanti la valle quando la guerra arrivò sul serio. Furono costruiti nel 1943 e sono ancora ben conservati. Inoltre la capienza stimata è enorme: fino a 3.500 persone (circa 2.500 sedute e 1.000 in piedi), numeri che spiegano quanto fossero pensati per proteggere una comunità legata alla fabbrica.

Il momento chiave è il bombardamento del 3 gennaio 1944: in 7 minuti vennero sganciate 312 bombe, e 61 colpirono lo stabilimento. Eppure non ci furono vittime, proprio grazie al rifugio. Accanto ai cunicoli, quindi, ha senso leggere anche il “paese operaio” costruito attorno all’industria.

Il “paese nel paese”: Villaggio Operaio

Il Villaggio Operaio è una tappa di lettura più che una cartolina, però spiega come la fabbrica abbia ridisegnato Villar Perosa. Nato tra 1913–1915 e ampliato negli anni ’30, è legato alla crescita della RIV-SKF dopo il 1906 e, soprattutto, al boom della Prima guerra mondiale.

Nel tessuto urbano riconosci abitazioni bifamiliari e a quattro alloggi, ma anche edifici “a caserma” con ballatoi, latrine esterne, orti e lavatoi comuni. Attorno, inoltre, si sviluppa una rete di servizi notevole: teatro, farmacia, asilo, ambulatorio, scuole professionali, bagni pubblici e strutture di convitto. Il cuore del sistema è doppio: villaggio operaio “Giovanni Agnelli” e villaggio per impiegati “Edoardo Agnelli” (anni ’30, con standard più moderni, come i servizi igienici interni).

Luoghi Agnelli: Villa e Monumento “Circuito”

Villa Agnelli (detta anche Castello Agnelli, un tempo Villa Piccon) è una presenza forte in posizione panoramica sulle prime alture della Val Chisone. Il nucleo è settecentesco e l’attribuzione tradizionale rimanda a Filippo Juvarra. La svolta arriva nel 1853, quando la proprietà viene acquistata da Edoardo Agnelli (1831–1871) insieme a un ampio patrimonio fondiario. Con l’avvio delle Officine nel 1906, infatti, il legame tra villa e comunità si stringe ancora.

Nel Novecento il parco viene ridisegnato dal paesaggista Russell Page, mentre gli interni sono aggiornati da Stéphane Boudin, con ambienti di rappresentanza come la celebre galleria cinese. Oggi la villa è privata, però talvolta il parco è stato aperto per eventi speciali (ad esempio nel 2021 per un’iniziativa benefica).

Poi c’è il Monumento a Giovanni Agnelli: non una statua classica, ma un’opera contemporanea chiamata “Circuito”, firmata dallo scultore Elio Garis. Si trova in via Nazionale, nell’area della Società Operaia (civico 122), vicino al laghetto. È stato donato da Margherita Agnelli e rientra in una riqualificazione più ampia (con pump track). Inoltre è attraversabile e “abitabile”, quindi funziona anche come spazio pubblico.

Villar Perosa di montagna: Miniera della Miandassa e Big Bench 183

La Miniera della Miandassa è una deviazione concreta per capire la Villar Perosa “alta”: si trova in località Miandassa, vicino a Pra Martino, ed era dedicata all’estrazione della grafite (“terra nera”). Fu aperta dalla ditta Baldracco a metà Ottocento e rimase attiva fino agli anni ’60. La grafite scendeva a valle con carriole e slitte fino al silo delle Cascinette, poi su carri verso il mulino Baldracco in via Nazionale. Dopo un lungo abbandono, inoltre, è stata recuperata grazie ai borghigiani della Miandassa insieme alla sede ADMO di Villar Perosa. Oggi si visita soprattutto durante la festa estiva della borgata, a fine agosto, quando l’accesso è libero.

Se vuoi chiudere con una tappa “leggera” ma scenografica, c’è la Panchina Gigante 183 (Big Bench n°183), rosa/fucsia, nei boschi della zona Miandassa, con vista sulla Val Chisone e le Alpi Cozie. Si raggiunge con una camminata breve su sterrata segnalata: dal parcheggio lungo la strada per Pramartino (circa 4 km di tornanti, vicino a un grande albergo abbandonato) in circa 10 minuti arrivi alla miniera di Santa Barbara (sorgente e tavolini), poi con altri 15 minuti oltre la borgata Miandassa arrivi alla panchina. In paese, per timbri e passaporti Big Bench, puoi passare da Tabaccheria-Edicola Tessore, Gelateria Slurp o Pasticceria Vilma e Elio.

FAQ – Guida smart a per conoscere Villar Perosa

Villar Perosa si visita meglio per storia industriale o per natura?

Entrambe funzionano, però rendono in modi diversi: il centro racconta RIV-SKF, villaggi e rifugi, mentre Miandassa e Pra Martino aggiungono la parte di boschi, miniere e panorami

Qual è la tappa più “iconica” dal punto di vista architettonico?

La Chiesa di San Pietro in Vincoli: facciata concava, due campanili gemelli e cupola ellittica in rame (rivestita dal 1912), con cronologia precisa tra 1709 e 27 settembre 1716

Perché i rifugi antiaerei sono così importanti?

Perché spiegano il 1943–1944 in modo diretto: capienza fino a 3.500 persone e, soprattutto, nessuna vittima durante il bombardamento del 3 gennaio 1944 nonostante 312 bombe in 7 minuti

La Miniera della Miandassa è visitabile sempre?

Di solito si visita soprattutto durante la festa estiva della borgata, a fine agosto, quando l’accesso è libero, quindi conviene incastrarla in quel periodo

Dove si trovano i timbri per il passaporto Big Bench?

In paese puoi passare da Tabaccheria-Edicola Tessore, Gelateria Slurp o Pasticceria Vilma e Elio, e poi salire verso la Big Bench 183 nella zona Miandassa

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende