Mathi, dalle radici medievali alla crescita industriale dell’Ottocento

Da Alessandro Maldera
Gennaio 15, 2026

La storia di Mathi è un intreccio di leggende, documenti antichi e grandi trasformazioni economiche. Nato come piccolo borgo contadino del Canavese legato ai Benedettini, divenne poi feudo dei Savoia, teatro di saccheggi e guerre, fino a conoscere una vera rinascita con lo sviluppo industriale tra Settecento e Novecento. La cartiera, voluta da Michele Antonio Varetto e rilanciata da don Bosco, ha reso Mathi un punto di riferimento nel panorama produttivo piemontese.
Mathi e i suoi secoli di trasformazioni
- 584 – Assegnazione dei territori a Mattius, veterano romano
- 991 – Fondazione del priorato benedettino e costruzione della torre
- 1342 – Costruzione del ricetto medievale su ordine di Giacomo d’Acaia
- 1705 – Saccheggio delle truppe francesi durante l’assedio di Torino
- 1836 – Michele Antonio Varetto fonda la cartiera
- 1850 – Don Bosco rilancia la produzione cartaria
- 1919 – La cartiera passa a Giacomo Bosso
- 1964 – Ahlström acquisisce la cartiera
- 1939-1959 – Il comune assume e poi abbandona il nome italianizzato “Mati”
Origini tra leggende e Benedettini
Le prime tracce insediative risalgono all’epoca romana e longobarda. Secondo la tradizione, il nome deriverebbe da Mattius, proprietario terriero al quale furono assegnati poderi conquistati dall’esercito romano.
Attorno al 991, i Benedettini fondarono un priorato femminile dedicato a San Mauro abate e Santa Anastasia, dando impulso a coltivazioni e allevamento. Costruirono una torre, ancora oggi visibile dietro la chiesa di San Mauro, considerata simbolo del paese.
Nel Medioevo, Mathi era parte della Castellania di Balangero, controllata prima dai Visconti Baratonia e poi dai Savoia.
Il ricetto medievale
Come in molti borghi del Canavese, la popolazione costruì un ricetto: una struttura fortificata eretta nel 1342 su ordine di Giacomo d’Acaia. Le mura difendevano case, animali e raccolti durante le guerre. Occupava circa 14.000 m², con 75 fuochi (cioè famiglie) all’interno.
Un incendio del 1391 distrusse gran parte delle abitazioni, ma il ricetto venne ricostruito. Ancora oggi rimangono tracce visibili vicino alla parrocchiale e lungo la bealera.
Mathi sotto i Savoia
Dal Quattrocento in poi, Mathi seguì le sorti dello Stato sabaudo. Non mancarono episodi drammatici: l’8 e 9 luglio 1705, durante la guerra per l’assedio di Torino, le truppe francesi saccheggiarono il paese.
Nonostante le difficoltà, la comunità mantenne vive le attività agricole e artigianali, con mulini e piccole officine.
Lo sviluppo industriale
Dal XVII secolo Mathi cominciò a distinguersi per le sue manifatture. Officine, filande e cartiere segnarono la trasformazione economica.
- 1836 – Michele Antonio Varetto fondò una cartiera, destinata a diventare la principale fonte di occupazione.
- Dopo il 1850 – Alla sua morte, la vedova vendette l’impianto a don Giovanni Bosco, che ne rilanciò la produzione. La cartiera salesiana fu esposta all’Esposizione di Zurigo del 1884, dove l’intero ciclo produttivo venne mostrato al pubblico.
- 1919 – Giacomo Bosso acquistò l’impianto, trasformandolo in un polo moderno.
- 1964 – La multinazionale finlandese Ahlström acquisì la cartiera, ancora oggi la principale realtà industriale del paese.
Oltre alla cartiera, Mathi ospitava altre imprese, come la Leuman, che già nel Settecento contava 250 operai.
Il Novecento e i giorni nostri
Durante il ventennio fascista, il comune cambiò nome in Mati (1939), per poi tornare alla denominazione originaria nel 1959.
Il Novecento portò guerre e difficoltà, ma anche crescita economica: la cartiera restò il cuore produttivo, mentre piccole e medie imprese contribuirono a diversificare l’economia.
Oggi Mathi è un centro vivo, che conserva tracce medievali e una forte identità industriale.
FAQ – Approfondimenti sulla storia di Mathi
Il nome potrebbe derivare da Mattius, veterano romano proprietario dei terreni, o dal greco Mathetés, “scolaro”.
Fu eretto nel 1342 su ordine del principe Giacomo d’Acaia per difendere popolazione e raccolti.
Tra il 1939 e il 1959, durante il periodo fascista, fu italianizzato per ragioni linguistiche e politiche.
Acquistò la cartiera nel XIX secolo, rilanciandone la produzione e dandole notorietà internazionale.
La cartiera, dal 1964 parte del gruppo Ahlström, resta il cuore industriale di Mathi.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



