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Torre dell’orologio di Venaria Reale: storia, architettura e trasformazioni del Castelvecchio

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Da Alessandro Maldera

Dicembre 14, 2025

La Torre dell’orologio di Venaria Reale è uno degli elementi più rappresentativi del Castelvecchio, il corpo edilizio che segnava l’ingresso originario alla Reggia progettata da Amedeo di Castellamonte nel XVII secolo. La torre, ricostruita più volte, ha accompagnato le principali trasformazioni dell’impianto urbano e architettonico del complesso sabaudo.

Torre dell’orologio: aspetti fondamentali

– Progetto originario: Castellamonte (dal 1659)
– Prima ricostruzione documentata: dopo il 1739
– Funzione: segnalare l’asse prospettico borgo → salone d’onore → giardini
– Collocazione: corpo interno del Castelvecchio
– Modifiche principali: interventi di Garove e Benedetto Alfieri

Origini del Castelvecchio e funzione della torre

Il Castelvecchio rappresenta ciò che resta dell’accesso seicentesco alla Reggia di Venaria, pensata da Castellamonte a partire dal 1659. L’edificio si collocava sull’asse principale che collegava il borgo alla residenza di piacere e di caccia voluta da Carlo Emanuele II.
In origine il complesso era organizzato intorno a una corte chiusa, definita da tre lati porticati. Oggi sopravvivono solo due maniche, già modificate nel Settecento.

Sulla mezzeria del corpo interno sorgeva la torre con l’orologio, demolita e ricostruita più volte. La sua posizione segnalava l’allineamento diretto tra borgo, salone d’onore e proseguimento ideale nell’asse dei giardini fino al Tempio di Diana.

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L’ingresso monumentale alla Reggia nel Seicento

Il fronte esterno del Castelvecchio era affiancato dalla cappella seicentesca dedicata a San Rocco, oggi scomparsa, che custodiva il reliquiario di Sant’Uberto. La cappella e il portale costituivano un sistema simmetrico che introduceva alla residenza ducale.

Castellamonte descriveva la piazza antistante come uno spazio ovale “a guisa di teatro”, arricchito da:

  • balaustrate marmoree
  • statue antiche
  • piramidi decorative
  • un cervo bronzeo posto sul frontone d’ingresso

Il cervo anticipava l’intera iconografia venatoria della reggia e richiamava i trofei di caccia esposti nei loggiati interni.

Gli ambienti del Castelvecchio ospitarono anche Carlo Emanuele II. Le sale erano riccamente decorate, con pareti coperte da quadri e cornici dorate. Al piano superiore erano previste stanze per cavalieri e ospiti, mentre un cortile secondario accoglieva cucine e magazzini.

Le trasformazioni del Settecento: Garove e il cambio di prospettiva

Alla fine del Seicento cambia l’impostazione culturale e architettonica del complesso.
Dal 1699, Michelangelo Garove riorganizza la corte d’onore secondo modelli francesi, ricercando una maggiore apertura visiva verso il borgo. Per ottenere questo effetto, Garove prevede l’abbattimento della manica seicentesca che separava la città dalla reggia, aprendo una prospettiva diretta.

Gli interventi portano:

  • nel 1700 allo scavo delle fondazioni del padiglione sud-ovest
  • nel 1702 alla demolizione della citroniera seicentesca
  • nel 1703 all’avvio del padiglione sud-est

I lavori si interrompono durante la guerra contro i Francesi e riprendono dopo l’assedio di Torino del 1706.

L’intervento di Benedetto Alfieri e la ricostruzione della torre

Dal 1739, l’architetto regio Benedetto Alfieri assume un ruolo centrale nel cantiere della Venaria Reale. È lui a definire l’aspetto definitivo del Castelvecchio:

  • riquadra le finestre verso il borgo
  • introduce nuove decorazioni a fresco
  • demolisce la torre dell’orologio e l’intera manica seicentesca
  • ricostruisce la torre in forme aggiornate, in asse con il nuovo ingresso

La ricostruzione della torre non è un semplice restauro, ma un ridisegno completo del fronte d’accesso alla reggia.
In questa fase, inoltre, i loggiati verso la corte vengono tamponati per ricavare nuovi ambienti al piano superiore.

Dalla stagione napoleonica ai restauri contemporanei

Con l’arrivo dell’età napoleonica, la Venaria entra nel demanio militare. Il Castelvecchio viene adattato per ospitare le truppe:

  • soppalchi interni
  • strutture provvisorie in legno
  • ridefinizione dei percorsi
  • modifiche alla facciata

Questi interventi alterano profondamente l’immagine dell’edificio, poi recuperata con i restauri moderni, che hanno restituito leggibilità alle fasi seicentesche e settecentesche, valorizzando la Torre dell’orologio come segno di continuità storica.

FAQ – Tutto ciò che è importante sulla Torre dell’orologio

Quando nasce la Torre dell’orologio della Venaria Reale?

La prima torre risale al progetto seicentesco di Castellamonte, ma venne demolita e ricostruita dopo il 1739 durante i lavori diretti da Benedetto Alfieri.

Perché la torre è così importante nell’impianto della reggia?

Segnava l’asse prospettico che collegava borgo, salone d’onore e giardini, diventando un punto di orientamento simbolico e funzionale.

Quali parti dell’edificio originale sono ancora visibili?

Del complesso seicentesco restano due maniche ortogonali. Loggiati e corti interne sono stati modificati nel Settecento e nell’età napoleonica.

La torre ha ancora la funzione originaria?

Oggi è un elemento architettonico e storico, integrato nel percorso di visita e valorizzato dai restauri contemporanei.

La Torre dell’orologio è visitabile all’interno?

L’accesso alla Torre dell’orologio non è sempre previsto come spazio autonomo, poiché rientra nel percorso generale del Castelvecchio e della Reggia

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende