Arturo Pinna Pintor: il medico che fondò la clinica torinese (1904) e la portò in salvo durante la guerra

Da Alessandro Maldera
Novembre 15, 2025

Nato a Oristano nel 1867, Arturo Pinna Pintor scelse Torino per studiare e lavorare, fino a fondare una clinica ginecologica destinata a segnare la sanità cittadina. Il 12 gennaio 1904 aprì il primo istituto privato dedicato alle malattie delle donne; nel 1913 lo trasferì in via Vespucci 61. Durante i bombardamenti del 1943, la clinica fu spostata a Beaulard, in alta valle Susa . Questa è la sua storia, tra ricerca, assistenza e un’eredità che dura ancora.
Scheda biografica – Il fondatore della Clinica di via Vespucci
Nascita: 1867, Oristano • Laurea: Torino, 1891
Apertura clinica: 12 gennaio 1904, corso Regina Margherita 6 • Trasferimento: 1913, via Vespucci 61 / corso Vinzaglio 60
Servizio: 1915, ufficiale medico all’Ospedale Militare di Torino • Assistenza: suore Carmelitane, ampliamento a “malattie generali”
Guerra: 1943, clinica trasferita a Beaulard (40 posti letto, chirurgia e ostetricia) • Morte: 30 novembre 1951, Torino
Chi era Arturo Pinna Pintor e perché conta per Torino
Arturo Pinna Pintor — originariamente Arturo Pinna — nacque a Oristano nel 1867 in una famiglia legata alla magistratura bolognese. Tuttavia, scelse la medicina e si trasferì a Torino, dove si laureò nel 1891. Fin dall’inizio unì pratica clinica e ricerca, convinto che la cura delle pazienti dovesse basarsi sui progressi più aggiornati. Inoltre, coltivò interessi umanistici frequentando anche corsi letterari, a testimonianza di un profilo colto e curioso.
Dalla formazione al progetto di una clinica (1891–1904)
Dopo la laurea entrò al Maria Vittoria, un ospedale appena nato e orientato in modo particolare a donne e bambini. Lì lavorò come chirurgo e in laboratorio, maturando una visione moderna della ginecologia. Nel 1901 ottenne un viaggio di studio in Germania: entrò in contatto con scuole all’avanguardia e, di conseguenza, tornò con l’idea di colmare a Torino un vuoto. Il 12 gennaio 1904 aprì una clinica ginecologica in corso Regina Margherita 6, pensata come luogo riservato e aggiornato “ai progressi della specialità”, dove le donne potessero sentirsi accolte e curate con strumenti contemporanei.
La clinica Pinna Pintor cresce: trasferimento e innovazioni (1904–1914)
Il progetto ebbe successo e, con il tempo, si ampliò. Nel 1913 la clinica fu trasferita in un edificio appositamente costruito in via Vespucci 61, angolo corso Vinzaglio 60, dove ancora oggi ha sede. Nel frattempo, Pinna Pintor partecipò a congressi internazionali e promosse un’idea avanzata per l’epoca: formare levatrici capaci di riconoscere precocemente i segni di carcinoma dell’utero, così da favorire la prevenzione. Inoltre, grazie a queste scelte, l’ostetricia divenne un asse portante dell’istituto.
La Grande Guerra e la riorganizzazione (1915–1928)
Nel 1915 ottenne la libera docenza all’Università; parallelamente, fu richiamato come ufficiale medico all’Ospedale Militare di Torino. Dopo il conflitto, la ripresa non fu semplice. Tuttavia, per garantire continuità e qualità, l’assistenza infermieristica fu affidata alle suore Carmelitane. Inoltre, la clinica cessò di occuparsi solo di patologie femminili: già nel 1928 una guida cittadina la descriveva come “clinica per malattie generali e per ogni specialità”. Di conseguenza, crebbe sia l’offerta sia il numero dei ricoveri.
1943: bombardamenti e trasferimento a Beaulard
Con la Seconda guerra mondiale, i bombardamenti del 1943 resero inagibile la sede torinese. Molti cittadini sfollarono; la famiglia Pinna Pintor decise di trasferire l’intera clinica a Beaulard, presso l’albergo Vittoria: 40 posti letto, chirurgia e ostetricia, con il “salone giallo” adibito a cappella. A dirigere la struttura fu inviato il dottor Briccarello, che instaurò rapporti pragmatici con il presidio tedesco, curandone alcuni militari; allo stesso tempo, prestò aiuto ai partigiani e protesse ebrei sotto falso nome. Infine, al momento della Liberazione, la clinica in montagna ospitava ancora venti ricoverati.
Rientro a Torino, ultimi anni e scomparsa (1945–1951)
Terminata la guerra, la sede di via Vespucci, nel quartiere Crocetta, riaprì. Sebbene prossimo agli ottant’anni, Pinna Pintor si rimise al lavoro per ricostruire ciò che la guerra aveva interrotto. Inoltre, continuò a seguire l’istituto con la consueta energia. Il 30 novembre 1951 morì nella sua clinica, che era anche la sua casa. Tra i ricordi familiari emergono abitudini semplici — come l’uovo alla coque a pranzo e i viaggi a Varigotti — che restituiscono l’immagine di un medico rigoroso ma legato agli affetti.
Eredità
La Clinica Pinna Pintor rimane parte della storia sanitaria torinese. Nata come polo per la salute delle donne, è diventata un’istituzione polivalente, segno di una visione che coniugava competenza clinica, organizzazione e attenzione umana. Oggi, il nome Pinna Pintor continua a richiamare cura e affidabilità, oltre a una pagina esemplare di resilienza in tempo di guerra.
FAQ – vita, clinica e guerra di Arturo Pinna Pintor
Nacque a Oristano nel 1867 e studiò medicina a Torino, dove si laureò nel 1891. Fin da subito unì sala operatoria e laboratorio, quindi costruì una base solida per la futura attività clinica.
La clinica fu inaugurata il 12 gennaio 1904 in corso Regina Margherita 6 a Torino. Successivamente, nel 1913, si trasferì nell’attuale sede di via Vespucci 61, angolo corso Vinzaglio 60.
Promosse la prevenzione in ostetricia e ginecologia, chiedendo una formazione moderna delle levatrici per individuare precocemente i segnali di cancro uterino. Inoltre, ampliò l’istituto dalle sole patologie femminili a malattie generali.
Nel 1943 la clinica torinese fu colpita dai bombardamenti e trasferita a Beaulard (albergo Vittoria), con 40 posti letto e reparti di chirurgia e ostetricia. Lì si curarono anche militari tedeschi, ma si aiutarono partigiani e si protessero ebrei.
Morì il 30 novembre 1951. La sua eredità è una clinica d’eccellenza che ha accompagnato la sanità torinese dal primo Novecento al dopoguerra, mantenendo un’identità di cura, aggiornamento e umanità.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



