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Storia del Torino Film Festival: da “Cinema Giovani” a laboratorio europeo dell’audiovisivo

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Da Alessandro Maldera

Novembre 12, 2025

Storia Torino Film Festival: installazione TFF rossa in Piazza San Carlo di notte

Il Torino Film Festival (TFF) nasce nel 1982 e, da allora, evolve in un laboratorio internazionale capace di coniugare ricerca storica e scoperta di nuovi autori. Nel tempo, il festival passa dalla dimensione metropolitana a un ruolo di primo piano nel panorama europeo. Inoltre, grazie alla sinergia con il Museo Nazionale del Cinema, consolida una propria identità curatoriale distinta.

Tutto sul Torino Film Festival, dal 1982 a oggi

Nascita: 1982, come Festival Internazionale Cinema Giovani

Anima: nuovi autori, sperimentazione, retrospettive storiografiche

Direzioni chiave: Alberto Barbera (1989–1998); Steve Della Casa (1998–2002, 2022–2023); Emanuela Martini (2014–2019); Giulio Base (dal 2024)

Luoghi: Torino, cerimonie al Teatro Regio; produzione Museo Nazionale del Cinema

Punti di forza: qualità curatoriale, scouting, dialogo con la città

Origini (1982): il progetto “Cinema Giovani”

Nel settembre 1982 prende forma il Festival Internazionale Cinema Giovani, spinto dall’allora assessore Fiorenzo Alfieri e affidato a Gianni Rondolino e Ansano Giannarelli. L’associazione che lo governa, finanziata da enti pubblici, è presieduta da Gianni Vattimo e affiancata da un comitato con Francesco De Bartolomeis, Claudio Gorlier, Marco Vallora e Lorenzo Ventavoli.
Fin dall’inizio, la formula è chiara: opere prime e seconde, documentari, sperimentazione, e una robusta attività di retrospettiva. Di conseguenza, il TFF si posiziona subito come luogo di critica militante e di formazione del gusto.

La filosofia fondativa

Il festival nasce in un contesto cittadino vivace: l’insegnamento universitario di Rondolino, le associazioni AIACE e Movie Club, e una rete di cinefili attivi. Pertanto, il TFF privilegia diversità di sguardi, innovazione linguistica e dialogo con la storia del cinema. Inoltre, la curatela prevede pubblicazioni e dibattiti, così da favorire un pubblico competente e curioso.

1989–1998: l’era Alberto Barbera

Con Rondolino alla presidenza e Alberto Barbera direttore artistico, il TFF si internazionalizza. Le retrospettive diventano marchio di fabbrica, accompagnate da volumi critici e copie restaurate. In breve, il festival passa da rassegna cittadina a appuntamento europeo imprescindibile. Nel 1998 Barbera approda alla Mostra del Cinema di Venezia; più tardi, guiderà anche il Museo Nazionale del Cinema, rafforzando il legame istituzionale con il TFF.

1998–2002: Steve Della Casa e la continuità critica

Tra i fondatori del 1982, Steve Della Casa assume la direzione nel 1998. Sotto la sua guida, il TFF prosegue sul doppio binario: ricerca storica e attenzione all’autorialità. Di fatto, il festival conferma il proprio baricentro: qualità curatoriale e apertura ai nuovi linguaggi.

2006–2020: la stagione dei registi-direttori

Con Nanni Moretti, Gianni Amelio e Paolo Virzì alla guida di diverse edizioni, il festival sperimenta un approccio autoriale alla curatela. Questo porta nuove prospettive, ma – talvolta – anche discontinuità percepita dal pubblico. Nel 2014 arriva una svolta: Emanuela Martini diventa direttrice (prima donna a ricoprire il ruolo in modo stabile), imprimendo attenzione alla rappresentazione femminile e a un mix equilibrato tra rigore e accessibilità. Rimane fino al 2019.

2019–2023: Stefano Francia di Celle e il ritorno di Della Casa

Nel 2019 la direzione passa a Stefano Francia di Celle. Poi, nel 2022, per la 40ª edizione rientra Steve Della Casa, che firma anche la 41ª (2023) con un programma teso al “cinema del futuro”, affiancato da retrospettive di peso.

2024–2025: l’era Giulio Base

Dal 2024 la direzione artistica è affidata a Giulio Base. La 42ª edizione (22–30 novembre 2024) dedica una grande retrospettiva a Marlon Brando; l’apertura al Teatro Regio sottolinea il legame con i luoghi simbolo della città. Inoltre, la 43ª edizione (2025) prosegue sulla scia delle retrospettive monografiche (ad es. Paul Newman) e su un programma che coniuga memoria e scoperta.

Retrospettive e “archeologia” del cinema

Le retrospettive del TFF non sono semplici omaggi: sono ricostruzioni storiografiche con copie restaurate, cataloghi e seminari. Così, il festival favorisce una fruizione integrale dell’opera di autori e movimenti (dalla Nouvelle Vague al Nuovo Cinema Tedesco, fino ai maestri del fantastico e del politico).

Talent scout: i nuovi autori

Parallelamente, il TFF funziona da incubatore: sostiene opere prime di registi poi diventati centrali sulla scena internazionale. In questo quadro, il festival ha contribuito alla visibilità – tra gli altri – di Paolo Sorrentino, Matteo Garrone, Pablo Larraín, Jafar Panahi, Jane Campion, Pietro Marcello, Gabriele Muccino e Bryan Singer. Ne deriva un’identità precisa: scoperta, rischio e riconoscimento precoce.

Organizzazione, sedi e pubblico

Oggi il festival è prodotto dal Museo Nazionale del Cinema con il sostegno di MiC, Regione Piemonte, Città di Torino, Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT. Le cerimonie al Teatro Regio rafforzano la centralità civica dell’evento.
Quanto al pubblico, i dati recenti indicano decine di migliaia di presenze a edizione; nel 2022 quasi 50.000, nel 2023 oltre 44.000. Inoltre, sotto la direzione Base, la biglietteria cresce in percentuale e la copertura mediatica aumenta sensibilmente, segnale di una rinnovata attenzione.

Il rapporto con il Museo Nazionale del Cinema

La sinergia con il Museo è strutturale: archivi, collezioni e competenze alimentano retrospettive e restauri; a loro volta, il festival e i suoi ospiti accrescono la visibilità internazionale del sistema torinese dell’audiovisivo. In sintesi, festival e museo si sostengono a vicenda.

Perché il TFF conta ancora oggi

In un ecosistema saturo di eventi, il TFF mantiene identità e funzione pubblica: custodisce la memoria del cinema e, allo stesso tempo, rischia su nuovi sguardi. Per questo, continua a essere un modello europeo di festival riflessivo e aperto alla contemporaneità.

FAQ – TFF: origini, organizzazione, pubblico

Il TFF è un festival competitivo o una rassegna?

È un festival con sezioni competitive e, al contempo, con un forte asse non-competitivo dedicato a retrospettive e programmi tematici.

Perché le retrospettive sono così centrali?

Perché uniscono ricerca storica, restauri e publishing critico, offrendo una visione completa di autori e movimenti.

In che modo sostiene i nuovi autori?

Attraverso opere prime e seconde, scouting dei programmer e dialogo con il circuito dei festival. Così, molti talenti trovano la prima vetrina internazionale.

Qual è il legame con il Museo Nazionale del Cinema?

È un rapporto organico: il Museo produce il festival, fornisce archivi e competenze e beneficia della visibilità del TFF.

Quali sono le prospettive per i prossimi anni?

Consolidare la doppia anima ricerca/nuovi autori, rafforzare la circolazione internazionale dei film e, inoltre, ampliare i pubblici con formazione e media literacy.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende