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Mattia Franceschini: il pittore dalle committenze sabaude alle chiese piemontesi

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Da Alessandro Maldera

Novembre 01, 2025

Mattia Franceschini, Allegoria musicale: angeli e strumenti in cielo

Mattia Franceschini (Torino, 1715 – dopo il 1755) fu un pittore torinese attivo nel XVIII secolo. Formatosi alla scuola di Claudio Francesco Beaumont, lavorò per la corte sabauda e per numerose chiese del Piemonte, lasciando un’impronta significativa nella pittura sacra barocca. Nonostante molte opere siano andate perdute, le tele conservate a Torino, Rivoli, Chieri e Racconigi testimoniano il suo talento e la sua devozione.

Cenni essenziali su Mattia Franceschini

  • Nascita: Torino, 1715
  • Formazione: allievo di Claudio Francesco Beaumont
  • Attività: pittore sacro, decoratore, scenografo
  • Opere principali: oratorio di San Filippo (Torino), San Martino (Rivoli), San Filippo (Chieri), Duomo di Racconigi
  • Committenze: corte sabauda, Congregazione dell’Annunziata, Confraternite torinesi
  • Collaborazioni: Teatro Regio di Torino (1745–1748)
  • Opere perdute: decorazioni di Venaria, tele distrutte nel 1943

Formazione e primi incarichi

Franceschini si avvicinò alla pittura nella bottega di Beaumont, dove affinò le tecniche del disegno e della decorazione. Inizialmente svolse mansioni pratiche: copie di bozzetti, restauri di tele e adattamenti per l’arazzeria sabauda, che produceva preziosi arazzi per le residenze reali.

La sua prima commissione documentata risale al 1737, quando insieme a Carlo Gili dipinse due quadri con Putti per il Gabinetto dei Fiori di Palazzo Reale.

La pittura di corte

Grazie al legame con Beaumont, Franceschini ricevette incarichi dalla corte sabauda. Tra il 1750 e il 1755 lavorò al Castello di Venaria Reale, dove realizzò sovrapporte e tele per gli appartamenti ducali, in collaborazione con l’architetto Benedetto Alfieri. Queste opere, purtroppo, furono distrutte durante i bombardamenti del 1942–43.

Sempre a Torino, dipinse per l’appartamento del duca del Chiablese, Benedetto Maurizio, ma anche in questo caso le opere sono andate perdute.

Le pale d’altare e i soggetti religiosi

L’attività più duratura di Franceschini si svolse nel campo della pittura sacra, con numerose pale d’altare e affreschi destinati alle chiese piemontesi.

  • Torino: tele con Storie della Vergine nell’oratorio di San Filippo Neri; una Sacra Famiglia in Santa Maria di Piazza; due finte statue in San Francesco d’Assisi; un’Annunciazione nell’oratorio dei nobili e avvocati.
  • Rivoli, chiesa di San Martino: Santa Teresa, San Giovanni Nepomuceno in gloria e Riposo in Egitto.
  • Chieri, San Filippo: quadri laterali nelle cappelle di San Pietro e San Filippo.
  • Racconigi, Duomo: figure ad affresco in collaborazione con i fratelli Pozzo, esperti di quadrature.

Queste opere mostrano un linguaggio pittorico di chiara matrice beaumontiana, con colori luminosi, figure delicate e un forte accento devozionale.

Le opere perdute

Molte tele di Franceschini sono oggi conosciute solo grazie a documenti di pagamento o fonti d’archivio. Tra le principali opere scomparse:

  • una grande tela del 1744 con la Vergine, San Carlo e la beata Margherita di Savoia per l’ospizio di Pinerolo;
  • un ovale con la Resurrezione e i santi Maurizio e Lazzaro per la basilica Mauriziana, distrutto nel 1943;
  • tele per l’oratorio di Santa Maria Maddalena e per la Confraternita dello Spirito Santo a Torino.

La perdita di questi lavori ridusse notevolmente la possibilità di valutare appieno la produzione dell’artista.

Franceschini e il teatro

Oltre alla pittura sacra e di corte, Franceschini collaborò con scenografi del Teatro Regio di Torino. Nel 1745 prese parte alla realizzazione delle scene del balletto Nozze di contadini insieme a Giovan Francesco Costa e Pietro Domenico Olivero. Nel 1748 affiancò Fabrizio Galliari, altro protagonista delle scenografie piemontesi del Settecento.

Questa attività testimonia la versatilità dell’artista, capace di muoversi tra committenze religiose, decorazioni di corte e scenografia teatrale.

Il lascito artistico

Nonostante la dispersione di molte opere, Mattia Franceschini rimane un importante esponente della pittura torinese del XVIII secolo. La sua produzione combina la lezione di Beaumont con un linguaggio personale, legato alla devozione popolare e al gusto barocco piemontese. Le tele ancora conservate rappresentano un tassello prezioso per la comprensione della vita artistica sotto la dinastia sabauda.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende