Chiesa di San Martino a Rivoli: la parrocchiale storica tra origini gotiche e splendore barocco

Da Alessandro Maldera
Dicembre 06, 2025

La Chiesa di San Martino a Rivoli è il principale luogo di culto della città e uno degli edifici religiosi più rappresentativi dell’area torinese. Le sue origini risalgono a una cappella del 1217, poi trasformata in basilica gotica e infine ricostruita in forme neoclassiche nel 1788. L’interno, sorprendentemente ricco rispetto alla sobria facciata esterna, custodisce altari barocchi, opere d’arte e un altare maggiore proveniente dalla Certosa di Collegno.
- Cappella documentata dal 1217
- Ricostruzione tra 1786 e 1788 su progetto Contini
- Facciata in cotto con campanile romanico
- Interno tardo-barocco con opere di pregio
- Altare maggiore della Certosa di Collegno
Origini medievali e basilica gotica
Le prime attestazioni relative alla chiesa risalgono al 1217, quando una piccola cappella dedicata a San Martino sorgeva sulle pendici della collina. Con la crescita del borgo, nel XIII secolo l’edificio venne ampliato e trasformato in una basilica gotica a tre navate, primo grande sviluppo della futura parrocchiale.
Rivoli accoglie il visitatore con il suo castello sabaudo, le vie del borgo antico e un tessuto urbano ricco di palazzi, chiese e scorci panoramici. Un territorio che intreccia patrimonio UNESCO, musei e paesaggi collinari in un’unica esperienza culturale.
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La ricostruzione settecentesca
Alla fine del Settecento la chiesa gotica si trovava in condizioni critiche. Il priore Giacomo Sassi incaricò l’architetto Contini di progettare un nuovo edificio, più capace e più solido. Tra il 1786 e il 1788 la nuova parrocchiale venne edificata e consacrata, assumendo l’aspetto neoclassico che distingue l’esterno ancora oggi. L’opulenza dell’interno crea un contrasto netto con la semplicità delle superfici esterne.
La facciata e il campanile romanico
La facciata, in cotto a vista, segue un impianto monumentale con un ordine gigante di lesene che sostiene il timpano superiore. Il grande oculo centrale illumina l’aula. Accanto si eleva il campanile romanico, unica sopravvivenza dell’antica fase medievale: murature compatte, aperture strombate e un carattere austero che richiama la Rivoli dei secoli centrali del Medioevo.
L’interno barocco e le cappelle laterali
L’interno presenta una pianta a croce latina con una navata centrale molto ampia e due navate laterali. Le cappelle ospitano opere di rilievo come la Vergine Immacolata e Angeli di Francesco Gonin (1868) e diverse tele attribuite a Mattia Franceschini, tra cui un Riposo in Egitto e l’Annunciata.
In controfacciata si conserva la galleria lignea che sostiene l’organo realizzato dai fratelli Lingiardi nel 1879, mentre la sacrestia custodisce un notevole arredo in noce scolpito da Francesco Bolgè tra il 1820 e il 1825.
Il presbiterio e l’altare maggiore
Il presbiterio è dominato dal monumentale altare maggiore settecentesco, trasferito dalla Certosa di Collegno nel 1806. È una complessa struttura in marmi policromi, bronzi dorati e sculture in marmo bianco, tra i più imponenti altari barocchi dell’area torinese. In seguito alle indicazioni del Concilio Vaticano II è stato aggiunto un secondo altare rivolto verso l’assemblea, senza alterare la leggibilità della struttura storica.
FAQ – Approfondimenti rapidi
L’edificio attuale risale agli anni 1786–1788, quando il priore Sassi incaricò l’architetto G. M. Contini di ricostruire la vecchia basilica gotica ormai degradata.
L’unico elemento superstite è il campanile romanico, riconoscibile dalle murature antiche e dalle finestrelle strombate.
La chiesa ospita tele di Francesco Gonin, opere attribuite a Mattia Franceschini, un gruppo scultoreo settecentesco e una sacrestia con arredi lignei scolpiti da Francesco Bolgè.
Perché proviene dalla Certosa di Collegno: è un complesso altare barocco in marmi policromi, bronzi dorati e statue in marmo bianco, tra i più imponenti della zona.
La chiesa è aperta durante le funzioni e nei principali momenti di culto; per visite specifiche è consigliabile contattare la parrocchia.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



