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Umberto II di Savoia: l’ultimo Re d’Italia

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La storia di Re Umberto II di Savoia

La storia dell’ultimo monarca di Casa Savoia, Umberto II è segnata dalle vicende che portarono l’Italia al collasso durante il Secondo conflitto mondiale.

Eppure spesso si tende a dimenticare il suo impegno democratico nel post-guerra. Il Re sabaudo, infatti, era intenzionato a mettere a rischio la monarchia e lo Statuto Albertino pur di trovare una nuova forma di Stato all’Italia.

Ciò nonostante la vittoria della Repubblica e le pressioni politiche che seguirono lo obbligarono all’esilio indeterminato. Il fato lo portò a seguire la stessa strada del trisnonno Carlo Alberto, che dopo l’abdicazione del 1849 si ritirò in Portogallo fino alla morte.

Ma Umberto II di fatto non tornò più in Italia e tantomeno nel Piemonte che lo aveva visto nascere.

Un giovane Umberto II in divisa militare

Umberto II di Savoia nacque a Racconigi il 15 settembre del 1904

Figlio terzogenito di Vittorio Emanuele III e di Elena di Montenegro, la sua formazione seguì i canoni di austerità e rigore tipici della tradizione sabauda.

Umberto imparò ad essere impeccabile e irreprensibile, privo di difetti e manchevolezze, ma nutriva un carattere inquieto e distaccato nei confronti del padre

Con l’entrata dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale, il principe venne trascinato ancora bambino nella propaganda nazionale pro conflitto. Spesso infatti presenziò a parate e manifestazioni, visitando anche il fronte nel 1916 dove si distinse tra i militari per coraggio e perspicacia.

Da grande appassionato di materia umanistiche ottenne la maturità classica al collegio militare di Roma, iscrivendosi in seguito al corso per ufficiali. La carriera nell’esercito gli portò grande successo, sia a livello di risultati, sia coi suoi soldati, che lo apprezzavano per il rigore e la cordialità. Nel 1925 terminò l’Accademia militare per poi trasferirsi a Torino dove servì come tenente nel 91° reggimento di fanteria “Basilicata“.

La permanenza all’ombra della Mole Antonelliana e la vita notturna torinese portarono al principe una notevole popolarità. Qui, oltre al successo con le donne, nutrì da subito forti nei timori verso il partito Fascista che lo fece spiare fino al 1945.

Purtroppo per il principe arrivò presto il tempo di lasciare la vita da scapolo e trovare una moglie, un compito non molto difficile. Umberto II sposò nel 1930 la principessa di Sassonia-Coburgo Gotha Maria José del Belgio. L’eleganza e la bellezza dei due sposi colpì l’immaginario popolare e il Duce non poté fare niente per evitarlo. Nonostante Umberto e Maria José cominciarono sempre di più a coltivare sentimenti anti Fascisti.

Umberto II con la moglie Maria Josè del Belgio
Maria Josè del Belgio con Umberto II

La coppia reale a Torino

A Torino la moglie di Umberto II di Savoia entrarono in contatto con alcuni dei più importanti esponenti dell’opposizione al Regime, frequentando anche Benedetto Croce.

Tuttavia, con la promozione a generale, la famiglia reale dovette trasferirsi a Napoli dove pochi anni dopo nacque la figlia Maria Pia.

Di fronte ai natali della primogenita fece scalpore l’assenza di Mussolini al battesimo, la nascita di un’erede al trono, infatti, minava il suo progetto imperiale.

Data la crescente fama di Umberto, allo scoppio della Guerra in Etiopia fu tenuto volontariamente lontano dai riflettori. Nel frattempo decise di completare la propria carriera militare diventando generale d’armata a Napoli, per poi avere nel 1937 il secondogenito Vittorio Emanuele.

Uncolpo basso per il Duce, che a differenza di Hitler, non godeva della libertà da ogni autorità, trovandosi spesso in conflitto d’interessi con la Corona.

Eppure i Savoia non potevano fare molto contro il regime, sebbene i privati sentimenti anti-fascisti. Con la nascita della terzogenita Maria Gabriella e l’entrata in guerra dell’Italia nel 1940, Umberto II di Savoia ottenne il comando della armate al confine francese. Un incarico limitato proprio come voleva il regime, che non desiderava dargli nessuna occasione di visibilità.

Umberto II in divisa militare seduto alla scrivania

Nel febbraio del 1942 Umberto II di Savoia salì al comando dell’Armata Sud nel Lazio

L’impossibilità di ricoprire un ruolo importante nel confitto, portarono il principe ad allinearsi sempre di più alle posizioni della moglie. Intraprese così azioni umanitarie in tutta Italia e guadagnandosi una buona popolarità.

Poco dopo, nel 1943 nacque l’ultima figlia Maria Beatrice. Un evento che passò in ombra a confronto con il drammatico quadro bellico.

Gli alleati erano sbarcati in Italia e presto il governo si sarebbe piegato su sé stesso. Il 25 luglio Vittorio Emanuele III accettò le dimissioni di Mussolini, precedentemente stabilite dal Gran Consiglio del fascismo.

In questo modo Pietro Badoglio divenne capo del governo, mentre il ministro della Real Casa Pietro d’Acquarone tenne lontani dalle vicende la famiglia reale.

Maria José fu spedita d’urgenza in Svizzera per mettere gli eredi in salvo dai nazisti, mentre Umberto II si trasferì brevemente in Campania, per poi ritornare a Roma l’8 settembre.

Umberto II parla con generali dell'esercito italiano a Brindisi nel 1943
Umberto II a colloquio con generali dell’esercito nel 1943 a Brindisi

La firma dell’armistizio e la fuga di Brindisi

Arrivato nella capitale, Umberto II venne a sapere direttamente dal padre della resa italiana agli alleati. Con la firma dell’armistizio dell’8 settembre infatti, tanto il governo quando la nazione si trovavano ormai nel caos più totale. I nazisti minacciavano la sicurezza della monarchia e presto avrebbero occupato l’intera penisola eliminando ogni forma di ostacolo anche se proveniente dagli ex alleati.

Vista lo scenario, la scarsa pianificazione e le molte incertezze, la famiglia reale compì una fuga rocambolesca verso Brindisi per consegnarsi in mano agli alleati.

Umberto fu subito contrario all’abbandono della capitale, chiedendo più volte di tornare per difenderla.

Ma il Re risolse la questione presentando la sua scelta come un’ordine, al quale il figlio avrebbe dovuto sottostare senza indugi.

Solo con la liberazione di Roma nel 1944, il governo reale poté tornare a Roma. Ma sempre sotto il controllo degli anglo-americani e con il CLN che cominciava a mettere pressione alla Corona.

Nei limiti politici che possedeva, Umberto II di Savoia avviò una prima linea di apertura tra le forze anti-fasciste e gli Alleati.

Vittorio Emanuele III si era defilato politicamente e in qualità di luogotenente del Regno, nominò primo ministro il democratico Ivanoe Bonomi, accogliendo le dimissioni di Badoglio.

Mentre il 25 giugno del 1944 stabilì che a guerra finita si sarebbe dovuta tenere un’Assemblea Costituente per scegliere la nuova forma dello Stato. Dopotutto, Umberto cercò nel migliore dei modi di ristabilire la normalità in un’Italia che usciva stremata dalla guerra.

Umberto II saluta sull'aereo che lo trasporta all'esilio in Portogallo
Umberto II saluta sull’aereo che lo trasporta all’esilio in Portogallo

L’abdicazione e la nascita della Repubblica

Il 9 maggio del 1946, Vittorio Emanuele III abdicò in favore de figlio per poi partire in esilio in Egitto.

Umberto II di Savoia si trovò Re di una nazione nel pieno della competizione elettorale e con un fronte monarchico tutt’altro che compatto. In questo contesto, il 2 giugno 1945, si tenne il referendum costituzionale che con due milioni in più di voti vide la nascita della Repubblica.

Le convulse vicende e i disordini che seguirono all’esito portarono Umberto II a rifiutare il verdetto senza una previa conferma della Corte di Cassazione. Ma il ormai il processo di instaurazione della Repubblica era avviato e il Re non poteva fare niente per fermarlo.

Con l’insediamento di Alcide De Gasperi come capo provvisorio del governo, il 13 giugno del 1947 Umberto II lasciò il Quirinale. Senza abdicare, ma lanciando dure accuse all’operato del neo-governo.

Quello stesso giorno partì insieme ai suoi collaboratori per il Portogallo, dove lo aspettavano la moglie Maria José e i figli.

L’esilio volontario verrà poi ufficializzato l’anno seguente e Umberto II non poté più tornare in Italia. Morì poi di tumore il 18 marzo del 1983 in una clinica di Ginevra.

Le sue spoglie riposano oggi nell’abbazia di Altacomba, affianco alla tomba di Carlo Alberto. E non nella cripta reale di Superga dove riposano gli antenati di casa Savoia.

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