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Elena di Montenegro: la Regina d’Italia “Signora della carità”

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Oltre al celebre liquore alle erbe intitolato a suo nome, Elena di Montenegro rimane una delle regine più amate dal popolo italiano.

La consorte di Vittorio Emanuele III, originaria del Montenegro, si distinse in vita per la sua incredibile attività caritatevole.

In più occasioni si trovò in prima linea negli ospedali da campo a sostegno delle persone in difficoltà.

E la sua incredibile umanità e l’amore per il prossimo, la resero celebre in tutta Europa, fino a ricevere anche gli apprezzamenti della nuova Repubblica Italiana.

Foto Elena di Montenegro da giovane

Elena di Montenegro nacque a Cettigne, in Montenegro, l’8 gennaio del 1873

Con il nome di Jelena Petrovic-Njegos, fu la figlia di Nicola I di Montenegro e di Milena Vukotic.

In giovane età, ricevette un’educazione austera basata su rigorosi valori famigliari, che forgiò poi quel suo caratteristico atteggiamento introverso, ma ostinato allo stesso tempo.

Per concludere i suoi studi, venne inviata a San Pietroburgo, a studiare presso lo “Smol’niy institut“.

Un collegio realizzato esclusivamente per la formazione di ragazze aristocratiche.

Una particolarità delle principessa era la sua incredibile altezza.

Elena di Montenegro, infatti, era alta 1 metro e 80 centimetri, quasi 30 cm in più rispetto al suo futuro marito Vittorio Emanuele III.

Elena di Montenegro e Re Vittorio Emanuele III

La Principessa di Montenegro e il Principe di Napoli si sposarono il 24 ottobre del 1896

Senza dubbio si trattò di un matrimonio concordato, ma comunque deciso dalla ferrea volontà di Vittorio Emanuele III.

La combinazione fu opera della Regina Margherita e del primo ministro Crispi.

Ma per quanto impensabile potesse sembrare, al tempo, la scelta di una Principessa dei Balcani, prevalse l’idea della necessità di evitare eventuali nozze tra consanguinei.

In modo da non danneggiare il lignaggio e scongiurare la diffusione di malattie genetiche negli eredi.

Di fatto, la famiglia reale del Montenegro manteneva stretti rapporti con la casata dei Romanov di Russia.

Fortunatamente ciò non avvenne, anzi, il primogenito Umberto II nacque decisamente sano, per nulla somigliante al padre.

Il primo incontro tra Elena di Montenegro e Vittorio Emanuele III, venne architettato in occasione dell’Esposizione Internazionale d’Arte a Venezia.

La bellezza della Principessa di Montenegro colpì da subito l’erede al trono del Regno d’Italia.

Il quale, a seguito di un secondo incontro durante l’incoronazione dello Zar Nicola II, si convinse a chiedere ufficialmente la mano di Elena al padre Nicola I di Montenegro.

Tuttavia, la principessa, in quanto ortodossa, dovette abiurare a favore della religione cattolica.

Le nozze si svolsero a Roma presso la Basilica Santa Maria degli Angeli.

Dipinto di Elena di montenegro vestita da crocerossina

Da subito fu chiaro quanto fosse profondo l’amore tra i due

Elena appoggiò il marito in ogni circostanza, senza mai varcare la soglia della discrezione e degli affari politici del sovrano.

Ciò nonostante, dal primo momento dimostrò una particolare dedizione alle attività caritatevoli, proprio come le insegnò sua madre.

Nel mentre invece, più volte aiutò il suo consorte in qualità di traduttrice, dal momento che parlava fluentemente il russo, il serbo e il greco.

Ma le sue attività e i suoi interessi da sempre furono rivolti all’aiuto del popolo italiano.

Nel 1908, un forte terremoto devastò la città di Messina.

In quel frangente Elena di Savoia si trovava negli ospedali a soccorrere gli sfortunati abitanti della città siciliana.

Ma non solo.

Con l’entrata dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale, la Regina del Regno d’Italia si fece promotrice della trasformazione del Quirinale in ospedale.

All’interno delle sale della dimora reale, si ospitarono migliaia di soldati italiani feriti, i quali ricevettero le cure da Elena in persona.

Contemporaneamente, la Regina intraprese gli studi di medicina, che le valsero poi la laurea honoris causa.

Le ricerche portate avanti dalla consorte del Re d’Italia risultarono in importanti innovazioni in ambito medico.

Soprattutto per quanto riguarda gli studi medici sull’encefalite e la cura dei tumori.

Questi sono soltanto alcuni degli esempi che rappresentano lo straordinario senso di carità della Regina.

Elena di Montenegro

Ciò nonostante, Elena mostrò il suo dissenso in più occasioni riguardo alla strada che intraprese il Regno d’Italia

Non esitò a condannare l’ingresso dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, così come anche le decisioni prese da suo marito Vittorio Emanuele III.

Con l’armistizio dell’8 settembre del 1944, dovette scappare insieme a
Vittorio Emanuele III da Roma, in direzione di Brindisi, al tempo sede del governo provvisorio sotto il controllo degli Alleati.

Mentre sua figlia Mafalda finì nelle mani dei nazisti, per poi venire deportata nel campo di concentramento di Buchenwald, dove perse la vita nel 1944.

In seguito, con la fine della guerra e la nascita della Repubblica, Elena di Montenegro seguì suo marito in esilio.

Quest’ultimo abdicò nel 1946, in favore di Umberto II, che fu l’ultimo Re d’Italia.

Quelli dell’esilio, furono anni felici, dove i coniugi reali vennero ospitati ad Alessandria d’Egitto presso la corte reale.

Elena rimase al fianco di suo marito fino alla morte di quest’ultimo nel 1947.

Ma a un anno di distanza, scoprì di avere un tumore, a causa del quale dovette trasferirsi in Francia, a Montpellier, per curarsi.

Sfortunatamente, l’intervento chirurgico di rimozione non si concluse con successo.

Elena di Montenegro morì il 28 novembre del 1952

Proprio per la sua immensa umanità, Elena di Montenegro viene ricordata come una delle figure più positive ed amate della storia di Casa Savoia.

Tale fu la sua fama, che Papa Pio XII la insignì della Rosa d’Oro, in riconoscimento della sua pia e misericordiosa attività evangelica.

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