Il lino della Sindone potrebbe avere origini indiane: cosa emerge dal DNA

Da Alessandro Maldera
Settembre 04, 2026

L’Ipotesi Sindone provenienza indiana nasce dall’analisi delle tracce genetiche individuate sul telo conservato a Torino. Alcuni risultati sarebbero compatibili con la possibilità che il lino sia stato prodotto in India. Altri elementi suggeriscono invece una lunga esposizione del tessuto nell’area mediterranea. La ricerca, tuttavia, non stabilisce né la provenienza certa né l’autenticità della Sindone.
Cosa emerge dall’analisi sulla Sindone e il lino
Mediterraneo: alcune tracce sono compatibili con una lunga esposizione in quest’area
Corallo rosso: individuato materiale genetico riconducibile a questo organismo
Carote: rappresenterebbero circa il 30% del DNA complessivamente rilevato
Cronologia: alcune contaminazioni non sarebbero precedenti al Basso Medioevo
Autenticità: lo studio non fornisce una risposta definitiva
Ipotesi Sindone provenienza indiana: da dove nasce
I risultati dell’analisi genetica hanno portato i ricercatori a formulare diverse ipotesi sulla storia del telo. Una di queste riguarda la possibile origine geografica del materiale utilizzato per realizzarlo.
Secondo questa interpretazione, il lino della Sindone potrebbe essere stato prodotto in India. Il dato non dimostra però che il telo sia stato realizzato in quel Paese o che vi abbia sicuramente soggiornato.
L’ipotesi riguarda prima di tutto la provenienza della fibra tessile. Non permette quindi, da sola, di ricostruire il luogo e il momento della lavorazione della Sindone.
Le analisi hanno individuato materiale riconducibile ad animali, specie vegetali e pelle umana, offrendo nuovi elementi sulla storia del telo.
Scopri le tracce rilevate sulla Sindone
Le tracce compatibili con una permanenza nel Mediterraneo
Accanto alla possibile origine indiana del lino, lo studio considera anche l’ipotesi di una lunga esposizione del tessuto nell’area mediterranea.
Tra le contaminazioni individuate compare infatti DNA di corallo rosso. Secondo i ricercatori, questa presenza sarebbe compatibile con una permanenza del telo nel Mediterraneo.
Anche in questo caso il dato deve essere interpretato con prudenza. Una traccia biologica può suggerire un contatto o un’esposizione, ma non consente di ricostruire automaticamente un itinerario preciso.
La presenza di DNA vegetale sulla Sindone
L’analisi ha rilevato una quantità significativa di materiale genetico di origine vegetale. Le tracce appartengono a specie differenti e potrebbero essersi depositate sul tessuto in momenti diversi.
Uno dei dati più particolari riguarda le carote. Secondo quanto riportato nella ricerca, circa il 30% del DNA complessivamente individuato sarebbe riconducibile a queste piante.
La percentuale non dimostra però che le carote abbiano avuto un ruolo nella produzione del telo. Il dato documenta una contaminazione biologica, senza permettere di stabilire con certezza quando e dove sia avvenuta.
Le contaminazioni successive al Basso Medioevo
La presenza di alcune specie vegetali offre anche indicazioni sulla possibile cronologia delle contaminazioni. Secondo i ricercatori, parte delle tracce non potrebbe essersi depositata prima del Basso Medioevo.
Questo elemento non equivale a una datazione diretta della Sindone. Indica soltanto che alcune contaminazioni sarebbero avvenute in un periodo medievale o successivo.
Il tessuto potrebbe infatti aver raccolto materiale genetico durante esposizioni, spostamenti, interventi di conservazione o contatti avvenuti nel corso della sua storia.
Alcuni studiosi hanno messo in discussione l’attribuzione del telo all’epoca medievale, chiedendo nuove analisi e una revisione dei risultati precedenti.
Scopri perché la datazione della Sindone è contestata
Cosa dimostra davvero lo studio
La ricerca aggiunge informazioni sulla possibile provenienza del lino e sugli ambienti con i quali il telo potrebbe essere entrato in contatto. Inoltre, propone nuovi elementi per studiare la storia materiale della Sindone.
I risultati non permettono però di definire con certezza un percorso geografico. La presenza contemporanea di tracce riconducibili a zone differenti può essere il risultato di contaminazioni avvenute in epoche diverse.
Di conseguenza, lo studio non dimostra che la Sindone provenga dall’India. Indica soltanto che questa possibilità può essere presa in considerazione tra le diverse ipotesi.
Dalle prime testimonianze conosciute all’arrivo a Torino: il lungo percorso del telo oggi custodito nel Duomo della città.
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Lo studio non risolve il problema dell’autenticità
L’analisi genetica non stabilisce se la Sindone sia autentica. Il tema continua a essere oggetto di studi scientifici, ricostruzioni storiche e interpretazioni differenti.
Le contaminazioni rilevate sul tessuto non consentono infatti di datare direttamente il lino o di accertare l’identità della persona che vi sarebbe stata avvolta.
La ricerca offre quindi nuovi dati sulla possibile origine del materiale e sui luoghi attraversati dal telo. Non rappresenta, invece, una prova definitiva a favore o contro l’autenticità della Sindone.
FAQ – Lino indiano e contaminazioni sulla Sindone

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



