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Sindone di Torino, nuove analisi del Dna: trovate tracce umane, animali e vegetali

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Da Alessandro Maldera

Agosto 21, 2026

Le tracce di animali, piante e pelle umana sulla Sindone sono al centro di un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports. La ricerca ha analizzato alcuni frammenti del telo prelevati nel 1978, individuando una grande quantità di materiale biologico di diversa origine.

Il risultato principale, però, non riguarda l’autenticità della Sindone. Gli studiosi evidenziano soprattutto quanto contaminazioni, manipolazioni, esposizioni e restauri accumulati nel tempo rendano oggi molto difficile distinguere le tracce genetiche più antiche da quelle depositate successivamente.

Sindone e Dna: cosa ha trovato il nuovo studio

Campioni analizzati: frammenti prelevati nel 1978
Frammenti da cui è stato estratto Dna: 7
Tracce vegetali: grano, mais, carota e altre specie
Tracce animali: cane, gatto, bovino e suino
Altra presenza rilevata: corallo rosso del Mediterraneo
Microrganismi: batteri, funghi e archei
Dna umano: diversi lignaggi genetici
Problema principale: forte contaminazione accumulata nel tempo
Autenticità della Sindone: lo studio non la dimostra né la smentisce

Tracce di animali, piante e pelle umana sulla Sindone: cosa dice lo studio

La ricerca è stata coordinata dalle Università di Padova e Pavia, con la partecipazione dell’Università di Torino.

Gli studiosi hanno lavorato sul materiale biologico rimasto in alcuni frammenti raccolti quasi cinquant’anni fa.

L’obiettivo non era stabilire se la Sindone fosse autentica dal punto di vista religioso o storico.

La domanda era diversa: capire quali tracce biologiche siano rimaste sul lino e quanto possano essere considerate attendibili dopo secoli di contatti.

I campioni furono prelevati nel 1978

Una delle informazioni più importanti riguarda proprio il modo in cui vennero raccolti i frammenti.

Secondo le analisi, il campionamento del 1978 sarebbe stato effettuato senza guanti sterili.

Gli studiosi hanno infatti trovato proteine caratteristiche della pelle umana e un profilo genetico compatibile con un contatto diretto durante quelle operazioni.

Questo episodio dimostra quanto anche una manipolazione relativamente recente possa lasciare una firma biologica facilmente rilevabile decenni dopo.

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Il Dna dominante coincide con quello di uno dei partecipanti al prelievo

Tra i profili umani individuati, quello predominante appartiene a una linea genetica frequente nelle popolazioni ebraiche ashkenazite.

Lo stesso profilo coincide con quello di Pierluigi Baima Bollone, medico legale torinese che prese parte al campionamento della Sindone nel 1978.

Per i ricercatori, questa corrispondenza rappresenta un’indicazione importante sulla provenienza di almeno una parte del materiale biologico presente sui frammenti.

In altre parole, non tutto il Dna trovato sul telo può essere collegato alla sua storia antica.

Sul telo anche Dna di grano, mais e carota

Le analisi hanno individuato anche numerose tracce di origine vegetale.

Tra le specie riconosciute compaiono grano, mais e carota.

La presenza di materiale vegetale non permette automaticamente di stabilire quando o dove sia avvenuto il contatto.

Può infatti derivare da ambienti attraversati dal tessuto, dalle persone che lo hanno maneggiato oppure da contaminazioni avvenute durante esposizioni e conservazione.

Trovato Dna di cane, gatto, bovino e suino

Il quadro diventa ancora più eterogeneo osservando le tracce animali.

Sono stati rilevati materiali genetici attribuibili a cane, gatto, bovino e suino.

Anche in questo caso il dato non fornisce una cronologia.

Dimostra però che il telo o i campioni hanno avuto contatti con una grande varietà di materiali biologici nel corso della loro storia.

Ed è proprio questa sovrapposizione a complicare fortemente qualsiasi ricostruzione genetica.

La presenza insolita del corallo rosso mediterraneo

Tra i risultati più curiosi compare anche una traccia riconducibile al corallo rosso del Mediterraneo.

Si tratta di una presenza insolita, che aggiunge un ulteriore elemento alla complessità biologica dei campioni.

Lo studio non permette di stabilire quando questo materiale sia entrato in contatto con il lino.

Conferma però che la Sindone è passata attraverso ambienti, persone e materiali molto differenti nel corso del tempo.

Batteri, funghi e archei sulla Sindone

L’analisi non si è limitata al Dna umano, animale e vegetale.

Sono stati identificati anche batteri, funghi e archei, alcuni dei quali tipicamente associati alla pelle umana.

Altri microrganismi risultano invece compatibili con ambienti caratterizzati dalla presenza di sale.

Anche questi segnali raccontano soprattutto la lunga storia di esposizioni e contaminazioni subite dal tessuto.

Dna recuperato da sette frammenti

Nonostante le difficoltà tecniche, i ricercatori sono riusciti a estrarre materiale genetico da sette frammenti.

La quantità disponibile era estremamente ridotta.

Inoltre, il Dna risultava in cattive condizioni di conservazione.

Questa situazione limita inevitabilmente le possibilità di ricostruire in maniera affidabile l’origine delle singole tracce.

Il problema principale sono le contaminazioni accumulate nei secoli

È questo il punto centrale della ricerca.

La Sindone è stata esposta, spostata, restaurata e manipolata molte volte.

Nel corso dei secoli migliaia di persone possono essere entrate direttamente o indirettamente in contatto con il telo.

Di conseguenza, materiali biologici relativamente recenti possono essersi sovrapposti alle eventuali tracce più antiche.

Il risultato è una sorta di stratificazione genetica difficile da separare.

Le tracce più antiche potrebbero essere state coperte

Gli studiosi ritengono possibile che parte del materiale genetico originariamente presente sul tessuto sia oggi difficile da individuare.

Le contaminazioni successive possono infatti essere quantitativamente molto più abbondanti.

Questo significa che trovare un determinato Dna non permette automaticamente di collegarlo alle origini della Sindone.

Allo stesso modo, l’assenza di una particolare traccia non dimostra necessariamente che non sia mai stata presente.

Trovati anche altri profili genetici umani

La ricerca ha individuato ulteriori lignaggi di Dna umano.

Uno risulta diffuso soprattutto nell’Eurasia occidentale, mentre un altro è più frequente nell’area mediorientale.

È però proprio su questo punto che gli studiosi invitano alla prudenza.

Non è possibile stabilire quando queste tracce siano state depositate sul telo.

Per questo non possono essere utilizzate per ricostruire direttamente l’origine geografica della Sindone.

Il Dna mediorientale non dimostra l’origine della Sindone

La presenza di un lignaggio più frequente in Medio Oriente può apparire suggestiva.

Scientificamente, però, non basta.

Dopo secoli di esposizioni, viaggi e contatti con persone provenienti da luoghi differenti, una traccia genetica può essere arrivata sul tessuto in moltissimi momenti diversi.

Senza una datazione indipendente del materiale biologico, non è possibile collegare quel profilo a un periodo preciso della storia del telo.

Lo studio non dimostra l’autenticità della Sindone

La ricerca non risolve quindi il dibattito sull’origine della Sindone.

Non dimostra che il telo sia autentico.

Ma non dimostra neppure il contrario.

Il lavoro riguarda essenzialmente lo stato biologico dei campioni e la difficoltà di utilizzare il Dna come strumento per ricostruire la storia più antica del reperto.

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Perché questo studio è comunque importante

Il risultato ha valore soprattutto metodologico.

Dimostrare quanto sia contaminato un reperto permette di capire quali limiti debbano essere considerati nelle analisi future.

In questo caso la ricerca mostra che qualsiasi nuovo studio genetico sulla Sindone dovrà partire da protocolli molto più rigorosi.

Serviranno procedure capaci di ridurre al minimo il rischio di aggiungere altro materiale biologico ai campioni.

I futuri prelievi dovranno essere molto più controllati

Il caso del campionamento del 1978 rappresenta un esempio concreto.

Un semplice contatto con la pelle può lasciare abbastanza materiale genetico da diventare dominante in un’analisi effettuata molti anni dopo.

Eventuali nuovi prelievi dovrebbero quindi prevedere ambienti controllati, strumenti sterili e protezioni adeguate.

Il principio vale non soltanto per la Sindone, ma per qualsiasi reperto storico sottoposto a indagini genetiche.

Il precedente della datazione al radiocarbonio del 1988

Il dibattito scientifico sulla data della Sindone ha una lunga storia.

Nel 1988 vennero pubblicati i risultati della famosa analisi al radiocarbonio.

La datazione collocava il lino in un intervallo compreso tra 1260 e 1390.

Quell’esito ebbe un’enorme risonanza perché suggeriva una realizzazione medievale del tessuto.

Le contestazioni sulla datazione medievale

Negli anni successivi sono però emerse numerose discussioni sul campionamento e sulle condizioni del materiale analizzato.

Alcuni studi hanno messo in discussione il metodo utilizzato oppure il possibile peso di restauri e contaminazioni presenti nella porzione di tessuto sottoposta al test.

Il dibattito non si è quindi chiuso con la datazione del 1988.

Al contrario, ha continuato ad alimentare nuove indagini con tecniche differenti.

Altri studi hanno proposto età differenti

Più recentemente sono state utilizzate metodologie alternative per studiare il lino.

Alcune ricerche hanno proposto ipotesi diverse rispetto alla cronologia medievale indicata dal radiocarbonio.

Anche queste conclusioni sono diventate oggetto di confronto scientifico.

Di conseguenza, l’età e la storia della Sindone continuano a essere discusse attraverso approcci e metodologie differenti.

Il nuovo studio aggiunge soprattutto un grande avvertimento

La novità più importante della ricerca genetica non è quindi l’individuazione di un singolo animale, di una pianta o di una popolazione umana.

È la dimostrazione della quantità di materiale biologico estraneo accumulato sul tessuto.

Cane, gatto, bovino, suino, piante, microrganismi e differenti profili umani raccontano prima di tutto una lunga storia di contatti.

Per ricostruire ciò che potrebbe esserci stato all’origine bisogna riuscire a distinguere questa enorme quantità di materiale depositato successivamente.

Sindone e Dna: cosa possiamo concludere

Le tracce di animali, piante e pelle umana sulla Sindone mostrano quanto sia complesso utilizzare la genetica per rispondere alle domande sull’origine del telo.

Il nuovo studio riesce a estrarre Dna da sette frammenti e identifica una grande varietà di materiali biologici. Allo stesso tempo dimostra che molti di questi segnali possono derivare da contaminazioni recenti o comunque impossibili da datare.

La Sindone rimane quindi un reperto sul quale la genetica può fornire informazioni importanti, ma soltanto riconoscendo un limite fondamentale: sapere quale Dna è presente non significa sapere quando sia arrivato sul tessuto.

Che cosa è stato trovato sulla Sindone?

Le analisi hanno rilevato Dna umano, animale e vegetale, oltre a batteri, funghi, archei e una traccia di corallo rosso.

Quali animali sono stati identificati?

Tra le tracce genetiche individuate compaiono cane, gatto, bovino e suino.

Quali piante sono state trovate?

Lo studio segnala, tra le altre, tracce riconducibili a grano, mais e carota.

Il Dna trovato dimostra l’origine della Sindone?

No. Le contaminazioni accumulate nel tempo impediscono di stabilire con sicurezza quando le singole tracce siano arrivate sul tessuto.

Il nuovo studio dimostra che la Sindone è autentica?

No. La ricerca non conferma né smentisce l’autenticità: studia soprattutto le contaminazioni biologiche e i limiti delle analisi genetiche.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende