Il Piemonte supera la Toscana nell’export del vino, ma il sorpasso è ancora trimestrale

Da Alessandro Maldera
Agosto 25, 2026

Export Vino 2026 Piemonte supera Toscana: nei primi tre mesi dell’anno le esportazioni vinicole piemontesi hanno raggiunto 255,2 milioni di euro, contro i 251,6 milioni della Toscana.
Il Piemonte conquista così il secondo posto nazionale dietro al Veneto e registra una crescita dello 0,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. È una buona notizia in un mercato italiano in forte difficoltà. Tuttavia, il dato richiede alcune precisazioni: il sorpasso riguarda soltanto il primo trimestre e il Piemonte non è l’unica regione italiana a mostrare un segno positivo.
Export vino: i dati del primo trimestre 2026
Piemonte: 255,2 milioni di euro, +0,5%
Toscana: 251,6 milioni di euro, -8,3%
Export italiano: circa 1,7 miliardi di euro, -8,2%
Export Vino 2026 Piemonte supera Toscana nei primi tre mesi
I dati Istat elaborati da WineNews cambiano, almeno temporaneamente, il podio delle principali regioni italiane del vino.
Il Veneto rimane saldamente al primo posto, con esportazioni per 621,4 milioni di euro. Tuttavia, rispetto ai primi tre mesi del 2025 registra una flessione del 9,7%.
Alle sue spalle sale il Piemonte.
Tra gennaio e marzo 2026 il valore del vino piemontese esportato all’estero raggiunge 255,2 milioni di euro, con un incremento dello 0,5%.
La Toscana scende invece al terzo posto con 251,6 milioni e una contrazione dell’8,3%.
La distanza tra Piemonte e Toscana è quindi limitata a 3,6 milioni di euro.
Insieme, Veneto, Piemonte e Toscana generano circa il 66% del valore delle esportazioni vinicole italiane.
Il Piemonte supera la Toscana, ma soltanto nel trimestre
Il secondo posto piemontese rappresenta una novità rispetto alla classifica dell’intero 2025.
Nell’anno precedente, infatti, la Toscana era ancora davanti.
Le esportazioni toscane avevano raggiunto circa 1,17 miliardi di euro, contro gli 1,15 miliardi del Piemonte.
Il Veneto aveva invece mantenuto nettamente il primato nazionale con circa 2,92 miliardi.
Anche nel 2025 entrambe le regioni avevano chiuso in calo: -2% per la Toscana e -2,2% per il Piemonte.
Per questo il sorpasso registrato nel 2026 non può ancora essere considerato un cambiamento strutturale.
I dati riguardano soltanto gennaio, febbraio e marzo. Saranno i trimestri successivi a stabilire se il Piemonte riuscirà a mantenere il vantaggio fino alla chiusura dell’anno.
Più che un boom, il dato piemontese racconta una tenuta
Anche il +0,5% deve essere interpretato nel giusto contesto.
Non si tratta di una crescita particolarmente elevata. In una fase espansiva del mercato rappresenterebbe un aumento modesto.
Il significato cambia, però, osservando cosa succede intorno.
Il Veneto perde quasi il 10%, la Toscana oltre l’8% e l’intero export vinicolo italiano arretra dell’8,2%.
Il Piemonte riesce invece a rimanere leggermente sopra i livelli dello stesso periodo del 2025.
Quindi, più che una forte accelerazione, il dato segnala soprattutto una capacità di tenuta in una fase difficile per l’intero comparto.
Il Piemonte non è l’unica regione italiana in crescita
La comunicazione istituzionale della Regione Piemonte ha presentato il dato parlando di una regione capace di muoversi in controtendenza.
In una nota dell’8 luglio 2026 viene anche indicato il Piemonte come l’unica regione italiana ad aver registrato una crescita dello 0,5% delle esportazioni vinicole.
Osservando però l’intera graduatoria regionale basata sui dati Istat, il quadro è più articolato.
- Nel primo trimestre 2026 cresce infatti anche l’Emilia-Romagna, che raggiunge 95,7 milioni di euro con un +2,3%.
- La Puglia sale del 4,9% a 61,7 milioni.
- Il Friuli Venezia Giulia registra un +2,8%, raggiungendo 56,1 milioni.
- Anche la Sicilia rimane leggermente positiva, con 37,9 milioni e un +0,1%.
La formulazione più precisa è quindi un’altra: il Piemonte è l’unica delle prime tre regioni italiane per valore dell’export vinicolo a crescere nel primo trimestre 2026.
La differenza non è soltanto linguistica.
Essere l’unica regione del podio con il segno positivo è un risultato significativo. Essere l’unica regione italiana a crescere sarebbe invece un primato diverso, che i dati complessivi non confermano.
L’export italiano del vino perde l’8,2%
Il risultato piemontese acquista ancora più valore guardando alla situazione nazionale.
Nei primi tre mesi del 2026 l’Italia ha esportato vino per circa 1,7 miliardi di euro, con una flessione dell’8,2% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Anche i volumi sono diminuiti, con un calo del 4%.
Il trimestre mostra comunque un progressivo miglioramento.
A gennaio il valore dell’export italiano registrava un -18,7%. Dopo febbraio la flessione era ancora del 13,3%.
Con marzo il passivo si è ridotto all’8,2%.
Il mercato, quindi, rimane in territorio negativo, ma la caduta registrata all’inizio dell’anno si è progressivamente attenuata.
Il vino è solo una parte del commercio estero regionale: il quadro complessivo aiuta a capire meglio andamento, settori e mercati. Leggi i dati sull’export del Piemonte nel 2026.
Gli Stati Uniti frenano il vino italiano
Tra le principali criticità del 2026 ci sono gli Stati Uniti, che rimangono il primo mercato estero per il vino italiano.
Nel primo trimestre le esportazioni italiane verso gli Usa hanno raggiunto 407,9 milioni di euro, con un calo del 20,5% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Anche in questo caso marzo ha mostrato un miglioramento.
A gennaio la flessione aveva raggiunto il 35,2%, mentre dopo febbraio era ancora del 27,5%.
Sul settore pesano le tensioni commerciali, i dazi, l’incertezza internazionale e il rallentamento della domanda.
Inoltre, il confronto con l’inizio del 2025 risente anche degli acquisti anticipati effettuati dagli importatori americani prima dell’entrata in vigore delle nuove misure commerciali.
Perché il risultato del Piemonte resta importante
Le precisazioni sui dati non cancellano la buona performance piemontese.
Il Piemonte compete direttamente con le due maggiori potenze italiane dell’export vinicolo e, nei primi tre mesi del 2026, è riuscito a fare meglio di entrambe in termini di variazione percentuale.
La regione dispone inoltre di un patrimonio produttivo particolarmente riconoscibile sui mercati internazionali.
Barolo, Barbaresco, Barbera d’Asti, Alta Langa, Gavi e Asti rappresentano denominazioni molto differenti per tipologia, pubblico e fascia di prezzo.
Proprio questa varietà viene indicata dalla Regione come uno dei fattori che possono aiutare il sistema piemontese a reagire ai cambiamenti della domanda mondiale.
Il mercato del vino sta cambiando
La solidità delle denominazioni piemontesi non elimina però le difficoltà.
Una parte importante della produzione regionale è legata ai grandi vini rossi, mentre alcune tendenze di consumo stanno premiando prodotti più freschi, leggeri e immediati.
Inoltre, non tutte le denominazioni reagiscono nello stesso modo alle trasformazioni della domanda.
Barolo e Barbaresco hanno mercati, posizionamenti e prezzi differenti rispetto ad Asti, Gavi, Alta Langa o Barbera.
Per questo leggere soltanto il valore complessivo dell’export regionale può non essere sufficiente.
Diventa importante capire quali vini stanno crescendo, dove vengono venduti e attraverso quali canali.
Cirio e Bongioanni puntano sui mercati internazionali
Il presidente della Regione Alberto Cirio e l’assessore Paolo Bongioanni hanno interpretato i dati del primo trimestre come un segnale della capacità del sistema piemontese di reagire alle difficoltà.
L’obiettivo dichiarato è rafforzare la presenza internazionale delle aziende, consolidando i mercati tradizionali e cercando contemporaneamente nuove opportunità.
Tra i territori osservati con interesse ci sono anche i mercati dell’area Asia-Pacifico, dove le imprese piemontesi hanno incontrato buyer internazionali durante Vinexpo Hong Kong.
La diversificazione può diventare particolarmente importante in una fase nella quale la debolezza degli Stati Uniti dimostra quanto possa essere rischioso dipendere eccessivamente da pochi grandi mercati.
Il nuovo Osservatorio vitivinicolo del Piemonte
Tra gli strumenti annunciati dalla Regione c’è anche un Osservatorio vitivinicolo regionale.
L’obiettivo è utilizzare i dati per aiutare produttori e imprese a comprendere in quali mercati esistano le migliori opportunità per le differenti produzioni piemontesi.
L’idea parte da una necessità concreta.
Sapere dove cresce la domanda, quali fasce di prezzo tengono meglio e quali canali commerciali stanno cambiando può essere decisivo soprattutto per le aziende più piccole, che dispongono di minori risorse per affrontare autonomamente i mercati internazionali.
Secondo quanto annunciato dalla Regione, l’Osservatorio dovrà lavorare anche con il mondo universitario e utilizzare strumenti di analisi avanzata per orientare le strategie commerciali.
Sapere dove vendere Barolo, Gavi, Asti e Alta Langa
Un Osservatorio può essere utile soprattutto se riesce a trasformare i numeri in indicazioni operative.
Per esempio: quali mercati stanno aumentando gli acquisti di Barolo e Barbaresco?
Dove esistono maggiori possibilità di crescita per Gavi, Asti o Alta Langa?
Quali fasce di prezzo stanno soffrendo maggiormente?
Come stanno cambiando ristorazione, distribuzione, enoteche ed e-commerce?
Sono domande diverse rispetto alla semplice misurazione del valore totale dell’export.
Per un territorio con produzioni molto differenziate, conoscere queste dinamiche può aiutare le imprese a scegliere meglio dove concentrare investimenti e promozione.
Il Piemonte deve ridurre la dipendenza dai mercati tradizionali
Il sistema vinicolo piemontese parte da una posizione di forza.
Possiede denominazioni prestigiose, territori conosciuti a livello internazionale e una reputazione costruita nel corso di decenni.
Tuttavia, questo patrimonio non basta a proteggere automaticamente le aziende dalle trasformazioni del mercato.
Servono strategie di promozione continuative, sostegno all’internazionalizzazione e una maggiore capacità di intercettare nuovi consumatori.
Soprattutto, diventa importante evitare una dipendenza eccessiva da pochi mercati tradizionali.
Le difficoltà statunitensi del 2026 mostrano quanto rapidamente uno scenario commerciale possa cambiare.
Il sorpasso sulla Toscana è una buona notizia, non ancora un nuovo primato
Il primo trimestre 2026 consegna quindi al Piemonte un dato positivo.
La regione raggiunge 255,2 milioni di euro di export vinicolo, supera la Toscana e conquista il secondo posto nazionale dietro al Veneto.
In un mercato italiano che perde l’8,2%, registrare un +0,5% rappresenta certamente un segnale di solidità.
Ma il risultato non deve essere trasformato in qualcosa che i numeri, almeno per ora, non dimostrano.
Il sorpasso riguarda soltanto tre mesi. Nel 2025 completo la Toscana era ancora davanti al Piemonte.
Allo stesso modo, il Piemonte non è l’unica regione italiana a crescere, ma è l’unica con segno positivo tra Veneto, Piemonte e Toscana, le tre grandi protagoniste dell’export nazionale.
La vera verifica arriverà con i prossimi dati.
Solo allora si potrà capire se il sorpasso sulla Toscana rappresenti l’inizio di un nuovo equilibrio oppure semplicemente una fotografia positiva dei primi tre mesi del 2026.
FAQ – Piemonte, Toscana e Veneto: i dati dell’export vino
Tra gennaio e marzo 2026 l’export vinicolo piemontese ha raggiunto 255,2 milioni di euro, con una crescita dello 0,5% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Sì. Nei primi tre mesi del 2026 il Piemonte ha raggiunto 255,2 milioni di euro contro i 251,6 milioni della Toscana. Tuttavia, il sorpasso riguarda soltanto il trimestre.
Il Veneto rimane al primo posto con 621,4 milioni di euro esportati nel primo trimestre 2026, nonostante una diminuzione del 9,7%.
No. Crescono anche Emilia-Romagna, Puglia, Friuli Venezia Giulia e Sicilia. Il Piemonte è però l’unica delle prime tre regioni esportatrici a registrare un aumento.
Nel primo trimestre il valore complessivo delle esportazioni italiane di vino è sceso dell’8,2%, fermandosi a circa 1,7 miliardi di euro.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



