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Imprese piemontesi sotto pressione: energia e guerra pesano sui margini nel terzo trimestre 2026

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Agosto 13, 2026

La situazione dell’export Piemonte nel terzo trimestre 2026 risente delle tensioni geopolitiche soprattutto in modo indiretto. Il problema principale non emerge infatti da un blocco generalizzato degli scambi, ma dall’aumento dei costi dell’energia, della logistica e delle forniture.

Più della metà delle imprese piemontesi considera significativo l’impatto della guerra sulla propria attività. La conseguenza più evidente riguarda però la redditività, mentre produzione, occupazione e ordini mantengono ancora aspettative positive.

Imprese piemontesi nel terzo trimestre 2026

– Aziende analizzate: circa 1.200
– Impatto significativo del conflitto: 53,6%
– Impatto considerato duraturo: 38,1%
– Nessuna conseguenza percepita: 8,2%
– Forte effetto dell’energia sui margini: 63,3%
– Saldo delle attese sulla redditività: -8,6%
– Torino sotto la media regionale per esposizione

Export Piemonte terzo trimestre 2026: pesa soprattutto l’energia

L’instabilità internazionale entra nei conti delle aziende piemontesi soprattutto attraverso i costi energetici e logistici.

Il 53,6% delle imprese considera significativo l’effetto del conflitto sulla propria attività.

Per il 38,1% le conseguenze sono destinate a protrarsi nel tempo, mentre soltanto l’8,2% dichiara di non registrare impatti rilevanti.

Il quadro emerge da un’indagine congiunturale condotta su circa 1.200 aziende piemontesi.

I margini diventano il principale problema

La criticità maggiore riguarda la capacità delle imprese di mantenere la redditività.

Il 63,3% delle aziende considera rilevante o molto rilevante l’effetto dell’aumento dei costi energetici sul margine operativo.

Soltanto il 3,2% giudica questo impatto poco significativo.

La guerra non sta quindi provocando, almeno nel quadro attuale, una caduta generalizzata dell’attività produttiva. Sta però rendendo più difficile trasformare ordini e ricavi in utili.

Redditività a -8,6%, ma produzione e ordini tengono

Il saldo delle aspettative sulla redditività scende al -8,6%, il risultato peggiore tra i principali indicatori congiunturali considerati.

Il quadro è differente per altri indicatori.

Le aspettative relative a occupazione, produzione e ordini restano infatti positive, mostrando una capacità di tenuta dell’attività economica nonostante l’aumento dei costi.

La pressione si concentra quindi soprattutto sulla marginalità delle aziende.

Energia, logistica e trasporti continuano a rincarare

Le imprese prevedono inoltre nuove pressioni sui prezzi.

Il saldo tra le aziende che si aspettano aumenti e quelle che non li prevedono raggiunge il 57,3% per l’energia.

Per logistica e trasporti il valore sale al 63,9%.

Sono proprio questi costi indiretti a rappresentare uno degli elementi più delicati per le imprese piemontesi che lavorano su mercati nazionali e internazionali.

Torino resiste meglio della media regionale

Il quadro di Torino e provincia appare meno negativo rispetto alla media piemontese.

Nel Torinese il 49% delle imprese segnala un impatto significativo del conflitto, contro il 53,6% regionale.

Anche il peso dell’energia sulla redditività risulta leggermente inferiore.

Il 59,2% delle aziende torinesi considera infatti elevato l’impatto dei costi energetici sui margini, rispetto al 63,3% dell’intero Piemonte.

La diversificazione aiuta l’economia torinese

La maggiore tenuta viene collegata alla struttura diversificata del sistema produttivo torinese.

Nel territorio convivono infatti manifattura, servizi, tecnologia e attività avanzate, riducendo la dipendenza da un singolo settore.

Torino si colloca sotto la media regionale sia per esposizione diretta al conflitto sia per impatto energetico.

La stessa situazione riguarda Vercelli, Canavese e Verbano.

Asti, Cuneo, Alessandria e Biella risultano invece maggiormente esposte contemporaneamente ai due fattori di rischio.

Industria molto più vulnerabile dei servizi

La differenza tra industria e terziario resta marcata.

Tra le imprese industriali, il 57,4% segnala un impatto significativo della situazione geopolitica.

Nel settore dei servizi la percentuale scende al 44,5%.

Ancora più evidente è la distanza quando si analizzano i costi energetici.

Il 66,7% delle aziende industriali considera elevato il loro peso sui margini, mentre nei servizi la quota scende al 55,1%.

Alimentare e metallurgia tra i settori più colpiti

Alcuni comparti risultano particolarmente vulnerabili all’aumento dell’energia.

Nell’alimentare il 78,6% delle imprese segnala un impatto importante sui margini.

Segue la metallurgia con il 75%, mentre nell’automotive la quota raggiunge il 73%.

Nell’edilizia il valore è pari al 71,2%.

Metallurgia, chimica, automotive, alimentare ed edilizia sono inoltre i settori nei quali esposizione geopolitica e problemi energetici tendono maggiormente a sovrapporsi.

Settori più esposti ai costi energetici

– Alimentare: 78,6%
– Metallurgia: 75%
– Automotive: 73%
– Edilizia: 71,2%

Le aziende cercano nuovi fornitori

Per reagire alle tensioni internazionali, molte imprese stanno intervenendo sulle proprie catene di fornitura.

Il 41% ha già diversificato i fornitori oppure sta valutando di farlo.

Il 33,7% ha invece rinegoziato i contratti con i clienti.

Un ulteriore 18,4% è intervenuto sui contratti stipulati con i propri fornitori.

Sono meno frequenti, invece, le modifiche riguardanti magazzino, produzione e sistemi di trasporto.

Essere più colpiti non significa reagire più rapidamente

L’esposizione alle difficoltà non produce automaticamente una maggiore capacità di adattamento.

La metallurgia, pur risultando uno dei settori maggiormente condizionati dalla situazione geopolitica, diversifica i propri fornitori meno della media.

Questo elemento mostra quanto possa essere complesso modificare filiere consolidate, soprattutto nei comparti industriali che dipendono da materie prime, lavorazioni e fornitori altamente specializzati.

Ridurre il costo dell’energia diventa la priorità

Per le aziende piemontesi, il problema più urgente resta quindi il prezzo dell’energia.

Le tensioni geopolitiche non hanno ancora prodotto un vero blocco generalizzato delle esportazioni o della produzione, ma stanno comprimendo progressivamente la redditività.

Il terzo trimestre 2026 si presenta quindi con un quadro a due velocità.

Da una parte ordini, produzione e occupazione continuano a resistere. Dall’altra, energia, trasporti e logistica rendono più costoso produrre e vendere, soprattutto nei comparti industriali.

Per il Piemonte la capacità di mantenere competitività sui mercati dipenderà quindi sempre più dalla possibilità di contenere questi costi e rendere più resilienti le filiere.

FAQ – Piemonte, costi e redditività: le risposte utili

Quanto pesa la guerra sulle imprese piemontesi?

Il 53,6% delle aziende considera significativo l’impatto del conflitto sulla propria attività, mentre il 38,1% ritiene che gli effetti possano durare nel tempo.

Qual è il principale problema per le aziende?

Il costo dell’energia è una delle criticità maggiori. Il 63,3% delle imprese considera rilevante o molto rilevante il suo impatto sui margini.

Come stanno andando le imprese torinesi?

Torino presenta dati leggermente migliori rispetto alla media piemontese, sia per esposizione al conflitto sia per effetto dei costi energetici sulla redditività.

Quali settori soffrono maggiormente?

Tra i comparti più esposti figurano alimentare, metallurgia, automotive ed edilizia, soprattutto per il forte peso dell’energia sui margini.

Le esportazioni piemontesi sono crollate?

Il quadro fornito non segnala una caduta generalizzata degli scambi. L’impatto più evidente riguarda invece costi energetici, logistica e redditività delle imprese.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende