Porta Segusina di Torino: l’antico ingresso occidentale di Augusta Taurinorum

Da Alessandro Maldera
Agosto 24, 2026

La Porta Segusina di Torino era il grande accesso occidentale della città romana. Sorgeva nel punto in cui oggi via Garibaldi incontra via della Consolata, lungo il principale asse est-ovest di Augusta Taurinorum.
Da qui partiva la strada diretta verso la Val di Susa e i valichi alpini. Nel Medioevo l’antica struttura romana venne trasformata in una fortezza e diventò uno dei centri del potere cittadino, prima di scomparire definitivamente con l’espansione urbana verso ovest.
Scheda rapida sulla vecchi Porta Segusina di Torino
Posizione: incrocio tra via Garibaldi e via della Consolata
Funzione: principale ingresso occidentale della città
Direzione: Val di Susa e vie verso la Gallia
Nome medievale: Porta Segusina o Secuxina
Trasformazione: fortezza e centro di potere nel Medioevo
Resti: limitati frammenti nel sottosuolo e nelle cantine degli edifici della zona
Dove si trovava la Porta Segusina di Torino
La Porta Segusina sorgeva lungo l’attuale via Garibaldi, in corrispondenza dell’incrocio con via della Consolata.
In epoca romana questa strada coincideva con il principale asse est-ovest di Augusta Taurinorum, il decumano massimo.
La porta segnava quindi il limite occidentale della città murata e rappresentava il passaggio obbligato per chi arrivava dalla Val di Susa.
Oltre le mura iniziava infatti la grande direttrice che conduceva verso Segusio, l’attuale Susa, e quindi verso i valichi alpini.
La porta occidentale della Torino romana
Augusta Taurinorum era protetta da mura intervallate da torri e disponeva di quattro accessi monumentali principali.
La porta occidentale viene indicata convenzionalmente come Porta Praetoria, mentre il nome Segusina appartiene soprattutto alla tradizione successiva.
La sua funzione era però chiara fin dall’età romana: controllare l’ingresso e l’uscita di persone, carri, animali e merci provenienti dal settore occidentale.
Non era quindi soltanto un’apertura nelle mura, ma un vero complesso con funzioni difensive, amministrative e di controllo.
Come poteva apparire la Porta Segusina
Non esistono resti sufficientemente conservati per ricostruire con certezza l’aspetto originario.
Le rappresentazioni storiche più antiche mostrano però un edificio monumentale, affiancato da torri e sviluppato su più livelli.
La struttura doveva avere diversi ambienti interni utilizzati da militari e funzionari.
Le finestre presenti nella parte superiore suggeriscono infatti che l’edificio fosse molto più complesso di una semplice porta fortificata.
Un edificio simile alla Porta Palatina
Le testimonianze iconografiche fanno pensare a una costruzione con proporzioni e volumi paragonabili alla Porta Palatina, l’altro grande accesso romano ancora conservato a Torino.
Esiste però una differenza importante.
La Porta Palatina presenta quattro aperture, mentre nelle raffigurazioni della Segusina compare un solo grande fornice centrale.
Non è possibile stabilire se questa configurazione corrispondesse realmente alla porta romana oppure fosse il risultato delle numerose trasformazioni avvenute nel Medioevo.
Pedoni, carri e controllo degli ingressi
Una porta romana doveva gestire flussi differenti.
Carri e animali utilizzavano gli accessi principali, mentre i pedoni potevano transitare attraverso passaggi più piccoli.
L’intero complesso era sorvegliato e permetteva di controllare chi entrava nella città.
La Porta Segusina assumeva quindi una funzione paragonabile contemporaneamente a fortificazione, caserma e punto di controllo delle merci.
Per chi arrivava dalle campagne o dalle vallate alpine, la struttura doveva rappresentare anche una manifestazione visibile della potenza romana.
La Porta Segusina e la strada delle Gallie
La posizione occidentale non era casuale.
Dalla Porta Segusina partiva la direttrice che attraversava la Val di Susa, uno dei corridoi naturali più importanti attraverso le Alpi occidentali.
La strada permetteva di collegare Augusta Taurinorum con Segusio e, oltre i valichi, con i territori della Gallia.
Proprio questo collegamento spiega il nome medievale di Segusina, cioè la porta rivolta verso Susa.
Torino occupava quindi già in epoca romana una posizione strategica nei collegamenti tra la Pianura Padana e il versante occidentale delle Alpi.
Cosa sappiamo grazie alle testimonianze storiche
A differenza della Porta Palatina, della Porta Segusina non possediamo una struttura archeologica monumentale ancora visibile.
Le informazioni più importanti arrivano quindi da rappresentazioni realizzate nel XVI secolo, quando l’antica porta esisteva ancora.
Queste vedute permettono di riconoscere la massa dell’edificio e le torri laterali, anche se mostrano ormai una struttura modificata da molti secoli di utilizzo.
Per questo non è possibile utilizzare quelle immagini come una fotografia fedele dell’aspetto romano originario.
I pochi resti della Porta Segusina
Le tracce archeologiche giunte fino a oggi sono estremamente limitate.
Nelle cantine di alcuni edifici dell’area di via Garibaldi sono conservati frammenti di murature e fondazioni, forse appartenenti alla porta oppure a strutture direttamente collegate.
Sono sopravvissuti soprattutto perché inglobati nei muri costruiti nei secoli successivi.
Questi resti si trovano in proprietà private e non costituiscono quindi un monumento normalmente visitabile.
Dalla porta romana alla fortezza medievale
Con la fine dell’Impero romano la Porta Segusina non perse immediatamente la propria importanza.
Intorno all’anno Mille, l’antico complesso venne trasformato in una fortezza utilizzata dalla famiglia marchionale che controllava Torino e parte del territorio circostante.
La vecchia porta romana diventò così una vera sede di potere.
Nell’XI secolo il complesso ospitò anche una delle figure politiche più importanti del Piemonte medievale, rendendo la Segusina uno dei principali centri decisionali della città.
Il valore politico della Porta Segusina
La trasformazione medievale cambiò radicalmente il significato dell’edificio.
Da accesso monumentale della città romana, la Segusina diventò una residenza fortificata e centro di comando.
La sua importanza derivava quindi non soltanto dalla posizione sulle mura, ma anche dal ruolo assunto nella gestione politica del territorio.
Questa funzione contribuì a mantenere vivo il valore simbolico della porta per diversi secoli.
Le prime spoliazioni nel Trecento
La lenta scomparsa della Porta Segusina iniziò molto prima della demolizione definitiva.
Nell’ottobre 1317 cominciò infatti il prelievo di pietre e materiali dalla porta e dalle strutture circostanti.
Gli elementi recuperati vennero destinati ad altri cantieri cittadini.
La porta non fu demolita completamente in quella fase, ma iniziò un processo di progressivo impoverimento e trasformazione.
La Porta Segusina rimase attiva per secoli
Nonostante spoliazioni e modifiche, l’antico accesso continuò a svolgere una funzione importante.
Fino ai primi anni del Settecento rimase infatti uno dei principali ingressi occidentali di Torino.
La città medievale e quella della prima età moderna continuarono quindi a utilizzare, almeno in parte, una struttura nata molti secoli prima durante l’organizzazione romana di Augusta Taurinorum.
Poche architetture torinesi hanno avuto una continuità d’uso tanto lunga.
Perché la Porta Segusina venne demolita
La fine arrivò con la grande trasformazione urbanistica della Torino sabauda.
La città doveva espandersi verso ovest e le vecchie mura rappresentavano ormai un ostacolo.
Fu quindi deciso di eliminare la cortina muraria occidentale, compresa l’antica Porta Segusina.
La demolizione cancellò quasi completamente una struttura che aveva segnato l’ingresso occidentale della città per circa diciassette secoli.
Via Garibaldi conserva l’antico tracciato romano
Anche se la porta non esiste più, il suo rapporto con la Torino contemporanea è ancora facilmente leggibile.
Via Garibaldi segue infatti il tracciato dell’antico decumano massimo.
Percorrendola verso piazza Statuto si ripete quindi, almeno in parte, il percorso seguito in epoca romana da chi attraversava la città verso occidente.
Arrivati all’incrocio con via della Consolata si raggiunge approssimativamente il punto in cui si innalzava la Porta Segusina.
Porta Segusina e Porta Palatina: due destini opposti
La storia della Segusina permette anche di capire quanto sia eccezionale la conservazione della Porta Palatina.
Entrambe appartenevano al sistema monumentale degli ingressi di Augusta Taurinorum.
Una è arrivata fino al presente come una delle più importanti testimonianze romane di Torino.
L’altra è stata invece trasformata, utilizzata, spogliata e infine demolita, lasciando soltanto tracce nel sottosuolo e testimonianze storiche.
Una delle grandi architetture scomparse di Torino
La Porta Segusina oggi non può essere osservata, ma rimane fondamentale per comprendere la struttura della Torino romana.
Era il punto nel quale il decumano massimo incontrava le mura occidentali, collegando la città alla Val di Susa e alle grandi vie transalpine.
Nei secoli successivi diventò fortezza, residenza e centro politico, mantenendo la funzione di ingresso occidentale fino all’espansione settecentesca.
Oggi, passando tra via Garibaldi e via della Consolata, rimane difficile immaginare la presenza di torri, mura e passaggi monumentali. Eppure proprio lì sorgeva una delle quattro grandi porte di Augusta Taurinorum.
FAQ –
Sorgeva circa all’incrocio tra via Garibaldi e via della Consolata, lungo il limite occidentale della città romana.
Il nome deriva dal collegamento con Segusio, l’attuale Susa, verso cui proseguiva la strada diretta alle Alpi e alla Gallia.
No. Venne demolita durante l’espansione occidentale di Torino nel Settecento. Restano soltanto limitate tracce nel sottosuolo.
Le rappresentazioni storiche suggeriscono dimensioni e struttura complessiva simili, ma la Porta Segusina subì profonde modifiche nel corso dei secoli.
Intorno all’anno Mille l’antica porta romana fu trasformata in una fortezza e residenza del potere marchionale, conservando una grande importanza politica per Torino.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



