Domus e abitazioni della Torino romana: dentro le case di Augusta Taurinorum

Da Alessandro Maldera
Agosto 23, 2026

Le domus e abitazioni della Torino romana sono ancora oggi nascoste sotto strade, palazzi e cortili del centro storico. Gli scavi archeologici permettono però di ricostruire diversi aspetti della vita residenziale di Augusta Taurinorum.
Via Bonelli, Santa Chiara, Bellezia, Garibaldi e Botero hanno restituito pavimenti, mosaici, pozzi, cortili e sistemi di riscaldamento. Le scoperte mostrano una città molto più articolata dell’immagine di una colonia povera e quasi esclusivamente militare.
Come erano le case di Augusta Taurinorum
Non tutte le abitazioni della Torino romana erano grandi dimore signorili.
La domus era soprattutto la residenza urbana delle fasce sociali più abbienti. Accanto a queste case esistevano però abitazioni più semplici, botteghe, laboratori e ambienti nei quali attività economiche e vita domestica potevano convivere.
Gli isolati della colonia vennero progressivamente occupati da edifici privati, negozi e attività artigianali.
Tra la fine del I e l’inizio del II secolo d.C. alcune abitazioni conobbero una trasformazione importante. Vennero ampliate, ristrutturate e arricchite con mosaici, pitture e sistemi di riscaldamento.
Le case diventano così uno degli indicatori più interessanti della crescita economica di Augusta Taurinorum.
Acquedotti, fognature, strade, domus, porte e monumenti facevano parte di una città romana molto più articolata di quanto possa sembrare oggi. Approfondisci la storia della Torino romana e di Augusta Taurinorum
Domus e insula non significano la stessa cosa
Anche il termine insula richiede una precisazione.
Nell’urbanistica di Augusta Taurinorum le insulae erano innanzitutto gli isolati delimitati dalla rete delle strade romane.
Non bisogna quindi interpretare automaticamente la parola nel senso, diventato molto popolare, di grande condominio romano destinato alle classi popolari.
Dentro uno stesso isolato torinese potevano convivere più abitazioni, botteghe e spazi con funzioni differenti.
Lo scavo di via Garibaldi 18, per esempio, ha mostrato la presenza nello stesso isolato affacciato sull’antico decumano massimo di un settore residenziale e di un’area pubblica, separate approssimativamente nella parte centrale.
Le prime abitazioni della colonia erano semplici
Uno dei casi più utili per seguire l’evoluzione delle case romane di Torino proviene da via Bonelli 11, nell’isolato San Giacomo.
Le strutture più antiche risalgono al I secolo d.C.
Sono stati riconosciuti tre piccoli ambienti rettangolari, larghi circa 2 metri e lunghi circa 4,5 metri.
Uno conservava un pavimento piuttosto semplice in cementizio, composto da malta mescolata con sassolini, pietre, laterizi e frammenti di ceramica.
Era presente anche una canaletta destinata allo smaltimento delle acque.
La scoperta permette di evitare una ricostruzione troppo spettacolare della prima Augusta Taurinorum: le abitazioni della colonia non nacquero già come grandi dimore ricoperte di mosaici.
Il cambiamento tra I e II secolo d.C.
All’inizio del II secolo d.C. la situazione cambia profondamente.
Sempre nell’area di via Bonelli, gli edifici precedenti vengono sostituiti da una residenza molto più articolata.
La casa raggiungeva almeno 200 metri quadrati e comprendeva almeno undici ambienti.
Gli archeologi hanno riconosciuto:
- un lungo corridoio d’accesso;
- un ambiente probabilmente porticato;
- una corte quadrangolare centrale;
- una sala di soggiorno;
- una grande sala oltre il cortile;
- almeno altri quattro vani la cui funzione non è stata identificata con certezza.
Le falde del tetto erano inoltre orientate verso la corte centrale, permettendo di convogliare l’acqua piovana all’interno dello spazio aperto.
È una delle ricostruzioni più concrete disponibili per capire come ci si muoveva dentro una casa della Torino romana.
La domus di via Bonelli
La domus di via Bonelli rappresenta uno dei ritrovamenti residenziali più importanti di Augusta Taurinorum.
Uno degli ambienti principali era decorato con un mosaico policromo.
La composizione comprendeva motivi geometrici formati da:
- stelle;
- losanghe;
- quadrati;
- nodi di Salomone.
È documentato inoltre un pannello figurato con un amorino alato sopra un delfino.
Un’altra grande sala situata dietro il cortile possedeva invece una pavimentazione a mosaico in bianco e nero.
Queste decorazioni mostrano un livello di ricchezza e rappresentanza ben diverso rispetto alle strutture più semplici della prima fase della colonia.
- La domus di via Bonelli in breve
Grande trasformazione: inizi del II secolo d.C.
Superficie conosciuta: almeno 200 metri quadrati
Ambienti: almeno undici
Elementi principali: corte centrale, corridoio d’ingresso, sale di rappresentanza e mosaici
Decorazione più particolare: mosaico policromo con motivi geometrici e amorino alato su delfino
Le abitazioni romane di via Santa Chiara
Altre importanti tracce residenziali sono emerse in via Santa Chiara.
Gli scavi condotti nel 1992-1993, vicino alle mura settentrionali della città romana, hanno individuato ambienti appartenenti a una dimora signorile.
Esiste una fase più antica, probabilmente databile alla prima metà del I secolo d.C.
Tra la fine del I e l’inizio del II secolo vennero invece realizzate nuove pavimentazioni musive almeno in due ambienti.
Il fenomeno coincide con quanto osservato nella vicina via Bonelli: le case vengono rinnovate e arricchite durante una fase di sviluppo della colonia.
L’isolato San Giacomo costituisce così uno dei complessi residenziali romani più interessanti finora individuati nel centro di Torino.
Le case romane sotto via Garibaldi
Via Garibaldi segue in gran parte l’asse dell’antico decumano massimo di Augusta Taurinorum.
Tra il 1993 e il 1995, al civico 18, sono emersi resti di abitazioni che si affacciavano proprio su questa importante strada cittadina.
Uno degli ambienti conservava un mosaico composto da stelle a sei punte, ottenute attraverso l’accostamento di esagoni e losanghe.
Una casa vicina presentava invece un pavimento più semplice:
fondo bianco con reticolo nero.
Il ritrovamento permette di sovrapporre idealmente due città: sotto l’attuale via Garibaldi esistono ancora le tracce delle abitazioni che duemila anni fa guardavano sulla principale arteria di Augusta Taurinorum.
Residenze e spazi pubblici nello stesso isolato
Lo scavo di via Garibaldi è interessante anche per un altro motivo.
Ha mostrato che lo stesso isolato romano non era necessariamente occupato da un’unica funzione.
Nella parte scavata convivevano infatti un settore residenziale e uno pubblico, approssimativamente separati verso metà dell’isolato.
La città romana non può quindi essere ricostruita applicando rigidamente categorie moderne come “quartiere residenziale” o “zona commerciale”.
Le diverse funzioni urbane potevano trovarsi molto vicine.
La domus di via Botero
Un altro importante ritrovamento è avvenuto nel 2010-2011.
Gli scavi interessarono l’isolato compreso tra:
- via Garibaldi;
- via Botero;
- via Barbaroux;
- via San Francesco d’Assisi.
Vennero riconosciuti diversi ambienti appartenenti a una casa signorile romana.
Uno conservava un ampio pavimento costituito da tessere nere decorate con crocette bianche disposte regolarmente.
Il ritrovamento amplia ulteriormente la geografia delle case romane note nel centro di Torino.
La domus di via Bellezia
Anche via Bellezia 16 conserva una testimonianza particolarmente significativa.
Durante lavori effettuati nel 2008 vennero individuate strutture appartenenti a una domus costruita nel I secolo d.C.
La casa si sviluppava attorno a uno spazio aperto provvisto di pozzo.
Almeno uno degli ambienti aveva un pavimento a mosaico.
La struttura rimase utilizzata fino a circa il IV secolo.
La scoperta modificò anche il progetto edilizio moderno: venne abbandonata la prevista costruzione di un garage sotterraneo e una parte dei resti fu conservata in una piccola area archeologica.
Il cortile era uno spazio fondamentale
Le domus torinesi mostrano l’importanza degli spazi aperti interni.
Non erano soltanto elementi decorativi.
Il cortile contribuiva alla distribuzione degli ambienti e poteva svolgere funzioni legate a:
- luce;
- ventilazione;
- raccolta dell’acqua;
- approvvigionamento idrico.
Nella casa di via Bonelli le falde del tetto convogliavano la pioggia verso la corte.
Nella domus di via Bellezia lo spazio centrale era dotato di un pozzo.
L’acqua entrava quindi direttamente nell’organizzazione della casa.
I mosaici delle domus di Augusta Taurinorum
Le abitazioni più prestigiose potevano essere decorate con mosaici.
A Torino prevalgono soprattutto pavimenti:
- bianchi e neri;
- geometrici;
- decorati con quadrati;
- crocette;
- ottagoni;
- losanghe;
- composizioni geometriche più elaborate.
Le decorazioni figurate e policrome risultano meno frequenti.
Per questo il mosaico della domus di via Bonelli è particolarmente interessante.
La ricchezza delle case di Augusta Taurinorum non deve tuttavia essere immaginata attraverso il modello delle più spettacolari ville e domus note in altre città romane.
La decorazione torinese appare spesso raffinata ma relativamente sobria.
Non tutti i pavimenti erano a mosaico
Il mosaico rappresenta inevitabilmente la parte più spettacolare per chi osserva uno scavo.
Nella vita quotidiana, però, erano molto diffusi pavimenti assai più semplici.
Il cementizio era ottenuto attraverso una miscela di malta con:
- frammenti di laterizio;
- ceramica;
- piccole pietre;
- talvolta elementi decorativi.
Veniva utilizzato soprattutto negli ambienti secondari o di servizio.
Nei cortili potevano invece comparire terra battuta, mattoni e frammenti di laterizio.
La differenza tra gli spazi poteva quindi essere immediatamente visibile anche guardando il pavimento:
- mosaico nelle sale più importanti;
- cementizio negli ambienti secondari;
- terra o laterizi negli spazi aperti e di servizio.
Le pareti delle case erano decorate
Le testimonianze archeologiche indicano anche la presenza di intonaci dipinti e decorazioni parietali.
Il fenomeno diventa particolarmente significativo durante la fase di crescita compresa tra la fine del I e l’inizio del II secolo.
I dati disponibili sui pavimenti sono però più leggibili e completi rispetto a quelli sulle pitture.
Per questo non è possibile ricostruire liberamente intere stanze con colori, colonne dipinte o scene mitologiche se non esistono ritrovamenti specifici che lo dimostrino.
Il riscaldamento a pavimento nella Torino romana
Alcuni edifici di Augusta Taurinorum utilizzavano un sistema di riscaldamento a ipocausto.
Il funzionamento era sorprendentemente sofisticato.
Il pavimento veniva sollevato attraverso piccoli pilastri in laterizio.
Un forno produceva aria calda che circolava nello spazio vuoto creato sotto il pavimento, riscaldando l’ambiente superiore.
In determinate costruzioni l’aria poteva salire anche lungo le pareti attraverso elementi cavi.
A Torino quest’ultima soluzione sembra essere stata meno frequente.
In altre parole, alcune abitazioni della Torino romana disponevano già duemila anni fa di una forma di riscaldamento sotto il pavimento.
Non tutte le case avevano l’ipocausto
Sarebbe però sbagliato immaginare questo sistema in qualsiasi abitazione.
L’ipocausto richiedeva strutture complesse ed era associato soprattutto a edifici e ambienti di un certo livello.
Nell’area archeologica di Palazzo Siccardi, per esempio, sono conservati due ambienti residenziali romani dotati di riscaldamento pavimentale.
Sono testimonianze legate alle residenze più prestigiose, non alla condizione abitativa di tutta la popolazione.
Alcune residenze di Augusta Taurinorum utilizzavano l’ipocausto: il pavimento era rialzato su piccoli sostegni di laterizio e l’aria calda prodotta da un forno circolava sotto le stanze. Era una soluzione destinata soprattutto agli edifici più prestigiosi
Domus, botteghe e attività commerciali
La vita domestica non era sempre separata nettamente dal lavoro.
All’interno degli isolati di Augusta Taurinorum le abitazioni convivevano con:
- botteghe;
- laboratori artigianali;
- attività commerciali.
Le funzioni residenziali e produttive potevano quindi trovarsi nello stesso isolato o in spazi molto vicini.
È un’immagine diversa da quella della città contemporanea organizzata attraverso zone rigidamente specializzate.
Chi viveva nelle domus più ricche
Le case più prestigiose appartenevano alle fasce elevate della società urbana.
Augusta Taurinorum disponeva di un’aristocrazia locale coinvolta nella vita pubblica e nelle magistrature cittadine.
La ricchezza dei principali cittadini era legata in buona parte anche alle proprietà fondiarie possedute nel territorio circostante.
Bisogna quindi distinguere due tipi di residenza:
- domus → casa urbana all’interno della città;
- villa → proprietà o residenza situata generalmente nel territorio rurale.
Le famiglie più ricche potevano essere legate a entrambe le realtà.
Le case raccontano la crescita di Augusta Taurinorum
L’evoluzione dell’edilizia privata permette di leggere anche quella della città.
Nella prima fase della colonia incontriamo strutture relativamente semplici.
Tra la fine del I e l’inizio del II secolo d.C., invece, diverse abitazioni vengono:
- ampliate;
- ristrutturate;
- decorate;
- dotate di mosaici;
- organizzate intorno a cortili;
- fornite di sistemi per la gestione dell’acqua;
- in alcuni casi riscaldate attraverso ipocausti.
La prosperità di Augusta Taurinorum non deve quindi essere misurata soltanto attraverso monumenti pubblici.
Si vede anche dentro le sue case.
Che cosa accadde alle domus dal III secolo
La storia delle abitazioni non termina con il periodo di massimo sviluppo imperiale.
Tra il III e il IV secolo alcune residenze iniziano a essere trasformate oppure abbandonate.
La domus di via Bonelli, per esempio, sembra cessare progressivamente la propria funzione in questo arco cronologico.
Tra IV e V secolo il cambiamento diventa ancora più evidente.
- Antiche residenze signorili potevano essere:
- suddivise in spazi più piccoli;
- riparate con materiali meno pregiati;
- dotate di pavimenti in terra battuta;
- riscaldate con semplici focolari invece che attraverso sofisticati impianti.
La trasformazione delle abitazioni riflette quindi quella più generale della città tardoantica.
Quando le vecchie case cambiarono completamente funzione
Alcuni edifici residenziali abbandonati vennero progressivamente riutilizzati.
Gli spazi potevano ospitare nuove strutture e, in alcuni casi, anche sepolture.
Tra III e V secolo la città romana compatta e ordinata dei secoli precedenti lascia lentamente spazio a una realtà urbana più frammentata.
Anche questa trasformazione può essere letta attraverso ciò che accade alle vecchie domus.
Cosa sappiamo davvero delle case romane di Torino
Gli scavi permettono di conoscere molti elementi:
- pavimenti;
- cortili;
- pozzi;
- canalizzazioni;
- sistemi di drenaggio;
- impianti di riscaldamento;
- decorazioni;
- successione delle diverse fasi edilizie.
Esistono però limiti importanti.
Sappiamo: come erano alcuni pavimenti, dove si trovavano cortili e pozzi, come funzionavano certi impianti e come diverse abitazioni furono trasformate nel tempo
Non sappiamo: la pianta completa della maggior parte delle case, l’identità precisa degli abitanti e la funzione certa di molti ambienti
Gli scavi sono inevitabilmente frammentari perché Augusta Taurinorum si trova ancora sotto una città abitata
Non possediamo quindi una “casa tipica torinese” conservata integralmente come potrebbe accadere a Pompei.
Ricostruire automaticamente atrium, tablinum, triclinium e cubicula in ogni abitazione significherebbe applicare a Torino un modello generale che gli scavi locali non permettono sempre di dimostrare.
Cosa resta oggi delle domus romane di Torino
La maggior parte delle abitazioni romane individuate nel centro storico rimane sotto gli edifici della città moderna oppure è conosciuta attraverso gli scavi archeologici.
Alcuni ritrovamenti sono stati però conservati.
La domus di via Bellezia, per esempio, portò alla modifica del progetto edilizio moderno e alla realizzazione di una piccola area archeologica.
Anche Palazzo Siccardi conserva ambienti romani con testimonianze dell’antico sistema di riscaldamento.
Molte altre tracce si trovano invece sotto strade frequentate ogni giorno.
Via Garibaldi, via Bonelli, via Santa Chiara e via Botero non sono quindi soltanto vie del centro storico: sotto gli edifici contemporanei conservano parti del tessuto residenziale di Augusta Taurinorum.
Le case romane cambiano l’immagine dell’antica Torino
Per molto tempo la Torino romana è stata facilmente immaginata come una piccola colonia militare, ordinata ma povera di grandi espressioni residenziali.
Gli scavi restituiscono una realtà più complessa.
Tra I e II secolo d.C. compaiono residenze articolate, cortili, pavimenti musivi, decorazioni pittoriche, sistemi idrici e impianti di riscaldamento.
Non tutte le case erano lussuose e non tutte appartenevano alle élite.
Ma il quadro complessivo mostra una città capace di crescere, accumulare ricchezza e trasformare profondamente il proprio spazio abitativo.
È forse proprio questo il dato più interessante: per capire Augusta Taurinorum non bisogna guardare soltanto alle porte, alle mura e alle strade.
Bisogna entrare, per quanto gli scavi lo permettono, nelle case dei suoi abitanti.
FAQ – Augusta Taurinorum: cosa sappiamo delle sue abitazioni
Sì. Resti di abitazioni signorili sono emersi in diversi punti del centro storico, tra cui via Bonelli, Santa Chiara, Bellezia, Garibaldi e Botero.
Alcune sì. Sono stati scoperti soprattutto mosaici geometrici bianchi e neri, mentre esempi policromi e figurati risultano più rari.
Alcune residenze prestigiose disponevano di ipocausti, sistemi nei quali l’aria calda circolava sotto un pavimento rialzato.
No. La città comprendeva abitazioni di livelli differenti, insieme a botteghe, laboratori e spazi destinati alle attività economiche.
No. I ritrovamenti sono generalmente frammentari perché la città romana si trova sotto quella moderna. È quindi possibile ricostruire soltanto parti delle antiche abitazioni.
Diverse abitazioni furono trasformate, suddivise o abbandonate. Nel tardoantico alcuni ambienti vennero riutilizzati con strutture più semplici e, in certi casi, anche con sepolture.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



