Incendi boschivi in Piemonte, già 2.500 ettari bruciati: emergenza tra Biellese e Vco

Da Alessandro Maldera
Agosto 19, 2026

Gli incendi boschivi Piemonte agosto 2026 continuano a interessare soprattutto il Biellese e il Verbano Cusio Ossola. Il fronte più emblematico resta quello del Monte Barone, dove le fiamme sono attive ormai da circa due settimane e hanno raggiunto anche l’area del rifugio.
In tutta la regione risultano già bruciati circa 2.500 ettari di bosco. Oltre alla distruzione della vegetazione, crescono le preoccupazioni per l’aumento delle polveri sottili e per la maggiore fragilità dei versanti in caso di forti temporali.
Incendi in Piemonte ad agosto 2026: i dati principali
Monte Barone: incendio attivo da circa 14 giorni
Zone maggiormente interessate: Biellese, Vercellese e Verbano Cusio Ossola
Rifugio Barone: evacuato e stagione chiusa anticipatamente
Mezzi impiegati: Canadair, elicottero Erickson e squadre di terra
Qualità dell’aria: aumento del PM10 durante gli incendi
Rischio successivo ai roghi: maggiore possibilità di colate di fango e frane
Personale operativo: organici rafforzati con 100-150 persone impegnate
Incendi boschivi Piemonte agosto 2026: 2.500 ettari già in fumo
La superficie colpita dagli incendi in Piemonte ha raggiunto circa 2.500 ettari di bosco.
Per rendere più immediata la dimensione del fenomeno, si tratta di un’area paragonabile grossomodo a 3.500 campi da calcio.
Il danno non termina con lo spegnimento delle fiamme. La scomparsa della vegetazione modifica infatti la capacità del terreno di assorbire e trattenere l’acqua, mentre il fumo prodotto dagli incendi può peggiorare temporaneamente la qualità dell’aria anche lontano dai focolai.
Monte Barone in fiamme da circa 14 giorni
Il Monte Barone è diventato uno dei simboli dell’emergenza.
L’incendio prosegue da circa due settimane e continua a interessare diversi versanti.
Sul lato vercellese viene segnalato ancora un fronte attivo, mentre sul versante biellese la presenza del fumo riduce la visibilità e rende più difficili le operazioni.
Nonostante il lungo intervento delle squadre, il rogo non risulta ancora completamente estinto.
Evacuato il Rifugio Barone
Le fiamme hanno raggiunto anche l’area del Rifugio Barone, costringendo alla chiusura anticipata della stagione per ragioni di sicurezza.
L’interruzione è arrivata proprio nel momento più importante dell’attività estiva.
Per una struttura montana raggiungibile esclusivamente a piedi, perdere le settimane centrali della stagione significa rinunciare a una parte consistente delle entrate annuali.
La situazione rappresenta quindi non soltanto un problema ambientale, ma anche economico per chi lavora nelle aree colpite.
Non è ancora possibile verificare tutti i danni al rifugio
Le condizioni dell’area non consentono ancora una valutazione completa.
Per ragioni di sicurezza non è stato possibile effettuare immediatamente un sopralluogo dettagliato della struttura.
Tra i timori c’è anche la possibilità che l’acquedotto del rifugio possa aver subito danni.
Soltanto quando l’area sarà nuovamente accessibile sarà possibile stabilire l’effettiva portata delle conseguenze provocate dall’incendio.
Canadair ed elicotteri contro le fiamme
Sul Monte Barone sono stati utilizzati diversi mezzi aerei.
Per giorni i Canadair hanno effettuato lanci d’acqua sui versanti interessati.
Alle operazioni ha partecipato anche un grande elicottero Erickson, utilizzato negli interventi antincendio più complessi.
La quantità di mezzi impiegati mostra la difficoltà nel contenere un fronte che continua a riaccendersi e a estendersi in un ambiente montano complicato da raggiungere via terra.
Anche il Verbano Cusio Ossola continua a bruciare
Il Monte Barone non è l’unico incendio ancora attivo.
Un altro fronte interessa Selvavecchia, nel Verbano Cusio Ossola.
Le piogge cadute nei giorni precedenti non sono state sufficienti a spegnere completamente i focolai.
I Canadair hanno continuato a lavorare lungo la cresta per evitare che le fiamme superassero il versante e raggiungessero nuove aree.
Fumo anche nella parte bassa dell’incendio
Oltre al fronte principale, sono stati individuati punti di fumo nella parte inferiore dell’area interessata.
Questi focolai richiedono l’intervento delle squadre di terra.
La presenza di punti ancora caldi è particolarmente insidiosa perché può provocare nuove ripartenze dell’incendio anche dopo un’apparente diminuzione delle fiamme.
Il controllo deve quindi continuare anche nelle zone nelle quali il rogo sembra essersi indebolito.
Arpa monitora la qualità dell’aria
Contemporaneamente agli interventi di spegnimento prosegue il monitoraggio ambientale.
L’Arpa Piemonte controlla la qualità dell’aria sia nelle immediate vicinanze degli incendi sia nei centri abitati che potrebbero essere raggiunti dal fumo.
Per queste verifiche vengono utilizzate anche centraline portatili.
Tra le sostanze monitorate figurano monossido di carbonio, biossido di zolfo e composti organici volatili.
Durante gli incendi boschivi l’agenzia controlla qualità dell’aria, polveri sottili e possibili effetti sul territorio. Approfondisci che cos’è Arpa Piemonte e quali attività svolge sul territorio
Nessuna concentrazione pericolosa rilevata per alcuni inquinanti
Le misurazioni effettuate sugli inquinanti direttamente collegati ai fumi non hanno evidenziato, secondo i dati disponibili, concentrazioni considerate pericolose per la popolazione.
Questo non significa però che gli incendi non abbiano effetti sulla qualità dell’aria.
Il problema più evidente riguarda infatti un altro indicatore: il particolato atmosferico.
Il PM10 aumenta durante gli incendi
Le centraline hanno registrato un incremento delle polveri sottili PM10 durante i periodi di maggiore intensità dei roghi.
Sono stati segnalati anche valori giornalieri superiori a 150 microgrammi.
Il particolato può essere trasportato dal vento anche a notevole distanza dal punto in cui si sviluppa l’incendio.
Gli effetti dei roghi non rimangono quindi necessariamente confinati alle sole vallate direttamente interessate dalle fiamme.
Dopo gli incendi cresce il rischio di frane
Uno degli effetti più preoccupanti emerge quando l’incendio è ormai terminato.
La perdita della copertura vegetale rende il terreno più vulnerabile all’erosione.
Radici, piante e sottobosco contribuiscono normalmente a trattenere il suolo e a rallentare il deflusso dell’acqua.
Quando grandi superfici vengono bruciate, questo equilibrio viene alterato.
Forti temporali potrebbero provocare colate di fango
Il rischio diventa particolarmente importante in presenza di precipitazioni intense.
Un forte temporale su un versante appena percorso dal fuoco può favorire colate di fango e fenomeni franosi.
La pioggia trova infatti un terreno maggiormente esposto e privo di una parte della vegetazione che precedentemente ne limitava l’erosione.
Il monitoraggio delle aree bruciate dovrà quindi continuare anche dopo lo spegnimento degli incendi.
Un fenomeno insolito per l’estate piemontese
La situazione viene considerata particolarmente significativa perché il Piemonte non è storicamente tra le regioni italiane maggiormente associate ai grandi incendi boschivi estivi.
La durata e l’estensione dei roghi del 2026 rappresentano quindi un elemento di forte attenzione.
La combinazione tra vegetazione secca, condizioni meteorologiche e difficoltà di intervento nelle aree montane può creare incendi capaci di resistere per molti giorni.
Rafforzate le squadre dei Vigili del Fuoco
Per affrontare l’emergenza sono stati potenziati anche gli organici.
Tra 100 e 150 persone risultano impegnate nelle operazioni, con doppi turni e trasferimenti delle squadre verso gli scenari considerati più urgenti.
La gestione contemporanea di più incendi richiede infatti una continua redistribuzione del personale e dei mezzi.
Alle squadre di terra si aggiungono gli interventi aerei, fondamentali soprattutto sui versanti più difficili da raggiungere.
I fulmini possono rendere gli incendi più imprevedibili
Non tutti i roghi hanno necessariamente origine umana.
Alcuni incendi possono essere innescati da fulmini, rendendo più complicato prevedere in anticipo dove si svilupperanno i nuovi focolai.
È quanto avvenuto anche nel territorio del Parco Nazionale del Gran Paradiso, dove sono stati registrati incendi di origine naturale.
In questi casi la gestione può presentare caratteristiche differenti rispetto ai roghi provocati direttamente dalle attività umane.
Il Piemonte dovrà fare i conti anche con il dopo-incendio
Spegnere le fiamme rappresenta soltanto la prima parte dell’emergenza.
Con 2.500 ettari di bosco già bruciati, il territorio dovrà successivamente affrontare il recupero delle aree danneggiate e la verifica della stabilità dei versanti.
I rischi riguardano erosione, frane, colate di fango, perdita di vegetazione e conseguenze sugli ecosistemi.
A questi aspetti si aggiungono i danni economici per le attività direttamente coinvolte, come nel caso del Rifugio Barone.
Un’emergenza ancora aperta tra Biellese e Vco
Gli incendi boschivi Piemonte agosto 2026 restano quindi un’emergenza ancora in corso.
Il Monte Barone continua a richiedere interventi dopo circa 14 giorni, mentre anche nel Verbano Cusio Ossola rimangono focolai attivi.
Canadair, elicotteri e squadre di terra sono ancora impegnati nel contenimento delle fiamme.
Parallelamente, il monitoraggio dell’aria e quello dei versanti stanno diventando altrettanto importanti, perché gli effetti di un incendio di queste dimensioni possono continuare molto dopo l’ultima fiamma.
FAQ – Roghi in Piemonte: danni, aria e rischio frane
Gli incendi hanno interessato circa 2.500 ettari di bosco, una superficie equivalente a circa 3.500 campi da calcio.
Il rogo prosegue da circa 14 giorni, con fronti ancora attivi tra Biellese e Vercellese.
Le fiamme hanno raggiunto l’area del rifugio e la stagione è stata interrotta anticipatamente per motivi di sicurezza.
Le centraline registrano soprattutto un aumento del PM10, mentre per altri inquinanti non sono emerse concentrazioni considerate pericolose.
La perdita della vegetazione lascia il terreno più esposto: con forti piogge possono quindi aumentare erosione, colate di fango e frane.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



