In Piemonte oltre quattro aggressioni al giorno contro chi lavora nella sanità

Da Alessandro Maldera
Agosto 10, 2026

Nel 2025, in Piemonte, sono stati segnalati 1.621 episodi di violenza contro il personale sanitario e sociosanitario. Le aggressioni hanno coinvolto complessivamente 2.207 professionisti, con una media superiore a quattro episodi al giorno.
Le donne rappresentano il 72% delle persone colpite, mentre gli infermieri risultano la categoria professionale maggiormente esposta. Pronto soccorso, reparti di degenza e servizi psichiatrici concentrano il numero più elevato di segnalazioni.
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Nel 2025 registrate 1.621 aggressioni in Piemonte
I dati emergono dalla relazione annuale dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie, diffusa dal Ministero della Salute nel marzo 2026.
In Piemonte sono stati comunicati 1.621 episodi, che hanno coinvolto 2.207 lavoratori. Il numero delle persone colpite è superiore a quello degli eventi perché una singola aggressione può interessare contemporaneamente più operatori.
La media supera le quattro aggressioni al giorno. Il dato regionale si inserisce in un quadro nazionale che, nello stesso anno, ha registrato quasi 18 mila episodi e 23.367 professionisti coinvolti.
Le aggressioni in Piemonte in sintesi
– Professionisti coinvolti: 2.207
– Media giornaliera: oltre quattro episodi
– Persone colpite di sesso femminile: 72%
– Infermieri coinvolti: 61%
– Luogo più esposto: pronto soccorso
I dati riguardano gli episodi segnalati
Il numero ufficiale deve essere interpretato con attenzione. La rilevazione comprende gli episodi comunicati dalle aziende sanitarie, ma non può includere automaticamente quelli che non vengono segnalati.
Una parte dei professionisti può rinunciare alla segnalazione, soprattutto quando considera insulti, minacce o comportamenti aggressivi come eventi ormai abituali. Di conseguenza, il totale reale potrebbe essere più elevato.
Allo stesso tempo, un aumento delle segnalazioni non indica necessariamente una crescita identica degli episodi. Può derivare anche da una maggiore consapevolezza e da procedure interne più efficaci nel registrare le violenze.
Come leggere i numeri
Donne e infermieri sono le categorie più colpite
Il 72% delle persone coinvolte è costituito da donne. Il dato riflette anche la forte presenza femminile nelle professioni assistenziali, ma conferma una maggiore esposizione delle lavoratrici agli episodi di violenza.
Gli infermieri rappresentano il 61% dei professionisti colpiti. Seguono medici e operatori sociosanitari.
Gli infermieri trascorrono molto tempo a contatto diretto con pazienti e familiari. Inoltre, gestiscono attese, assistenza quotidiana, terapie e situazioni di forte tensione emotiva. Questa posizione li rende particolarmente esposti nei reparti con maggiore afflusso o complessità.
Il pronto soccorso concentra 527 episodi
La mappa delle aggressioni segue i punti nei quali la pressione sul sistema sanitario è più intensa.
Nel 2025 i pronto soccorso piemontesi hanno registrato 527 episodi. Seguono i reparti di degenza ordinaria, con 378 casi, e i Servizi psichiatrici di diagnosi e cura, con 199.
I pronto soccorso devono gestire urgenze, lunghe attese, sovraffollamento e persone in condizioni di dolore, paura o alterazione. Questi fattori non giustificano la violenza, ma contribuiscono a creare situazioni nelle quali il rischio di conflitto aumenta.
Le aggressioni avvengono anche fuori dagli ospedali
Il fenomeno non riguarda soltanto i grandi presidi ospedalieri.
Nei servizi territoriali sono stati segnalati 91 episodi negli ambulatori, 62 nei Servizi per le dipendenze e 56 all’interno delle strutture penitenziarie.
Anche chi lavora sul territorio può trovarsi in ambienti con protezioni limitate, personale ridotto o tempi di intervento più lunghi in caso di emergenza. Per questo motivo, le misure di prevenzione non possono concentrarsi esclusivamente sui pronto soccorso.
Dove avvengono più aggressioni
– Reparti di degenza: 378 episodi
– Servizi psichiatrici di diagnosi e cura: 199 episodi
– Ambulatori territoriali: 91 episodi
– Servizi per le dipendenze: 62 episodi
– Strutture penitenziarie: 56 episodi
Insulti e minacce nell’87% dei casi
La forma più frequente è la violenza verbale, presente nell’87% degli episodi registrati in Piemonte.
In questa categoria rientrano insulti, minacce, intimidazioni e comportamenti aggressivi rivolti contro chi sta lavorando. Nel 26% dei casi si arriva alla violenza fisica, mentre nel 10% vengono danneggiati locali, dispositivi o altre attrezzature.
Le percentuali possono sovrapporsi. Lo stesso episodio può infatti iniziare con minacce, trasformarsi in un’aggressione fisica e concludersi con il danneggiamento di beni.
I responsabili sono pazienti e familiari
Nella maggior parte dei casi l’aggressore è direttamente il paziente o l’utente del servizio.
I dati piemontesi attribuiscono 1.092 episodi a pazienti e 906 a familiari, caregiver o conoscenti. In termini percentuali, la distribuzione è vicina al 55% per i pazienti e al 45% per le persone che li accompagnano o assistono.
Il fenomeno non può quindi essere ricondotto soltanto a persone con particolari patologie. Una parte consistente delle aggressioni nasce anche nei rapporti con parenti e accompagnatori, spesso durante attese, comunicazioni cliniche o momenti di forte preoccupazione.
Oltre l’80% delle persone colpite ha tra 30 e 59 anni
Le tre fasce comprese tra i 30 e i 59 anni raccolgono poco più dell’81% degli eventi.
La distribuzione dipende anche dalla composizione della forza lavoro sanitaria, concentrata soprattutto nelle età centrali della vita professionale.
Inoltre, oltre l’84% degli episodi si verifica nei giorni feriali. Il turno più esposto è quello del mattino, con 696 casi. Seguono il pomeriggio con 528 episodi e la notte con 397.
Il dato ridimensiona l’idea che la violenza si concentri soltanto nelle ore notturne. Molte aggressioni avvengono nei momenti di maggiore afflusso e attività delle strutture.
L’aggressione all’ospedale Martini di Torino
Il problema è tornato al centro dell’attenzione dopo un grave episodio avvenuto il 22 giugno 2026 nel Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’ospedale Martini di Torino.
Un medico e un infermiere sono stati aggrediti da un paziente ricoverato. L’infermiere ha riportato la frattura del bacino.
L’episodio ha riaperto il confronto sulle condizioni di sicurezza nei reparti psichiatrici, nei quali alla complessità clinica si aggiunge la necessità di gestire possibili crisi comportamentali. Ordini professionali e rappresentanze sindacali hanno chiesto organici adeguati, formazione specifica, procedure condivise e interventi tempestivi nelle situazioni di pericolo.
Norme e protocolli non bastano senza prevenzione
Negli ultimi anni sono state introdotte misure più severe contro le aggressioni al personale sanitario, compresa la possibilità dell’arresto in flagranza differita.
Il Ministero della Salute ha inoltre aggiornato la Raccomandazione numero 8, dedicata alla prevenzione degli atti di violenza contro operatori sanitari e sociosanitari.
A Torino è stato sottoscritto anche un protocollo tra Prefettura, Regione Piemonte e ASL Città di Torino per rafforzare la sicurezza nei presidi sanitari. L’accordo prevede il censimento delle aggressioni fisiche e una collaborazione più stretta con le forze dell’ordine.
Tuttavia, le norme penali intervengono soprattutto dopo l’aggressione. La prevenzione richiede anche personale sufficiente, valutazione dei rischi, ambienti progettati in modo sicuro, sistemi di allarme, vigilanza e formazione continua.
Le misure richieste per proteggere gli operatori
Le organizzazioni professionali e sindacali chiedono di trasformare protocolli e indicazioni nazionali in interventi applicati in modo uniforme.
Tra le misure considerate prioritarie rientrano:
- il rafforzamento degli organici nei reparti più esposti;
- una formazione specifica per riconoscere e gestire le situazioni a rischio;
- sistemi di allarme facilmente accessibili;
- una migliore organizzazione degli spazi e delle vie di fuga;
- una presenza adeguata della vigilanza;
- procedure rapide per l’intervento delle forze dell’ordine;
- supporto psicologico e legale dopo un’aggressione;
- registrazione sistematica di tutti gli episodi.
L’obiettivo non è trasformare gli ospedali in luoghi militarizzati, ma garantire che medici, infermieri e operatori possano lavorare senza considerare insulti e violenze come una parte inevitabile della professione.
La sicurezza del personale riguarda anche i pazienti
Un’aggressione non produce conseguenze soltanto sulla persona colpita.
Traumi fisici, paura, assenze dal lavoro e stress psicologico possono ridurre la disponibilità di personale e rendere più difficile il funzionamento dei servizi. Inoltre, un ambiente percepito come pericoloso può allontanare i professionisti dai reparti maggiormente esposti.
Proteggere il personale sanitario significa quindi tutelare anche la continuità dell’assistenza. La sicurezza degli operatori è una condizione necessaria per garantire cure efficaci e ambienti adeguati ai pazienti.
FAQ –
Nel 2025 sono stati segnalati 1.621 episodi, con il coinvolgimento complessivo di 2.207 professionisti sanitari e sociosanitari.
Gli infermieri rappresentano il 61% delle persone coinvolte. Seguono medici e operatori sociosanitari.
Una singola aggressione può coinvolgere più lavoratori. Per questo i 1.621 episodi hanno interessato complessivamente 2.207 professionisti.
Il numero maggiore viene registrato nei pronto soccorso, con 527 episodi. Seguono i reparti di degenza e i Servizi psichiatrici di diagnosi e cura.
La violenza verbale compare nell’87% degli episodi. Quella fisica è presente nel 26% dei casi, mentre nel 10% vengono danneggiati beni o attrezzature.
Gli aggressori sono soprattutto pazienti o utenti. Una quota consistente degli episodi è però attribuita anche a familiari, caregiver e accompagnatori.
No. Il numero maggiore viene registrato durante il turno del mattino e nei giorni feriali, quando l’afflusso nelle strutture è generalmente più elevato.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



