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Come è cambiata l’accoglienza turistica a Torino in dieci anni

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Agosto 08, 2026

L’offerta ricettiva di Torino negli ultimi 10 anni è cresciuta e ha cambiato profondamente struttura. Le sistemazioni disponibili nella Città Metropolitana sono passate da meno di 2 mila a circa 14 mila, mentre i posti letto sono aumentati da 70 mila a 123 mila.

La trasformazione è stata sostenuta soprattutto dalle locazioni turistiche e dalle piccole attività extralberghiere. L’accoglienza è oggi più diffusa sul territorio, meno concentrata nei grandi alberghi e maggiormente legata ad appartamenti, B&B e strutture con pochi posti disponibili.

Le strutture ricettive passano da 2 mila a 14 mila

Nel 2016, l’intero territorio provinciale contava meno di 2 mila strutture ricettive.

A distanza di dieci anni il numero è salito a circa 14 mila. Si tratta di una crescita molto più rapida rispetto a quella dei posti letto, che nello stesso intervallo sono passati da circa 70 mila a 123 mila.

Il confronto evidenzia una trasformazione precisa. Sono aumentati soprattutto gli esercizi di piccole dimensioni, spesso ricavati all’interno di appartamenti o immobili già esistenti.

Di conseguenza, il sistema ricettivo è diventato più frammentato e capillare.

L’offerta ricettiva torinese in numeri

– Strutture nel 2016: meno di 2 mila
– Strutture attuali: circa 14 mila
– Posti letto nel 2016: circa 70 mila
– Posti letto attuali: circa 123 mila
– Locazioni turistiche: 86% delle strutture
– Crescita delle presenze: circa 30%
– Camere medie per struttura: da 17 a 4
– Posti letto medi per struttura: da 38 a 8

I posti letto sono saliti fino a 123 mila

La crescita ha coinvolto anche la capacità complessiva di accoglienza.

Nel giro di dieci anni, i posti letto disponibili nella provincia sono aumentati di circa 53 mila unità. Il territorio può quindi ospitare un numero di visitatori molto più elevato rispetto al passato.

L’aumento dei posti letto è stato però inferiore, in proporzione, a quello delle strutture.

Questo significa che l’espansione non è avvenuta principalmente attraverso la costruzione di grandi alberghi. Al contrario, si è sviluppata attraverso la moltiplicazione di piccoli alloggi distribuiti tra Torino, la prima cintura e il resto della Città Metropolitana.

Le locazioni turistiche rappresentano l’86% dell’offerta

Il dato più significativo riguarda le locazioni turistiche, categoria nella quale rientrano gli alloggi proposti attraverso portali come Airbnb e piattaforme simili.

Queste soluzioni rappresentano oggi circa l’86% delle strutture censite nel territorio torinese.

La percentuale descrive un sistema ricettivo completamente diverso rispetto a quello di dieci anni fa.

Gli alberghi, le residenze turistico-alberghiere e le strutture tradizionali restano importanti. Tuttavia, il numero complessivo degli esercizi è ormai dominato dagli appartamenti destinati agli affitti brevi.

Torino accoglie sempre più visitatori negli appartamenti

Nel Comune di Torino, le locazioni turistiche sono diventate la principale modalità di sistemazione per numero di strutture disponibili.

Gli appartamenti intercettano una fascia molto ampia di pubblico.

Possono essere scelti da famiglie, gruppi di amici, visitatori che soggiornano per pochi giorni e persone interessate a spazi più autonomi rispetto a quelli offerti da una camera d’albergo.

La disponibilità di una cucina, di più stanze e di una maggiore flessibilità negli orari rende queste soluzioni particolarmente competitive.

La diffusione delle piattaforme digitali ha inoltre reso più semplice pubblicare gli annunci, gestire le prenotazioni e raggiungere clienti provenienti da altri Paesi.

La dimensione media delle strutture si è ridotta

La crescita del numero di esercizi ha determinato una forte riduzione delle dimensioni medie.

Dieci anni fa una struttura ricettiva disponeva mediamente di circa 17 camere e 38 posti letto.

Oggi la media è scesa a circa quattro camere e otto posti letto.

Il dato non indica necessariamente che gli alberghi siano diventati più piccoli. Riflette soprattutto l’ingresso nel mercato di migliaia di appartamenti e attività extralberghiere con una capacità limitata.

L’offerta è quindi diventata più numerosa, ma anche più dispersa tra molti operatori.

Dagli hotel a una rete di piccole attività

Il turismo torinese dipende sempre meno soltanto dalle grandi strutture alberghiere.

Accanto agli hotel si è sviluppata una rete composta da:

  • appartamenti destinati ai soggiorni brevi;
  • bed and breakfast;
  • affittacamere;
  • case vacanza;
  • piccole residenze;
  • strutture gestite da singoli proprietari;
  • attività familiari;
  • alloggi distribuiti nei quartieri e nei Comuni della provincia.

Questa configurazione permette di aumentare rapidamente i posti disponibili senza realizzare nuovi grandi edifici.

Allo stesso tempo, rende più complesso il controllo del mercato e richiede strumenti aggiornati per monitorare strutture, presenze e rispetto delle regole.

Gli alberghi mantengono un ruolo specifico

La crescita delle locazioni turistiche non ha eliminato la funzione degli alberghi.

Le strutture tradizionali continuano a essere scelte soprattutto per:

  • trasferte professionali;
  • congressi;
  • eventi aziendali;
  • soggiorni organizzati;
  • turismo di fascia alta;
  • servizi premium;
  • viaggi nei quali sono richieste reception e assistenza continua.

Gli hotel di lusso mantengono una posizione riconoscibile nel mercato. Possono offrire ristorazione, sale per eventi, servizi personalizzati e standard difficili da replicare in un appartamento privato.

Le strutture di fascia intermedia devono invece confrontarsi con una concorrenza più ampia, sia sul prezzo sia sulla flessibilità.

Le presenze turistiche sono cresciute del 30%

Negli ultimi dieci anni, le presenze complessive sono aumentate di circa il 30%.

Torino ha consolidato il proprio ruolo di destinazione culturale, sportiva e congressuale. La città non viene più visitata soltanto durante brevi passaggi, ma riesce ad attirare pubblici differenti nel corso dell’anno.

Musei, patrimonio storico, offerta gastronomica, manifestazioni e grandi appuntamenti contribuiscono a distribuire gli arrivi su più stagioni.

La crescita della capacità ricettiva ha permesso di assorbire una domanda maggiore, soprattutto nei periodi nei quali la città registra picchi di visitatori.

Il ruolo dei grandi eventi

Una parte dell’aumento è collegata ai principali appuntamenti organizzati a Torino.

Tra gli eventi che generano flussi turistici consistenti figurano:

  • ATP Finals;
  • Salone Internazionale del Libro;
  • manifestazioni dedicate all’automobile;
  • appuntamenti sportivi;
  • fiere;
  • concerti;
  • congressi;
  • mostre temporanee.

Queste iniziative riempiono hotel, appartamenti e B&B, ma producono anche ricadute su ristoranti, negozi, trasporti e attività culturali.

La possibilità di ospitare molte persone nello stesso periodo è diventata quindi essenziale per sostenere il calendario degli eventi cittadini.

Una crescita distribuita durante l’anno

Il turismo torinese non dipende esclusivamente dall’estate.

Le manifestazioni sportive e culturali sono distribuite tra autunno, inverno e primavera. Questa caratteristica contribuisce a ridurre la stagionalità tipica di altre destinazioni italiane.

Gli operatori possono lavorare in periodi differenti e organizzare le tariffe in base ai principali appuntamenti.

Tuttavia, gli eventi possono produrre forti oscillazioni. Nei giorni di maggiore afflusso i prezzi aumentano e la disponibilità si riduce, mentre nelle settimane meno richieste una parte dell’offerta può restare vuota.

Il sistema ricettivo deve gestire gli affitti brevi

La crescita delle locazioni turistiche pone nuove sfide alle amministrazioni e alle associazioni del settore.

L’obiettivo non è soltanto aumentare i posti letto. È necessario garantire che le strutture siano registrate, rispettino gli obblighi previsti e comunichino correttamente le presenze.

Il monitoraggio riguarda anche gli operatori irregolari e gli annunci che non rispettano le disposizioni.

Una gestione efficace deve inoltre considerare le conseguenze sul mercato immobiliare, sulla vita nei condomini e sulla disponibilità di abitazioni per chi vive stabilmente in città.

Torino e il rischio dell’overtourism

L’aumento dei visitatori riapre il dibattito sull’overtourism, cioè sulla presenza di flussi turistici superiori alla capacità di un territorio di assorbirli senza conseguenze negative.

La situazione torinese viene considerata differente da quella delle grandi città d’arte più congestionate.

I flussi risultano ancora gestibili e non hanno raggiunto livelli paragonabili a quelli osservati in altre destinazioni italiane.

Tuttavia, la crescita deve essere accompagnata da un monitoraggio costante.

Quartieri, trasporti, servizi pubblici e mercato delle abitazioni possono infatti subire pressioni anche prima che si manifesti un vero fenomeno di sovraffollamento turistico.

Un turismo che deve rispettare l’identità della città

La crescita dell’accoglienza non dovrebbe modificare in modo eccessivo il carattere di Torino.

Il modello turistico deve integrarsi con la vita quotidiana dei residenti e valorizzare le caratteristiche locali.

Musei, architettura, storia industriale, cultura, gastronomia e sport rappresentano gli elementi principali dell’identità torinese.

Un’offerta ricettiva equilibrata può sostenere questi settori senza trasformare intere zone in spazi destinati esclusivamente ai visitatori.

La sfida consiste quindi nell’aumentare la capacità di accoglienza senza ridurre la qualità della vita nei quartieri.

Cresce anche il lavoro nel settore ricettivo

L’espansione del turismo ha prodotto effetti sull’occupazione.

Tra il 2018 e il 2023, gli avviamenti al lavoro nel settore ricettivo sono aumentati del 17%.

Nello stesso periodo, le professioni di livello simile hanno registrato una crescita media vicina al 2%.

Il dato è particolarmente significativo perché comprende anche gli anni della pandemia, durante i quali turismo e ospitalità avevano subito una brusca interruzione.

La ripresa successiva ha quindi riportato domanda di personale in alberghi, ristorazione, accoglienza e servizi collegati.

Donne, giovani e lavoratori stranieri

Il settore ricettivo presenta una composizione occupazionale particolare.

Circa il 68% degli assunti è costituito da donne. I cittadini stranieri rappresentano il 30%, mentre un lavoratore su quattro ha meno di 24 anni.

L’accoglienza offre quindi opportunità a categorie che possono incontrare maggiori difficoltà in altri comparti.

Le attività richiedono addetti alla reception, personale di sala, operatori delle pulizie, manutentori, responsabili delle prenotazioni e professionisti dei servizi turistici.

La diffusione delle strutture extralberghiere genera inoltre nuove mansioni legate alla gestione degli appartamenti, all’assistenza agli ospiti e alla promozione online.

Occupazione nel settore ricettivo

– Crescita degli avviamenti tra 2018 e 2023: 17%
– Crescita delle professioni di pari livello: circa 2%
– Donne sul totale degli assunti: 68%
– Cittadini stranieri: 30%
– Lavoratori con meno di 24 anni: uno su quattro

Rimane il problema della stabilità dei contratti

Non tutti i nuovi rapporti di lavoro sono duraturi.

Nel turismo prevalgono spesso contratti stagionali o legati ai periodi di maggiore affluenza. La durata degli incarichi sta aumentando, ma la continuità resta una delle principali criticità.

Il settore presenta comunque una buona capacità di ricollocazione.

Al termine di un contratto, i lavoratori possono trovare nuove opportunità presso altre strutture, eventi o servizi collegati all’accoglienza.

Questa mobilità facilita il ritorno al lavoro, ma non sostituisce la necessità di creare impieghi più stabili e percorsi professionali riconoscibili.

Il lavoro durante feste e fine settimana

L’accoglienza richiede una disponibilità differente rispetto a molti altri settori.

Alberghi, appartamenti, ristoranti e servizi turistici lavorano soprattutto:

  • durante i fine settimana;
  • nei giorni festivi;
  • in orario serale;
  • durante gli eventi;
  • nei periodi di vacanza;
  • quando molte altre categorie interrompono l’attività.

Per questo motivo emerge la necessità di strumenti di welfare integrativo e di misure capaci di compensare orari irregolari e difficoltà organizzative.

Un sistema più strutturato potrebbe contribuire a rendere le professioni turistiche maggiormente attrattive.

La valorizzazione delle competenze resta debole

Uno degli elementi meno positivi riguarda il riconoscimento delle competenze.

L’accoglienza richiede conoscenze linguistiche, capacità digitali, gestione del cliente, organizzazione e conoscenza del territorio.

Tuttavia, queste capacità non sempre vengono valorizzate attraverso percorsi di carriera, retribuzioni adeguate e contratti più stabili.

La formazione rappresenta un elemento decisivo per aumentare la qualità del servizio e la competitività internazionale.

Un turismo basato soltanto su lavoro temporaneo e poco specializzato rischia di offrire un’esperienza meno soddisfacente ai visitatori e minori prospettive ai lavoratori.

Innovazione e qualità per competere

Il settore ricettivo deve adattarsi rapidamente alle nuove abitudini dei viaggiatori.

Prenotazioni online, recensioni, assistenza digitale e comunicazione sui social sono ormai parte integrante dell’attività.

Gli operatori devono inoltre rispondere alla richiesta di servizi personalizzati, sostenibilità e maggiore flessibilità.

La qualità non dipende soltanto dalla struttura fisica. Comprende anche:

  • chiarezza delle informazioni;
  • pulizia;
  • accoglienza;
  • conoscenza delle lingue;
  • velocità nelle risposte;
  • assistenza durante il soggiorno;
  • capacità di raccontare il territorio;
  • utilizzo efficace degli strumenti digitali.

Il turismo pesa sull’economia nazionale

Il turismo e le attività collegate rappresentano complessivamente circa l’11% del prodotto interno lordo nazionale.

L’accoglienza non produce ricchezza soltanto attraverso il pagamento delle camere.

Ogni visitatore può generare spesa per:

  • ristorazione;
  • musei;
  • trasporti;
  • shopping;
  • eventi;
  • spettacoli;
  • visite guidate;
  • attività sportive;
  • prodotti locali.

Per questa ragione, la qualità dell’offerta ricettiva influenza l’intero sistema economico della destinazione.

I dati aiutano a prevenire le criticità

La crescita delle strutture rende necessario disporre di informazioni sempre aggiornate.

Conoscere il numero reale degli alloggi, i posti letto, le presenze e la durata dei soggiorni permette di programmare meglio i servizi.

I dati sono utili anche per valutare:

  • pressione sui quartieri;
  • evoluzione degli affitti;
  • domanda di trasporto;
  • distribuzione dei visitatori;
  • stagionalità;
  • necessità di personale;
  • regolarità delle strutture;
  • impatto dei grandi eventi.

Senza un monitoraggio puntuale, la crescita rischia di essere affrontata soltanto quando emergono problemi evidenti.

Una trasformazione destinata a continuare

La crescita delle locazioni turistiche difficilmente rappresenta un fenomeno temporaneo.

La domanda di alloggi flessibili e prenotabili online continuerà probabilmente a influenzare il mercato.

Gli alberghi dovranno rafforzare servizi, qualità e specializzazione. Le attività extralberghiere dovranno invece confrontarsi con controlli, regole e standard più definiti.

Torino dispone oggi di una capacità ricettiva molto più ampia rispetto al 2016.

La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questa quantità in un sistema equilibrato, professionale e capace di produrre benefici duraturi per visitatori, lavoratori e residenti.

Cosa sapere sull’offerta ricettiva di Torino

Quante strutture ricettive ci sono nel territorio torinese?

Le strutture sono circa 14 mila. Nel 2016 erano meno di 2 mila, con una crescita sostenuta soprattutto dalle locazioni turistiche.

Quanti posti letto sono disponibili?

I posti letto sono passati da circa 70 mila a 123 mila nel corso degli ultimi dieci anni.

Quanto pesano gli affitti brevi?

Le locazioni turistiche rappresentano circa l’86% del numero complessivo delle strutture ricettive presenti nel territorio.

Quanto sono cresciute le presenze?

Le presenze turistiche sono aumentate complessivamente di circa il 30%, anche grazie ai grandi eventi culturali e sportivi.

Chi trova più opportunità di lavoro nel settore?

Il comparto assume soprattutto donne, giovani e cittadini stranieri, ma rimangono problemi legati alla stagionalità e alla stabilità dei contratti.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende