Storia di Moriondo Torinese: dal castello medievale al Novecento

Da Alessandro Maldera
Agosto 05, 2026

La storia di Moriondo Torinese nasce su una collina posta tra il Chierese e il Monferrato. La posizione geografica trasformò il paese in un punto di controllo delle strade e dei territori circostanti.
Il castello rappresenta ancora oggi il principale simbolo di questo passato. Intorno alla fortificazione si sviluppò progressivamente il borgo, mentre la popolazione abbandonò il più antico insediamento di Viglione.
Nel Novecento Moriondo attraversò altre pagine importanti. Il paese offrì rifugio a persone ebree perseguitate e venne amministrato per quasi trent’anni dall’industriale Virginio Bruni Tedeschi.
Focus sulla storia di Moriondo Torinese
– Un documento del 1037 ricorda gli interventi difensivi del vescovo Landolfo
– Il castello controllava il confine tra il Chierese e il Monferrato
– Nel Cinquecento gli abitanti si trasferirono da Viglione verso il castello
– L’attuale chiesa parrocchiale aprì al pubblico nel 1838
– Durante la guerra il paese accolse persone ebree perseguitate
– Virginio Bruni Tedeschi fu sindaco dal 1946 al 1974
L’origine del nome Moriondo Torinese
Il nome Moriondo deriverebbe dall’espressione latina Mons Rotundus, cioè “monte rotondo”.
Nel 1216 compare una forma riconducibile a Mons Rutundus Cherientum. Il toponimo faceva probabilmente riferimento alla forma tondeggiante del rilievo sul quale sorge il centro abitato.
La posizione del paese rende ancora oggi comprensibile questa interpretazione. Moriondo occupa infatti una collina che emerge rispetto alle pianure e alle campagne circostanti.
Il territorio comprende anche le località di Bausone e Lovencito, da secoli legate alla vita agricola e religiosa della comunità.
Moriondo nacque quindi in una zona di passaggio tra ambienti geografici differenti. Da una parte si trovavano il Chierese e la pianura di Villanova. Dall’altra iniziavano i territori del basso Monferrato.
Le origini medievali del paese
Le prime notizie sul territorio risalgono all’inizio dell’XI secolo.
Tra il 1011 e il 1039 la diocesi di Torino fu guidata dal vescovo Landolfo, impegnato nel rafforzamento dei possedimenti ecclesiastici e delle loro difese.
Un documento del 1037 ricorda gli interventi compiuti sui castelli di Moriondo e Cinzano. Landolfo fece realizzare o potenziare mura, fossati e opere difensive.
La fonte non permette di affermare con certezza che il vescovo costruì il castello partendo da zero. È più prudente pensare che sul posto esistesse già una struttura, successivamente ampliata o consolidata.
La fortificazione faceva parte di un sistema disposto intorno ai territori controllati dal vescovo di Torino. Moriondo occupava un settore delicato, vicino ai possedimenti dei marchesi del Monferrato.
Il castello di Moriondo Torinese
Il castello di Moriondo Torinese domina il paese dalla sommità della collina.
La posizione consentiva di osservare le campagne e controllare le strade che collegavano il Chierese con il Monferrato. Insieme al castello di Cinzano, la struttura contribuiva alla difesa del confine orientale dei possedimenti torinesi.
Nel corso dei secoli, il complesso cambiò più volte aspetto. Con la diminuzione delle esigenze militari, i proprietari trasformarono gradualmente la fortificazione in una residenza signorile.
Verso la metà dell’Ottocento, Gioacchino Faussone promosse importanti lavori. Gli interventi adattarono il castello alle necessità abitative dell’epoca e modificarono molte parti medievali.
Nonostante le trasformazioni, l’edificio conserva torri, mura e altri elementi che richiamano il suo passato difensivo.
Una torre in mattoni segna ancora l’ingresso al complesso. Intorno si estende un parco con alberi di alto fusto.
Il castello appartiene a privati e non costituisce un monumento normalmente aperto alle visite libere.
La via del Plano
Nei pressi di Moriondo passava la via del Plano, una strada molto frequentata durante il Medioevo.
Il percorso metteva in comunicazione il basso Monferrato con il territorio di Chieri e con la pianura di Villanova.
Mercanti, viaggiatori e contadini utilizzavano la strada per trasportare merci, animali e prodotti agricoli. Tuttavia, lungo lo stesso itinerario potevano muoversi anche soldati ed eserciti.
Per questo motivo, il castello di Moriondo assumeva una funzione strategica. Dalla collina si potevano controllare i passaggi e sorvegliare gli spostamenti tra territori sottoposti ad autorità differenti.
La via del Plano contribuì probabilmente anche allo sviluppo economico della zona. Gli scambi favorivano la circolazione delle merci e mettevano in relazione le comunità rurali con i centri più importanti.
Moriondo tra Chieri e i Savoia
Durante il Medioevo, Moriondo rimase legato alle vicende politiche di Chieri.
Nel corso del Duecento, il Comune chierese estese la propria influenza su diversi centri collinari. Moriondo entrò progressivamente nel sistema territoriale controllato dalla città.
La posizione di confine continuò però a esporre il paese agli interessi di più poteri. I vescovi di Torino, i marchesi del Monferrato, Chieri e varie famiglie feudali esercitarono diritti sulla zona.
Nel 1418 Moriondo entrò stabilmente nell’orbita dei Savoia. Da quel momento seguì più direttamente le vicende dello Stato sabaudo.
Nei secoli successivi il feudo passò attraverso diverse famiglie. Tra quelle maggiormente legate alla storia locale compaiono gli Scaravella e i Faussone.
Il vecchio abitato di Viglione
Nel Cinquecento, gran parte della popolazione viveva ancora sulla collina di Viglione, nella zona dove oggi si trova il cimitero.
Con il passare del tempo, gli abitanti iniziarono però a trasferirsi verso la collina di Moriondo.
Il castello garantiva maggiore protezione e il nuovo sito offriva una posizione più favorevole per organizzare la vita della comunità.
Lo spostamento avvenne gradualmente. Le famiglie lasciarono poco alla volta Viglione e costruirono le proprie abitazioni intorno alla residenza feudale.
Questo cambiamento modificò la struttura del paese. Il castello divenne il centro del nuovo nucleo, mentre il precedente insediamento perse progressivamente importanza.
La costruzione della nuova chiesa
Lo spostamento della popolazione rese scomoda anche l’antica parrocchia di Viglione.
Gli abitanti decisero quindi di costruire una nuova chiesa in una posizione più vicina alle case. Secondo l’uso dell’epoca, scelsero un terreno adiacente al castello feudale.
Accanto all’edificio religioso sorsero anche l’abitazione del priore, la casa comunale e il forno utilizzato dalla popolazione.
In questo modo, le principali funzioni civili e religiose si concentrarono nello stesso luogo.
La scelta consolidò definitivamente il nuovo centro di Moriondo. La vita quotidiana si organizzò intorno al castello, alla chiesa e agli edifici pubblici.
La nascita del centro attuale
La parrocchiale ricostruita nel Settecento
Con il trascorrere degli anni, la prima chiesa costruita vicino al castello diventò troppo piccola e mostrò gravi problemi strutturali.
Nel 1723 la comunità decise di demolirla e realizzarne una nuova.
Anche quell’edificio, tuttavia, non corrisponde completamente alla parrocchiale visibile oggi.
Nel 1836 iniziarono nuovi lavori. Dopo due anni, nel 1838, la popolazione poté utilizzare l’attuale chiesa di San Giovanni Battista.
L’edificio sorse davanti al castello e divenne uno dei principali punti di riferimento del paese.
La nuova costruzione offriva spazi più ampi e rispondeva meglio alle esigenze della comunità. Inoltre, la sua posizione rafforzò il ruolo della piazza come centro religioso e civile.
Le decorazioni di Enrico Reffo
Dopo l’apertura, la comunità continuò ad arricchire la chiesa.
Tra le opere più importanti figurano alcuni dipinti di Enrico Reffo, artista torinese noto soprattutto per i soggetti religiosi.
I suoi lavori contribuirono a decorare l’interno e a dare maggiore prestigio alla parrocchiale.
Nel corso dell’Ottocento vennero inoltre realizzati altri interventi ornamentali. Parte delle decorazioni è ancora visibile.
Questi lavori testimoniano l’impegno della comunità, che investì nel principale edificio religioso del paese anche dopo la conclusione della costruzione.
L’organo di Felice e Giacomo Bossi
Nel 1862 la chiesa ricevette un organo costruito da Felice e Giacomo Bossi.
I due appartenevano a una celebre famiglia di organari attiva in Piemonte durante l’Ottocento.
Lo strumento accompagnava le celebrazioni e le principali ricorrenze religiose. Per una piccola comunità, dotare la chiesa di un organo di qualità rappresentava un investimento importante.
L’opera dei Bossi costituisce ancora oggi una testimonianza significativa della storia musicale e religiosa di Moriondo.
Moriondo durante la Seconda guerra mondiale
La Seconda guerra mondiale segnò una delle pagine più delicate della storia locale.
Le leggi razziali fasciste del 1938 privarono gli ebrei italiani di numerosi diritti. Dopo l’occupazione tedesca del 1943, iniziarono arresti, deportazioni e una persecuzione ancora più violenta.
In quel periodo, Moriondo offrì riparo ad alcune persone che cercavano di sfuggire alla cattura.
La guida dedicata ai luoghi della guerra e della Resistenza nella provincia di Torino indica il paese tra i 18 principali luoghi piemontesi di rifugio per gli ebrei perseguitati.
La posizione rurale, la presenza delle cascine e le reti di solidarietà potevano offrire maggiori possibilità di nascondersi rispetto alle città controllate dai fascisti e dai tedeschi.
Un paese che offrì protezione
Non conosciamo nei dettagli tutte le vicende delle persone accolte nel territorio.
La clandestinità imponeva grande prudenza. Chi nascondeva un perseguitato rischiava l’arresto, la deportazione o la morte.
Per questo motivo, molte storie non lasciarono documenti scritti e rimasero affidate alla memoria delle famiglie.
Il riconoscimento di Moriondo come luogo di rifugio conserva però un forte valore storico.
Il paese non rappresentò soltanto un territorio appartato. Divenne uno spazio nel quale alcune persone trovarono aiuto durante uno dei periodi più drammatici del Novecento.
Virginio Bruni Tedeschi e la CEAT
La storia contemporanea di Moriondo è legata anche a Virginio Bruni Tedeschi.
L’ingegnere fondò la CEAT, un’importante azienda torinese attiva nella produzione di cavi elettrici e pneumatici.
L’impresa crebbe fino a diventare una delle principali realtà industriali piemontesi del Novecento.
Bruni Tedeschi acquistò il castello di Moriondo e sviluppò un legame profondo con il paese.
La proprietà passò successivamente al figlio Alberto Bruni Tedeschi, compositore e protagonista della vita culturale torinese.
Attraverso la famiglia Bruni Tedeschi, il piccolo centro collinare entrò quindi in relazione con la storia industriale, musicale e artistica di Torino.
Virginio Bruni Tedeschi sindaco
Nel 1946, Virginio Bruni Tedeschi divenne sindaco di Moriondo Torinese.
Mantenne l’incarico fino al 1974, guidando il Comune per quasi ventotto anni.
Il suo lungo mandato attraversò la ricostruzione del dopoguerra e il periodo del grande sviluppo economico italiano.
Durante quei decenni, i piccoli centri rurali affrontarono trasformazioni profonde. Molti abitanti lasciarono l’agricoltura, aumentarono gli spostamenti verso le città e crebbe la necessità di nuovi servizi.
Le amministrazioni locali dovettero quindi occuparsi di strade, acquedotti, scuole e collegamenti.
Bruni Tedeschi unì il ruolo di industriale e proprietario del castello a quello di amministratore del paese.
Lo stemma di Moriondo Torinese
Lo stemma e il gonfalone del Comune vennero concessi ufficialmente con decreto del presidente della Repubblica dell’11 settembre 2001.
Lo scudo presenta una divisione verticale. Una metà è nera, mentre l’altra è azzurra.
Una fascia rossa attraversa la parte centrale. La fascia presenta quattro merli guelfi, con il primo e il quarto collegati ai lati dello scudo.
La composizione richiama il linguaggio dell’araldica medievale. La merlatura può evocare il castello e la lunga storia difensiva del paese.
Il gonfalone consiste invece in un drappo diviso tra azzurro e rosso.
I simboli di Moriondo Torinese
Elemento centrale: fascia rossa con quattro merli guelfi
Concessione: decreto del presidente della Repubblica dell’11 settembre 2001
Gonfalone: drappo diviso tra azzurro e rosso
Le date principali della storia di Moriondo Torinese
1037: un documento ricorda gli interventi sui castelli di Moriondo e Cinzano
1216: compare il toponimo collegato alla forma arrotondata della collina
XIII secolo: Moriondo entra progressivamente nella sfera politica di Chieri
1418: il territorio passa stabilmente nell’orbita sabauda
Cinquecento: la popolazione si sposta da Viglione verso il castello
1723: la comunità ricostruisce la chiesa del borgo
1838: apre al pubblico l’attuale parrocchiale
1862: Felice e Giacomo Bossi costruiscono l’organo della chiesa
Seconda guerra mondiale: il paese offre rifugio a persone ebree perseguitate
1946-1974: Virginio Bruni Tedeschi ricopre la carica di sindaco
2001: il Comune ottiene ufficialmente stemma e gonfalone
Moriondo tra Medioevo e storia contemporanea
La storia di Moriondo Torinese ruota intorno alla sua posizione geografica.
Il castello controllava un territorio di confine e una strada importante per gli scambi tra il Chierese e il Monferrato.
Nel Cinquecento, la popolazione trasferì il centro della propria vita dalla collina di Viglione alla zona della fortezza. Qui nacquero la chiesa, gli edifici comunali e il nuovo abitato.
Durante l’Ottocento, la comunità ricostruì e decorò la parrocchiale, dotandola anche di un organo di valore.
Il Novecento collegò invece Moriondo alla grande industria piemontese attraverso Virginio Bruni Tedeschi. Nello stesso periodo, il paese offrì protezione a persone perseguitate dalle leggi razziali e dalla deportazione.
Il castello, la chiesa e lo stemma comunale conservano ancora oggi i principali segni di questo lungo percorso.
FAQ – Domande e risposte sulla storia di Moriondo Torinese
Il nome deriva probabilmente dall’espressione latina Mons Rotundus, cioè “monte rotondo”. Il riferimento riguarda la forma della collina sulla quale sorge il paese.
Il toponimo risulta documentato dal 1216, anche se le prime testimonianze relative al castello risalgono all’inizio dell’XI secolo.
La tradizione collega il castello al vescovo Landolfo. Un documento del 1037 dimostra però soprattutto che Landolfo rafforzò o completò una fortificazione già esistente.
Il castello proteggeva il confine dei possedimenti legati al vescovo di Torino e controllava le strade tra il Chierese e il Monferrato.
La via del Plano era una strada medievale che collegava il basso Monferrato con Chieri e con la pianura di Villanova.
Nel Cinquecento molti abitanti vivevano ancora sulla collina di Viglione, vicino all’attuale cimitero. In seguito si trasferirono intorno al castello.
I lavori iniziarono nel 1836 e terminarono due anni dopo. La parrocchiale aprì al pubblico nel 1838.
Felice e Giacomo Bossi costruirono l’organo nel 1862. I due appartenevano a una nota famiglia di organari piemontesi.
Sì. Il paese figura tra i principali luoghi piemontesi che offrirono rifugio a persone ebree in fuga dalle persecuzioni fasciste e naziste.
Fu un ingegnere, fondatore della CEAT e proprietario del castello. Ricoprì la carica di sindaco di Moriondo dal 1946 al 1974.
Lo stemma e il gonfalone furono concessi ufficialmente con decreto del presidente della Repubblica dell’11 settembre 2001.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



