Pavarolo attraverso i secoli: dal castello medievale alla Liberazione

Da Alessandro Maldera
Agosto 04, 2026

La storia di Pavarolo è legata per molti secoli alle vicende di Chieri e dei centri della collina torinese. Il paese compare raramente nelle fonti come realtà completamente autonoma, poiché dipese da autorità religiose, feudali e politiche più importanti.
La documentazione disponibile presenta numerosi vuoti. Tuttavia, diplomi imperiali, atti feudali e cronache locali permettono di ricostruire alcuni momenti fondamentali, dalle origini medievali fino alla Resistenza e alla nascita dei simboli comunali.
La storia di Pavarolo in sintesi
– Il primo nucleo abitato si sviluppò probabilmente intorno al castello
– Per molti secoli Pavarolo rimase legato politicamente a Chieri
– Fu coinvolto nelle guerre tra Savoia e Monferrato
– Nel 1706 venne occupato temporaneamente dalle truppe francesi
– Nel 1781 la parrocchia divenne autonoma da Montaldo
– Nel 1945 ebbe un ruolo nelle operazioni partigiane verso Torino
Una storia segnata dalla scarsità delle fonti
Ricostruire in modo completo la storia di Pavarolo è difficile. I documenti conservati non coprono infatti tutti i periodi e, in alcuni casi, lasciano senza informazioni interi secoli.
Il nome del paese compare spesso all’interno di atti che riguardano Chieri, la Chiesa torinese o altri centri della collina. Raramente Pavarolo viene descritto come un soggetto politico indipendente.
Per molto tempo, inoltre, le sue vicende coincisero con quelle di Chieri. Il paese seguì quindi le decisioni, le alleanze e i conflitti del centro più potente.
Gli abitanti furono spesso spettatori degli avvenimenti politici e militari. In altre occasioni ne subirono direttamente le conseguenze, attraverso occupazioni, saccheggi, riscatti e danni alle coltivazioni.
Per questo motivo, la ricostruzione storica deve distinguere con attenzione i fatti documentati dalle ipotesi.
Il territorio prima della nascita del paese
Non esistono notizie certe sulla fondazione di Pavarolo. Non sappiamo quando si formò il primo gruppo stabile di abitazioni né chi furono i primi abitanti della collina.
Nel territorio non risultano ritrovamenti archeologici sufficienti a dimostrare la presenza di un vero insediamento romano nel punto in cui oggi sorge il paese.
La situazione era diversa rispetto ad alcuni centri della pianura, cresciuti lungo importanti strade di comunicazione. Il fondovalle di Pavarolo non sembra infatti essere stato attraversato da vie romane capaci di favorire la nascita di un abitato consistente.
È quindi possibile che la zona fosse occupata soprattutto da boschi. Il paesaggio antico sarebbe stato caratterizzato da querce, altre latifoglie e pini silvestri.
Tra Bardassano e Pavarolo viene inoltre ricordata una località chiamata Silva Salsa. Probabilmente si trattava di una vasta area forestale, anche se oggi non è possibile definirne con precisione i confini.
Le probabili origini medievali
Il primo nucleo di Pavarolo potrebbe essersi formato durante il Medioevo intorno a una struttura fortificata.
In un periodo segnato da scontri, incursioni e instabilità, la vicinanza a un castello garantiva una maggiore protezione. Le abitazioni potevano quindi concentrarsi intorno alla fortezza, pronta ad accogliere la popolazione nei momenti di pericolo.
Un’altra ipotesi collega la nascita del borgo alla comparsa di una strada di fondovalle tra l’Astigiano e il Chivassese. Il nuovo collegamento avrebbe favorito gli spostamenti, gli scambi e la permanenza di una comunità stabile.
Non conosciamo però la funzione originaria del castello. Potrebbe essere nato come presidio militare inserito in un sistema difensivo oppure come corte fortificata destinata alla gestione di terreni, raccolti e attività economiche.
La prima testimonianza del 1047
Il primo documento considerato pienamente affidabile risale al 1º maggio 1047.
In quella data l’imperatore Enrico III, indicato anche come Arrigo III, confermò ai canonici torinesi di San Salvatore diversi possedimenti situati nel territorio chierese.
Tra le località citate compariva anche Pavarolium, insieme al castello e alla cappella di San Secondo. Nell’elenco erano presenti anche Arignano, Andezeno, Santena e altri centri successivamente scomparsi.
Il documento è fondamentale perché dimostra che nell’XI secolo Pavarolo esisteva già come località riconoscibile. Attesta inoltre la presenza di una fortificazione e di un edificio religioso.
Alcuni autori hanno ipotizzato l’esistenza di una menzione precedente all’anno Mille, contenuta in un atto attribuito all’imperatore Ottone III.
Di quel documento si conserva però soltanto una copia realizzata nel XII secolo. Non è possibile stabilire se il testo sia completo oppure se alcuni nomi siano stati aggiunti in epoche successive.
Per questa ragione, il diploma del 1047 rimane il primo riferimento storico sicuro.
Il castello e la crescita del borgo
Il castello occupa ancora oggi una posizione dominante sul centro storico di Pavarolo.
La struttura visibile è il risultato di numerose modifiche avvenute nel corso dei secoli. Sebbene alcune parti siano considerate più recenti, il documento del 1047 dimostra che nel territorio esisteva già una fortificazione medievale.
Con il passare del tempo, l’edificio perse parte della propria funzione difensiva e venne trasformato in residenza signorile.
Le merlature scomparvero e alcune aperture vennero modificate. Tuttavia, sono ancora riconoscibili elementi che ricordano l’antica funzione militare del complesso.
Le prime abitazioni del paese si svilupparono probabilmente intorno al castello. La popolazione poteva così raggiungere rapidamente il luogo fortificato in caso di attacco.
Ai piedi dell’edificio sorge la torre campanaria, diventata uno dei simboli di Pavarolo. La sua funzione più antica non è certa. Potrebbe essere stata una torre di difesa oppure una porta di accesso al borgo fortificato.
Solo in seguito venne trasformata in campanile e dotata di un orologio.
L’ascesa politica di Chieri
A partire dal XII secolo, la storia di Pavarolo fu condizionata dalla crescita di Chieri.
La città riuscì a sfruttare la crisi dell’autorità imperiale, sempre meno capace di controllare direttamente i territori periferici.
Intorno alla metà del XII secolo, Chieri aveva già conquistato una forte autonomia. I vescovi di Torino conservavano alcuni diritti fiscali e feudali, ma disponevano di un controllo politico più debole.
Nel 1155 l’imperatore Federico Barbarossa attaccò la città e fece abbattere le sue torri.
Nove anni più tardi, nel 1164, lo stesso imperatore assegnò Pavarolo a Guglielmo, marchese del Monferrato.
Nonostante questa concessione, Chieri continuò ad ampliare il proprio potere sul territorio circostante.
L’alleanza con Chieri del 1235
Durante il XIII secolo, i piccoli centri collinari dovettero scegliere se opporsi alla crescita di Chieri oppure cercarne la protezione.
Pavarolo seguì la strada dell’accordo.
Nel 1235, il Comune di Chieri riconobbe come cittadini e confederati i signori di Baldissero, Marentino, Montaldo e Pavarolo.
L’alleanza garantiva maggiore sicurezza ai centri minori. In cambio, i signori locali entravano nel sistema politico e militare chierese.
Nel 1238 l’imperatore Federico II riconobbe Chieri come città direttamente soggetta all’autorità imperiale. Questa condizione rafforzò ulteriormente la sua autonomia rispetto agli altri poteri feudali.
Pavarolo rimase comunque coinvolto in una rete complessa di rapporti. I suoi signori erano cittadini di Chieri, ma continuavano a possedere beni ricevuti in feudo dal vescovo di Torino.
Le concessioni feudali del Duecento
Il 3 novembre 1264 il vescovo di Torino Goffredo di Montanaro concesse Pavarolo ai figli e a una nipote del cittadino chierese Segnorino Balbo.
Nel 1289 un altro cittadino di Chieri, Segnorino Melano, dichiarò di possedere una parte indivisa del castello.
Tra i suoi beni figuravano anche vigne, boschi e prati. La quota del castello veniva posseduta come feudo dipendente dal vescovo di Torino.
Questi documenti mostrano una situazione politica articolata. I proprietari del castello erano contemporaneamente vassalli dell’autorità ecclesiastica e cittadini della potente Chieri.
Pavarolo non apparteneva quindi a un unico signore, ma era inserito in un sistema formato da diritti, concessioni e proprietà divise.
L’ingresso nell’orbita dei Savoia
Nel 1347 Chieri si sottomise ai Savoia. Pavarolo, ormai strettamente legato alla città, ne seguì le sorti politiche.
Il passaggio non portò però immediatamente stabilità. Durante la seconda metà del Trecento, il territorio venne coinvolto nei conflitti tra i Savoia e i marchesi del Monferrato.
Secondo la cronologia locale, Pavarolo venne attaccato dalle forze monferrine guidate da Facino Cane. Gli abitanti subirono pesanti riscatti e le conseguenze dell’occupazione militare.
Il paese rimase conteso fino al 5 maggio 1400, quando i chieresi riuscirono a riconquistarlo.
La pace definitiva venne raggiunta nel 1411. Da quel momento Pavarolo rimase più lontano dai principali scontri regionali, pur continuando a dipendere da poteri feudali esterni.
I feudatari di Pavarolo
Nel corso dei secoli, diversi signori esercitarono diritti feudali sul territorio.
All’inizio del Cinquecento compaiono tra i possessori locali Filippo e Simone Simeone de Balbis.
In epoca successiva, il feudo venne associato ai Ferrero d’Ormea. Il leone presente nello stemma comunale richiama proprio questa famiglia, oltre agli antichi rapporti con i vescovi di Torino.
Ancora nel Settecento esistevano rivendicazioni sovrapposte. L’arcivescovo di Torino continuava infatti a sostenere il proprio dominio diretto sul paese, mentre altri diritti appartenevano ai feudatari.
Questa sovrapposizione di autorità era comune nei piccoli centri piemontesi dell’età moderna.
L’occupazione francese del 1706
Pavarolo tornò a essere coinvolto in un grande conflitto durante la guerra di successione spagnola.
Nel giugno del 1706, le truppe francesi impegnate nell’assedio di Torino occuparono Bardassano, Pavarolo e Sciolze.
L’obiettivo era spezzare la linea difensiva organizzata intorno alla capitale sabauda dal generale Wirich Philipp von Daun.
La presenza francese nel paese durò per un periodo limitato.
Il 7 settembre 1706, le forze sabaude e imperiali riuscirono a liberare Torino. Dopo la sconfitta, i francesi abbandonarono il territorio piemontese.
L’autonomia parrocchiale del 1781
Un momento importante per la vita della comunità arrivò il 17 gennaio 1781.
In quella data la parrocchia di Pavarolo divenne autonoma, cessando di dipendere da quella di Montaldo.
Il primo parroco con il titolo di prevosto fu Ignazio Casalegno, che rimase alla guida della comunità fino al 1794.
L’autonomia religiosa aveva anche un valore civile. La parrocchia era infatti responsabile della registrazione di battesimi, matrimoni e sepolture.
Rappresentava inoltre uno dei principali punti di riferimento per l’assistenza, l’istruzione e la vita quotidiana degli abitanti.
La tromba d’aria del 1792
Il 22 giugno 1792 una violenta tromba d’aria, accompagnata da una forte grandinata, colpì Pavarolo e Montaldo.
L’evento provocò danni alle abitazioni, ai campi e ai raccolti.
Per una comunità ancora dipendente quasi interamente dall’agricoltura, la distruzione delle coltivazioni rappresentava una minaccia grave. Poteva infatti causare difficoltà economiche, scarsità di cibo e problemi per molte famiglie.
L’episodio rimase a lungo nella memoria della popolazione locale.
Pavarolo nell’Ottocento
Durante l’Ottocento, Pavarolo conservò un’economia prevalentemente agricola.
La vita degli abitanti era legata alla coltivazione dei terreni, alla cura dei vigneti, all’allevamento e allo sfruttamento dei boschi.
Il paese era formato dal nucleo storico e da diverse borgate sparse sulle colline.
Le questioni amministrative riguardavano soprattutto le strade, le proprietà, l’approvvigionamento idrico, l’assistenza e l’istruzione dei bambini.
Con l’avvicinarsi del Novecento, aumentò l’attenzione verso i servizi pubblici e la necessità di garantire scuole anche alle frazioni più lontane dal centro.
La scuola di Tetti Varetto
Nel marzo del 1902 si verificarono tensioni nella borgata di Tetti Varetto.
La controversia riguardava un lascito economico destinato al finanziamento di una scuola nella frazione.
Per le famiglie che vivevano lontano dal centro del paese, la possibilità di avere un edificio scolastico vicino rappresentava una necessità concreta.
Le difficoltà negli spostamenti potevano infatti limitare la frequenza dei bambini e rendere più complicato l’accesso all’istruzione.
L’episodio mostra come, all’inizio del Novecento, anche nelle comunità rurali la scuola fosse ormai considerata un servizio essenziale.
Il fascismo a Pavarolo
Il 9 agosto 1926 s’inaugurò la sede locale del Partito Nazionale Fascista.
Come avvenne nel resto d’Italia, il regime cercò di controllare anche nei piccoli comuni la vita politica, sociale e associativa.
Le organizzazioni locali vennero utilizzate per diffondere la propaganda e inquadrare la popolazione.
La presenza del partito influenzò le attività pubbliche, le cerimonie, l’istruzione e le associazioni presenti sul territorio.
La nascita del gruppo degli Alpini
Il 12 maggio 1935 nacque il gruppo pavarolese dell’Associazione Nazionale Alpini.
La nuova realtà riuniva reduci ed ex militari appartenenti alle truppe alpine.
In Piemonte, l’associazione rappresentava un punto di riferimento importante per molte comunità. Oltre a conservare la memoria del servizio militare, organizzava cerimonie, iniziative pubbliche e attività di solidarietà.
Il gruppo divenne così una presenza stabile nella vita sociale del paese.
Pavarolo durante la Resistenza
Durante la Seconda guerra mondiale, la posizione collinare e la vicinanza a Torino resero Pavarolo un luogo significativo per le attività partigiane.
Il 24 aprile 1945, dal paese s’impartì l’ordine di muovere verso Torino.
L’azione rientrava nell’insurrezione generale contro l’occupazione tedesca e la Repubblica Sociale Italiana.
Le formazioni partigiane si prepararono a raggiungere la città e a partecipare agli scontri che avrebbero portato alla Liberazione.
Pavarolo si inserì così negli avvenimenti decisivi dell’aprile 1945, quando il territorio torinese tornò progressivamente sotto il controllo delle forze democratiche.
Felice Casorati sindaco di Pavarolo
Il 26 maggio 1945 Felice Casorati divenne il primo sindaco di Pavarolo dopo la Liberazione.
Il pittore frequentava il paese già da diversi anni e lo aveva scelto come luogo di soggiorno e di lavoro.
La sua elezione rappresentò il passaggio dalla dittatura alla ricostruzione democratica delle istituzioni locali.
Casorati contribuì quindi alla storia di Pavarolo non soltanto come artista, ma anche attraverso il proprio impegno civile e amministrativo.
La sua presenza avrebbe reso il paese un punto di riferimento per numerosi pittori, allievi e protagonisti della cultura del Novecento.
Le principali date della storia di Pavarolo
1164: Federico Barbarossa assegna Pavarolo a Guglielmo del Monferrato
1235: i signori del paese diventano cittadini e confederati di Chieri
1264: Pavarolo viene concesso ai parenti di Segnorino Balbo
1289: Segnorino Melano dichiara di possedere una parte del castello
1347: Pavarolo segue Chieri nell’orbita dei Savoia
1400: il paese viene riconquistato dai chieresi
1706: le truppe francesi occupano temporaneamente il territorio
1781: la parrocchia diventa autonoma da Montaldo
1792: una tromba d’aria e una grandinata devastano la zona
1902: nascono tensioni per il finanziamento della scuola di Tetti Varetto
1926: viene inaugurata la sede locale del Partito Fascista
1935: nasce il gruppo pavarolese degli Alpini
1945: Pavarolo partecipa agli eventi della Liberazione
1983: vengono concessi ufficialmente lo stemma e il gonfalone
La lunga vicenda dello stemma comunale
La storia dello stemma di Pavarolo iniziò nel 1949.
L’amministrazione comunale affidò a una società genovese specializzata in araldica il compito di progettare un simbolo adatto al paese.
Venne probabilmente elaborata una prima proposta, ma il procedimento non arrivò alla conclusione. Con il passare del tempo, la documentazione andò perduta.
Nel 1980, l’amministrazione guidata dal sindaco Enrico Roccati decise di riaprire la pratica.
Le ricerche effettuate negli archivi pubblici e presso la società incaricata trent’anni prima non diedero risultati.
Fu quindi necessario ripartire dall’inizio, individuando gli elementi più rappresentativi della storia e dell’identità locale.
Alla composizione contribuirono anche i pittori pavarolesi Aimone e Leccioli.
Dopo un lungo percorso amministrativo, lo stemma e il gonfalone vennero concessi ufficialmente con decreto del presidente della Repubblica del 4 maggio 1983.
Il significato dello stemma di Pavarolo
Lo stemma comunale è formato da uno scudo argentato, circondato da un bordo rosso e attraversato diagonalmente da una sbarra dello stesso colore.
Nella parte superiore sinistra compare la torre campanaria con l’orologio, uno dei simboli più riconoscibili del paese.
La torre richiama il centro storico di Pavarolo e l’antico legame con Chieri, tradizionalmente ricordata come la città delle cento torri.
Nella parte inferiore destra è raffigurato un leone rampante d’oro.
La figura ricorda i Ferrero d’Ormea, feudatari del territorio, e gli antichi diritti esercitati dai vescovi di Torino.
Il leone tiene tra le zampe una spiga di grano. Il cereale rappresenta la vocazione agricola del paese e il lavoro svolto per secoli dagli abitanti.
Sulla sbarra diagonale sono collocate sette stelle a cinque punte. Sei sono d’argento, mentre una è d’oro.
Secondo l’interpretazione tradizionale, le stelle rappresentano i giorni della settimana. Quella dorata simboleggia la domenica.
Sotto lo scudo compare il motto latino:
Amicitia et concordia sempiterne regnant
La frase può essere tradotta come: “L’amicizia e la concordia regnano in eterno”.
Il gonfalone comunale è costituito da un drappo bianco sul quale viene riprodotto lo stemma.
Una storia intrecciata con quella del territorio
La storia di Pavarolo non è formata soltanto da concessioni imperiali, feudatari e guerre.
È anche la vicenda di una comunità cresciuta intorno al castello e rimasta per secoli legata all’agricoltura, ai boschi e alle borgate della collina.
La torre campanaria, il castello e le strade del centro storico conservano ancora l’impianto del borgo medievale.
Gli avvenimenti del Novecento raccontano invece il passaggio dalla società rurale alla modernità, attraverso la scuola, le associazioni, la Resistenza e il ritorno alla democrazia.
La presenza di Felice Casorati ha infine aggiunto una dimensione artistica all’identità del paese.
Nonostante i molti vuoti presenti nei documenti, le testimonianze disponibili permettono quindi di ricostruire quasi mille anni di storia, durante i quali Pavarolo ha condiviso le vicende di Chieri, Torino e dell’intero Piemonte.
FAQ – domande frequenti sulla storia di Pavarolo
La prima testimonianza storica considerata sicura risale al 1º maggio 1047. Un diploma di Enrico III cita Pavarolium, il castello e la cappella di San Secondo
Non esistono prove archeologiche sufficienti per dimostrare la presenza di un abitato romano stabile. Il primo nucleo conosciuto sembra essersi formato durante il Medioevo.
Chieri era il principale centro politico ed economico della zona. Nel 1235 riconobbe i signori di Pavarolo come cittadini e confederati, garantendo protezione in cambio dell’alleanza.
Il passaggio avvenne nel 1347, quando Chieri si sottomise ai Savoia. Pavarolo ne seguì le sorti politiche.
La parrocchia di Pavarolo ottenne l’autonomia da Montaldo il 17 gennaio 1781.
Il 24 aprile 1945 dal paese venne impartito l’ordine alle formazioni partigiane di muovere verso Torino durante l’insurrezione.
Sì. Il 26 maggio 1945 il pittore divenne il primo sindaco di Pavarolo dopo la Liberazione.
Lo stemma e il gonfalone furono concessi ufficialmente con decreto del presidente della Repubblica del 4 maggio 1983.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



