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A Torino il caldo cambia da una zona all’altra: cosa dicono i dati

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Da Alessandro Maldera

Agosto 04, 2026

La differenza delle temperature nei quartieri di Torino mostra quanto la struttura urbana possa amplificare il caldo estivo. Asfalto, edifici, vegetazione, ventilazione e conformazione del territorio fanno sì che le superfici cittadine reagiscano in modo molto diverso.

Nell’estate 2025 Torino ha registrato un’isola di calore superficiale di 15,2 °C. Il valore confronta però le aree urbane con quelle extraurbane del Comune e non rappresenta la distanza termica certificata tra due singoli quartieri

Focus sulle temperature dei quartieri di Torino

– Torino ha registrato un’isola di calore superficiale di 15,2 °C
– Il confronto riguarda aree urbane ed extraurbane, non due quartieri specifici
– La media delle temperature massime superficiali è stata di 44,2 °C
– Il dato misura il calore di asfalto, tetti, muri e vegetazione, non quello dell’aria
– Il 98% dei residenti vive in aree con isole di calore intense o molto intense
– Cemento, poco verde e scarsa ventilazione aumentano l’esposizione

Differenza delle temperature nei quartieri di Torino: cosa significa

Il dato di 15,2 °C descrive l’intensità dell’isola di calore urbana registrata nel territorio torinese durante l’estate 2025.

Il valore è stato ottenuto confrontando la media delle temperature massime superficiali rilevate nelle aree urbane con quella delle zone extraurbane del Comune.

Non significa quindi che tra due quartieri precisi siano stati misurati sempre 15,2 °C di differenza. Allo stesso modo, non dimostra che ogni giorno esista quella distanza tra la collina e una determinata periferia.

Il dato offre invece una misura complessiva di quanto il territorio costruito si riscaldi rispetto alle aree meno urbanizzate, verdi o rurali che si trovano nei confini e nei dintorni della città.

Torino risulta al primo posto tra i capoluoghi regionali analizzati per intensità dell’isola di calore superficiale. Il risultato è influenzato anche dalla presenza di zone collinari e boschive vicine al centro urbano, che rendono più netto il confronto.

I 23 quartieri di Torino
Torino è divisa in 23 quartieri, ciascuno con caratteristiche urbane, storia e conformazione differenti. Questi elementi incidono anche sulla presenza di verde, sulla densità degli edifici e sull’accumulo di calore durante l’estate. Scopri tutti i quartieri di Torino

La temperatura delle superfici non è quella dell’aria

Le misurazioni non indicano la temperatura normalmente riportata nelle previsioni meteorologiche.

I satelliti rilevano la temperatura delle superfici, conosciuta anche come Land Surface Temperature. Il dato riguarda quindi il calore raggiunto da elementi come:

  • asfalto;
  • marciapiedi;
  • tetti;
  • facciate;
  • parcheggi;
  • cortili;
  • prati;
  • alberi;
  • aree industriali.

Una strada può raggiungere una temperatura molto superiore rispetto all’aria circostante. Per questo un valore superficiale di 44 o 50 °C non significa che il termometro meteorologico indichi la stessa temperatura.

Tuttavia, una superficie molto calda restituisce energia all’ambiente e aumenta il disagio percepito da chi cammina, lavora o vive nelle vicinanze.

Come leggere correttamente i dati
La temperatura dell’aria viene misurata attraverso stazioni meteorologiche poste secondo criteri precisi. La temperatura superficiale viene invece rilevata dall’alto e mostra quanto si scaldano il terreno, gli edifici e la vegetazione

Come sono state misurate le temperature a Torino

L’analisi è stata realizzata utilizzando immagini dei satelliti Landsat 8 e Landsat 9.

I due satelliti lavorano con un ciclo combinato che permette di osservare nuovamente la stessa area con una frequenza indicativa di circa otto giorni. Ogni singolo satellite completa invece il proprio ciclo in 16 giorni.

I sensori termici consentono di misurare il calore emesso dalle superfici. I dati utilizzati riguardano i mesi di giugno, luglio e agosto 2025.

Le immagini sono state analizzate a livello di sezione di censimento. In questo modo è possibile osservare differenze molto più dettagliate rispetto a una semplice media riferita all’intera città.

Il risultato non fotografa soltanto una giornata eccezionalmente calda. L’elaborazione considera l’intera stagione estiva e cerca quindi di descrivere un’esposizione ripetuta nel tempo.

Torino ha registrato una media superficiale di 44,2 gradi

Nell’estate 2025 la media delle temperature massime superficiali registrate a Torino è stata di 44,2 °C.

Tra i capoluoghi regionali analizzati, soltanto Roma ha raggiunto un valore superiore, con 44,8 °C. Torino precede invece Cagliari, Napoli e Firenze.

Anche questo valore non rappresenta la temperatura media dell’aria cittadina. Indica la media delle massime raggiunte dalle superfici osservate durante i mesi estivi.

Il dato mostra però quanto asfalto, edifici e altre strutture urbane possano accumulare energia nelle giornate più calde.

Perché a Torino la differenza raggiunge 15,2 gradi

Il risultato torinese dipende dall’incontro tra caratteristiche urbane e conformazione geografica.

Il centro e numerose periferie presentano grandi superfici impermeabili. Strade, piazze, parcheggi e tetti assorbono la radiazione solare durante il giorno e rilasciano lentamente il calore.

Intorno alla parte urbanizzata sono invece presenti la collina, zone boschive e superfici con una maggiore quantità di vegetazione.

Questi ambienti si scaldano meno grazie all’ombra, alla permeabilità del terreno e all’evapotraspirazione delle piante.

Il confronto tra territori così diversi contribuisce ad ampliare il valore dell’isola di calore. Per questo i 15,2 °C non possono essere interpretati soltanto come una classifica interna dei quartieri.

Dove si accumula più calore nella città

Le mappe mostrano che il caldo non si distribuisce in modo uniforme.

In generale, le zone con molto asfalto, poche alberature e grandi edifici tendono a raggiungere temperature superficiali più elevate. Lo stesso accade nei parcheggi, nei piazzali industriali e nei cortili completamente pavimentati.

La ricostruzione locale indica tra le aree maggiormente esposte alcuni grandi spazi del centro, come Porta Palazzo, via Roma e la zona di Porta Nuova.

Anche le periferie con una forte presenza di capannoni, infrastrutture e superfici industriali possono accumulare molto calore. Tra queste viene indicata soprattutto Mirafiori Sud.

Queste osservazioni non costituiscono però una graduatoria ufficiale dei quartieri più caldi. I dati disponibili confermano il fenomeno generale, ma non permettono di attribuire con certezza un valore medio preciso a ogni quartiere.

Collina e parchi risultano generalmente più freschi

Le aree collinari e quelle con una vegetazione più fitta tendono a registrare valori superficiali inferiori.

Gli alberi intercettano una parte della radiazione solare e creano ombra. Inoltre, il terreno non completamente impermeabilizzato trattiene meno calore rispetto all’asfalto.

Tra le principali zone verdi cittadine, il Parco del Valentino svolge una funzione importante. La presenza di alberi, prati e del fiume contribuisce a creare condizioni differenti rispetto alle strade densamente costruite che lo circondano.

Il beneficio diminuisce però man mano che ci si allontana dal parco. In quartieri compatti come San Salvario, le vie con meno alberi e i cortili pavimentati possono riscaldarsi rapidamente.

Mirafiori Sud e le aree industriali

Mirafiori Sud rappresenta uno dei casi più significativi per comprendere il rapporto tra forma urbana e calore.

Nel quartiere sono presenti grandi capannoni, parcheggi, strade larghe e piazzali. Queste superfici assorbono molta energia e dispongono spesso di poche zone ombreggiate.

Il Parco Colonnetti costituisce un’importante area verde, ma la sua presenza non basta a raffrescare in modo uniforme tutto il quartiere.

Chi vive in una strada senza alberi o in un edificio circondato dall’asfalto può rimanere molto esposto anche se un grande parco si trova a poca distanza.

Per questo, oltre alle grandi aree verdi, conta il microverde di prossimità: alberi lungo i marciapiedi, aiuole, piccoli giardini, cortili permeabili e spazi ombreggiati.

Isole di calore e quartieri più vulnerabili

Il rischio non dipende soltanto dal valore raggiunto dalle superfici.

Uno studio dedicato a Torino ha analizzato il fenomeno considerando insieme pericolo, esposizione e vulnerabilità. La città è stata suddivisa in 3.843 sezioni di censimento, incrociando le caratteristiche termiche con dati urbanistici, sociali e sanitari.

In una zona densamente popolata, una temperatura elevata coinvolge un numero maggiore di persone. Inoltre, la presenza di molti anziani, malattie croniche o isolamento sociale può aumentare le conseguenze del caldo.

Anche la qualità degli edifici è importante. Le abitazioni poco isolate, i piani alti, i tetti scuri e l’assenza di ventilazione trattengono il calore per molte ore.

Per questo due zone con temperature simili possono presentare livelli di rischio molto differenti.

Il 98% dei torinesi vive in aree con forti isole di calore

Secondo l’elaborazione dei dati dell’estate 2025, il 98% della popolazione torinese risiede in zone classificate con isole di calore intense o molto intense.

In questa categoria rientrano le aree nelle quali la differenza tra la media delle massime superficiali urbane ed extraurbane supera gli 8,2 °C.

Il dato non significa che il 98% dei residenti viva sempre nelle strade più calde della città. Indica però che quasi tutta la popolazione è esposta a un contesto urbano nel quale l’effetto dell’isola di calore è rilevante.

La questione riguarda soprattutto anziani, bambini, persone con patologie croniche, lavoratori all’aperto e chi vive in abitazioni difficili da raffrescare.

Il caldo è anche una questione sociale

La possibilità di proteggersi dalle temperature elevate non è uguale per tutti.

Chi dispone di maggiori risorse può utilizzare sistemi di climatizzazione, migliorare l’isolamento della casa o trascorrere alcune ore in ambienti più freschi.

Altre persone vivono invece in edifici poco efficienti, quartieri con pochi alberi o abitazioni nelle quali l’uso continuativo del condizionatore avrebbe un costo troppo elevato.

Questa condizione viene definita povertà di raffrescamento. Non riguarda soltanto la mancanza di un climatizzatore, ma l’insieme delle difficoltà economiche, sociali e infrastrutturali che impediscono di difendersi dal caldo.

Le famiglie a basso reddito, gli anziani soli e chi lavora all’aperto risultano tra i gruppi più esposti.

Perché un grande parco non risolve tutto

La presenza di un parco migliora le condizioni ambientali, ma non garantisce automaticamente una protezione uniforme.

Durante un’ondata di calore, una persona anziana o con difficoltà motorie potrebbe non riuscire a percorrere diverse centinaia di metri sotto il sole per raggiungere uno spazio verde.

Per questo servono percorsi ombreggiati e piccoli luoghi freschi distribuiti nei quartieri.

Gli interventi più utili possono comprendere:

  • alberi lungo le strade;
  • pensiline ombreggiate;
  • cortili depavimentati;
  • aiuole e piccoli giardini;
  • fermate del trasporto pubblico protette;
  • biblioteche e centri civici climatizzati;
  • materiali chiari per tetti e pavimentazioni.

La qualità termica di un quartiere dipende quindi da una rete di interventi, non soltanto dalla presenza di una grande area verde.

Come ridurre le differenze termiche tra le zone di Torino

La riduzione delle isole di calore richiede una pianificazione urbana di lungo periodo.

Aumentare il numero degli alberi è importante, ma le nuove piantumazioni devono essere collocate nei punti nei quali possono offrire un beneficio concreto ai residenti.

Servono inoltre superfici più permeabili, meno asfalto inutile e materiali capaci di assorbire una quantità inferiore di energia solare.

Anche la forma degli edifici e la ventilazione naturale devono essere considerate. Strade molto strette o cortili chiusi possono trattenere il calore, soprattutto durante la notte.

Gli interventi dovrebbero partire dalle zone nelle quali si sommano temperature elevate, alta densità abitativa e maggiore fragilità sociale.

Nell’estate 2025 Torino ha registrato una media delle massime superficiali di 44,2 °C. Non si tratta della temperatura dell’aria.

FAQ – Quartieri caldi e zone fresche: le risposte

La differenza di 15,2 gradi riguarda due quartieri?

No. Il valore confronta la media delle temperature massime superficiali delle aree urbane con quella delle zone extraurbane del Comune.

Qual è la temperatura superficiale media registrata a Torino?

Nell’estate 2025 Torino ha registrato una media delle massime superficiali di 44,2 °C. Non si tratta della temperatura dell’aria.

Quali sono le zone più calde di Torino?

Le aree cementificate, industriali e con pochi alberi risultano generalmente più esposte. Non è però disponibile una classifica ufficiale completa dei quartieri con valori medi confrontabili.

Quali aree sono generalmente più fresche?

La collina e i grandi parchi tendono a riscaldarsi meno. Tra le principali oasi verdi cittadine rientra il Parco del Valentino.

Perché il caldo colpisce maggiormente alcuni residenti?

Età, salute, reddito, qualità delle abitazioni, distanza dai servizi e presenza di verde modificano la capacità di proteggersi dalle alte temperature.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende