Mole24 Logo Mole24
Mole24 » Territorio » Archivio Arcivescovile di Torino: sede, storia dell’ordinamento e come consultare le carte dal X al XXI secolo

Archivio Arcivescovile di Torino: sede, storia dell’ordinamento e come consultare le carte dal X al XXI secolo

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Luglio 02, 2026

L’Archivio Arcivescovile di Torino non è solo “un posto dove si tengono carte”: è una memoria tecnica della città, della diocesi e, di conseguenza, di buona parte del Piemonte storico. Qui trovi documenti dal sec. X al sec. XXI, ordinati e descritti con criteri che nascono già nel Seicento. Inoltre la consultazione, se organizzata bene, è accessibile anche a chi non è “addetto ai lavori”.

Coordinate pratiche: sede, accesso e contatti

• Sede: via dell’Arcivescovado 12, Torino
• Documentazione: dal sec. X al sec. XXI (circa 2500 m lineari, ~30000 unità)
• Consultazione: accesso indicato come libero, ma con documento d’identità e appuntamento
• Chiusura: agosto
• Prenotazioni/contatti: archivio@diocesi.to.it – tel. +39 011 5156271 / +39 011 5156273

Dove si trova l’Archivio Arcivescovile di Torino

La sede attuale è in via dell’Arcivescovado 12, Torino, nel Palazzo Arcivescovile. Tuttavia l’archivio non è sempre stato nel centro storico di Torino: per secoli la documentazione seguì le vicende del potere vescovile, spostandosi e, a volte, subendo perdite.

Prima del Palazzo Arcivescovile: origini e spostamenti dei documenti

In origine, l’archivio era con ogni probabilità legato al palazzo episcopale vicino alla cattedrale, dietro le absidi delle basiliche antiche (Santo Salvatore, San Giovanni Battista, Santa Maria) e a ridosso delle mura romane. Poi, col passare dei secoli, tra devastazioni, incendi e depredazioni, la documentazione visse una storia “fisica”: casse, bauli, trasferimenti. Inoltre, alla morte dei vescovi, gli archivi personali venivano portati nel palazzo, alimentando un deposito unico ma complesso.

Dal Cinquecento: vescovi senza dimora fissa e archivi “in viaggio”

Dalla metà del XVI secolo, dopo l’insediamento di Emanuele Filiberto nel palazzo vescovile, i vescovi torinesi rimasero per circa due secoli senza una residenza stabile. Perciò è plausibile che molti documenti continuassero a muoversi insieme alle persone e ai loro beni, soprattutto perché diversi presuli provenivano da famiglie nobili con proprietà proprie.

La svolta del 1777: una sede definitiva e la fine del “peregrinare”

Il cambio di passo arriva con Francesco Luserna Rorengo di Rorà. Infatti, dopo la soppressione dei Gesuiti, nel 1777 il vescovo ottiene come sede definitiva il palazzo già dei Padri della Missione, cioè l’attuale Palazzo Arcivescovile. Da lì in avanti l’archivio ha un “centro” stabile; tuttavia, per un periodo, le carte restano comunque disperse in locali diversi.

Il primo grande riordino: Giovanni Busini e il lavoro del 1676

Il primo tentativo sistematico di tutela e controllo del patrimonio archivistico viene avviato dall’arcivescovo Beggiano, che affida l’incarico al notaio curiale Giovanni Busini. A partire dal 1676, Busini toglie i documenti dalle casse e li inventaria con metodo: pergamene in 29 scatole/cassette con titoli e numerazione, mentre le carte di amministrazione e beni della mensa in “tasche” con numerazione alfabetica.

Inoltre Busini non si limita a contare: per alcuni protocolli regesta tutti gli atti, per altri fa descrizioni più sintetiche. E, cosa decisiva, corregge continuamente la numerazione quando riemergono documenti prima smarriti. Di conseguenza il suo Repertorium scripturarum veterum diventa uno strumento di difesa concreta: permette di ritrovare in fretta le prove documentarie utili a proteggere beni e diritti dell’arcivescovado contro contestazioni.

Il Compendio del 1768 e l’ordine “per categorie”

La linea resta la stessa anche col successore Luserna Rorengo di Rorà, che prosegue e aggiorna il riordino. Nel 1768 viene redatto il Compendio delle scritture dell’Arcivescovado di Torino, strutturato in 60 categorie (diplomi, bolle, taglie e sussidi ecclesiastici, feudi, decime, atti criminali, protocolli, visite pastorali, scritture varie, e così via), organizzate in mazzi. Questo impianto, quindi, diventa un “telaio” durevole: rimane sostanzialmente stabile per circa un secolo.

Ottocento e Novecento: indici, censimenti e titolario

Nel 1804 Agostino Torelli produce quattro volumi di indici dei protocolli e altri strumenti manoscritti di consultazione. Poi arrivano censimenti e ricognizioni: nel 1923 un censimento più schematico (Archivio della Curia) e, successivamente, il lavoro dell’archivista Tommaso Castagno tra 1942 e 1947, che descrive l’archivio con 38 titoli.

Il passaggio formale successivo è nel 1965, quando si chiudono l’ordinamento e il titolario: l’Archivio Arcivescovile di Torino risulta allora composto da 37 titoli. Infine, nel 1972, l’archivista Oreste Favaro propone una ripartizione in 22 sezioni, articolate in serie conservate in volumi, cartelle o mazzi. In altre parole: l’archivio si rende consultabile “a strati”, con strumenti diversi per esigenze diverse.

Consistenza e arco cronologico: quanto è grande e quanto copre

Qui i numeri contano, perché danno l’idea della scala:

  • Metri lineari: circa 2500
  • Unità archivistiche: circa 30000 tra fascicoli, registri e volumi
  • Arco temporale: dal sec. X (ultimo quarto) al sec. XXI (primo quarto)

Quindi non è un archivio “di nicchia”: è una struttura documentaria enorme, utile per storia istituzionale, sociale, religiosa e anche per ricerche legate a Torino e al territorio piemontese.

Come accedere: regole pratiche, appuntamento e chiusura

L’accesso è indicato come libero, però nella pratica funziona così: si entra per consultazione con documento d’identità e appuntamento. Inoltre, il periodo di chiusura segnalato è agosto.

FAQ – Info essenziali sull’Archivio Arcivescovile di Torino

Serve prenotare o posso presentarmi e basta?

L’accesso è indicato come libero, tuttavia la consultazione avviene con appuntamento: quindi conviene scrivere via mail prima di andare.

Cosa devo portare per consultare le carte?

È richiesta l’identificazione: perciò porta un documento d’identità e le informazioni utili sulla tua ricerca (periodo, tema, nomi, località).

Quando è chiuso l’Archivio Arcivescovile di Torino?

È indicato un periodo di chiusura ad agosto. Inoltre, anche fuori agosto, è sensato verificare disponibilità e orari in fase di prenotazione.

Che arco temporale copre la documentazione?

La documentazione va dall’ultimo quarto del X secolo fino al primo quarto del XXI secolo, quindi copre un arco lunghissimo.

Quanto è grande l’archivio, in termini concreti?

La consistenza è molto ampia: circa 2500 metri lineari e circa 30000 unità archivistiche tra fascicoli, registri e volumi.

Continua a leggere le notizie di Mole24, segui la nostra pagina Facebook e iscriviti al nostro canale WhatsApp
Alessandro Maldera Avatar

Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende