Byd guarda agli stabilimenti europei: Mirafiori entra nello scenario delle fabbriche sottoutilizzate

Da Alessandro Maldera
Maggio 22, 2026

L’ipotesi di un interesse dell’azienda cinese Byd per lo stabilimento Mirafiori riapre il dibattito sul futuro industriale di Torino.
Il gruppo asiatico, tra i protagonisti mondiali dell’auto elettrica, sta valutando impianti europei con capacità produttiva inutilizzata.
Tra i siti osservati ci sarebbero anche alcune fabbriche Stellantis in Italia, tra cui Mirafiori e Cassino.
Per ora, però, si parla di uno scenario industriale e non di un accordo già concluso.
Byd cerca stabilimenti in Europa
Byd sta guardando con attenzione al mercato europeo non solo per vendere auto, ma anche per produrle direttamente nel continente. La conferma è arrivata dalle parole di Stella Li, vicepresidente esecutiva del gruppo, durante un’intervista rilasciata a Bloomberg a margine della conferenza “Financial Times Future of the Car” di Londra.
La dirigente ha spiegato che il gruppo è interessato agli impianti disponibili in Europa, soprattutto dove esiste capacità produttiva non utilizzata. Inoltre, ha chiarito che i contatti non riguardano soltanto Stellantis, ma anche altri costruttori europei.
Il messaggio è chiaro: Byd vuole rafforzare la propria presenza industriale nel Vecchio Continente. Tuttavia, la società non sembrerebbe orientata a semplici collaborazioni leggere. L’obiettivo, secondo quanto emerso, sarebbe gestire direttamente gli eventuali stabilimenti acquisiti o presi in carico.
Perché si parla di Mirafiori
Lo storico stabilimento di Mirafiori, a Torino, rientra nel dibattito perché da tempo vive una fase di forte difficoltà produttiva. La fabbrica, simbolo della stagione Fiat e della storia operaia torinese, oggi è legata al futuro di Stellantis e alla transizione verso l’elettrico.
La produzione della Fiat 500 elettrica e della futura versione ibrida non sembra sufficiente, da sola, a saturare la capacità industriale dello stabilimento. Inoltre, l’area lasciata libera dalla Maserati, trasferita a Modena, non ha ancora trovato una nuova destinazione produttiva stabile.
Per questo motivo, quando Byd parla di impianti europei sottoutilizzati, Mirafiori viene inserita tra i siti potenzialmente interessanti. Non significa, però, che ci sia già un’operazione definita. Al momento si tratta di un’ipotesi industriale collegata alle strategie europee del gruppo cinese.
Cassino e Mirafiori tra i siti italiani osservati
Oltre a Mirafiori, anche lo stabilimento Stellantis di Cassino, in provincia di Frosinone, sarebbe entrato nel possibile perimetro di attenzione. Entrambi i siti stanno vivendo una fase complessa, segnata da volumi ridotti e spazi produttivi non pienamente utilizzati.
A Cassino la produzione è legata soprattutto ai marchi premium del gruppo. Tuttavia, anche qui la situazione resta delicata, soprattutto per il rallentamento dei nuovi modelli e per la difficoltà di mantenere alto il livello di attività dello stabilimento.
A Torino, invece, il nodo è ancora più simbolico. Mirafiori non è una fabbrica qualsiasi: è uno dei luoghi che hanno costruito l’identità industriale della città. Di conseguenza, ogni ipotesi sul suo futuro assume subito un peso economico, politico e sociale.
Byd preferisce controllare direttamente gli impianti
Uno degli aspetti più importanti riguarda il modello industriale preferito da Byd. Stella Li ha spiegato che il gruppo cinese non considera ideale la formula della joint venture quando si parla di produzione.
Secondo questa impostazione, Byd preferirebbe gestire direttamente gli impianti, senza dover condividere decisioni operative con altri costruttori. La società, invece, resta aperta ad accordi commerciali o tecnologici in altri ambiti, come batterie, componenti o forniture.
Questo dettaglio è decisivo, perché cambia il senso dell’operazione. Non si tratterebbe solo di una collaborazione tra aziende, ma di un possibile ingresso produttivo diretto di Byd in fabbriche europee oggi sottoutilizzate.
L’espansione europea del gruppo cinese
La strategia europea di Byd è già iniziata. Il gruppo ha avviato un importante progetto produttivo a Szeged, in Ungheria, dove è prevista una fabbrica destinata ad assemblare modelli elettrici per il mercato europeo.
Inoltre, Byd si è affidata ad Alfredo Altavilla, ex dirigente Fiat Chrysler Automobiles, come figura di riferimento per rafforzare i rapporti industriali nel continente. È un segnale non secondario, soprattutto per l’Italia, perché Altavilla conosce bene il mondo Fiat, la filiera automobilistica europea e le dinamiche del settore.
Nel frattempo, Byd continua a crescere anche sul piano economico. Il gruppo ha superato i 100 miliardi di dollari di ricavi annui, confermandosi tra i protagonisti globali della mobilità elettrica e ibrida.
Maserati e Alfa Romeo nel dossier dei marchi storici
L’interesse di Byd non riguarderebbe soltanto le fabbriche. Secondo quanto emerso, il gruppo starebbe valutando anche alcuni marchi storici europei in difficoltà.
Tra i nomi citati ci sono Maserati e Alfa Romeo, entrambi parte dell’universo Stellantis. Stella Li avrebbe definito Maserati un marchio “molto interessante”, precisando però che non sarebbe stata intrapresa alcuna azione concreta.
Anche in questo caso, quindi, serve prudenza. Non c’è una trattativa annunciata per l’acquisto dei marchi. Tuttavia, il fatto che Byd osservi non solo gli impianti ma anche i brand europei conferma la portata della sua strategia.
Cosa potrebbe cambiare per Torino
Per Torino, l’ipotesi Byd apre una domanda importante: meglio uno stabilimento fermo o sottoutilizzato, oppure l’ingresso di un nuovo attore industriale, anche straniero, capace di riportare produzione?
La risposta non è semplice. Da un lato, un eventuale utilizzo di Mirafiori da parte di un gruppo forte potrebbe significare lavoro, indotto e nuove prospettive. Dall’altro, un passaggio di questo tipo segnerebbe anche una trasformazione profonda della storia industriale torinese.
Mirafiori, infatti, è stata per decenni il cuore della Fiat. Vederla entrare nelle strategie di un costruttore cinese avrebbe un valore simbolico enorme. Inoltre, mostrerebbe quanto la crisi dell’automotive europeo sia ormai legata alla crescita dei produttori asiatici.
Perché la partita riguarda tutta l’auto europea
Il caso Mirafiori non è isolato. In Europa molte fabbriche automobilistiche lavorano sotto la propria capacità, mentre i costruttori cinesi cercano spazi produttivi per avvicinarsi ai mercati occidentali e ridurre i rischi legati a dazi, logistica e barriere commerciali.
Per questo motivo, l’interesse di Byd per gli stabilimenti europei va letto dentro una partita più ampia. Non riguarda solo Torino o Stellantis, ma il nuovo equilibrio dell’industria automobilistica.
La domanda, quindi, è se l’Europa riuscirà a rilanciare i propri siti produttivi con una strategia autonoma o se una parte crescente della capacità industriale finirà nelle mani dei nuovi colossi globali dell’elettrico.
FAQ – Byd, Mirafiori e Stellantis: le domande principali
Al momento non c’è un accordo annunciato per l’acquisto di Mirafiori. L’ipotesi nasce dalle dichiarazioni di Stella Li, vicepresidente esecutiva di Byd, secondo cui il gruppo sta valutando stabilimenti europei sottoutilizzati.
Mirafiori potrebbe essere interessante perché dispone di capacità produttiva non pienamente utilizzata. Inoltre, lo stabilimento si trova in una città con una lunga tradizione automobilistica e con competenze industriali importanti.
Oltre a Mirafiori, tra i siti osservati viene indicato anche lo stabilimento Stellantis di Cassino, in provincia di Frosinone. Anche questo impianto sta attraversando una fase produttiva difficile.
Secondo le dichiarazioni di Stella Li, Byd preferirebbe gestire direttamente gli impianti produttivi. La joint venture, quindi, non sarebbe la formula preferita dal gruppo cinese per la produzione.
Byd starebbe osservando anche alcuni marchi storici europei in difficoltà. Maserati è stata definita “molto interessante”, ma al momento non risultano azioni concrete o operazioni già avviate.
Immagine generata artificialmente a scopo illustrativo

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



