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Cani accompagnano i pazienti in sala operatoria al Martini di Torino: il progetto di Dog Therapy prima dell’intervento

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Da Alessandro Maldera

Maggio 13, 2026

All’ospedale Martini di Torino parte un nuovo progetto di Dog Therapy pensato per aiutare i pazienti nel momento che precede un intervento. I cani da terapia accompagnano le persone durante il percorso in barella verso l’area operatoria, offrendo una presenza calma e rassicurante. Tuttavia, gli animali non entrano nella sala operatoria sterile: restano accanto al paziente fino alle porte consentite, dove termina il loro compito.

Dog Therapy prima dell’intervento: cosa cambia al Martini

Dove: ospedale Martini di Torino
Progetto: Dog Therapy nel percorso pre-operatorio
Funzione: accompagnare i pazienti in barella fino alle porte dell’area operatoria
Precisazione: i cani non entrano nella sala operatoria sterile
Obiettivo: ridurre ansia, paura e tensione prima dell’intervento
Possibile sviluppo: valutazione del modello anche in altri ospedali dell’ASL cittadina

Cani accompagnano i pazienti: cosa succede davvero

La novità riguarda il tragitto verso la sala operatoria, uno dei momenti più delicati per chi deve affrontare un intervento. Il paziente lascia la stanza, viene sistemato sulla barella e attraversa corridoi che spesso aumentano ansia, paura e incertezza.

In questo percorso può essere affiancato da un cane da terapia. L’animale resta vicino, tranquillo e controllato, offrendo una presenza familiare e meno fredda rispetto all’ambiente ospedaliero.

È però importante precisarlo: il cane non entra nella sala operatoria vera e propria. Il suo accompagnamento si ferma prima dell’area sterile, nel rispetto delle regole sanitarie e organizzative dell’ospedale.

Non sono cani qualsiasi, ma cani da terapia

Il progetto non prevede l’ingresso dei cani personali dei pazienti. Non si tratta, quindi, del proprio animale domestico portato in ospedale per accompagnare il padrone.

I protagonisti sono cani da terapia, preparati per lavorare in contesti sanitari e seguiti da operatori formati. Devono essere docili, equilibrati, abituati alla presenza di persone fragili e capaci di muoversi in ambienti complessi senza creare disturbo.

Per questo motivo, la Dog Therapy non va confusa con una semplice visita affettiva. È un’attività strutturata, con finalità di supporto emotivo e relazionale.

Perché un cane può aiutare prima di un intervento

Il momento prima dell’intervento può essere molto pesante. Anche quando il percorso è breve, il paziente può vivere sensazioni intense: paura, tensione, senso di solitudine e perdita di controllo.

Inoltre, le porte dell’area operatoria rappresentano spesso un confine psicologico forte. Dietro quelle porte il paziente sa che inizierà una fase che non può controllare direttamente.

La presenza di un cane può rendere questo passaggio meno traumatico. Guardarlo, accarezzarlo o semplicemente averlo accanto può aiutare a spostare l’attenzione dalla paura a una relazione concreta, semplice e rassicurante.

Il progetto parte dall’ospedale Martini di Torino

L’iniziativa prende avvio all’ospedale Martini di Torino. Il progetto rappresenta un’estensione della Pet Therapy, o più precisamente della Dog Therapy, già utilizzata in ambito sanitario come supporto ai pazienti.

Il Martini diventa così il punto di partenza di una sperimentazione che potrebbe essere valutata anche da altri ospedali dell’ASL cittadina. In particolare, le direzioni del Maria Vittoria e del San Giovanni Bosco stanno osservando il modello.

Se l’esperienza funzionerà, il principio potrebbe essere applicato anche in altre strutture. Naturalmente, ogni ospedale dovrà valutare spazi, protocolli, personale e condizioni di sicurezza.

Dog Therapy al Martini: un percorso già avviato

La presenza dei cani in ospedale non nasce da zero. All’interno dell’ASL cittadina la Dog Therapy è già stata introdotta da alcuni anni come supporto ai pazienti pediatrici ospedalizzati o sottoposti a cure mediche.

Nel 2024, inoltre, il servizio è entrato anche nei reparti di oncologia, coinvolgendo sia pazienti pediatrici sia adulti. L’obiettivo è migliorare la qualità della vita delle persone che affrontano situazioni sanitarie difficili, lavorando sulla sfera emotiva, relazionale, cognitiva e affettiva.

La novità del Martini consiste quindi nel portare questo supporto in un momento ancora più preciso: quello che precede l’ingresso in area operatoria.

Il cane come mediatore emozionale

Il cane da terapia diventa un mediatore emozionale. Non cura, non sostituisce medici e infermieri e non modifica il percorso clinico. Tuttavia, può aiutare il paziente a sentirsi meno solo.

La sua presenza favorisce il contatto, l’espressione delle emozioni e la relazione. Inoltre, può creare un momento di scambio anche con caregiver, familiari e compagni di degenza.

Nei bambini, questo effetto può essere particolarmente evidente. La curiosità verso il cane può spezzare la paura, riportare un sorriso e trasformare per qualche minuto l’ospedale in un luogo meno ostile.

Perché il percorso in barella può fare paura

Il tragitto verso la sala operatoria è spesso sottovalutato. Eppure, per molti pazienti è un passaggio molto intenso.

La stanza viene lasciata alle spalle. La barella si muove. I corridoi sembrano più lunghi. Le porte metalliche dell’area operatoria segnano l’inizio di qualcosa che il paziente non può vedere né prevedere.

Proprio in quel momento, una presenza calma può fare la differenza. Il cane non elimina la paura, ma può renderla più sopportabile. Inoltre, offre al paziente un punto su cui concentrarsi prima dell’intervento.

Una novità utile anche per famiglie e caregiver

Il progetto può avere effetti positivi anche sulle famiglie. Quando un paziente viene accompagnato verso l’intervento, chi resta fuori vive spesso un momento di forte tensione.

La presenza del cane può rendere il distacco meno brusco, soprattutto nei casi pediatrici. Inoltre, può favorire un clima più umano tra pazienti, familiari e personale sanitario.

Naturalmente, tutto deve avvenire nel rispetto delle regole dell’ospedale. Tuttavia, l’idea di fondo è chiara: il percorso di cura non riguarda solo il corpo, ma anche la parte emotiva della persona.

Cosa cambia rispetto alla Pet Therapy tradizionale

La Pet Therapy tradizionale viene spesso associata alla visita in reparto, al gioco, alla compagnia e al supporto durante la degenza. In questo caso, invece, il cane accompagna il paziente in una fase molto specifica e delicata.

Il servizio non serve soltanto a rendere più piacevole un momento della giornata. Serve ad aiutare il paziente quando la tensione può raggiungere il punto più alto.

Per questo motivo, il progetto del Martini rappresenta un passo ulteriore. La Dog Therapy non resta confinata alla degenza, ma entra nel percorso pre-operatorio, sempre senza superare i limiti imposti dall’area sterile.

Una possibile strada per altri ospedali di Torino

Il progetto potrebbe diventare un modello anche per altre strutture. Le direzioni del Maria Vittoria e del San Giovanni Bosco stanno valutando l’esperienza, segno che l’interesse non riguarda solo il Martini.

Tuttavia, l’estensione non può essere automatica. Servono cani preparati, operatori qualificati, protocolli chiari e una buona integrazione con l’organizzazione dei reparti.

Se questi elementi saranno rispettati, la Dog Therapy nel percorso verso l’area operatoria potrebbe diventare uno strumento utile per rendere l’esperienza ospedaliera meno fredda e più attenta alla persona.

FAQ – Cani e pazienti al Martini: risposte rapide sul progetto

I cani entrano davvero nella sala operatoria?

No. I cani accompagnano i pazienti fino alle porte dell’area operatoria, ma non entrano nella sala operatoria sterile.

Dove parte il progetto?

Il progetto parte dall’ospedale Martini di Torino, dove la Dog Therapy era già presente in altre forme di supporto ai pazienti.

Sono i cani personali dei pazienti?

No. Il progetto riguarda cani da terapia preparati per lavorare in contesti sanitari, non gli animali personali dei pazienti.

A cosa serve il cane prima dell’intervento?

Serve a ridurre ansia, paura e tensione durante il tragitto verso l’area operatoria. La presenza del cane offre al paziente un punto di riferimento emotivo.

Il progetto arriverà anche in altri ospedali?

Al momento l’esperienza parte dal Martini. Tuttavia, anche altri ospedali dell’ASL cittadina, come Maria Vittoria e San Giovanni Bosco, stanno valutando il modello.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende