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Cittadella Bea e Stefania della Falchera: a Torino nasce uno spazio di sport, accoglienza e memoria

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Da Alessandro Maldera

Maggio 12, 2026

La Cittadella Bea e Stefania della Falchera è stata intitolata alla memoria di Beatrice Naso e della madre Stefania Fiorentino. Il centro di via degli Ulivi diventa così un luogo dedicato a sport, inclusione, accoglienza e sostegno alle famiglie che affrontano malattie rare. L’iniziativa è promossa dalla NIDA – Nazionale Italiana dell’Amicizia, che da anni lavora per trasformare una storia dolorosa in un progetto concreto. Inoltre, la nuova Cittadella punta a diventare un presidio sociale per la Falchera, per la Circoscrizione 6 e per tutta Torino.

Falchera, sport e solidarietà: cosa nasce in via degli Ulivi

  • Nome: Cittadella Bea e Stefania
  • Dove: via degli Ulivi 11, quartiere Falchera, Torino
  • Area: centro sportivo della Falchera
  • Intitolazione: Beatrice Naso e Stefania Fiorentino
  • Promotore: NIDA – Nazionale Italiana dell’Amicizia
  • Obiettivo: sport, inclusione, sostegno alle famiglie e attenzione alle malattie rare
  • Nuovi spazi: palazzina con ambienti polifunzionali per attività, accoglienza e servizi
  • Valore sociale: trasformare una storia dolorosa in un luogo aperto alla comunità

Cittadella Bea e Stefania della Falchera: cosa è stato inaugurato

La cerimonia di intitolazione si è svolta nel centro sportivo di via degli Ulivi 11, nel quartiere Falchera.

La struttura è stata dedicata a Beatrice Naso, conosciuta da molti come la “bimba di pietra”, e a sua madre Stefania Fiorentino, scomparse a pochi mesi di distanza. Tuttavia, l’intitolazione non è soltanto un omaggio alla loro memoria.

Infatti, il progetto definisce anche la nuova missione dell’area: creare uno spazio aperto, accessibile e pensato per sostenere bambini fragili, famiglie e persone che vivono percorsi complessi legati alle malattie rare.

Di conseguenza, la Cittadella non sarà solo un centro sportivo. Sarà anche un luogo di relazione, sollievo, inclusione e partecipazione.

Un progetto nato per trasformare il dolore in aiuto concreto

La Cittadella Bea e Stefania nasce dal lavoro della NIDA, la Nazionale Italiana dell’Amicizia.

L’associazione ha costruito negli anni un percorso di solidarietà legato agli ospedali, alle famiglie e ai bambini con gravi fragilità. Il progetto della Falchera rappresenta quindi un passaggio importante: dalla promessa e dal desiderio di aiutare alla creazione di uno spazio fisico e riconoscibile.

Il centro sportivo di via degli Ulivi è stato trasformato in un luogo con una funzione sociale precisa. Inoltre, il progetto punta a unire sport, salute, inclusione e attività ricreative, creando un punto di riferimento stabile per il territorio.

La forza dell’iniziativa sta proprio qui: non limitarsi al ricordo, ma costruire qualcosa che continui a servire altre persone.

Chi erano Bea e Stefania

Beatrice Naso era una bambina torinese colpita da una malattia rarissima e molto dolorosa, capace di provocare la progressiva calcificazione delle articolazioni. Per questo venne chiamata la “bimba di pietra”.

La sua storia aveva commosso Torino e molte persone anche fuori città. Accanto a lei c’era la madre, Stefania Fiorentino, che aveva affrontato con forza e amore il percorso della figlia.

La loro scomparsa, avvenuta a pochi mesi di distanza, ha lasciato un vuoto profondo. Tuttavia, attorno alla loro memoria è nato anche un impegno concreto.

Intitolare la Cittadella a Bea e Stefania significa quindi dare continuità a una storia. Non per chiuderla in una targa, ma per trasformarla in accoglienza, servizi e possibilità per altre famiglie.

La nuova palazzina per bambini e famiglie

Uno degli elementi centrali del progetto è la nuova palazzina in fase di realizzazione.

L’edificio ospiterà spazi polifunzionali pensati per offrire assistenza, sollievo, attività ricreative e momenti di accoglienza. I destinatari principali saranno bambini affetti da malattie rare e famiglie spesso costrette ad affrontare periodi lunghi di isolamento, cure e difficoltà organizzative.

Inoltre, la palazzina servirà a rendere la Cittadella più completa. Non solo campi da gioco, quindi, ma anche ambienti dedicati alla relazione, alla permanenza e al supporto concreto.

La struttura non è ancora pienamente conclusa. Tuttavia, l’inaugurazione ha mostrato che il progetto è ormai entrato in una fase visibile e avanzata.

Sport e inclusione nella Falchera

La Cittadella nasce dentro un’area sportiva, ma il suo significato va oltre l’attività fisica.

Lo sport diventa uno strumento di inclusione. Permette di creare occasioni di incontro tra bambini, famiglie, volontari, residenti e associazioni. Inoltre, può aiutare a superare barriere fisiche, sociali e psicologiche.

Nel progetto della NIDA, il centro deve diventare uno spazio aperto a tutti, senza esclusioni. Questo aspetto è decisivo, perché molte famiglie che affrontano malattie rare vivono anche una forma di isolamento quotidiano.

Per questo, la Cittadella punta a offrire un luogo dove la fragilità non venga nascosta, ma accolta dentro una comunità più ampia.

Una promessa diventata realtà

La storia della Cittadella affonda le radici nell’incontro tra la NIDA e la piccola Bea.

Da quell’incontro, avvenuto anni fa, è nato un lungo percorso di impegno. L’associazione ha portato avanti iniziative negli ospedali, collaborazioni sociali e progetti di solidarietà, fino alla realizzazione dello spazio della Falchera.

Il presidente della NIDA, Walter Galliano, ha ricordato le difficoltà affrontate lungo il percorso. Non sono mancati ostacoli burocratici, problemi economici e aumenti dei costi dei materiali.

Tuttavia, l’obiettivo è rimasto lo stesso: creare un luogo capace di accogliere, aiutare e dare respiro a chi vive situazioni di grande fragilità.

La presenza delle istituzioni

Alla cerimonia erano presenti rappresentanti del Comune, della Regione e della Circoscrizione.

Tra le presenze istituzionali c’era anche Valerio Lomanto, presidente della Circoscrizione 6. La partecipazione delle istituzioni ha dato ulteriore valore pubblico all’iniziativa.

Infatti, la Cittadella non riguarda solo una singola associazione. Riguarda il territorio, il quartiere e la capacità della città di sostenere progetti nati dalla società civile.

Le autorità hanno evidenziato il valore della riqualificazione sociale dell’area. In questo caso, uno spazio urbano viene trasformato in una risorsa collettiva, capace di generare servizi e occasioni di inclusione.

La Falchera come luogo di rinascita

La scelta della Falchera è significativa.

Il quartiere ha bisogno di spazi vivi, capaci di creare aggregazione, attività e presenza sociale. Un centro sportivo riqualificato può diventare un punto di riferimento per famiglie, bambini, giovani, associazioni e residenti.

Inoltre, la Cittadella porta nel quartiere una funzione nuova. Non solo sport, ma anche accoglienza e sostegno alle fragilità.

Questo è un passaggio importante. La rigenerazione urbana non passa soltanto dai grandi cantieri o dalle trasformazioni immobiliari. A volte nasce da luoghi come questo: spazi concreti, radicati nel territorio, capaci di rispondere a bisogni reali.

Un progetto ancora da completare

L’intitolazione della Cittadella rappresenta un passaggio importante, ma non chiude il percorso.

La nuova palazzina dedicata ai servizi per le famiglie è ancora in fase di completamento. Di conseguenza, la sfida della NIDA continua.

Serviranno risorse, sostegno, volontariato e attenzione pubblica per rendere il progetto pienamente operativo. Tuttavia, l’evento di via degli Ulivi ha confermato che la Cittadella non è più soltanto un’idea.

È un luogo reale. Ha un nome, una funzione e una storia da portare avanti.

FAQ – Falchera, sport e malattie rare nella Cittadella

Dove si trova la Cittadella Bea e Stefania?

La Cittadella Bea e Stefania si trova in via degli Ulivi 11, nel quartiere Falchera di Torino.

A chi è dedicata la Cittadella?

La Cittadella è dedicata a Beatrice Naso e alla madre Stefania Fiorentino. Bea era conosciuta come la “bimba di pietra” per la rarissima malattia che colpiva il suo corpo.

Chi promuove il progetto?

Il progetto è promosso dalla NIDA – Nazionale Italiana dell’Amicizia, associazione impegnata in attività solidali, sportive e sociali.

Qual è l’obiettivo della Cittadella?

L’obiettivo è creare uno spazio di sport, inclusione e accoglienza, con particolare attenzione ai bambini con malattie rare e alle loro famiglie.

La Cittadella è già completata?

La Cittadella è stata intitolata e il progetto è avviato. Tuttavia, la nuova palazzina destinata ai servizi per le famiglie è ancora in fase di completamento.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende