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Perosa Canavese: storia del borgo tra via Petrosa, conti di San Martino e memoria del territorio

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Maggio 05, 2026

La storia di Perosa Canavese affonda le radici in un territorio attraversato da uomini, eserciti e traffici fin dall’antichità. Il borgo, infatti, nacque lungo un’importante via di comunicazione e per secoli legò il proprio destino ai conti di San Martino, al loro castello e alle vicende del Canavese.

Per capire davvero Perosa bisogna guardare insieme più elementi. Da una parte ci sono le origini romane e il villaggio scomparso di Moyrano. Dall’altra ci sono guerre, devastazioni, attività agricole e memoria locale. Proprio per questo Perosa Canavese resta un piccolo centro, ma con una storia tutt’altro che secondaria.

Date chiave della storia di Perosa Canavese

Epoca romana: da Perosa passa la via Petrosa, importante collegamento tra Eporedia e Augusta Taurinorum
XI-XVI secolo: la storia del borgo si intreccia con quella dei conti di San Martino e del loro castello
XII secolo: Perosa è feudo dei conti di San Martino
1263: 54 uomini di Perosa e Moyrano giurano nella convenzione per la lotta dei Berrovieri
XVI secolo: il paese subisce gravi danni durante la guerra tra Francesi e Spagnoli
Fine XVIII secolo: è attiva la Ramera, fonderia e officina del rame dei Perrone di San Martino
1800: il passaggio delle truppe napoleoniche provoca forti devastazioni e la distruzione dell’archivio comunale

Le origini di Perosa Canavese tra Roma e il villaggio perduto di Moyrano

Il comune di Perosa Canavese nacque come piccolo centro vicino al borgo di Moyrano, poi scomparso a causa delle pestilenze e delle scorrerie degli eserciti in transito. Questo dato è importante, perché mostra come la storia locale sia stata segnata fin dall’inizio da trasformazioni profonde e perdite irreversibili.

Le origini del paese vengono ricondotte all’epoca romana. Il nome deriverebbe infatti da via petrosa, cioè dall’antica strada che collegava Eporedia e Augusta Taurinorum, le attuali Ivrea e Torino. Questa via di comunicazione passava anche dagli odierni comuni di San Martino Canavese e Vialfrè, confermando il valore strategico di quest’area fin dall’antichità.

Il legame con i conti di San Martino tra XI e XVI secolo

Tra XI e XVI secolo la storia di Perosa fu strettamente collegata alle vicende dei conti di San Martino e del loro castello, che costituiva il principale centro fortificato della zona. Nel XII secolo Perosa risulta infatti feudo dei conti di San Martino, segno di un rapporto politico e territoriale molto forte.

Nel 1263 ben 54 uomini di Perosa e Moyrano prestarono giuramento alla convenzione per la lotta dei Berrovieri. Un numero così alto lascia supporre che i due insediamenti fossero allora piuttosto popolati. Inoltre, tra il Duecento e il Settecento, alcuni uomini di Perosa e Moyrano ricevettero per investitura numerosi beni dalla Chiesa d’Ivrea, a conferma del legame tra comunità locale, potere feudale e proprietà ecclesiastiche.

Rivolte, guerre e passaggi di eserciti

Come molti altri centri del Canavese, anche Perosa seguì vicende segnate da forti tensioni. Il paese fu coinvolto nella rivolta del Tuchinaggio, nelle lotte tra i conti e nei continui passaggi di truppe francesi, spagnole e napoleoniche. Questi eventi lasciarono segni pesanti sul territorio e sulle strutture del borgo.

Nel XVI secolo, durante la guerra tra Francesi e Spagnoli, Perosa subì danni notevoli, soprattutto in occasione dei numerosi assedi al castello del borgo di San Martino. Anche per questo la sua storia va letta dentro un quadro più ampio, in cui il paese non è mai stato isolato, ma sempre esposto alle conseguenze delle grandi crisi militari.

La Ramera e l’attività del rame alla fine del Settecento

Verso la fine del XVIII secolo Perosa ospitava una fonderia e officina per la lavorazione del rame, chiamata Ramera. L’impianto, oggi ricordato nella Cascina Ramera, apparteneva ai Perrone di San Martino.

Questo dettaglio è rilevante, perché mostra come Perosa non fosse solo un centro agricolo. Accanto al lavoro nei campi, infatti, esisteva anche una piccola attività produttiva legata alla lavorazione del metallo. In questo senso il paese riflette bene il profilo di molti centri canavesani: rurali, ma capaci di sviluppare anche funzioni economiche specifiche.

L’invasione napoleonica e la perdita dell’archivio comunale

Nel 1800, durante l’invasione delle truppe napoleoniche, Perosa Canavese venne fortemente danneggiata. In quell’occasione fu distrutto anche l’archivio comunale, perdita particolarmente grave per la memoria storica del paese.

Questo episodio pesa ancora oggi nella ricostruzione del passato locale. Quando un archivio scompare, infatti, non si perdono solo carte, ma una parte della continuità documentaria di una comunità. Perosa, quindi, porta nella propria storia anche questo vuoto.

Un borgo agricolo con una memoria ancora leggibile

Perosa è ricordata nei documenti come un fertile centro agricolo. Questa vocazione, unita alla presenza della Ramera, restituisce l’immagine di un paese legato alla terra ma non privo di iniziativa economica.

Ancora oggi il borgo conserva elementi che raccontano il suo passato. Passeggiando per il centro si incontrano la chiesa parrocchiale, il palazzo Michelini di San Martino, costruito a metà Seicento come dipendenza del castello dei San Martino, e una facciata su cui si vedono ancora lo stemma del casato e una meridiana a ore italiche del 1655. Lungo via Perrone si incontra poi un grande cedro del Libano, piantato a metà Ottocento, che rappresenta una curiosità del paese.

Salendo verso la parte medievale di Perosa si arriva alla torre-porta che dava accesso all’antico ricetto. Qui restano ancora tracce del ponte levatoio e dei merli a coda di rondine, segni evidenti della funzione difensiva che il borgo ebbe in passato.

Il museo e la memoria della vita quotidiana

Per chi vuole approfondire la storia locale, Perosa ospita anche il Museo didattico Memorie del Tempo, allestito all’interno del municipio in un caratteristico locale seminterrato. Il museo raccoglie una varietà di oggetti d’uso quotidiano dell’Ottocento e del primo Novecento, organizzati in sezioni tematiche.

Ogni oggetto è accompagnato da descrizioni in italiano e in piemontese, offrendo così uno spaccato concreto della vita di un tempo. Il museo aderisce inoltre al progetto Rete Museale AMI, dedicato alla valorizzazione del patrimonio museale dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea. Per questo rappresenta un tassello importante non solo per Perosa, ma per l’intero territorio.

Le tradizioni del Canavese intorno a Perosa

Perosa Canavese è immersa in un territorio ricco di tradizioni enogastronomiche. Tra i prodotti più noti del Canavese spiccano l’Erbaluce di Caluso e il Carema, ma anche formaggi come il Civrin della Val Chiusella e il Salignun. A questi si aggiungono le Miasse, il Salam ’d patata, i torcetti di Agliè e i nocciolini di Chivasso.

Non si tratta necessariamente di specialità nate tutte dentro il comune di Perosa, ma fanno parte del più ampio patrimonio culturale e gastronomico in cui il borgo si colloca. Inserirle nel racconto ha senso proprio perché Perosa appartiene pienamente a questa identità canavesana.

Passeggiate e natura nei dintorni del borgo

Il paese offre anche opportunità per camminare nel territorio circostante. Dalla chiesa di San Rocco, infatti, partono sentieri che conducono a Pranzalito e alla torbiera di San Giovanni, permettendo di affiancare alla lettura storica anche una dimensione più naturale e paesaggistica.

Lo stemma e il gonfalone di Perosa Canavese

Lo stemma e il gonfalone del Comune di Perosa Canavese sono stati concessi con decreto del Presidente della Repubblica del 2 dicembre 2010. Invece, lo stemma è partito: nel primo campo azzurro compaiono nove rombi d’oro disposti su tre file; nel secondo, su fondo d’oro, appare una torre rossa mattonata e chiusa di nero, merlata alla ghibellina di tre e fondata su una pianura verde.

Il gonfalone è invece un drappo partito di giallo e di azzurro. La simbologia dello stemma richiama due elementi centrali della storia locale. Da una parte la torre-porta, che ancora oggi sovrasta un tratto delle mura dell’Ayrale. Dall’altra i rombi, ripresi dal blasone dei conti di San Martino. In questo modo i simboli comunali riassumono bene le due grandi radici storiche del paese: il sistema fortificato e il casato che ne segnò per secoli le vicende

FAQ – risposte su Perosa Canavese e il suo passato

Da dove deriva il nome Perosa Canavese?

Il nome viene tradizionalmente collegato a via petrosa, cioè all’antica strada che univa Eporedia e Augusta Taurinorum, attraversando questa parte del Canavese.

Che rapporto c’era tra Perosa e Moyrano?

Perosa nacque come piccolo centro vicino al borgo di Moyrano, poi scomparso a causa delle pestilenze e delle scorrerie degli eserciti in transito.

Perché i conti di San Martino sono così importanti per Perosa?

Perché tra XI e XVI secolo la storia del paese fu strettamente legata ai conti di San Martino, al loro castello e al loro ruolo politico nel territorio.

Cosa accadde a Perosa durante l’età moderna?

Nel XVI secolo il paese subì forti danni durante la guerra tra Francesi e Spagnoli. Poi, nel 1800, il passaggio delle truppe napoleoniche provocò nuove devastazioni e la distruzione dell’archivio comunale.

Cosa si può vedere oggi per capire la storia di Perosa Canavese?

Oggi il passato del borgo si legge nella torre-porta dell’antico ricetto, nel palazzo Michelini di San Martino, nel Museo didattico Memorie del Tempo e nella struttura storica del centro abitato.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende