Storia di Sparone: rocca, Arduino, Tuchinaggio e tradizione dei calderai

Da Alessandro Maldera
Aprile 28, 2026

La storia di Sparone è una delle più forti della Valle Orco, perché unisce guerra, autonomia locale e lavoro artigiano. Da una parte c’è la memoria di Arduino d’Ivrea e della rocca che resistette all’assedio di Enrico II. Dall’altra, però, c’è anche la storia concreta di una comunità che ottenne statuti, partecipò al Tuchinaggio e costruì una propria identità nella lavorazione del rame. Inoltre, il paese ha dovuto fare i conti con distruzioni, piene e cambiamenti profondi, senza perdere il legame con il proprio passato.
Le epoche chiave del borgo di Sparone
– Fine XII secolo: Sparone diventa feudo indiviso dei conti di San Martino e di Valperga
– 1338: la comunità ottiene i propri Statuti, importante base della vita pubblica locale
– Fine Trecento: gli Sparonesi partecipano al Tuchinaggio, il movimento popolare contro i soprusi nobiliari
– 1439: nuove investiture confermano il ritorno in possesso del borgo ai San Martino e ai Valperga
– 28 luglio 1577: vengono ricostituiti gli antichi Statuti, poi confermati due anni dopo
– 1583: un consegnamento cita mulini e fucine lungo la Roggia delle Fucine, prova della vocazione artigiana del paese
– 8 luglio 1654: una grave inondazione provoca distruzioni e vittime nel borgo
– XVIII secolo: gli artigiani sparonesi del rame, i celebri magnin, portano il loro mestiere in Piemonte e Lombardia
– 13 agosto 1850: una seconda disastrosa inondazione colpisce case, prati e colture
– Oggi: i resti della rocca, la Chiesa di Santa Croce e la memoria dei magnin continuano a raccontare la storia di Sparone
Sparone e la memoria di Arduino d’Ivrea
I passaggi storici più antichi di Sparone sono strettamente legati al nome di Arduino, figura centrale della tradizione locale e politica del primo Medioevo. Verso l’anno Mille, il borgo apparteneva infatti al sovrano che viene ricordato come il primo re d’Italia.
Al centro di questa memoria c’è la Rocca di Sparone, citata con il nome di Arduino e legata a uno degli episodi più famosi della storia locale. Tra il 1004 e il 1005, infatti, la rocca resistette all’assedio di Enrico II di Germania. Secondo la tradizione storica del paese, gli Sparonesi riuscirono a costringere l’imperatore a togliere l’assedio dopo oltre un anno di scontri, scendendo poi vittoriosi dalla fortificazione.
Oggi dell’antica fortezza restano solo poche vestigia. Tuttavia, il valore simbolico del luogo resta enorme, perché proprio qui si concentra una parte decisiva dell’identità storica di Sparone.
La rocca medievale e la sua distruzione nel Cinquecento
La rocca continuò a segnare il profilo del borgo anche nei secoli successivi. Tuttavia, la sua funzione difensiva venne meno nel Cinquecento, quando fu smantellata nel contesto delle guerre e delle scorribande di Francesi e Spagnoli, in lotta tra loro per il controllo del territorio.
Questo passaggio spiega bene perché oggi della fortezza restino solo tracce limitate. Non si tratta di una semplice rovina dovuta al tempo, ma del risultato diretto di una stagione bellica che modificò in profondità il volto del borgo e della valle.
Dal feudo ai conti canavesani: San Martino, Valperga e dominio sabaudo
Sul finire del XII secolo, Sparone divenne feudo indiviso dei conti di San Martino e di Valperga. La sua storia entrò quindi pienamente nelle complesse dinamiche del Canavese medievale, segnate da spartizioni, rivalità interne e continui equilibri precari.
Nel tempo, la presenza di queste famiglie nobili si intrecciò con l’avanzata di poteri più forti. In una fase successiva ebbe infatti influenza il Marchese del Monferrato, che si impadronì anche di Sparone, per poi cederlo ai Savoia. Tuttavia, i conti di San Martino e di Valperga rientrarono in possesso del borgo, come risulta dalle investiture del 1439 e da quelle successive.
Di conseguenza, la storia feudale di Sparone non è lineare, ma fatta di passaggi di controllo, ritorni e continui riequilibri tra poteri locali e signorie più ampie.
Gli statuti del 1338 e il ruolo della comunità
Un momento importante per la vita del borgo si colloca nel 1338, quando gli Sparonesi ottennero dai conti i propri Statuti. Questo dato conta molto, perché mostra che la comunità non era soltanto soggetta alle decisioni signorili, ma cominciava anche a dotarsi di regole riconosciute.
In seguito, però, gli abitanti si stancarono dei soprusi e delle lotte interne che continuavano a coinvolgere i possidenti locali. Proprio questo malcontento aiuta a capire il passo successivo, cioè la partecipazione di Sparone al movimento popolare del Tuchinaggio.
Più tardi, il 28 luglio 1577, al Comune furono ricostituiti gli antichi Statuti, che vennero poi confermati due anni dopo. Anche questo è un dettaglio importante, perché segnala una continuità istituzionale forte: gli statuti non furono solo una parentesi medievale, ma un elemento stabile della memoria civica sparonese.
Sparone e il Tuchinaggio contro i soprusi nobiliari
Verso la fine del Trecento anche Sparone prese parte al Tuchinaggio, il grande movimento popolare nato in diversi territori del Canavese contro i nobili e i loro abusi.
La partecipazione degli Sparonesi non va letta come un episodio isolato. Arrivava infatti dopo anni di tensioni, imposizioni e conflitti interni tra i signori che controllavano il territorio. Per questo, la scelta di aderire al Tuchinaggio fu la risposta di una comunità ormai esasperata dalle lotte dei possessori e dai soprusi feudali.
Anche qui si vede bene uno dei tratti più forti della storia di Sparone: non solo sottomissione ai poteri superiori, ma anche capacità di reagire e prendere posizione nei momenti decisivi.
I magnin e la lavorazione del rame
Un altro capitolo centrale è quello dell’artigianato del rame. Dal XVIII secolo, infatti, gli artigiani sparonesi, esperti nella lavorazione di questo metallo, giravano per i paesi piemontesi e lombardi offrendo il proprio mestiere. È da qui che nasce la fama dei magnin, cioè i calderai del rame, ancora oggi legata alla memoria del borgo.
Allo stesso tempo, la presenza di questa attività è documentata già prima. In un consegnamento del 1583, infatti, sono citati vari mulini e fucine lungo la cosiddetta Roggia delle Fucine o Roggia del Mulino. Questo significa che la base produttiva artigiana era già radicata da tempo, anche se la notorietà degli artigiani itineranti si consolidò soprattutto nei secoli successivi.
Durante il periodo della dominazione francese, inoltre, a Sparone operava un’impresa che produceva palle da cannone e altri oggetti destinati alla guerra. Di conseguenza, la lavorazione del metallo non fu solo attività domestica o civile, ma ebbe anche una rilevanza militare.
Le inondazioni del 1654 e del 1850
La storia del paese è segnata anche da eventi drammatici. Due date, in particolare, restano impresse nella memoria di Sparone: l’8 luglio 1654 e il 13 agosto 1850.
In quei giorni, infatti, violente inondazioni abbatterono varie case, causarono la morte di diverse persone e provocarono danni gravissimi a colture e prati. Si tratta di due momenti funesti che mostrano quanto il rapporto con l’acqua e con l’ambiente della valle sia stato, per il borgo, non solo risorsa ma anche minaccia.
La chiesa di Santa Croce e il volto storico del borgo
Oltre alla rocca, la memoria storica di Sparone si lega anche alla Chiesa di Santa Croce, citata tra i segni più riconoscibili del paese. Insieme ai resti della fortificazione e ai portici storici, questa presenza contribuisce a mantenere leggibile l’impianto antico del borgo.
Oggi, infatti, Sparone continua a presentarsi come un centro che conserva un profilo medievale riconoscibile, anche se trasformato dai secoli. Ed è proprio questo equilibrio tra rovine, edifici religiosi e tradizione artigiana a rendere il paese interessante non solo per chi cerca natura e montagna, ma anche per chi vuole leggere la storia della Valle Orco.
Un borgo di resistenza, lavoro e memoria
La storia di Sparone tiene insieme elementi molto diversi, ma tutti forti. C’è la memoria eroica di Arduino e della rocca, c’è la concretezza degli statuti e del Tuchinaggio, e c’è poi il lavoro quotidiano degli artigiani del rame lungo la Roggia delle Fucine.
In altre parole, Sparone non è solo un borgo medievale della Valle Orco. È un luogo in cui il passato militare, civile e produttivo si è sovrapposto in modo molto netto. Ed è proprio questa stratificazione a renderlo uno dei centri più interessanti della valle.
FAQ – Le risposte ai dubbi più comuni su Sparone
Perché la tradizione storica locale collega il borgo e la sua rocca ad Arduino d’Ivrea, che qui resistette all’assedio di Enrico II di Germania tra il 1004 e il 1005.
Gli Sparonesi ottennero gli Statuti nel 1338. In seguito, questi antichi ordinamenti furono ricostituiti nel 1577 e confermati due anni dopo.
Sì. Verso la fine del Trecento anche Sparone prese parte al Tuchinaggio, il movimento popolare contro i nobili che coinvolse vari territori del Canavese.
I magnin erano gli artigiani specializzati nella lavorazione del rame, attività che rese famoso il paese soprattutto dal Settecento, anche se fucine e mulini sono documentati già nel 1583.
Le due date più tragiche ricordate dalla storia locale sono l’8 luglio 1654 e il 13 agosto 1850, quando violente inondazioni abbatterono case, causarono vittime e devastarono colture e prati.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



