Tommaso I di Savoia: biografia, governo e ruolo del conte che rafforzò la dinastia

Da Alessandro Maldera
Aprile 08, 2026

Tommaso I di Savoia fu uno dei personaggi più importanti nella storia medievale della dinastia sabauda. Salì al potere ancora giovanissimo, in un momento delicato, e riuscì nel tempo a rafforzare i domini di casa Savoia sia sul versante alpino sia nell’area piemontese. Inoltre, seppe muoversi con abilità tra Impero, comuni, vescovi e grandi famiglie feudali. Proprio per questo viene ricordato come una figura decisiva nel passaggio dei Savoia da signoria fragile a potere più strutturato e ambizioso.
Tommaso I di Savoia: date e momenti chiave
Chi era Tommaso I di Savoia
Tommaso I di Savoia, noto anche come l’Amico dei Comuni per le ampie libertà concesse ad alcune comunità soggette, nacque tra il 1177 e il 1178 nel castello di Charbonnières, ad Aiguebelle. Fu conte di Savoia, conte d’Aosta e conte di Moriana dal 1189 fino alla morte, avvenuta il 1° marzo 1233 a Moncalieri.
La sua figura si colloca in una fase cruciale della storia sabauda. Infatti, ereditò un dominio politicamente indebolito, ridotto territorialmente e costretto a misurarsi con poteri concorrenti molto forti, a partire dai vescovi, dai marchesi e dalle autonomie urbane. Tuttavia, proprio partendo da questa situazione complessa, Tommaso riuscì a costruire un potere più esteso e riconoscibile.
Le origini familiari di Tommaso I di Savoia
Tommaso era il figlio maschio unico di Umberto III di Savoia, detto il Santo, e di Beatrice di Mâcon. La nascita di un erede maschio ebbe un peso enorme per la casata, perché le precedenti unioni del padre non avevano dato continuità diretta alla linea dinastica.
Dal lato paterno, Tommaso discendeva da Amedeo III di Savoia e da Matilde di Albon. Dal lato materno, invece, apparteneva alla linea dei conti di Mâcon e Vienne. In questo modo, il suo profilo genealogico univa il nucleo sabaudo a una rete aristocratica ampia, inserita nel quadro politico tra area alpina, Borgogna e territori d’oltralpe.
Il nome Tommaso sarebbe stato scelto, secondo una tradizione storiografica, in onore di San Tommaso Becket. Anche questo dettaglio aiuta a capire il clima simbolico che accompagnò la nascita dell’erede tanto atteso.
L’infanzia, la morte del padre e la reggenza
Il padre Umberto III morì il 4 marzo 1189 a Chambéry, dopo circa quarant’anni di governo, e fu sepolto nell’Abbazia di Altacomba. Tommaso, ancora minorenne, gli succedette subito. Tuttavia, essendo troppo giovane per governare in autonomia, venne posto sotto tutela.
La reggenza fu affidata a Bonifacio del Monferrato, figlio di Guglielmo V. Secondo altre interpretazioni, la tutela era inizialmente destinata al marchese Guglielmo V del Monferrato, ma il ruolo operativo sarebbe poi passato proprio a Bonifacio. In ogni caso, il giovane conte crebbe in un ambiente politico e militare molto diverso da quello del padre.
Infatti, sotto la guida di Bonifacio, Tommaso si formò come uomo d’azione e come cavaliere. Di conseguenza, la contea sabauda passò da una linea più religiosa e prudente a una più energica e guerriera. Inoltre, in quegli anni mutò anche l’orientamento politico della signoria, che si spostò da posizioni più vicine al papato a un atteggiamento più favorevole all’Impero.
Poco dopo la morte del padre, Tommaso, seguendo le indicazioni della madre Beatrice e richiamando il ruolo del tutore Bonifacio, confermò alcune donazioni paterne ai canonici della cattedrale di San Giovanni di Moriana. Questo gesto, apparentemente formale, serviva in realtà a ribadire continuità dinastica e legittimità politica.
Il giovane conte e i primi passi di governo
Tommaso seppe però emanciparsi presto dalla tutela del Monferrato. Il suo carattere, descritto come fiero e indipendente, emerse già nei primi anni di governo personale. Entrò in contrasto con la contea di Ginevra, ma poco dopo trasformò quel rapporto in alleanza politica e matrimoniale.
Sul matrimonio di Tommaso, la tradizione storiografica non è del tutto concorde. Secondo alcuni autori si sposò due volte, prima con Beatrice di Ginevra e poi con Margherita di Faucigny. Altri, invece, sostengono che si sia sposato una sola volta con Margherita di Ginevra, chiamata in alcune fonti anche Beatrice o Nicola. La lettura oggi più prudente è proprio questa: un’unica moglie, figlia del conte di Ginevra Guglielmo I e di Beatrice di Faucigny, ma indicata con nomi differenti nelle fonti.
Esiste anche una diceria curiosa, secondo cui Tommaso avrebbe rapito la giovane promessa sposa mentre stava per essere condotta in Francia per sposare Filippo II Augusto. Tuttavia, già la storiografia antica faceva notare che questa ricostruzione regge male, sia per motivi cronologici sia per la situazione matrimoniale del re di Francia in quegli anni.
Nel frattempo, Tommaso confermò donazioni paterne, rinnovò privilegi e concesse franchigie. Già nel 1191, assieme alla moglie indicata come Nicola, confermò privilegi alla città di Susa. Inoltre, nel 1200, compare in un atto insieme al figlio Amedeo IV, segno che la linea dinastica era ormai salda.
Tommaso I di Savoia e le crociate
La figura di Tommaso è legata anche a una possibile partecipazione ad alcune imprese militari di rilievo europeo. Secondo una parte della storiografia, nel 1202 raggiunse Venezia al seguito del suo ex tutore Bonifacio del Monferrato, uno dei capi della quarta crociata.
Avrebbe partecipato all’assedio di Zara, ma poi, scandalizzato dal saccheggio della città e dall’allontanamento dell’impresa dal suo scopo originario, avrebbe abbandonato la spedizione rientrando nei propri domini attraverso il Tirolo. Altri autori ritengono possibile che abbia seguito la crociata anche più avanti, forse fino al primo assedio di Costantinopoli, ma non fino alla conquista definitiva del 1204. In ogni caso, un documento attesta con certezza la sua presenza ad Altacomba il 22 ottobre 1203, quindi, se partecipò, lo fece solo nella prima fase.
Alcune cronache lo collegano anche al massacro di Béziers durante la crociata albigese del 1209, mentre altre versioni lo pongono in relazione con la campagna del 1226, in occasione dell’intervento di Luigi VIII e dell’assedio di Avignone. Qui, come spesso accade per i grandi signori medievali, le fonti non sempre coincidono perfettamente. Però il punto resta: Tommaso fu inserito nei grandi conflitti del suo tempo e non rimase affatto chiuso in una dimensione locale.
La politica di Tommaso: dal recupero dei domini alla crescita del potere sabaudo
A differenza del padre, che si era scontrato duramente con l’Impero, Tommaso adottò una linea molto più pragmatica. La sua politica fu improntata alla riconciliazione con il potere imperiale, alla prudenza diplomatica e a una capacità continua di adattarsi ai rapporti di forza.
Già nel 1197 l’imperatore Enrico VI revocò concessioni che in precedenza avevano favorito i vescovi piemontesi a danno dei Savoia, restituendo spazio politico al conte. Nel 1207, poi, Tommaso si recò a Basilea per confermare il proprio sostegno a Filippo di Svevia, dal quale ricevette l’investitura dei domini appartenuti alla sua famiglia.
Questo percorso lo portò, nel tempo, a ottenere anche un titolo molto prestigioso: quello di vicario imperiale della Lombardia, poi legato alla più ampia azione nel regno italico. Era un riconoscimento di enorme valore politico, perché rendeva il conte un interlocutore di primo piano nei delicati equilibri tra Impero, città e signorie.
Le franchigie e il soprannome di “Amico dei Comuni”
Tommaso I viene ricordato come l’Amico dei Comuni perché seppe rafforzare il potere comitale non solo con le armi, ma anche attraverso la concessione di franchigie e privilegi. Era una politica intelligente: concedere autonomie selettive permetteva di legare più strettamente al conte comunità urbane e rurali strategiche.
Nel 1191 concesse franchigie agli abitanti di Aosta e definì i limiti dei rapporti con l’episcopio. Poi, nel 1197, effettuò donazioni a varie chiese della Valle di Susa, dove in precedenza aveva fondato la Certosa di Losa. Nel 1198 concesse franchigie agli abitanti di Susa e Miradolo.
Questa linea politica aveva uno scopo preciso: consolidare l’autorità sabauda su territori cruciali per i traffici alpini e per il collegamento tra l’area transalpina e la pianura piemontese.
L’espansione in Piemonte e nella Valle di Susa
Uno dei punti chiave del governo di Tommaso fu il tentativo di ricostruire e ampliare i domini sabaudi nel Piemonte occidentale. Il rafforzamento della Valle di Susa era essenziale, perché da lì passavano vie di comunicazione, traffici e ambizioni politiche verso Torino e l’area pedemontana.
Dal 1200 Tommaso intervenne nei conflitti che coinvolgevano il Comune di Torino, l’episcopio torinese, Testona, Chieri, i signori di Piossasco e il marchese di Saluzzo. Combatté contro Manfredo II di Saluzzo, che rese suo vassallo per alcune località. Nel 1212 acquisì Vigone. Negli anni successivi cercò di rafforzare la propria presenza tra Pinerolo e Torino, inserendosi anche nelle tensioni tra l’abbazia di S. Maria di Pinerolo e la comunità locale.
Tra 1217 e 1219 la questione di Pinerolo mostrò bene il suo metodo: non solo pressione militare, ma anche statuti, arbitrati e legami politici ambigui, utili a costruire influenza senza imporre sempre un dominio diretto immediato. Nel decennio successivo la sua presenza politica arrivava fino a Carignano.
Negli anni Venti, però, la situazione in Piemonte si fece molto più difficile. Il vescovo e il Comune di Torino, assieme a Testona, ai Piossasco, ai Saluzzo e ai conti di Biandrate, attaccarono Tommaso. Nel 1224 dovette perfino riconoscere in feudo ad Asti diversi territori già acquisiti, tra cui Carignano, Vigone, Cumiana e Bra. Insomma, il suo successo piemontese non fu lineare: avanzava, perdeva terreno, negoziava, poi tornava a spingere. Però, nonostante questi contraccolpi, riuscì a rendere molto più solida la presenza sabauda nel settore.
Il versante transalpino: Vaud, Lemano e area rodanica
Se in Piemonte Tommaso incontrò forti resistenze, sul piano transalpino ottenne risultati più duraturi. Iniziňialmente operò nelle zone a nord e a est del lago Lemano, contrastando i duchi di Zähringen e allargando i suoi domini verso il Vaud.
Nel 1207 ottenne da Filippo di Svevia la concessione di diversi luoghi, fra cui Moudon, che fu quella con maggiore efficacia concreta. Era un passaggio importante, perché legittimava la presenza politica sabauda in un’area nuova e strategica. Negli anni successivi questa espansione venne consolidata con un trattato di pace con gli Zähringen, con la fondazione di Villeneuve de Chillon entro il 1214 e con accordi con il vescovo di Losanna nel 1219.
La stabilizzazione della sponda meridionale del Lemano fu favorita anche dal matrimonio con la figlia del conte di Ginevra, che trasformò un possibile fronte di conflitto in una risorsa diplomatica. Negli anni intorno al 1220, Tommaso costruì inoltre una vasta rete di alleanze tra il Lemano e la foce del Rodano, preferendo spesso la diplomazia alla guerra.
Negli ultimi anni della sua vita, rafforzò anche il controllo sulla strada del Moncenisio. Nel 1232 acquisì un potere non superficiale su Chambéry, ai cui abitanti concesse franchigie. Questo fu uno dei lasciti politici più importanti, perché Chambéry sarebbe diventata in seguito una piazza essenziale per i Savoia.
I rapporti con Ottone IV, Filippo di Svevia e Federico II
La politica imperiale di Tommaso non fu statica. Dopo la morte di Filippo di Svevia nel 1208, egli mantenne a lungo una forte alleanza con Ottone IV. Lo accompagnò in Italia nel 1210 ed è attestato nuovamente entro la sua cerchia nel 1212.
Tuttavia, l’evoluzione dei rapporti di forza in Italia e nell’Impero lo costrinse a continui riposizionamenti. Negli anni Venti, quando molte potenze piemontesi aderirono alla lega di comuni ostile a Federico II, Tommaso capì che l’isolamento era diventato pericoloso e cambiò fronte. Prestò quindi omaggio al sovrano e ottenne la nomina a legato imperiale per il regno italico e la Marca di Treviso.
Sfruttò questa dignità per intervenire in vicende molto diverse: occupò Savona e Albenga, ribellatesi all’egemonia genovese, e tentò perfino di mediare una contesa tra l’episcopio e la comunità di Marsiglia. Qui si vede bene la dimensione ormai sovraregionale della sua politica.
Le alleanze dinastiche e la costruzione di una rete europea
Tommaso I comprese molto bene che il potere non si rafforza solo con i castelli e con le guerre. Per questo usò in modo sistematico matrimoni e carriere ecclesiastiche dei figli per costruire una rete di influenza molto ampia.
Una delle sue figlie, Beatrice, sposò Raimondo Berengario IV di Provenza. Da questa unione nacquero quattro figlie che divennero regine: Margherita, moglie di Luigi IX di Francia; Eleonora, moglie di Enrico III d’Inghilterra; Sancha, moglie di Riccardo di Cornovaglia; e Beatrice, moglie di Carlo I di Sicilia. Questo dato da solo basta a mostrare quanto la famiglia di Tommaso fosse entrata nel cuore della politica europea del Duecento.
Anche altri figli furono collocati strategicamente. Bonifacio divenne arcivescovo di Canterbury, Pietro consolidò la presenza sabauda a nord del Lemano e più tardi divenne conte di Savoia, Filippo fu arcivescovo di Lione e poi tornò allo stato laico per assumere infine il titolo comitale. In sostanza, Tommaso costruì una vera rete familiare di potere, distribuita tra contea, Chiesa e grandi corti.
Il matrimonio e i figli di Tommaso I di Savoia
Come detto, le fonti divergono sul numero di matrimoni, ma la tradizione più seguita parla di un’unica moglie, Margherita di Ginevra, chiamata anche Beatrice o Nicola. Da questa unione Tommaso ebbe quattordici figli.
Tra i più importanti vanno ricordati:
- Amedeo IV, successore diretto come conte di Savoia
- Umberto, morto prima del padre
- Tommaso, che fu conte in Piemonte e reggente della contea sabauda
- Aimone, signore del Chiablese
- Guglielmo, vescovo di Valence
- Amedeo, vescovo di Saint-Jean de Maurienne
- Pietro, futuro conte di Savoia e conte di Richmond
- Filippo, futuro conte di Savoia dopo una lunga carriera ecclesiastica
- Bonifacio, arcivescovo di Canterbury
- Beatrice, madre di quattro regine europee
- Alasia o Alice e Agata, entrambe badesse
- Margherita di Savoia, sposa di Hartmann IV di Kyburg
- Avita, legata ai conti di Devon
Questa discendenza numerosissima fu una risorsa straordinaria, ma anche una futura fonte di complicazioni. Infatti, alla morte di Tommaso, l’assenza di regole successorie ben definite contribuì ad aprire una lunga crisi dinastica.
La morte di Tommaso I di Savoia
All’inizio del 1233, mentre rientrava con il suo esercito da una campagna nel Chiablese, Tommaso si ammalò improvvisamente di febbre in Valle d’Aosta. Le fonti non coincidono perfettamente sull’anno: una cronaca parla del 1232, ma la documentazione comitale fissa la morte al 1° marzo 1233.
Morì quindi in Piemonte, a Moncalieri, e gli succedette il figlio primogenito Amedeo, che divenne Amedeo IV di Savoia.
L’eredità politica di Tommaso I
Alla sua morte, Tommaso poteva vantarsi di avere risanato gran parte delle difficoltà che avevano colpito i domini sabaudi. La Valle di Susa, Giaveno e Rivalta entrarono stabilmente nell’orbita sabauda. Inoltre, Moudon divenne una porta d’ingresso strategica per il controllo del territorio circostante nel Vaud.
Certo, non lasciò una situazione perfetta. Anzi, il figlio Amedeo dichiarò nel 1240 che i debiti paterni non erano ancora stati completamente saldati. Dunque, la sua eredità non fu solo fatta di successi, ma anche di costi pesanti. Però la sostanza non cambia: Tommaso lasciò una signoria più ampia, più strutturata e molto più presente nei giochi politici tra Italia, area alpina e mondo transalpino.
Sul piano amministrativo, il suo lungo governo fu anche importante perché contribuì a precisare la struttura interna dei domini sabaudi. Rafforzò il ricorso ai castellani, potenziò la produzione documentaria affidandola a notai del conte e favorì il passaggio, anche nella titolatura, dalla prevalenza del titolo di conte di Moriana a quello di conte di Savoia. Insomma, non fu solo un espansore di territori: fu anche un organizzatore del potere.
La tomba e la memoria di Tommaso I di Savoia
Secondo la tradizione, Tommaso I di Savoia sarebbe stato sepolto alla Sacra di San Michele. Tuttavia, il suo sepolcro non è mai stato identificato con certezza. Per rispetto della memoria tramandata nei secoli, è stata comunque collocata un’iscrizione commemorativa insieme a quelle di altre tombe presenti nel complesso.
Anche questo dettaglio è significativo. La figura di Tommaso, infatti, rimase abbastanza forte nella memoria storica da essere legata a uno dei luoghi simbolo più importanti del Piemonte medievale.
Perché Tommaso I di Savoia è una figura decisiva
Tommaso I di Savoia è decisivo perché si colloca nel punto in cui la dinastia sabauda smette di essere soltanto una signoria alpina esposta ai colpi esterni e comincia a diventare una potenza regionale con proiezione più ampia. Riconciliò, quando serviva, la casata con l’Impero. Concesse franchigie ai comuni. Combatté in Piemonte. Si espanse nel Vaud. Costruì una rete europea di parentele e carriere ecclesiastiche. E, soprattutto, lasciò ai successori una struttura di potere più solida.
Messa giù onesta: non fu un santo come il padre, né un semplice guerriero. Fu un politico medievale completo, abile, mobile e spesso spietatamente pragmatico. Ed è proprio per questo che conta così tanto nella storia di casa Savoia.
Le domande più comuni sul conte Tommaso I
Tommaso I di Savoia fu conte di Savoia, conte d’Aosta e conte di Moriana dal 1189 al 1233. È ricordato come una delle figure che contribuirono maggiormente al rafforzamento politico della dinastia sabauda nel Medioevo.
Veniva chiamato l’Amico dei Comuni perché concesse ampie franchigie e libertà a diverse comunità dei suoi domini. Questa politica gli permise di consolidare il controllo territoriale costruendo anche consenso locale.
Era figlio di Umberto III di Savoia, detto il Santo, e di Beatrice di Mâcon. Fu l’unico figlio maschio del conte e quindi il garante della continuità dinastica.
Secondo diverse fonti, sì. In particolare viene collegato alla quarta crociata, almeno nella fase iniziale, al seguito di Bonifacio del Monferrato. Tuttavia, la storiografia non concorda del tutto sui dettagli del suo coinvolgimento.
Tommaso cercò di ricostruire i domini degli avi, rafforzare il controllo sulle vie alpine, ampliare la presenza sabauda in Piemonte e nei territori transalpini, e costruire alleanze con l’Impero, con i vescovi, con i comuni e con le grandi famiglie aristocratiche.
Secondo la tradizione fu sepolto alla Sacra di San Michele, anche se il suo sepolcro non è mai stato identificato con certezza. Oggi il luogo conserva comunque una memoria commemorativa legata al suo nome.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



