Certosa di Montebenedetto a Villar Focchiardo: origini certosine, trasferimenti e percorso dell’Anello

Da Alessandro Maldera
Aprile 05, 2026

La Certosa di Montebenedetto (spesso indicata anche come “Monebenedetto”) è uno dei luoghi più particolari della Valle di Susa: non solo ruderi, ma una storia lunga fatta di scelte, disastri naturali e trasferimenti. Qui si intrecciano la tradizione del monachesimo certosino, la gestione delle grange e l’evoluzione degli interessi economici nel fondovalle. Inoltre, oggi puoi leggerla anche camminando, grazie all’Anello della Certosa con tappe e pannelli. Quindi non è una visita “da cartolina”: è un posto da capire, passo dopo passo.
Dati rapidi per leggere la Certosa senza confondersi
Chi sono i certosini e perché nasce una Certosa
Per capire Montebenedetto bisogna partire dall’inizio: l’Ordine certosino nasce con San Bruno. Nel 1084, infatti, Bruno ottiene dal vescovo Ugo di Grenoble un’area montana difficile e appartata, dove imposta una vita quasi eremitica che diventerà il modello della grande casa madre francese. Inoltre, l’Ordine raggiunge il suo periodo di massimo splendore nel XIV secolo, quando in Europa si contano moltissimi monasteri, maschili e femminili.
La vita di Bruno, però, non resta ferma in un solo luogo: nel 1090 viene chiamato a Roma da Urbano II e poi trascinato dagli eventi fino alla Calabria, dove ottiene infine di ritirarsi in un’area montuosa e solitaria e fonda un’altra certosa. Alla sua morte, avvenuta il 6 ottobre 1101, la memoria dell’Ordine si consolida e la sua figura diventa il riferimento spirituale per le comunità successive.
Dalla Francia alla Valle di Susa: la scelta di Monte Benedetto
Verso il 1189 alcuni monaci provenienti dalla casa madre francese decidono di fondare una nuova presenza in area alpina. In un primo momento, ottengono dal conte Tommaso I di Moriana un territorio sopra Gravere, alla Losa, e impostano un piccolo monastero. Tuttavia, l’idea di restare in un’area troppo vicina a Susa sembra indebolire il requisito essenziale della certosa: isolamento e “deserto” monastico.
Di conseguenza, Tommaso assegna ai monaci una nuova e ampia estensione di territorio sopra Villar Focchiardo, chiamata Monte Benedetto. Qui, grazie all’opera di Padre Guido (ricordato come primo abate della Losa) e dei suoi monaci, inizia la costruzione di una prima “Casa di Dio” e, con anni di lavoro, si completa l’intero complesso.
Un punto va detto con onestà: molte certose antiche lasciano poche tracce sulla “macchina” del cantiere (tempi, tecniche, maestranze, risorse). Perciò la data di fondazione non è sempre fissabile con precisione documentaria; tuttavia, per tradizione e ricostruzioni locali, l’edificazione viene collocata tra 1198 e 1200.
Un “deserto” perfetto: posizione e carattere del sito
Montebenedetto non è messa lì a caso. Il luogo scelto è una conca che dal fondovalle non si intuisce facilmente e, inoltre, è protetta da valloni stretti e corsi d’acqua come il torrente Gravio e il rio Buggia. Quindi risponde bene all’idea certosina: silenzio, distanza, controllo degli accessi naturali.
In questa cornice, la certosa viene ricordata anche come esempio di impianto “primitivo”, cioè capace di conservare parti medievali ancora riconoscibili. Non è una promessa di “tutto intatto”, però è una traccia rara: abbastanza per capire com’era organizzato un mondo monastico che voleva scomparire alla vista.
Quasi tre secoli di vita certosina e il sistema delle grange
I certosini restano nell’area per quasi trecento anni. Con il tempo, però, gli interessi della comunità si spostano: dalle attività più silvo-pastorali verso i terreni più produttivi del fondovalle. Di conseguenza, la certosa in quota appare sempre più decentrata rispetto a ciò che conta economicamente.
Qui entra in scena un elemento tipico: le grange, cioè cascine dipendenti dal monastero che organizzano e rendono concreto il patrimonio fondiario tra Villar Focchiardo e Avigliana. Inoltre, questa rete spiega perché i monaci guardino sempre di più verso strutture “di servizio” più basse, come Banda, utili per amministrare e proteggere interessi ormai spostati.
La svolta del 1473: la piena e il trasferimento a Banda
Nel 1473 una piena straordinaria del rio (ricordata come Rio delle Fontane) colpisce duramente Montebenedetto: le celle dei monaci vengono distrutte e uno smottamento trascina verso valle la correria, cioè la sede amministrativa e “operativa” legata alle esigenze materiali della comunità. Le cronache parlano di uno spostamento di decine di metri, e quindi di un evento davvero strutturale, non di un semplice danno.
A quel punto, il priore François de Pratis chiede più volte al Capitolo generale la possibilità di trasferirsi a Banda, una costruzione di servizio più comoda. Anche quando il trasferimento viene inizialmente negato, a Banda vengono predisposte cinque celle come ricovero d’emergenza. Infine, dopo i danni del 1473, arriva l’approvazione e il trasferimento ufficiale si colloca nel 1498.
Da lì in avanti Montebenedetto cambia funzione: viene ridotta a edificio per attività agricole e pastorali, cioè una grangia gestita tramite procuratore, fino alla confisca dei beni nel periodo napoleonico.
Da Banda ad Avigliana, poi di nuovo Banda, quindi Collegno
Nel 1598 i monaci si spostano ad Avigliana, dove possiedono una chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie e si sistemano nel convento degli Umiliati (ordine già soppresso). Tuttavia la permanenza dura poco: nel 1630 Carlo Emanuele I, impegnato in guerra contro la Francia, fa demolire quel convento per costruire bastioni difensivi. Il duca, che aveva promesso una nuova collocazione, muore prima di risolvere la situazione; quindi i religiosi rientrano a Banda.
La volontà di tornare ad Avigliana resta viva e, infatti, la chiesa viene ricostruita e risulta officiata già nel 1638. Poi arriva un altro passaggio decisivo: dopo una visita alla Grande Chartreuse, Madama Cristina promuove nel 1641 la fondazione della Certosa Reale di Collegno. Anche se la costruzione del nuovo complesso si trascina per decenni, già nel 1647 i certosini di Montebenedetto vengono chiamati a trasferirsi.
La storia si chiude con l’invasione francese a fine Settecento: gli ordini religiosi vengono sciolti e i beni confiscati. Dopo la Restaurazione alcuni monaci rientrano a Collegno, però la comunità si disperde definitivamente e la Certosa Reale viene poi adibita a manicomi
Cosa resta oggi: ruderi leggibili e dettagli che parlano
Oggi la Certosa si legge soprattutto “da fuori”, e quindi vince chi sa osservare. L’Anello mette in evidenza resti non immediati: ruderi della vecchia fornace per la calce, frammenti del muro di cinta e tracce dei chiostri. Inoltre, alcuni dettagli raccontano l’architettura senza bisogno di ricostruzioni fantasiose: ad esempio i rostri di pietra (mensole) che indicano dove poggiavano strutture lignee di camminamenti coperti.
Anche la zona della correria è uno dei punti più suggestivi: è il monastero “basso” legato ai conversi, cioè ai fratelli laici che univano preghiera e attività pratiche. Poi, a partire dal Trecento, le correrie vengono abolite e i conversi vengono integrati in un’ala del monastero principale; di conseguenza, qui restano soprattutto tracce e inclinazioni che colpiscono più della “bellezza”.
L’Anello della Certosa: percorso autoguidato in 8 tappe
L’Anello della Certosa è un percorso ad anello attorno al complesso, pensato per farti leggere l’esterno con ordine. Si parte dalla bacheca del Parco posta al termine della strada transitabile e si segue un tracciato su mulattiere e sentieri facili. Inoltre, ogni tappa ha un pannello con cenni storici e disegni esplicativi, quindi non devi “inventarti” nulla.
Il percorso passa anche al ponte, dove si ritiene ci fosse una segheria mossa dalle acque del torrente chiamato Rio della Sega. Poi arriva uno dei segni più caratteristici: l’arco inclinato, considerato residuo della finestra dell’abside della chiesa della correria. Infine, con una breve salita, si rientra sulla strada carrozzabile e si torna al punto di partenza.
Come arrivare: auto, strada consortile e sentieri
Villar Focchiardo si raggiunge in auto dall’autostrada A32 Torino-Bardonecchia (uscite indicate in base alla direzione) oppure dalle statali 24 e 25. Da lì, la Certosa dista circa dieci chilometri e si raggiunge con una strada consortile carrozzabile di montagna che attraversa castagneti e borgate. Tuttavia, se vuoi un approccio più coerente con il luogo, puoi arrivare anche a piedi lungo sentieri dedicati: da Villar Focchiardo (sentiero 506) oppure da San Giorio in zona Adret (sentiero 524).
Tutto quello che ti chiedi sui ruderi di Montebenedetto
Una certosa è un monastero dell’Ordine certosino. I Padri (sacerdoti) vivono in solitudine e preghiera, mentre i conversi affiancano alla preghiera le attività pratiche e la gestione materiale
La data di fondazione non è sempre fissabile con precisione documentaria; tuttavia l’edificazione viene comunemente collocata tra 1198 e 1200
Perché, con lo spostamento degli interessi verso il fondovalle e soprattutto dopo la piena del 1473 che devastò le celle e danneggiò gravemente la correria. Quindi, il trasferimento a Banda divenne la soluzione più praticabile, ufficializzata nel 1498
La correria era la “casa bassa” legata ai conversi e alle funzioni materiali della comunità; inoltre subì danni e spostamenti per erosioni e smottamenti, quindi oggi resta soprattutto una testimonianza frammentaria ma molto suggestiva
È un percorso autoguidato in 8 tappe che gira attorno al complesso e mette in evidenza fornace, muro di cinta, chiostri, resti della correria, ponte e tracce legate al Rio della Sega, con pannelli esplicativi lungo il cammino

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



