Comboira a Villar Focchiardo: l’antica grangia certosina e il viale dei 46 gelsi bianchi

Da Alessandro Maldera
Marzo 31, 2026

La Cascina Comboira di Villar Focchiardo non è una cascina qualunque: nasce come grangia della Certosa di Montebenedetto e attraversa secoli di lavoro agricolo, gestione monastica e trasformazioni economiche. Oggi, però, a colpire è anche un segno “vivo” del passato: il viale dei 46 gelsi bianchi, legato alla produzione della seta. Inoltre, la sua storia è piena di date e passaggi concreti, dal 1200 fino all’Ottocento industriale.
Punti fermi: storia e viale dei gelsi
Che cos’è Comboira e perché conta nella storia locale
Comboira nasce come grangia, cioè un centro agricolo legato a un grande complesso monastico. In questo caso la connessione è con la Certosa di Montebenedetto in Valle di Susa, e quindi il sito va letto come parte di un sistema organizzato: produzione, gestione dei terreni e controllo delle risorse. Inoltre, nel tempo, la grangia diventa un punto importante per l’economia locale, perché integra campi, prati, boschi e castagneti in un unico organismo produttivo.
Le origini medievali: dal 1200 agli accordi del 1206
La storia documentata parte nel 1200, quando Guido Regnone vende un appezzamento di terreno alla Certosa di Montebenedetto. Poco dopo, nel 1206, Enrico di Baratonia firma una convenzione con i Certosini: è un atto che segna l’avvio di un periodo di crescita e stabilità per la grangia. Da quel momento, infatti, Comboira si inserisce in modo strutturale nel patrimonio e nella gestione certosina.
Una grangia agricola “vera”: conversi, campi e castagneti fino al Settecento
Comboira viene gestita dai conversi, e questo dettaglio conta: significa lavoro quotidiano, amministrazione delle colture e cura del paesaggio produttivo. La grangia dispone di prati fertili, campi coltivati, boschi e castagneti, e per questo resta centrale nell’economia locale fino alla metà del XVIII secolo. Inoltre, la continuità di servizio alla Certosa dimostra che non si trattava di un presidio marginale, ma di un ingranaggio utile e redditizio.
Com’era fatta: struttura non definita, ma le mappe ottocentesche aiutano
Sulla forma originaria della grangia i documenti non permettono una ricostruzione netta. Però alcune mappe ottocentesche offrono indizi, perché mostrano porzioni di edifici organizzati attorno a cortili. Di conseguenza, anche senza una “pianta certa” medievale, emerge l’idea di un complesso agricolo articolato, più vicino a un piccolo sistema produttivo che a una semplice casa rurale.
Difficoltà e ripartenze: lo straripamento del rio nel 1605
Nel corso dei secoli Comboira attraversa anche momenti difficili. Un episodio preciso è lo straripamento del rio nel 1605, che provoca danni alla cascina. Tuttavia la grangia si riprende e continua a servire la Certosa fino al XVIII secolo. Quindi la sua storia non è lineare e “pulita”: è fatta di urti, riparazioni e continuità conquistata.
Dal mondo monastico ai privati, fino all’Ottocento industriale
Dopo la fase certosina, la cascina passa in mano a privati. Inoltre, a fine Ottocento, entra anche in una filiera industriale: nel 1892 diventa proprietà della ditta Bonin e Canavesio, legata alla produzione di materiali refrattari nell’officina Comba di Villar Focchiardo. Di conseguenza, Comboira non racconta solo la campagna e i monaci, ma anche la trasformazione economica del territorio tra agricoltura e industria.
Il viale dei 46 gelsi bianchi: un “relitto” della seta che parla ancora
Il tratto più caratteristico di Comboira è il viale di gelsi secolari, piantati per l’allevamento dei bachi da seta. All’epoca, infatti, la seta non era un hobby: era una piccola economia integrativa che, tra coltivazione e allevamento, ha accompagnato molte comunità locali fino agli anni ’40 del Novecento.
Qui i numeri sono chiari: i gelsi sono 46. Venti stanno nella parte a monte (con due che si sono seccati di recente), mentre ventisei sono nella parte a valle, verso la strada provinciale che collega Villar Focchiardo con Sant’Antonino. Inoltre, questo viale viene descritto come l’unico rimasto in tutta la valle, proprio perché le antiche piantagioni (e i filari) sono scomparse quasi ovunque. Di conseguenza, Comboira conserva un pezzo raro di paesaggio produttivo: non solo alberi, ma memoria materiale di un ciclo economico.
E poi c’è l’immagine che non serve “inventare” per essere potente: la luce di fine inverno che torna a infilarsi tra i rami, dopo mesi di silenzio e brina. In altre parole, il viale è un luogo che funziona anche solo camminandoci accanto, senza bisogno di effetti speciali.
Un riconoscimento atteso e una fragilità reale: il futuro non è garantito
Oggi il viale è in attesa di riconoscimento come “viale monumentale” dalla Regione Piemonte. È un passaggio importante perché dà valore pubblico a un patrimonio che, altrimenti, rischia di restare “solo bello” e quindi vulnerabile.
Allo stesso tempo, la situazione è concreta: la parte più antica della cascina risulta in vendita. Quindi il futuro non è automatico, e dipende da scelte e responsabilità reali. L’auspicio è che chi acquista sappia preservare il carattere storico del luogo, ma la verità è semplice: se non c’è cura, certi pezzi di territorio non tornano più.
FAQ – dubbi e risposte sul viale dei gelsi di Comboira
Significa che era un centro agricolo legato alla Certosa di Montebenedetto, gestito per produrre e amministrare risorse come campi, prati, boschi e castagneti
Nel 1200 c’è la vendita di terreno alla Certosa; nel 1206 la convenzione firmata da Enrico di Baratonia; nel 1605 lo straripamento del rio; nel 1892 il passaggio alla ditta Bonin e Canavesio
Perché i gelsi servivano ai bachi da seta e quindi alla produzione della seta, una micro-economia locale viva fino agli anni ’40. Inoltre, questo viale è considerato l’unico rimasto in valle
Sono 46 gelsi bianchi: 20 nella parte a monte (con due secchi di recente) e 26 nella parte a valle verso la provinciale che collega Villar Focchiardo a Sant’Antonino
Nel 1892 Comboira diventa proprietà della ditta Bonin e Canavesio, collegata alla produzione di materiali refrattari nell’officina Comba di Villar Focchiardo

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



