Battaglia di Loano: lo scontro del 1795 che mette in crisi il fronte del Regno di Sardegna e cambia il destino del Piemonte

Da Alessandro Maldera
Marzo 23, 2026

La battaglia di Loano si combatte il 23 e 24 novembre 1795 durante le guerre della Prima Coalizione. A vincere è l’esercito della Francia rivoluzionaria, mentre l’alleanza tra Austria e Regno di Sardegna cede su un tratto strategico della riviera ligure. Inoltre, questa vittoria non resta “solo ligure”: infatti apre un corridoio che diventerà decisivo per il Piemonte e, quindi, anche per Torino, capitale sabauda.
Scheda rapida: dalla vigilia allo sfondamento di Loano
- Settembre 1795 – Schérer sostituisce Kellermann al comando dell’Armata d’Italia
- 17 novembre 1795 – Attacco di Charlet a Campo di Pietri: trincee distrutte, 3 cannoni e 500 prigionieri
- Prima del 23 novembre 1795 – Arrivano rifornimenti francesi: 100.000 razioni di biscotti e 24.000 paia di scarpe
- 22 novembre 1795 – De Vins lascia il comando per malattia; subentra Wallis
- 23 novembre 1795 – Inizio battaglia: Masséna attacca al centro (da Zuccarello), Augereau spinge da Borghetto Santo Spirito
- 23 novembre 1795 – Resistenza a Bardineto; Charlet viene colpito a morte e i francesi accelerano lo sfondamento
- 23–24 novembre 1795 – Scontri sulla roccaforte tra Boissano e Loano: Rukavina rifiuta la resa e cade sotto il fuoco francese
- 24 novembre 1795 – Ripiegamento austro-piemontese verso Monte Carmelo; grandine e fuga notturna con abbandono di cannoni e tende
- Dopo la battaglia – Ritirata verso Ceva: 4.000 prigionieri e 48 cannoni catturati (dati citati)
- Aprile 1796 – Il vantaggio di Loano viene sfruttato nella campagna di Bonaparte (Montenotte)
Prima della battaglia: perché Loano diventa un punto obbligato
Nel settembre 1795 il generale Barthélemy Schérer sostituisce Kellermann al comando dell’Armata d’Italia. Di fronte, però, non trova un avversario leggero: gli austro-piemontesi hanno una massa consistente e un sistema difensivo costruito sulla riviera di ponente.
Inoltre, lo schieramento della Coalizione è collegato a un disegno più ampio: le linee coprono la costa e si spingono verso l’interno fino a Cuneo, Ceva e Mondovì. Quindi, se il fronte cede, la pressione si riversa proprio sulle porte del Piemonte.
Gli eserciti in campo: numeri e comandanti
I francesi schierano circa 40.000 uomini. Tuttavia sono logorati da un problema concreto: mancano provviste, armi e munizioni, perché la marina britannica ha tagliato la linea di rifornimento legata a Genova.
Dall’altra parte, le forze austro-piemontesi arrivano a 53.000 uomini. Inoltre, la catena di comando include il feldzeugmeister Nikolaus Joseph de Vins e, per il Regno di Sardegna, Benedetto Maria Maurizio di Savoia, duca del Chiablese. Quindi Torino non è spettatrice neutra: è direttamente coinvolta attraverso uno dei suoi principi.
Forze in campo: francesi vs austro-piemontesi
- Francia: Schérer (comando), Masséna (centro), Augereau (destra), Sérurier (sinistra)
- Coalizione: Austria + Regno di Sardegna, con De Vins e il duca del Chiablese
- Numeri citati: 40.000 francesi circa, 53.000 austro-piemontesi
- Linea difensiva: riviera di ponente fino a Cuneo, Ceva, Mondovì
La logistica che decide: scarpe, biscotti e morale
Una delle difficoltà più dure per i francesi è la mancanza di scarpe. Sembra un dettaglio, però su balze rocciose e strade in pietra diventa una condanna. Fortunatamente, poco prima della battaglia arriva un brigantino francese con 100.000 razioni di biscotti e 24.000 paia di scarpe. Così il morale risale e l’offensiva diventa possibile.
Il preludio: Campo di Pietri (17 novembre)
Il 17 novembre il generale Étienne Charlet attacca a Campo di Pietri. L’azione distrugge trincee e porta a risultati immediati: vengono catturati tre cannoni e 500 prigionieri. Tuttavia, a causa del maltempo, Masséna è costretto a rinviare un assalto programmato sulla destra. Quindi la battaglia vera slitta, ma non si spegne.
22 novembre: cambio al comando austriaco
Il 22 novembre, proprio alla vigilia, De Vins lascia il comando per malattia. Al suo posto subentra Oliver Remigius von Wallis. È un passaggio cruciale, perché arriva nel momento peggiore: quando l’attacco sta per partire e le posizioni vanno tenute con nervi freddi.
Un precedente sul mare: Capo Noli (marzo 1795)
Nel marzo 1795, in quelle acque, si era già combattuta la battaglia di Capo Noli: flotte francesi guidate dall’ammiraglio Pierre Martin contro forze britanniche e napoletane comandate da William Hotham. Non è la stessa guerra “sulla terra”, però è lo stesso teatro. Inoltre, quella pressione marittima aiuta a capire perché i rifornimenti francesi fossero così problematici mesi dopo.
La battaglia: tre attacchi, uno finto e due reali
I francesi impostano la manovra su tre attacchi: uno di disturbo e due decisivi. Schérer manda Augereau verso Borghetto Santo Spirito per colpire il fianco sinistro nemico. Nel frattempo, Masséna scende da Zuccarello con due divisioni e punta al centro.
Quindi non è una spinta unica: è una pressione multipla per scollare le basi fortificate, collegate da camminamenti e difese da molta artiglieria.
Masséna al centro: fino a Bardineto, poi la resistenza
Masséna conquista diverse posizioni, però a Bardineto trova una resistenza dura. A quel punto, indignato per il rallentamento, ordina un attacco più deciso. Il generale Charlet, accorso in aiuto, viene colpito a morte. E proprio questa perdita scatena l’effetto opposto: i francesi serrano i ranghi e sfondano.
Augereau verso Loano: Argenteau e la roccaforte tra Boissano e Loano
Partendo da Borghetto Santo Spirito, Augereau si muove verso Loano e colpisce l’ala sinistra austro-piemontese comandata da Eugène-Guillaume Argenteau. Tuttavia, a metà strada tra Boissano e Loano, una roccaforte difesa da 1.200 uomini sotto il generale Mathias Rukavina von Boynograd oppone resistenza.
Augereau circonda la posizione e invita alla resa. Rukavina propone condizioni; Augereau rifiuta e concede dieci minuti per arrendersi. Rukavina sceglie di combattere e cade sotto il fuoco delle brigate francesi. Quindi il punto “duro” si spezza con una decisione brutale, tipica della guerra del tempo.
Monte Carmelo, grandine e fuga
Gli austro-piemontesi ripiegano sulle alture vicino al convento di Monte Carmelo, convinti che i francesi siano esausti dopo ore di scontri. Schérer li segue ed è pronto ad attaccare, però esita. Poi, rassicurato da un messaggio di Masséna, prosegue, ma deve fermarsi per la grandine. Gli austriaci sfruttano il maltempo per fuggire, lasciando cannoni e tende.
Quindi la natura entra nella battaglia come “alleata” di chi deve solo guadagnare tempo.
Sérurier e il crollo piemontese verso Ceva
Mentre il centro e la sinistra vengono pressati, Jean Sérurier passa all’azione contro l’ala destra austro-piemontese. L’attacco manda l’esercito piemontese allo sbando e lo costringe a unirsi a ciò che resta delle truppe di Argenteau presso il campo trincerato di Ceva. Ed è qui che il discorso torna al Piemonte in modo diretto: Ceva è una soglia, non un dettaglio.
Perdite e bottino: i numeri che spiegano la svolta
Dei 25.000 uomini impiegati direttamente, i francesi perdono 3.500 tra morti, feriti e catturati. Gli austro-piemontesi contano circa 3.000 tra morti e feriti, ma soprattutto 4.000 prigionieri e 48 cannoni catturati. Quindi la battaglia non è solo “vittoria tattica”: è anche presa di materiale e collasso organizzativo.
Perché Loano riguarda Torino e Piemonte
Loano diventa un punto d’appoggio nelle Alpi Liguri. Inoltre, la vittoria permette ai francesi di impadronirsi di approvvigionamenti decisivi. Perciò, quando nel 1796 Napoleone Bonaparte avvierà la campagna più celebre, troverà già un vantaggio costruito anche qui, con lo sbocco verso Montenotte e, di conseguenza, verso il Piemonte.
E per Torino il messaggio è secco: la linea “esterna” che protegge lo Stato sabaudo ha appena mostrato una crepa.
Memoria e simboli: Loano sull’Arco di Trionfo e le rievocazioni moderne
Il nome Loano viene ricordato anche fuori dall’Italia: compare sull’Arco di Trionfo a Parigi. Inoltre, in tempi recenti, a Loano e dintorni sono state organizzate rievocazioni storiche con ricostruzioni di accampamenti e uniformi. Quindi la battaglia continua a vivere come memoria pubblica, non solo come pagina di manuale.
Le “vivandières”: il lavoro invisibile dietro i reparti
Nelle guerre sette-ottocentesche, un ruolo pratico lo svolgono le vivandières: distribuiscono viveri e bevande, lavano, rammendano, aiutano a gestire la cucina e le scorte. A volte vengono chiamate impropriamente “Marianne”, però il termine corretto è quello.
Napoleone non vede questa presenza con favore e confida a Masséna che sarebbe meglio “lasciarle a casa”. Inoltre, un cannoniere, Bricard, annota che il soldato non avrebbe bisogno di queste donne perché troverebbe relazioni “per strada”. È un commento brutale, ma serve a capire il clima.
Nel 1793, comunque, lo Stato prova a regolare il fenomeno: l’8 marzo 1793 viene permesso ai soldati in ferma di sposarsi e ciò facilita l’ingresso di molte donne al seguito delle truppe. Poi, a Douai, Lazare Carnot trova 3.000 donne nelle caserme e solo 350 soldati. Perciò, il 3 maggio 1793, un decreto (n. 804) autorizza l’allontanamento delle donne ritenute “inutili” e ammette solo 4 lavandaie per battaglione e le vivandières per il cibo.
Infine, molto più tardi, si capirà in modo serio l’importanza dell’assistenza infermieristica, che verrà sviluppata con figure come Florence Nightingale (prima esperienza citata nel 1849 e poi in modo decisivo nella guerra di Crimea 1853–1856). Quindi Loano non parla solo di cannoni: parla anche di organizzazione umana.
Loano: una vittoria che sposta il baricentro verso il Piemonte
La battaglia di Loano è decisiva perché trasforma un fronte costiero in una crisi strategica per il Regno di Sardegna. Infatti, la rotta e il ripiegamento verso Ceva mostrano che la difesa collegata fino a Cuneo e Mondovì può essere forzata. Inoltre, la cattura di 48 cannoni e migliaia di prigionieri dà ai francesi risorse immediate, non solo prestigio. Quindi Loano è una tappa che prepara il 1796: quando la guerra entra davvero nel Piemonte, Torino non può più illudersi che basti “tenere la linea” lontano da casa.
Chiarimenti utili: perché Loano pesa su Ceva e Torino
Il 23 e 24 novembre 1795, durante le guerre della Prima Coalizione
Vinse l’esercito francese, contro l’alleanza tra Austria e Regno di Sardegna
Per i francesi: Schérer (comando), Masséna (centro), Augereau (destra), Sérurier (sinistra). Per la Coalizione: De Vins (poi sostituito da Wallis) e, per i piemontesi, il duca del Chiablese
Perché la linea difensiva si collegava fino a Ceva, Cuneo e Mondovì: quando cede, la pressione si sposta verso l’interno piemontese e quindi verso l’area d’interesse di Torino
Perdite francesi circa 3.500 tra morti, feriti e catturati. Perdite austro-piemontesi circa 3.000 morti e feriti, con 4.000 prigionieri e 48 cannoni catturati

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



