Chiesa di San Giovanni Battista a Valgioie: la parrocchiale a tre navate tra ricostruzione settecentesca e campanile del Quattrocento

Da Alessandro Maldera
Marzo 22, 2026

La Chiesa di San Giovanni Battista di Valgioie è la parrocchiale che racconta meglio, tutta insieme, la storia del paese. Infatti, conserva un campanile quattrocentesco, ma allo stesso tempo nasce dalla ricostruzione di fine Settecento e dai grandi ampliamenti dell’Ottocento. Inoltre, tra facciata rifatta nel 1911, navate simmetriche e decorazioni interne, è una tappa che funziona sia per chi cerca architettura sia per chi vuole capire Valgioie “da dentro”.
In due minuti: punti chiave
Pianta: tre navate e quattro campate (laterali a vela, centrale a botte con lunette)
Campanile: quattrocentesco, circa 20 metri, cupolotto in rame e orologio elettrico dopo i lavori 1977–1979
Interni: altari della Madonna del Rosario e del Sacro Cuore, presbiterio allungato a cupola e cappella invernale
Decorazioni: Via Crucis ottocentesca e interventi pittorici del 1892
Perché è una tappa centrale a Valgioie
Quando si parla di cosa vedere a Valgioie, questa chiesa è uno snodo naturale. Da un lato è un edificio di culto ancora pienamente leggibile nella sua struttura; dall’altro è un archivio di scelte comunitarie: riparazioni, demolizioni, ricostruzioni e interventi successivi. Quindi non è solo “bella”: è utile, perché ti fa capire come il paese si è trasformato nei secoli.
La storia: dal trauma del 1693 alla nuova chiesa consacrata nel 1789
La vicenda parte da lontano e, purtroppo, da un episodio duro: nell’ottobre del 1693 la chiesa e gli annessi subiscono saccheggio e incendio da parte delle truppe francesi. Di conseguenza, tra 1697 e 1735 la comunità mette mano alle riparazioni, tentando di rimettere in piedi ciò che era stato compromesso.
Tuttavia, a fine Settecento la situazione torna critica. Il 20 settembre 1781, durante una visita pastorale, l’abate Ferrero (vicario del cardinale Gerdil) constata la precarietà dell’edificio e decreta l’erezione di una nuova parrocchiale. Così, tra 1786 e 1789, si realizza la chiesa nuova, poi consacrata il 29 settembre 1789 dall’abate Francesco Ferrero di S. Giacomo della Bessa, vicario generale del cardinale Gerdil. Insomma: la parrocchiale che vedi oggi nasce da una decisione netta, presa per necessità, non per capriccio.
Com’è fatta: pianta basilicale con tre navate e quattro campate
L’impianto è basilicale: tre navate scandite in quattro campate. Le laterali hanno volte a vela, mentre la navata centrale è coperta da una volta a botte con lunette laterali. Inoltre, in corrispondenza di ogni campata, compaiono archi ribassati che segnano il ritmo dello spazio. Risultato: un interno ordinato, “a passi”, che accompagna in modo naturale verso il presbiterio.
Le navate ottocentesche e la ricerca della simmetria
Nel tempo l’edificio viene completato per gradi. Prima, nel 1852, la parrocchia si amplia con una cappella laterale presso il campanile, dedicata a Sant’Antonio. Poi, nel 1863, viene costruita la navata sinistra, detta “della Madonna”. Infine, nel 1887, si completa la simmetria con la navata destra, detta “di S. Pio” per l’altare in suo onore. Quindi l’attuale equilibrio a tre navate non è un colpo solo: è un puzzle composto pezzo per pezzo.
La facciata (1911): edicola, rosone ellissoidale e pinnacoli
La facciata, orientata a est, è impostata su due ordini scanditi da lesene verticali. L’ordine inferiore “disegna” all’esterno la divisione interna in tre navate: a sinistra l’accesso alla navata laterale, al centro un portale in cemento lavorato a finta pietra e bugnato, con edicola che incornicia il portone in legno.
Al centro dell’edicola c’è un affresco (molto danneggiato) che raffigura il Battista, titolare della chiesa. Sopra, nella parte centrale, spicca un rosone ellissoidale con finestra. Inoltre, l’ordine superiore usa raccordi mistilinei con volute per collegare visivamente le navate laterali a quella centrale, che culmina in un timpano con la data del rifacimento: 1911. In sommità si vedono quattro pinnacoli a fiaccola e la croce centrale.
Questo rifacimento è legato a un progetto del valgioiese Michele Ruffino e viene inaugurato dal cardinale Richelmy durante una visita parrocchiale. Quindi la facciata che fotografi oggi è, di fatto, una dichiarazione novecentesca sopra un cuore più antico.
Il campanile quattrocentesco: 20 metri, cupolotto in rame e restauri recenti
Nonostante le riedificazioni, la chiesa conserva l’antico campanile quattrocentesco. È alto circa 20 metri, è accessibile dall’interno e si eleva sopra la navata laterale destra, subito dietro la facciata. Inoltre, è stato sopraelevato con un cupolotto in rame, dettaglio che lo rende immediatamente riconoscibile.
Tra 1977 e 1979, proprio a causa della vetustà, si interviene con opere murarie, rifacimento della cupola in rame e del quadrante, installazione di orologio elettrico e automazione delle campane. Quindi il campanile è antico, ma non “fermo”: è infatti adattato per continuare a funzionare.
Interni: altari devozionali, presbiterio allungato e spazi laterali
Le navate laterali terminano con due altari marmorei devozionali, ciascuno con una statua in alta nicchia: a destra la Madonna del Rosario, a sinistra il Sacro Cuore di Gesù. La navata centrale, invece, conduce a un presbiterio allungato coperto a cupola, mentre il catino absidale presenta una semicupola e, nella parte inferiore, una decorazione a finta boiserie lignea.
Ai lati del presbiterio si aprono altri due ambienti: a destra una cappella invernale, comunicante con il presbiterio attraverso due archi a tutto sesto e accessibile anche dalla navata laterale destra tramite un varco nella muratura; a sinistra, invece, la sacrestia, collegata con porte lignee al presbiterio, alla navata sinistra e alla casa parrocchiale. In altre parole: una macchina parrocchiale completa, non solo un’aula.
Decorazioni: Rossetti (1892), Via Crucis e colori “tenui”
Le volte sono decorate con motivi floreali e, in alcuni tratti, con scene figurate. Le pareti perimetrali restano invece più sobrie, tinteggiate con tonalità tenui sui toni del verde. Inoltre, navate e zona presbiteriale sono scandite da pilastri decorati a finti marmi, sui quali trovano posto le stazioni ottocentesche della Via Crucis.
Nel 1892 il pittore Antonio Rossetti di Racconigi esegue lavori di decorazione e verniciatura nella chiesa. Poi, nel 1897, è rifatto il pavimento in legno del presbiterio e, a lato, si realizza un coro ad uso degli uomini. Quindi la “pelle” interna che oggi si vede è il risultato di interventi ottocenteschi ben identificabili.
Interventi del Novecento e manutenzioni: elettricità e copertura
Tra 1924 e 1925 sono eseguite riparazioni importanti alla parrocchia e alla casa, dotando tutti i locali di impianto elettrico. Molto più tardi, tra 1996 e 1997, si interviene sulla copertura con manutenzione straordinaria: con l’inserimentodi lose al posto delle tegole in cemento ammalorate, eccetto nella navata laterale destra. Perciò, anche dal punto di vista “pratico”, la chiesa è sempre accompagnata nel tempo, non lasciata andare.
Chiesa di San Giovanni Battista: cosa riconoscere al primo sguardo
La Chiesa di San Giovanni Battista di Valgioie è la parrocchiale a tre navate e quattro campate: laterali con volte a vela e navata centrale con volta a botte lunettata. Conserva un campanile quattrocentesco alto circa 20 metri, accessibile dall’interno e concluso da un cupolotto in rame. La facciata (a est) è a due ordini con lesene, rosone ellissoidale e timpano datato 1911, con pinnacoli e croce; nell’edicola centrale c’è un affresco del Battista molto danneggiato. All’interno spiccano gli altari della Madonna del Rosario e del Sacro Cuore, il presbiterio allungato a cupola con cappella invernale a destra e sacrestia a sinistra. La chiesa viene ricostruita tra 1786 e 1789 (consacrata il 29 settembre 1789), ampliata con navate nel 1863 e 1887, decorata nel 1892, restaurata nel campanile tra 1977–1979 e aggiornata nella copertura 1996–1997 con inserimento di lose (eccetto navata destra).
Risposte essenziali per orientarsi
Perché la facciata fu rifatta nel 1911 su disegno del valgioiese Michele Ruffino e inaugurata durante una visita parrocchiale del cardinale Richelmy, quindi il prospetto attuale è frutto di quel rifacimento.
Resta l’elemento più “storico” in senso stretto: il campanile quattrocentesco, alto circa 20 metri, oggi con cupolotto in rame.
È una chiesa a tre navate con quattro campate: laterali con volte a vela e centrale con volta a botte con lunette. Inoltre il presbiterio è allungato e coperto a cupola.
La cappella invernale è uno spazio laterale a destra del presbiterio, collegato con due archi a tutto sesto e accessibile anche dalla navata destra; la sacrestia è a sinistra ed è collegata con porte lignee al presbiterio, alla navata sinistra e alla casa parrocchiale.
Tra gli interventi principali ci sono la costruzione delle navate laterali (1863 e 1887), le decorazioni del 1892, il rifacimento della facciata nel 1911, e il restauro del campanile 1977–1979

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



