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Pian Gelassa di Gravere: la stazione sciistica abbandonata tra sogno anni ’60, fallimento e valanga

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Da Alessandro Maldera

Marzo 13, 2026

Pian Gelassa di Gravere è uno di quei luoghi che d’estate colpiscono più che d’inverno: perché non trovi piste in funzione, ma i segni di una stazione sciistica nata e finita in fretta. Qui restano palazzine incompiute, edifici degradati e tracce degli impianti, in parte inghiottite dalla vegetazione. E proprio per questo la visita è più “storica e paesaggistica” che sportiva. Inoltre, è un promemoria brutale: quando un progetto in quota fallisce, spesso i resti rimangono lì per decenni.

Dati rapidi su Pian Gelassa

– Località: Pian Gelassa (Gravere), sopra Susa
– Accesso: bivio su SP254 al km 9+800 + circa 3 km fino agli edifici (accesso facile)
– Indirizzo: 422J+4P Gravere TO
– Coordinate: 45°6’1”N 7°1’54,7”E
– Periodo del progetto: avvio tra 1969 e 1970
– Eventi chiave: fallimento nel 1970 e valanga nel 1977
– Cosa si vede: palazzine incompiute, porzioni di bar/ristorante, tracce e basamenti degli impianti, cappella

Dove si trova Pian Gelassa e come arrivare

Pian Gelassa si raggiunge dalla SP254: bisogna prendere il bivio al km 9+800 e proseguire per circa 3 km fino agli edifici. Quindi l’accesso è facile dal punto di vista stradale.

  • Indirizzo: 422J+4P Gravere TO, Italia
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Cosa si vede oggi: sciovie contorte, palazzine incompiute e strutture sul pianoro

Guardando il fianco della montagna si possono ancora notare i resti degli impianti: scheletri ritorti di sciovie che spuntano tra la vegetazione (o ciò che ne rimane, perché alcune parti sono state rimosse nel tempo). Poi, spostando lo sguardo sulla piana, si riconoscono condomini/baite e un bar-ristorante, oltre a una piccola cappella.

Non aspettarti un “parco tematico”: è un luogo segnato dall’abbandono. Tuttavia, proprio per questo, la lettura è immediata e anche un giro breve lascia il segno.

Un progetto ambizioso vicino a Torino: la “Bondone di Torino”

Pian Gelassa venne pensata come stazione sciistica molto vicina a Torino (nell’ordine di circa 65–68 km, secondo le ricostruzioni), tanto da essere definita la “Bondone di Torino”. L’idea, quindi, puntava sullo sci “a portata di città”, in un’epoca in cui avere un comprensorio raggiungibile in poco tempo sembrava un vantaggio enorme.

Inoltre, tra anni ’60 e ’70, l’accessibilità percepita contava tantissimo: per chi voleva sciare senza viaggi lunghi, una località così avrebbe potuto funzionare. Ma la realtà, poi, ha preso un’altra direzione.

Cosa prevedeva il comprensorio: telecabina, skilift e ristorante ottagonale

Il progetto descritto per Pian Gelassa era “moderno” per l’epoca: una telecabina/funivia cabinata (citata come biposto), due skilift (con l’idea di un terzo impianto in quota), collegamenti su strada e un impianto di servizi che includeva anche una pompa di benzina.

Il simbolo più riconoscibile era il ristorante a forma ottagonale, pensato per numeri enormi: fino a 1.000 coperti. Accanto, inoltre, c’erano alloggi e un centro residenziale in costruzione, fatto di baite e piccoli condomini su tre piani “in stile montano”, almeno nelle intenzioni.

Cronologia essenziale: avvio, fallimento e la valanga che chiude tutto

Qui la sequenza, detta senza romanticismi:

  • 1969–1970: il comprensorio entra in attività (con cantieri ancora aperti e inaugurazioni/avvii che slittano)
  • 1970: arriva il colpo decisivo, con la dichiarazione di fallimento della società legata al progetto (con cifre citate nell’ordine di un miliardo di lire)
  • 1977: dopo abbondanti nevicate, una valanga distrugge impianti e parte delle strutture, compromettendo definitivamente la stazione

Da lì in poi, quindi, Pian Gelassa diventa un “fantasma”: tentativi e ipotesi di rilancio vengono citati, ma non portano a una rinascita stabile.

Abbandono, degrado e rimozioni successive: cosa è rimasto davvero

Con il passare degli anni, molte strutture sono state saccheggiate e vandalizzate: chi entrava si portava via pezzi, rivestimenti, infissi. Inoltre, alcuni segni sono diventati simbolici (cartelli danneggiati, elementi divelti, ruderi lasciati a vista).

In un secondo momento, viene ricordato anche un percorso che porta alla demolizione di ciò che restava degli impianti (telecabina e strutture meccaniche) dopo denunce di degrado ambientale. Il risultato pratico è chiaro: oggi restano soprattutto palazzine/condomini, porzioni del ristorante, e una viabilità ormai in parte degradata.

Un punto di vista scomodo: quando “ferro e cemento” restano in montagna

Pian Gelassa è anche un caso-esempio: sulle Alpi (e non solo) gli impianti sciistici si sono moltiplicati, però quando un progetto si ferma, spesso nessuno rimuove davvero tutto. Quindi rimangono cadaveri di ferro e catafalchi edilizi per decenni.

E sì: qui l’impatto lo vedi d’estate, quando i tralicci e i basamenti fanno più effetto della neve. Di conseguenza, Pian Gelassa non è solo una curiosità: è una lezione concreta su cosa succede quando si costruisce oltre il limite e poi si molla tutto.

Pian Gelassa di Gravere: sintesi storica e stato attuale

Pian Gelassa di Gravere è il sito di una stazione sciistica avviata tra il 1969 e il 1970 sopra Susa, pensata come comprensorio vicino a Torino e definita la “Bondone di Torino”. Il progetto comprendeva una telecabina/funivia cabinata biposto, due skilift (con l’idea di un terzo impianto in quota), un ristorante ottagonale fino a 1.000 coperti, alloggi residenziali, strada asfaltata di collegamento e servizi; tuttavia nel 1970 la società legata all’iniziativa venne dichiarata fallita. Dopo anni di incertezza, nel 1977 una valanga distrusse impianti e parte delle strutture, compromettendo definitivamente la stazione. Oggi restano palazzine incompiute, porzioni del ristorante, basamenti e tracce degli impianti, mentre molte componenti meccaniche sono state rimosse nel tempo; l’accesso avviene dalla SP254, con bivio al km 9+800 e circa 3 km di strada fino agli edifici (indirizzo: 422J+4P Gravere)

FAQ – cosa aspettarsi sul posto

Pian Gelassa è una stazione sciistica ancora attiva?

No. È il sito di una stazione nata tra 1969 e 1970, poi fallita nel 1970 e definitivamente compromessa dopo una valanga nel 1977.

Cosa resta visibile oggi?

Soprattutto palazzine/condomini incompiuti, parti di strutture come bar-ristorante e, inoltre, tracce degli impianti (basamenti e residui, in parte rimossi nel tempo). C’è anche una piccola cappella sul pianoro.

Come si arriva senza complicarsi la vita?

Si prende il bivio sulla SP254 al km 9+800 e si prosegue per circa 3 km fino agli edifici. L’accesso è indicato come facile.

Perché Pian Gelassa è considerata un “comprensorio fantasma”?

Perché la stazione sciistica è rimasta operativa per pochissimo tempo tra il 1969 e il 1970, poi è stata travolta dal fallimento e successivamente compromessa dalla valanga del 1977.

È possibile percorrere le vecchie piste o gli itinerari in quota?

Sì, l’area è frequentata soprattutto a piedi o con attività escursionistiche, e in passato il tracciato verso il Monte Pintas è stato utilizzato anche dagli scialpinisti.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende