Cappella di Sant’Antonio da Padova di Novalesa: la piccola chiesa della borgata Freita tra lose e campanile a vela

Da Alessandro Maldera
Marzo 11, 2026

Nel centro della borgata Freita, a Novalesa, la Cappella di Sant’Antonio da Padova è una di quelle presenze discrete che però ti fanno capire la vita di borgata. La facciata è semplice e leggibile, e infatti si riconosce al volo per il tetto in lose che sporge sull’ingresso. Inoltre il campanile a vela, messo in asse, dà subito l’idea di un luogo “minimo” ma ufficiale. Perciò è una sosta breve, ma sensata nel giro delle cappelle locali.
- Indirizzo: Borgata Freita, 10050 Novalesa
Dettagli chiave della chiesetta di Freita
- Dove si trova: borgata Freita, Novalesa (TO)
- Facciata: profilo a capanna con lesene agli spigoli
- Aperture: porta centrale con due finestrelle laterali e una superiore
- Tetto: due falde in lose con forte sporgenza sull’ingresso
- Campanile: semplice campanile a vela in asse
- Interno: navata unica con volta a botte e abside piatta
- Pavimento: pietra
- Stato: esterno buono, interno più critico con distacchi d’intonaco e fioriture
- Storia: prima citazione 1771, patronato degli eredi di Giovanni Pietro Ghiotto
Come riconoscerla: facciata a capanna, tre finestre e campanile a vela
La cappella sorge nel centro abitato della borgata Freita. La facciata, intonacata e profilata a capanna, è chiusa agli spigoli da lesene. La porta centrale è affiancata da due piccole finestrelle e, come spesso accade in queste architetture di valle, è sormontata da una terza apertura. Inoltre le due falde del tetto, con manto in lose, avanzano oltre il filo della facciata e quindi proteggono l’ingresso dalle intemperie. In asse, infine, è collocato il campanile a vela, essenziale e immediato.
Spazio interno e materiali: navata unica, volta a botte e pavimento in pietra
All’interno la cappella mantiene uno schema lineare: navata unica conclusa da abside piatta. La copertura è una volta a botte impostata su una cornice perimetrale, mentre il pavimento è in pietra, coerente con il carattere pratico delle cappelle di borgata. La muratura è di tipo misto: in facciata risulta tinteggiata, mentre sugli altri lati l’intonaco è lasciato più “al naturale”. Tuttavia è giusto dirlo senza giri: oggi l’esterno si presenta in condizioni migliori, mentre l’interno è più fragile.
Stato di conservazione: esterno più integro, interno più delicato
Se fuori la cappella appare ancora ordinata, dentro la situazione è diversa: sono segnalate fioriture e distacchi dell’intonaco, quindi l’impressione può essere quella di un ambiente meno curato o segnato dall’umidità. Di conseguenza, la visita ha soprattutto un valore di lettura architettonica e di contesto: la cappella racconta la borgata e la sua devozione, anche quando i dettagli interni non sono perfetti.
Cenni storici: la prima citazione nel 1771 e il patronato locale
La cappella compare nei documenti almeno dal 1771, quando viene citata in una relazione sullo stato della parrocchia redatta durante la visita dell’abate Sineo. In quel contesto risultava sotto il patronato degli eredi di Giovanni Pietro Ghiotto, segno di un legame stretto tra la cappella e le famiglie del luogo. E proprio questo, alla fine, è il suo senso: non un monumento “da cartolina”, ma un pezzo di comunità.
Cappella di Sant’Antonio da Padova di Novalesa: la chiesetta della borgata Freita
Nel centro della borgata Freita, la Cappella di Sant’Antonio da Padova di Novalesa è una tappa rapida ma utile per capire l’architettura religiosa “minima” della valle. La facciata, intonacata e a capanna, è chiusa da lesene agli spigoli e ha la porta affiancata da due finestrelle, sormontata da una terza apertura. Inoltre il tetto in lose sporge in avanti e quindi ripara l’ingresso, mentre in asse si alza un essenziale campanile a vela. Dentro lo schema resta semplice: navata unica con volta a botte e abside piatta, pavimento in pietra e murature miste intonacate. È giusto dirlo però: oggi l’esterno appare in condizioni migliori, mentre l’interno è più fragile, con distacchi d’intonaco e fioriture. Dal punto di vista storico, la cappella è citata almeno nel 1771 durante una visita dell’abate Sineo e risultava legata al patronato degli eredi di Giovanni Pietro Ghiotto, segno di un rapporto diretto tra devozione e famiglie della borgata.
Piccola guida pratica sulla Cappella di Sant’Antonio
Nel centro della borgata Freita (Novalesa), una delle borgate storiche del comune.
È una cappella a navata unica con volta a botte e abside piatta, con facciata a capanna e campanile a vela.
All’esterno sì, mentre l’interno risulta più delicato per fioriture e distacco dell’intonaco.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



