Chiesa di San Lorenzo Martire a Giaveno: cosa vedere tra storia della collegiata, cappelle e apparato pittorico

Da Alessandro Maldera
Marzo 10, 2026

La Chiesa di San Lorenzo Martire è uno dei punti che “reggono” il centro di Giaveno. Infatti si trova alle porte del nucleo medievale, davanti alla rotonda dove convergono le direttrici principali. Inoltre è un edificio grande, leggibile e ricco di dettagli: se entri con un minimo di metodo, capisci subito perché qui non si parla solo di culto, ma anche di identità urbana.
Dettagli da non perdere in 10 minuti dentro San Lorenzo
- Rosone in facciata con vetrata di San Lorenzo
- Crociera con cupola e lanterna: cambia la “luce” dell’interno
- Cappella di Sant’Antero (testata sinistra) con reliquie
- Cappella del Rosario (testata destra) con cornice dei misteri
- Pala d’abside di Joseph Ouvertus con San Lorenzo e San Michele
- Ciclo pittorico novecentesco: Reffo e Siffredi sono i nomi-chiave
Dove si trova e come si presenta dall’esterno
Il complesso sorge in una posizione molto visibile, con tutti i fronti liberi. A sud corre via Stazione, a nord via Ospedale, mentre sul lato est trovi un’area di parcheggio. La facciata guarda verso ovest, perciò l’impatto è immediato quando arrivi dalla viabilità principale.
L’esterno è intonacato e tinteggiato in ocra. Nel complesso lo stato conservativo è buono; tuttavia, in alcune lesene della facciata, l’intonaco manca e lascia affiorare la muratura sottostante. È un dettaglio piccolo, ma utile, perché racconta come “invecchia” un edificio di queste dimensioni.
Una storia lunga, raccontata senza confusione
La Chiesa di San Lorenzo nasce come pieve medievale: è citata già agli inizi del XII secolo, legata all’Abbazia di San Michele della Chiusa, e la presenza del pievano è attestata chiaramente nel 1305. Il grande salto avviene nel Seicento: nel 1611 arrivano le reliquie di Sant’Antero, e nel 1622 parte la riedificazione con la fondazione della Collegiata dei Canonici (approvata il 10 dicembre 1622), con una chiesa più ampia a tre navate e cappelle. Dopo i danni del 1693, tra 1707 e 1725 si interviene con restauri e con le donazioni degli Sclopis (altare maggiore, pavimentazione e pala d’abside di Joseph Ouvertus); seguono cupola (1731), campanile a guglia (1735) e statua di Sant’Antero (1740). Tra fine Ottocento e primi Novecento arrivano ampliamenti e la grande decorazione interna (1902, disegno di Giovanni Massoglia), poi modifiche liturgiche nel 1971 e riusi come la cappella invernale (1982). Negli anni 2000–2010 proseguono restauri mirati, fino al recupero della pala di Ouvertus nel 2015, segno di una manutenzione continua nel tempo.
Architettura: pianta, navate e cappelle
L’impianto è a croce latina e l’interno è organizzato in tre navate con cappelle laterali. La navata centrale è scandita da campate e, dopo la crociera del transetto, prosegue fino all’abside semicircolare. Le navate laterali sono più corte e, su ciascuna campata, si aprono cappelle con altari minori. Inoltre, in testata alle navate laterali oltre il transetto, ci sono due cappelle che si notano subito: a sinistra quella di Sant’Antero Papa (con le reliquie), a destra quella della Madonna del Rosario.
La struttura è in muratura portante intonacata. Le coperture cambiano ritmo: la navata centrale usa volte a botte unghiate, le laterali hanno volte a crociera, mentre la crociera del transetto è sormontata da una volta a vela cupoliforme con lanterna. L’abside è chiusa da una semicupola a tre spicchi. Sopra, il tetto è a falde con struttura lignea e coppi
Facciata e rosoni: cosa guardare prima di entrare
La facciata è costruita su ordini sovrapposti con lesene accoppiate e chiusura a timpano triangolare. In basso si aprono tre ingressi: quello centrale è più grande e, sopra, domina un grande rosone con vetrata artistica di San Lorenzo. Rosoni compaiono anche sui prospetti laterali e sui transetti, in alto, all’altezza del cleristorio: perciò, se giri intorno alla chiesa, il disegno complessivo si capisce meglio di quanto sembri da fronte.
Interni: opere, pitture e altari che contano
Dentro, le campate sono segnate da archi impostati su trabeazione alta e lesene con capitelli corinzi. Sopra l’ingresso c’è una cantoria lignea con organo a canne, mentre lungo la navata centrale compare anche un pulpito in marmo bianco.
Il presbiterio è rialzato e conduce all’altare maggiore storico in marmi policromi. Sulla parete dell’abside, inoltre, c’è la grande pala di Joseph Ouvertus: raffigura la Madonna col Bambino con San Lorenzo e San Michele Arcangelo.
L’apparato pittorico è dei primi del Novecento e funziona come un racconto continuo. Gli affreschi di presbiterio e abside sono di Enrico Reffo, autore anche di dipinti in cappelle laterali. Accanto, compaiono opere di Federico Siffredi e altri autori. E poi ci sono i transetti, con pale di Tommaso Lorenzone: a sinistra la Consolata con vari santi, a destra un tema forte come lo scambio dei cuori tra Gesù e la Beata Caterina da Racconigi, con una costellazione di figure sacre attorno
Campanili: quello “in chiesa” e la torre civica
C’è un piccolo campanile a base quadrata sopra la zona della crociera con il transetto sinistro, con monofore ad arco. Tuttavia è in disuso: oggi si utilizza la torre campanaria comunale di fronte alla chiesa, oltre la piazza. È una struttura in mattoni a vista, con registri scanditi da cornici dentellate, cella campanaria aperta e quadranti dell’orologio su tutti i lati, conclusa da una cuspide bassa con croce in ferro. Perciò, se cerchi “il campanile”, devi guardare anche fuori dalla chiesa.
Consigli pratici per la visita
Se hai poco tempo, entra e punta subito su tre cose: rosone, crociera con cupola, abside con pala principale. Poi, invece, se vuoi capire la chiesa “davvero”, gira le cappelle laterali con calma: sono molte e, perciò, vanno scelte. Infine esci e guarda la torre campanaria comunale: completa la lettura del complesso, perché è quella che oggi “fa suonare” la piazza
San Lorenzo a Giaveno: pieve medievale, collegiata seicentesca e grande ciclo pittorico
La Chiesa di San Lorenzo Martire è una tappa chiave per capire Giaveno: infatti nasce come pieve medievale legata all’Abbazia di San Michele della Chiusa e viene ricostruita in grande dal 1622, quando prende forma la collegiata a croce latina con tre navate e cappelle, legata anche alle reliquie di Sant’Antero. Inoltre l’interno è dominato dal ciclo decorativo dei primi del ’900, con opere di Enrico Reffo e Federico Siffredi, e dalla pala d’abside di Joseph Ouvertus con la Madonna col Bambino, San Lorenzo e San Michele. Fuori, la facciata con tre portali e grande rosone introduce una visita ricca ma leggibile, mentre la torre campanaria comunale di fronte ricorda che il complesso è ancora “vivo” nella piazza.
Dubbi e risposte sulla collegiata di Giaveno
Perché nel 1622 viene fondata qui la Collegiata dei Canonici e, da quel momento, la chiesa assume un ruolo istituzionale più alto rispetto a una semplice parrocchiale.
Sono custodite nella cappella dedicata a Sant’Antero Papa, collocata in testata alla navata laterale sinistra oltre il transetto.
La grande pala di Joseph Ouvertus con la Madonna col Bambino, San Lorenzo e San Michele Arcangelo.
I riferimenti più importanti sono Enrico Reffo (affreschi e dipinti) e Federico Siffredi (tele in alcune cappelle), con un impianto decorativo impostato nei primi anni del Novecento.
Il piccolo campanile sopra la chiesa risulta in disuso; quindi viene utilizzata la torre campanaria comunale collocata di fronte, oltre la piazza.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



