Santuario della Madonna della Bassa di Rubiana, storia del miracolo, architettura e affreschi di Tabusso

Da Alessandro Maldera
Marzo 09, 2026

Il santuario della Madonna della Bassa di Rubiana è uno di quei luoghi che, da fuori, sembrano piccoli e appartati, ma in realtà custodiscono una storia lunga, stratificata e molto radicata nel territorio. Sorge a 1.152 metri di quota, in una posizione di spartiacque tra la bassa Valle di Susa e la Val Casternone, lungo la dorsale che conduce verso il Colle del Lys. Proprio per questo non è soltanto un edificio religioso: è anche un punto di memoria locale, di pellegrinaggio e di identità condivisa tra Rubiana e Val della Torre.
Le date chiave della Madonna della Bassa
– 20 agosto 1714: secondo episodio e costruzione del pilone votivo
– 1721: prima cappella e prima messa
– 1845: fase di ampliamento con assetto ormai vicino a quello attuale
– 1914: decorazioni interne che contribuiscono all’unità del complesso
– 1995: affreschi del presbiterio di Francesco Tabusso e Germana Albertone
– luglio 2022: gestione affidata all’Associazione Culturale La Bassa
– giugno 2024: avvio del restauro di dipinti e affreschi interni
Cos’è il santuario della Madonna della Bassa di Rubiana e dove si trova
Il santuario è dedicato alla Vergine Addolorata e si trova nel territorio di Rubiana, in provincia di Torino, in corrispondenza di un colle chiamato localmente “bassa”. La sua collocazione, immersa in una conca boschiva tra faggi e larici, lo rende un luogo molto riconoscibile anche dal punto di vista paesaggistico.
Inoltre, la sua posizione non è casuale. Il complesso sorge infatti su una dorsale panoramica che collega ambienti vallivi diversi e che, nel tempo, ha favorito il passaggio di fedeli, abitanti e pellegrini. Per questo il santuario non va letto solo come una chiesa di montagna, ma come un presidio religioso nato in un punto strategico del territorio.
Il miracolo di Lorenzo Nicol all’origine del santuario
La nascita del santuario è legata a una tradizione devozionale molto precisa: ad un miracolo. Secondo il racconto tramandato localmente, il 18 agosto 1713 Lorenzo Nicol, abitante della frazione di Mompellato, stava raccogliendo legna in una faggeta nei pressi della Bassa. Durante la discesa, con il carico sulle spalle, cadde e si ruppe una gamba in un luogo isolato, lontano dalle abitazioni e senza possibilità di soccorso immediato.
A quel punto, disperato, invocò la Madonna e fece un voto: se fosse riuscito a tornare a casa salvo, avrebbe fatto costruire in quel punto un pilone dedicato a lei. La grazia, secondo la tradizione, arrivò subito e l’uomo guarì all’istante. Tuttavia, una volta rientrato, dimenticò la promessa.
L’anno dopo, il 20 agosto 1714, la scena si sarebbe ripetuta quasi nello stesso modo. Nicol cadde di nuovo nello stesso luogo e si fratturò ancora una gamba. Capì allora di non aver mantenuto il voto, pregò nuovamente la Madonna e ottenne una seconda guarigione. Questa volta non si tirò indietro: il giorno successivo iniziò davvero a costruire il pilone votivo, destinato a diventare il nucleo originario del santuario.
Secondo la tradizione, Lorenzo Nicol continuò poi per il resto della vita a diffondere la devozione mariana nella zona. Morì nel 1765.
Dal pilone alla cappella: come nacque il complesso religioso
Il primo atto concreto fu quindi la posa della pietra del pilone nel 1714. In seguito, poiché la notizia dei miracoli si diffuse rapidamente, i fedeli iniziarono a salire sempre più numerosi alla Bassa. Di conseguenza, nel 1721 il pilone venne sostituito da una piccola cappella, davanti alla quale fu celebrata anche la prima messa.
Con il crescere della devozione, il nucleo originario venne ampliato più volte. Accanto alla chiesa fu realizzato un edificio per accogliere i pellegrini; successivamente si aggiunsero anche un porticato e un altro fabbricato destinato a ospitare i sacerdoti che celebravano le funzioni.
Nel tempo, il santuario divenne quindi un piccolo complesso articolato, non più limitato alla sola cappella iniziale. Oggi comprende infatti la chiesa vera e propria e una struttura di servizio che, secondo la tradizione locale, era in grado di accogliere circa una ventina di pellegrini.
Architettura del santuario: tre navate e due secoli di ampliamenti
Dal punto di vista architettonico, il santuario della Madonna della Bassa di Rubiana è interessante soprattutto per la sua crescita progressiva. L’insieme che si vede oggi, infatti, non nasce da un solo progetto, ma da una serie di aggiunte e integrazioni sviluppate tra l’inizio del XVIII secolo e l’inizio del XX secolo.
La chiesa è organizzata in tre navate. La navata centrale è più alta e più ampia, mentre le due laterali non sono simmetriche: quella di sinistra è più larga di quella di destra. Questa apparente sproporzione non sarebbe casuale, ma legata alla volontà di dare maggiore rilievo alla cosiddetta Cappella delle Grazie, cioè la navata sinistra, considerata la parte più antica e simbolicamente collegata al primo nucleo votivo.
Secondo la ricostruzione tradizionale, il pilone del 1714 si troverebbe proprio nell’area corrispondente al fondo della navata sinistra, su terreno che allora ricadeva nel comune di Mompellato. Ancora oggi, non a caso, questa parte dell’edificio viene ricordata come lo spazio più direttamente connesso al miracolo.
La piccola cappella del 1721 doveva essere una struttura piuttosto semplice, probabilmente sostenuta da quattro pilastri squadrati con copertura in legno. E infatti, vicino all’altare delle Grazie, sarebbe ancora visibile l’angolo di una lesena squadrata che non ha più una funzione strutturale, ma che viene interpretata come una traccia della costruzione più antica inglobata negli ampliamenti successivi.
Le caratteristiche costruttive del complesso
Con l’aumento della fama del santuario, la costruzione si fece più ambiziosa e arrivò a coinvolgere idealmente anche il territorio di Val della Torre. Non a caso, una delle tre navate ricade proprio in territorio comunale diverso, dettaglio curioso che racconta bene la natura condivisa del luogo.
L’impianto odierno appare piuttosto omogeneo. Le navate laterali sono coperte da volte a vela ribassate, mentre la navata centrale presenta volte a botte lunettate. Inoltre, sopra l’ingresso centrale compare un affresco con la data MDCCXXI, che richiama il momento della prima cappella.
Il porticato esterno, invece, sembra frutto di una fase successiva. Le campate laterali mostrano coperture di tipo Boeme, mentre la parte centrale utilizza putrelle e laterizio, segnalando tecniche costruttive appartenenti a momenti diversi, distanti tra loro circa mezzo secolo. Proprio per questo si ipotizza che, in origine, l’orizzontamento centrale fosse ligneo.
Anche l’edificio antistante presenta un porticato con volte Boeme. Qui, dopo la rimozione dell’intonaco, la muratura ha mostrato una struttura solida, con mattoni disposti di testa nei pennacchi e di coltello nella vela. L’intero complesso, del resto, è ritenuto molto stabile, anche perché probabilmente fondato direttamente sulla roccia dioritica, uno dei materiali naturali più resistenti.
Un altro elemento notevole riguarda la capacità di tenere insieme fasi costruttive diverse senza creare una sensazione di disordine. Prima le decorazioni interne del 1914, poi il recupero delle superfici esterne con intonaci colorati nell’impasto, hanno contribuito a dare unità a un edificio cresciuto per stratificazioni.
Facciata, coperture e interno della chiesa
La facciata, esposta a sud, è preceduta da un loggiato sorretto da archi: tre delimitano la navata centrale, mentre due, più ampi, introducono agli spazi laterali. Sopra l’ingresso principale è dipinta l’effigie della Madonna con il Bambino, dettaglio che rafforza subito il carattere mariano del santuario.
La navata centrale presenta una copertura a due falde rivestite in lose, sopraelevate rispetto alle parti laterali. All’interno, invece, l’altare è in marmo bianco, con inserti di marmo marrone ai lati del tabernacolo. Al di sopra si apre una nicchia che custodisce la statua della Beata Vergine, venerata dai fedeli.
Non è un santuario monumentale nel senso classico del termine. Tuttavia, proprio questa sobrietà lo rende leggibile come luogo di devozione popolare autentica, cresciuto nel tempo senza perdere il legame con il paesaggio e con la sua origine votiva.
Gli affreschi del presbiterio: il ciclo pittorico di Francesco Tabusso
Uno degli elementi più interessanti del santuario è il ciclo pittorico del presbiterio realizzato nel 1995 da Francesco Tabusso, affiancato dalla pittrice Germana Albertone. Si tratta di un intervento importante, perché porta nel santuario un artista di primo piano molto legato a Rubiana e al suo immaginario rurale.
Tabusso nacque a Sesto San Giovanni nel 1930 e morì a Torino nel 2012. Durante gli anni della guerra e dello sfollamento, la sua famiglia si trasferì nella casa di campagna in Val di Susa, a Rubiana. Proprio lì, a contatto con il mondo contadino, iniziò a formarsi il suo universo poetico e figurativo.
Dopo la maturità classica, fu allievo di Felice Casorati dal 1949 al 1954. Nello stesso 1954 partecipò alla Biennale di Venezia, iniziando poi un percorso ricco di riconoscimenti in Italia e all’estero. Inoltre, tra il 1963 e il 1984, affiancò alla pittura l’insegnamento nei licei artistici e all’Accademia Albertina di Torino.
La sua pittura, spesso ispirata alla campagna, ai santi e alla devozione popolare, trovava quindi in un luogo come la Madonna della Bassa un contesto perfetto. E infatti il ciclo del presbiterio non è un episodio marginale, ma un punto di incontro molto naturale tra arte, paesaggio e fede locale.
Cosa raffigurano le pitture murali del presbiterio
Nell’abside, sulla destra, compare la Madonna con il Bambino. Sulla sinistra, invece, è raffigurato Lorenzo Nicol, descritto come un pastore-contadino mentre raccoglie legna nei pressi della Bassa in compagnia del suo cane. L’immagine ripercorre il cuore del racconto fondativo: la caduta, la gamba spezzata, l’invocazione alla Madonna, il voto non mantenuto, il secondo incidente e infine la costruzione del pilone votivo da cui si svilupperà il santuario.
La scena, quindi, non è soltanto narrativa, ma ricapitola l’intera origine del complesso: dal miracolo alla cappella, dalla prima messa del 1721 fino all’espansione dovuta all’aumento dei pellegrinaggi.
Sulla parete sinistra del presbiterio, Tabusso ha dipinto un gruppo di suore francescane insieme al beato Edoardo Rosaz, vescovo di Susa tra il 1878 e il 1903. Attorno alle figure religiose compaiono giovani ragazze in costume valsusino, mentre sullo sfondo si riconoscono la città di Susa e la vetta del Rocciamelone.
Sulla parete destra, invece, una bambina rivolge lo sguardo alla beata Anna Michelotti, nata in Savoia, ad Annecy, e trasferitasi poi ad Almese presso i parenti paterni. Spinta dalla vocazione religiosa, Anna fondò l’istituto delle Piccole Suore del Sacro Cuore di Gesù, dedicato al servizio dei poveri e degli ammalati. Le religiose sono riconoscibili dall’abito nero con il cuore rosso al centro, proprio come le ha rappresentate Tabusso. Sullo sfondo ritornano le montagne della valle e la Sacra di San Michele.
Le cose da sapere subito sul santuario
– È dedicato alla Vergine Addolorata
– Nasce dal voto di Lorenzo Nicol dopo i fatti miracolosi del 1713 e del 1714
– La prima cappella documentata risale al 1721
– Il complesso attuale si è formato con ampliamenti successivi tra Settecento, Ottocento e primi del Novecento
– Ancora oggi è legato a processioni, devozione popolare e memoria del territorio
Ex voto, memoria partigiana e tutela ambientale
Il santuario conserva anche una ricca tradizione di ex voto, oltre a sculture e immagini che raccontano le grazie ricevute e la continuità della devozione. Questo aspetto, peraltro, è decisivo per capire la funzione del luogo: non solo santuario, ma archivio di fede popolare.
Allo stesso tempo, il complesso non parla soltanto di religione. Durante la Resistenza, infatti, i suoi edifici furono utilizzati come quartier generale dei partigiani attivi nella zona. È un dettaglio che cambia la lettura del santuario, perché lo inserisce anche nella storia civile del territorio.
Inoltre, dal 2004 l’area a monte della strada di accesso è entrata nel Parco Naturale di interesse provinciale del Col del Lys. Questo inserimento rafforza il valore paesaggistico del sito e lo collega a un contesto ambientale protetto, dove natura, memoria e spiritualità continuano a convivere.
Le tradizioni: due processioni ogni anno
La devozione alla Madonna della Bassa continua ancora oggi attraverso due appuntamenti molto sentiti. Ogni anno, infatti, salgono al santuario due processioni.
La prima si svolge ad agosto, nella prima domenica dopo il 15 agosto, ed è tradizionalmente collegata al comune di Rubiana. La seconda si tiene invece la terza domenica di settembre ed è riferita al comune di Val della Torre.
Questa doppia scansione non è secondaria. Al contrario, racconta bene la natura condivisa del santuario, che appartiene sì a Rubiana, ma che da sempre vive in relazione anche con il versante e con la comunità di Val della Torre.
Restauri recenti e gestione del santuario
Sul piano più recente, dal luglio 2022 gli spazi del santuario risultano gestiti dall’Associazione Culturale La Bassa. Inoltre, nel giugno 2024 sono iniziati i lavori di restauro dei dipinti e degli affreschi interni, con conclusione prevista nell’autunno 2025.
Questo dato è importante, perché dimostra che il santuario non è un luogo fermo nel passato. Al contrario, è ancora oggetto di cura, attenzione e interventi di conservazione, segno che il suo valore storico, artistico e identitario viene considerato tuttora vivo.
Come arrivare al santuario della Madonna della Bassa di Rubiana
Raggiungere il santuario è abbastanza semplice, anche se l’ultimo tratto conserva il carattere tipico delle strade di montagna.
Arrivando in auto, si percorre l’autostrada A32 Torino-Bardonecchia con uscita ad Avigliana Ovest. Da lì si prosegue lungo la SP 197 del Colle del Lys in direzione Rubiana-Colle del Lys. Superata la frazione Mompellato, si continua ancora per poche centinaia di metri fino a incontrare, sulla destra, il bivio per il santuario, che dista circa tre chilometri.
In alternativa, il luogo si può raggiungere a piedi da Val della Torre, seguendo un sentiero che parte poco sopra la borgata Lucco. Questa seconda soluzione, ovviamente, restituisce meglio il rapporto originario tra il santuario e il paesaggio boschivo che lo circonda.
Perché il santuario della Madonna della Bassa merita attenzione
Il santuario della Madonna della Bassa di Rubiana non colpisce per dimensioni o sfarzo. Però proprio qui sta il punto. È un luogo che conta perché mette insieme, nello stesso spazio, miracolo fondativo, devozione popolare, architettura stratificata, arte del Novecento, memoria partigiana e paesaggio del Colle del Lys.
In più, conserva una particolarità rara: quella di essere sentito da comunità diverse, collocato com’è tra Rubiana e Val della Torre, tra storia religiosa e storia civile. Perciò visitarlo non significa solo entrare in una chiesa di montagna, ma leggere un pezzo di territorio attraverso la sua fede, le sue tracce costruttive e i suoi racconti.
Un santuario di montagna tra devozione e territorio
Il santuario della Madonna della Bassa di Rubiana è un luogo di culto dedicato alla Vergine Addolorata, situato a 1.152 metri di quota sullo spartiacque tra Valle di Susa e Val Casternone, in provincia di Torino. La sua origine è legata alla tradizione del miracolo di Lorenzo Nicol, abitante di Mompellato, che tra il 1713 e il 1714 avrebbe ottenuto due guarigioni prodigiose dopo essersi rotto una gamba nello stesso luogo. Da quel voto nacque prima un pilone, poi una cappella e infine l’attuale santuario a tre navate, arricchito nel tempo da ex voto, pellegrinaggi, affreschi e interventi artistici come quelli realizzati da Francesco Tabusso nel presbiterio.
Le risposte utili sul santuario di Rubiana
Sì. Il santuario ricade nel comune di Rubiana, in provincia di Torino, anche se la sua storia e la sua devozione sono strettamente legate anche a Val della Torre. Non a caso, una delle processioni annuali fa riferimento proprio a quest’ultima comunità.
Il santuario sorge a 1.152 metri sul livello del mare. Si trova su un colle, chiamato localmente “bassa”, lungo lo spartiacque tra la bassa Valle di Susa e la Val Casternone.
L’origine è collegata alla vicenda di Lorenzo Nicol di Mompellato, che secondo la tradizione ottenne due guarigioni miracolose dopo essersi rotto una gamba nel 1713 e nel 1714. Dopo il secondo episodio costruì un pilone votivo, da cui nacque poi il santuario.
All’interno spiccano la struttura a tre navate, la Cappella delle Grazie, la statua della Vergine nell’area dell’altare e soprattutto gli affreschi del presbiterio realizzati nel 1995 da Francesco Tabusso e Germana Albertone.
Le processioni sono due. La prima si tiene nella prima domenica dopo il 15 agosto ed è tradizionalmente legata a Rubiana. La seconda si svolge la terza domenica di settembre ed è collegata a Val della Torre.
In auto si segue la SP 197 del Colle del Lys, salendo da Rubiana e superando Mompellato fino al bivio per il santuario. A piedi, invece, si può salire da Val della Torre lungo il sentiero che inizia sopra la borgata Lucco.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



