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Cappella di Santa Margherita di Mattie: la chiesetta “dominante” di Menolzio tra portico ad archi e storia medievale

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Da Alessandro Maldera

Marzo 09, 2026

La Cappella di Santa Margherita di Mattie è una tappa piccola, però con un carattere netto. Sta isolata nella frazione Menolzio, in posizione dominante, quindi si capisce subito “chi comanda” nel paesaggio. Inoltre si riconosce per il portico aperto e per l’impianto essenziale, che rende la visita rapida ma leggibile. E poi c’è il dettaglio più sorprendente: una storia documentata già nel 1250, che continua fino alle visite pastorali del Novecento.

Menolzio in un colpo d’occhio

  • Dove: frazione Menolzio (Mattie), cappella isolata in posizione dominante
  • Esterno: facciata a capanna sobria a filo di un portico aperto su tre lati
  • Portico: grandi arconi a sesto ribassato
  • Interno: navata unica, volta a botte con unghie, abside piatta
  • Dettagli: cantoria in muratura con scala esterna, pavimento in marmi policromi, tetto in lose
  • Date: prima citazione 24 agosto 1250; priorato nel 1543; visite pastorali con buono stato fino al 1923

Dove si trova e perché si nota anche da lontano

La cappella sorge a Menolzio, in un punto dominante e un po’ appartato. Proprio per questo, anche senza scenografie, la sua presenza è chiara: la vedi “staccata” dal resto e, di conseguenza, ti invita a una deviazione breve. Inoltre l’isolamento aiuta: niente confusione, solo pietra, silenzio e una lettura semplice dell’architettura.

Mattie oltre il giro veloce Se vuoi capire davvero Mattie, devi uscire dalla logica del “vedo una cosa e riparto”. Qui funzionano molto meglio le tappe distribuite tra Menolzio, Gillo, Tanze, Toglie e le altre frazioni, dove le cappelle diventano la chiave di lettura del territorio. Apri l’itinerario completo

Il colpo d’occhio: portico aperto e facciata senza fronzoli

La facciata è a capanna e piuttosto disadorna, ma è portata a filo del portico, quindi funziona come quinta sobria. Il portico, invece, cambia subito l’atmosfera: è aperto su tre lati e scandito da grandi arconi a sesto ribassato. In pratica, prima ancora di entrare, hai già uno spazio di soglia che “prepara” la visita.

Dentro: navata unica, abside piatta e cantoria in muratura

All’interno l’impianto è diretto: navata unica conclusa da abside piatta. Tuttavia c’è un elemento strutturale che si nota: sulla controfacciata è sistemata una cantoria in muratura. E non è un dettaglio messo lì a caso, perché l’accesso avviene tramite una scala esterna in muratura, che nasce dall’angolo destro della facciata. Quindi l’edificio si legge anche “da fuori”, seguendo la logica dei suoi percorsi.

Volta, cornici e decorazioni del presbiterio

La copertura interna è una volta a botte con unghie, soluzione semplice ma efficace. Inoltre una cornice corre lungo le pareti laterali e sottolinea l’imposta della volta: sembra un particolare minore, però dà ordine e ritmo allo spazio. Nella zona presbiteriale, invece, la cappella si accende: la volta e la parete absidale sono decorate con motivi geometrici policromi, che rendono l’insieme più “curato” rispetto alla sobrietà esterna.

Materiali e dettagli “da guardare bene”

Qui il linguaggio è quello della valle: muratura portante in pietrame, intonacata e tinteggiata all’esterno su tutti i lati. All’interno, invece, le superfici sono intonacate e tinteggiate, con la decorazione concentrata dove serve davvero.

Sotto i piedi trovi una scelta non banale per una cappella di frazione: pavimento in piastrelle di marmi policromi. Sopra, invece, il tetto è a due falde con manto in lose, quindi coerente con il contesto. Anche gli arredi seguono questa logica: altare a parete e tabernacolo ligneo con pitture effetto marmo e dorature, un compromesso intelligente tra resa visiva e materiali.

Una storia lunga: dal 1250 alle visite pastorali del Novecento

La cappella è citata per la prima volta il 24 agosto 1250, nel testamento di Giacoma, moglie del segusino Pietro Clerico. È un passaggio prezioso perché, di fatto, ci dice che Santa Margherita era già un punto riconosciuto e “degno di memoria” nella comunità.

Nel 1323 entra in scena un’idea ambiziosa: il giurisperito di Susa Guglielmo Farguilli lasciò per testamento una rendita destinata a erigere un convento di monache certosine nei pressi della cappella. Tuttavia il progetto rimase sulla carta, perché quella rendita risultò troppo scarsa: un classico caso in cui l’intenzione c’era, ma i soldi no.

Più avanti, nel 1543, Santa Margherita di Menolzio è registrata con la qualifica di priorato dipendente dall’Abbazia di San Giusto di Susa. Quindi la cappella non è solo “una chiesetta”: rientra in una rete religiosa più ampia, con un inquadramento preciso.

Nel 1783 la cappella viene visitata dal primo vescovo di Susa, che ne rilevò il buono stato di conservazione. E la cosa interessante è che questa valutazione si ripete: tra 1840 e 1923 l’edificio è costantemente citato nelle visite pastorali dei vescovi di Susa e, in tutte le relazioni, viene ancora indicato in buono stato, senza accenni a restauri. In altre parole: ha retto bene il tempo, e lo ha fatto senza “rivoluzioni” documentate.

Consigli pratici per la visita

Se hai poco tempo, concentrati su tre cose: il portico ad arconi, la scala esterna verso la cantoria, e la decorazione geometrica del presbiterio. Inoltre, proprio perché la cappella è isolata, la sosta funziona meglio se te la prendi con calma: cinque minuti “puliti” valgono più di una foto al volo.

FAQ – Dubbi frequenti sulla cappella di Santa Margherita

La cappella è davvero antica?

Sì: è documentata già il 24 agosto 1250, quindi ha una storia medievale lunga e ben tracciabile

Che cosa la rende riconoscibile subito?

Il portico aperto su tre lati con grandi archi ribassati, più la posizione isolata e dominante a Menolzio

Com’è fatto l’interno?

È un’aula a navata unica con volta a botte con unghie e abside piatta, quindi la lettura è immediata

C’è un dettaglio “strano” da cercare?

Sì: la cantoria in muratura accessibile da una scala esterna che parte dall’angolo destro della facciata

Quali decorazioni vale la pena osservare?

I motivi geometrici policromi sulla volta e sulla parete dell’area presbiteriale, che concentrano la parte più “decorata” della cappella

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende