Cappella di Sant’Antonio Abate di Coazze: la chiesa di borgata Molè tra mosaici, voto rurale e dettagli architettonici

Da Alessandro Maldera
Marzo 07, 2026

La Cappella di Sant’Antonio Abate di Coazze è un piccolo edificio di borgata, però parla chiaro: nasce da un voto contadino e vive ancora nel cuore della borgata Molè. Si riconosce subito per i mosaici in facciata e per l’ambientazione rurale, tra spiazzo sterrato e greto del torrente. Inoltre, dentro conserva un impianto semplice ma leggibile, con altare a finti marmi e segni concreti di umidità e riparazioni.
Segni chiave tra spiazzo e torrente
• Origine: costruita tra 1861 e 1863 dopo la guarigione del bestiame colpito da malattia nel 1860
• Facciata: scritte “A.D.ni 1863” e “D.O.M.” + mosaici anni ’70 dei due Sant’Antonio
• Interno: navata unica, soffitto piano, abside semicircolare, altare a finti marmi e mensa in marmo rosa
• Da sapere: umidità di risalita con rivestimenti protettivi, ma restano infiltrazioni e crepe
Dove si trova: borgata Molè, tra spiazzo e torrente
La cappella è al centro della borgata Molè, isolata su tutti i lati. Davanti ha un piccolo spiazzo sterrato, mentre sul retro è costeggiata dal greto del torrente. Intorno, inoltre, il contesto è quello delle frazioni di bassa montagna: pietra a vista, ballatoi in legno, stalle e case rurali. Perciò l’edificio si inserisce in un paesaggio coerente, senza “scenografie” finte.
Perché è nata: un voto legato alla guarigione del bestiame
La storia della cappella è concreta. Nel 1860 il bestiame della contrada fu colpito da una misteriosa malattia; di conseguenza, dopo la guarigione, gli abitanti decisero di ringraziare Sant’Antonio Abate costruendo una cappella. L’edificio venne realizzato tra 1861 e 1863 e l’appezzamento di terreno fu concesso dai fratelli Alessio e Giuseppe Lussiana. In seguito, alla loro morte, la cappella entrò nei beni della parrocchia di San Giuseppe.
Facciata: scritte, cornice e mosaici dei due Sant’Antonio
La facciata è a capanna, in muratura intonacata, con composizione simmetrica. Al centro si apre il portone in legno a due battenti; sopra, inoltre, compaiono una lunetta e un’apertura a mezzaluna. Ai lati ci sono due finestre rettangolari con grata, però il colpo d’occhio lo danno i due mosaici dai colori accesi, realizzati tra 1975 e 1977: uno raffigura Sant’Antonio Abate, l’altro Sant’Antonio da Padova, perché la cappella è intitolata “di fatto” anche a quest’ultimo.
Sopra l’ingresso si legge “A.D.ni 1863”, mentre nel timpano compare “D.O.M.” con croce patriarcale. Tutti gli elementi, inoltre, sono chiusi da una cornice intonacata bianca che evidenzia il disegno della facciata.
Interno: navata unica, soffitto piano e abside semicircolare
Dentro trovi una navata unica, con pianta rettangolare e abside semicircolare. L’aula è coperta da soffittatura piana ed è scandita in due campate da lesene poco aggettanti. Le aperture, invece, sono solo in facciata: quindi l’interno resta essenziale e raccolto.
Il pavimento alterna materiali: piastrelle in graniglia nella navata e parquet nella zona absidale. Inoltre l’insieme conserva un’impostazione “di borgata”, senza eccessi, ma con dettagli che raccontano gli interventi successivi.
Presbiterio e altare: finti marmi e mensa in marmo rosa
Il presbiterio occupa l’abside ed è rialzato di un gradino. L’altare maggiore è in muratura dipinta a finti marmi, con tabernacolo centrale, e si appoggia alla parete di fondo. Davanti, però, la mensa dell’adeguamento liturgico è in marmo rosa, quindi facilmente distinguibile.
Sulle pareti del presbiterio si notano anche pannelli in plastica color legno: una soluzione pratica, adottata per protezione e gestione dell’umidità, ma visivamente riconoscibile.
Copertura e campanile: lose, capriate e campaniletto a vela
La copertura è a doppia falda su capriate lignee con manto in lose, quindi tipica dell’architettura montana. Sopra la falda, in asse centrale, si alza un campanile a vela in muratura intonacata: ha monofora, campana unica e copertura a capanna in lamiera. È un campaniletto “funzionale”, e infatti non vuole stupire: vuole solo farsi sentire.
Arredi e controfacciata: cantoria lignea e devozione popolare
Nell’aula trovi banchi longitudinali, statue devozionali in gesso e alcuni arredi semplici. In controfacciata, invece, spicca una cantoria lignea con due vetrate a piombo sopra l’ingresso: è un dettaglio che cambia la percezione dello spazio e che è stato realizzato nel quadro dei lavori più recenti.
Umidità e conservazione: interventi utili, ma problemi non del tutto risolti
La cappella convive con un problema tipico: l’umidità di risalita nei muri interni. Nel tempo è stata parzialmente contenuta con un rivestimento in pietra con camera d’aria e con un ulteriore rivestimento in plastica. Tuttavia permangono infiltrazioni e crepe, quindi la lettura dell’edificio è anche “onesta”: qui vedi sia la cura, sia le difficoltà strutturali.
Restauri e lavori: mosaici anni ’70 e grande intervento del 2007
Tra 1975 e 1977 vennero adeguati e decorati gli spazi del presbiterio, furono posizionati nuovi arredi e, soprattutto, vennero realizzati i mosaici in facciata. Più avanti, nel 2007, arrivò un intervento pesante: rifacimento del tetto, totale reintonacatura interna ed esterna, posa del rivestimento perimetrale in pietra e costruzione della cantoria lignea in controfacciata. Di conseguenza oggi la cappella è leggibile e curata, anche se non “perfetta”.
Quando si celebra la messa
Le celebrazioni sono poche ma regolari: si celebra due volte l’anno, il 17 gennaio e il 13 giugno. Quindi, se vuoi incrociare la cappella nel suo momento più vivo, quelle date sono la finestra giusta.
FAQ – Info utili sulla chiesetta di borgata Molè
È al centro della borgata Molè, isolata su tutti i lati: davanti ha uno spiazzo sterrato, dietro corre il greto del torrente.
Nasce come ringraziamento a Sant’Antonio Abate dopo la guarigione del bestiame colpito da una malattia nel 1860.
Perché i mosaici realizzati negli anni 1975–1977 raffigurano Sant’Antonio Abate e Sant’Antonio da Padova, a cui la cappella è intitolata anche in modo non ufficiale.
C’è umidità di risalita: sono stati aggiunti rivestimenti protettivi, tuttavia restano infiltrazioni e crepe.
Due volte l’anno: 17 gennaio e 13 giugno.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



