Miniera del Ruget di Gravere: la cava argentifera sopra Arnodera tra gallerie, storia e visita guidata

Da Alessandro Maldera
Marzo 05, 2026

La Miniera del Ruget di Gravere è una cava sotterranea poco sopra Arnodera, visibile quasi “addosso” alla strada che sale al Pian del Frais. È interessante perché mette insieme storia mineraria, geologia e un percorso in galleria che si affronta spesso ricurvi, senza effetti speciali. Inoltre, tra gli scavi e i ritrovamenti emersi, compaiono indizi concreti che riportano al Medioevo e perfino a epoche più antiche.
Miniera del Ruget: Medioevo, riprese e apertura al pubblico
Dove si trova la Miniera del Ruget
La miniera si trova a monte della frazione Arnodera, nel comune di Gravere (TO), lungo la Strada Provinciale 254 del Pian del Frais (da Susa verso Frais/Chiomonte).
- Indirizzo/localizzazione: SP 254 del Pian del Frais, km 3,600 – località Arnodera/ruget, Gravere.
- Quota indicativa: 862 m s.l.m., pochi metri sopra la strada
Che tipo di miniera è e cosa si estraeva
Qui l’interesse non sta in “quanto oro c’era”, ma in come si lavorava e cosa raccontano le gallerie. La zona è legata soprattutto alla galena, un minerale da cui si ricavava piombo e, in piccole quantità, argento. Tuttavia, nei fronti di scavo compaiono anche minerali come calcopirite e pirite limonitizzata, oltre a rocce come dolomia di matrice quarzoso-carbonatica.
In pratica, la miniera è un posto dove la montagna parla chiaro: filoni, fratture e materiale di ganga raccontano più delle leggende.
Geologia e “perché proprio qui”
La Miniera del Ruget si apre in marmi dolomitici riconducibili all’Unità di Cantalupo, una formazione attraversata da un sistema complesso di faglie e zone di scorrimento. Proprio queste strutture tettoniche, infatti, possono favorire la circolazione dei fluidi e la deposizione di mineralizzazioni, e quindi spiegano l’interesse estrattivo in un punto così specifico.
Dentro le gallerie: com’è organizzato lo spazio sotterraneo
La rete sotterranea descritta nelle ricognizioni si sviluppa per circa 450 metri. L’ingresso avviene tramite un traverso-banco di accesso lungo circa 50 metri, e poi si prosegue in altri traversi interni. Queste gallerie, scavate in roccia sterile, servivano a collegare i cantieri e a rendere più semplice la circolazione di uomini e materiali.
Molti tratti hanno una sezione regolare a U rovesciata e, di conseguenza, in diversi punti si procede accovacciati o a carponi. Inoltre, non tutta la rete è praticabile: frane e riempimenti rendono evidente che solo una parte è stata esplorata e compresa.
Un dettaglio tecnico curioso è la presenza di un passaggio di comunicazione tra galleria e cantiere, una sorta di foro di collegamento usato per comunicare e migliorare l’areazione, senza essere abbastanza grande per il passaggio di una persona.
Tecniche di estrazione: dal lavoro manuale ai segni della polvere da sparo
Le tracce sulle pareti raccontano un lavoro duro e lento. In molti punti si riconosce l’uso di utensili a percussione, come scalpelli o punteruoli, battuti con la mazza. I segni, spesso brevi e poco profondi, indicano una lavorazione manuale ripetuta e non “pulita” come nei grandi cantieri industriali.
In alcune porzioni, però, compaiono anche fori di trivellazione di diametro importante (circa 3 cm), che suggeriscono una fase più tarda legata all’uso della polvere. Questo, quindi, si collega bene ai tentativi di ripresa estrattiva in età moderna.
Storia della Miniera del Ruget: fasi, riprese e indizi concreti
La miniera ha origini medievali, con uno sfruttamento intenso nel corso del XIII secolo. Successivamente ci sono tentativi di ripresa in periodi diversi, tra cui la prima metà del Settecento e una nuova fase nel 1825–1826, tuttavia senza un vero successo duraturo.
Sono ricordati anche brevi momenti documentati di attività, tra cui 1299–1302, 1589–1590, 1742–1752 e 1825–1826. Inoltre, alcuni reperti e tracce emerse negli scavi fanno pensare che parte dei lavori possa essere precedente ai documenti più antichi conservati.
Tra i ritrovamenti citati compaiono resti di radici non identificate, una chiave attribuita tra XIII e XIV secolo utile per datare la fine di una fase estrattiva, una perlina medievale rinvenuta sulla suola della miniera e perfino un Asse di Tiberio (35 d.C.) nei pressi dell’area. Va detto anche che, nonostante la fama “argentifera”, è stato rinvenuto poco minerale: spesso si tratta di ganga carbonatica con presenza di galena.
Recupero e valorizzazione: un progetto recente
Negli anni recenti la Miniera del Ruget è stata recuperata e resa più leggibile grazie al progetto “Miniera del Rugèt e dintorni”, nato da un’idea di Maurizio Rossi e Anna Gattiglia e sviluppato dall’associazione Il Patrimonio Storico-Ambientale. Il lavoro è stato sostenuto in modo importante dalla Fondazione Compagnia di San Paolo e dal Comune di Gravere.
Come visitare la Miniera del Ruget
L’accesso non è “libero come un sentiero”: serve organizzazione, e va bene così.
- Prenotazione: è necessario prenotare contattando il Municipio di Gravere (0122 622912)
- Accompagnamento: visita con guida abilitata
- Durata: circa 30 minuti
- Difficoltà: media (in molti tratti si cammina piegati)
- Attrezzatura: caschetto e pila frontale forniti dall’Amministrazione
Miniera del Ruget: riassunto strutturato
La Miniera del Ruget di Gravere è una cava sotterranea sopra Arnodera, lungo la SP 254 del Pian del Frais (km 3,600, quota 862 m). La rete esplorata misura circa 450 metri e mostra gallerie regolari, traversi di collegamento e cantieri di estrazione, in gran parte legati a lavorazioni manuali su galena (minerale associato anche all’argento), con tracce di riprese più tarde. La storia è medievale, con fasi documentate tra fine Duecento e Ottocento, e con ritrovamenti che includono una chiave XIII–XIV secolo, una perlina medievale e un Asse di Tiberio nei pressi dell’area. Oggi si visita solo con prenotazione e guida, con caschetto e frontale, in circa 30 minuti.
Dubbi comuni: visita, accesso e curiosità
Sì. L’accesso avviene su prenotazione tramite il Comune e con accompagnamento di una guida abilitata.
È sopra la frazione Arnodera, lungo la SP 254 del Pian del Frais, al km 3,600, pochi metri sopra la strada (quota circa 862 m).
La visita dura in media circa 30 minuti. La difficoltà è media, perché in diversi tratti bisogna procedere piegati.
Il principale minerale associato allo sfruttamento era la galena, da cui si ricavava anche argento in piccole quantità; sono citati anche calcopirite e pirite limonitizzata.
Oltre alla storia medievale, qui colpiscono l’organizzazione delle gallerie, le tracce delle tecniche di scavo e alcuni reperti che aiutano a inquadrare le fasi di attività nel tempo.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



