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Giuseppe Momo: l’architetto formato a Torino che lasciò un’impronta in Piemonte e in Vaticano

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Da Alessandro Maldera

Marzo 02, 2026

Giuseppe Momo (Vercelli, 7 dicembre 1875 – Torino, 9 maggio 1940) è stato un ingegnere e architetto attivo nei primi quarant’anni del Novecento. Lavorò su quasi 200 progetti tra case, palazzi, impianti industriali e architetture religiose, soprattutto tra Torino, Piemonte e Città del Vaticano. Inoltre, dopo i Patti Lateranensi, divenne un riferimento per i grandi cantieri voluti da Pio XI. Questo profilo mette ordine: biografia, opere chiave e stile, senza mitizzarlo.

Giuseppe Momo: opere principali tra Torino, Piemonte e Vaticano

  • Residenze a Torino: Casa Aimini (1908), Casa Sigismondi (1912–1913), Villa Belmondo (1914)
  • Industria e architettura produttiva: interventi per il Lanificio Colongo; edifici (anche civili) per il lanificio “V. E. Fratelli Bona” a Carignano (1920–1926)
  • Sedi Piaggio: progettazioni per stabilimenti/complessi a Finale Ligure, Sestri Ponente e Marina di Massa (1918–1937)
  • Edilizia civile e per uffici: Convalescenziario Regina Margherita (1925); palazzo per uffici Saet (1928–1931); Casa Sinopoli (1929)
  • Istituti e complessi educativi: Regio Educatorio della Divina Provvidenza (1929–1931)
  • Interventi urbani a Torino: Isolato San Damiano (1931–1933); Casa Cappio (1934); lavori sull’isolato Santa Maria Maddalena
  • Via Roma e chiese gemelle: ristrutturazione di fiancate e absidi di San Carlo e Santa Cristina nel nuovo disegno di via Roma (1935–1937), con Marcello Piacentini
  • Opere religiose in Italia: Mausoleo per don Michele Rua a Torino (1910); seminari regionali a Fano (1924), Molfetta (1925–1926), Cuglieri (1925–1927), Potenza (1925–1927), Assisi (1930), Salerno (1932), Reggio Calabria (1933)
  • Collegi pontifici: Collegio Irlandese (1922–1926); collegi Etiope (1928–1930) e Ucraino di San Giosafat (1929–1932) in Vaticano; collegi Lombardo (1928), Boemo (1929) e Brasiliano (1934) a Roma
  • Vaticano (cantieri di Pio XI): Palazzo del Governatorato (1927–1931); Stazione ferroviaria (1929–1933); Ingresso ai Musei Vaticani (1929–1932) con doppia rampa elicoidale e copertura in vetro; Cancello di Sant’Anna (1931); Ufficio postale (1932); Palazzo delle Congregazioni (1932–1936); sede della Pontificia Università Lateranense (1932–1937)
  • Ultimi anni: completò il restauro della chiesa di San Callisto e lavorava alla cappella di Santa Monica a Roma al momento della morte (1940)

Chi era Giuseppe Momo: date, ruolo e campo d’azione

Giuseppe Momo fu un progettista “di mestiere” nel senso pien. Un ingegnere e architetto, capace di muoversi tra edilizia residenziale, strutture per uffici, complessi industriali e opere religiose. Operò per circa quattro decenni e, di conseguenza, la sua produzione risulta ampia e molto varia. Il suo baricentro restò spesso Torino e il Piemonte, tuttavia il riconoscimento più grande arrivò con gli incarichi in Vaticano.

Formazione a Torino e primi anni tra Liberty e professione

Momo si laureò al Politecnico di Torino nel 1901. Poco dopo visse la breve stagione dello Stile Liberty, partecipando al concorso per l’Esposizione internazionale d’arte decorativa moderna (Torino, 1902). All’inizio, inoltre, lavorò in studi torinesi già affermati, e solo in seguito si mise in proprio: un percorso tipico di chi costruisce credibilità per step, non per slogan.

La rivista “L’architettura pratica” e il profilo del tecnico-organizzatore

Tra 1907 e 1909 fu direttore della rivista L’architettura pratica, fondata da Daniele Donghi nel 1890. Questo passaggio conta perché mostra un Momo attento al lavoro quotidiano, alle soluzioni realizzabili e alla circolazione di idee professionali. Quindi non solo cantieri, ma anche metodo e aggiornamento.

Le opere a Torino e in Piemonte: residenze, uffici, industria

Nel contesto torinese e piemontese, i suoi interventi furono soprattutto residenziali e industriali. Tra i lavori citati compaiono Casa Aimini (1908), Casa Sigismondi (1912–1913) e Villa Belmondo (1914). Inoltre progettò strutture per il Lanificio Colongo e realizzò diversi edifici, anche civili, per il lanificio “V. E. Fratelli Bona” di Carignano (1920–1926).

Nel tempo firmò anche opere come il convalescenziario Regina Margherita (1925), il palazzo per uffici Saet (1928–1931), Casa Sinopoli (1929), il Regio Educatorio della Divina Provvidenza (1929–1931), l’isolato San Damiano (1931–1933) e altri interventi urbani. E poi, verso la metà degli anni ’30, partecipò alla ristrutturazione di fiancate e absidi delle chiese gemelle San Carlo e Santa Cristina nel disegno di via Roma (1935–1937) con Marcello Piacentini.

Dalla committenza religiosa ai cantieri vaticani dopo i Patti Lateranensi

Parallelamente, Momo lavorò anche su edifici religiosi in più parti d’Italia: dal mausoleo per don Michele Rua a Torino (1910) fino a una serie di seminari regionali (Fano, Molfetta, Cuglieri, Potenza, Assisi, Salerno, Reggio Calabria, con le date riportate nel testo). Tuttavia il salto di scala avvenne con il Vaticano: dopo i Patti Lateranensi, Pio XI avviò una trasformazione architettonica della nuova “città nella città”, e Momo ne divenne uno degli interpreti tecnici principali.

Le opere in Vaticano e a Roma: Governatorato, Stazione e Musei Vaticani

Tra i lavori vaticani spicca il Palazzo del Governatorato (1927–1931), che lo collocò al centro dei cantieri di Pio XI. In seguito progettò il fabbricato della Stazione ferroviaria vaticana (1929–1933), il Cancello di Sant’Anna (1931), oltre a palazzi e uffici tra cui l’Ufficio postale (1932) e altri edifici (Tribunale, San Carlo, Congregazioni, Lateranense, secondo le scansioni riportate).

L’opera più “iconica”, però, resta il nuovo ingresso ai Musei Vaticani (1929–1932): qui adottò soluzioni funzionali come la doppia rampa elicoidale e la copertura in vetro. Inoltre la rampa venne rivestita da pannelli bronzei in bassorilievo eseguiti da Antonio Maraini.

Onorificenze, ultimi lavori e morte a Torino

Nel corso della carriera ricevette onorificenze pontificie: commendatore dell’Ordine di San Gregorio Magno (1 dicembre 1932) e Gran croce dell’Ordine di San Silvestro Papa (23 maggio 1936). Morì nel 1940, dopo aver completato il restauro della chiesa di San Callisto e mentre lavorava alla cappella di Santa Monica a Roma.

Archivio e documenti: dove si trovano i suoi progetti

Momo lasciò un’ampia documentazione di progetti e disegni oggi conservata nel Fondo Giuseppe Momo dell’Archivio di Stato di Torino, insieme ai fascicoli dei figli Augusto (ingegnere) e Giulio (architetto), che proseguirono l’attività. Quindi, se cerchi fonti materiali e non solo riassunti, il punto di partenza è lì.

  • Indirizzo: Archivio di Stato di Torino

Come leggere il suo stile: tra “modernità” e pragmatismo

All’epoca Momo venne talvolta incasellato nel dibattito tra “modernità” e “passatismo”. In realtà, per come viene descritto, tendeva a evitare sia l’adesione rigida alla prima avanguardia internazionale sia la retorica dello stile di regime. Inoltre la sua cifra sembra più pratica che teorica: una formazione tecnica solida, aggiornamento continuo e attenzione al lavoro eseguito “a regola d’arte”.

Giuseppe Momo: profilo sintetico tra Torino, Piemonte e Vaticano

Giuseppe Momo (Vercelli, 7 dicembre 1875 – Torino, 9 maggio 1940) fu un ingegnere e architetto formato al Politecnico di Torino (laurea 1901). Attivo per circa quarant’anni, con una produzione di quasi 200 progetti tra edilizia residenziale, uffici, industria e architettura religiosa. A Torino e in Piemonte firmò opere come Casa Aimini (1908), Casa Sigismondi (1912–1913), Villa Belmondo (1914), interventi per il Lanificio Colongo e per il lanificio “V. E. Fratelli Bona” a Carignano (1920–1926). Oltre al convalescenziario Regina Margherita (1925), al palazzo uffici Saet (1928–1931), a Casa Sinopoli (1929) e a complessi come l’isolato San Damiano (1931–1933). Dopo i Patti Lateranensi, su committenza di Pio XI, contribuì alla trasformazione architettonica della Città del Vaticano. Progettando tra l’altro il Palazzo del Governatorato (1927–1931), la Stazione ferroviaria vaticana (1929–1933) e il nuovo ingresso ai Musei Vaticani (1929–1932) con la celebre doppia rampa elicoidale. Ricevette onorificenze pontificie nel 1932 e 1936, e lasciò una documentazione progettuale conservata nel Fondo Giuseppe Momo dell’Archivio di Stato di Torino.

Domande rapide su Giuseppe Momo

Qual è il legame principale tra Giuseppe Momo e Torino?

Si formò al Politecnico di Torino (1901) e realizzò molti interventi. TRa le principali residenze, uffici e progetti urbani in città e in Piemonte, quindi Torino è il suo terreno professionale di base

Qual è l’opera più nota in Vaticano?

Tra i lavori vaticani spiccano il Palazzo del Governatorato (1927–1931) e il nuovo ingresso ai Musei Vaticani (1929–1932) con la doppia rampa elicoidale e la copertura in vetro.

Ha lavorato solo su edifici religiosi?

No. Oltre alle architetture religiose, progettò anche strutture industriali e civili, come edifici per lanifici, palazzi per uffici e complessi residenziali.

Dove si trovano i suoi disegni e i progetti originali?

Nel Fondo Giuseppe Momo dell’Archivio di Stato di Torino, che conserva un’ampia documentazione legata alla sua attività.

Come viene descritto il suo approccio progettuale?

Come un professionista pragmatico e tecnicamente solido: capace di coniugare imponenza e misura classica, e spesso distante dalle dispute teoriche più ideologiche del tempo.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende