Chiesa di Santa Maria Assunta di Caprie a Celle: romanico, cripta e affreschi del XII secolo

Da Alessandro Maldera
Febbraio 21, 2026

La Chiesa di Santa Maria Assunta di Caprie non è “una chiesa in più”: sta a Celle, a mezza costa del monte Caprasio, intorno ai 1000 metri, e porta addosso segnali chiari di origine romanica. Inoltre, tra cripta e campanile antico, è considerata una delle presenze religiose più vecchie della valle. Perciò è una tappa perfetta se vuoi un luogo con identità, non solo con “bella vista”.
Guida lampo per non perdersi nulla
– Impianto leggibile: navata unica, cappelle laterali e abside semicircolare
– Cuore “antico”: cripta sotto il presbiterio, con affresco del Tetramorfo (XII secolo)
– Segno distintivo: campanile massiccio con archetti pensili e bifora in sommità
Dove si trova e perché è una tappa diversa
La chiesa si trova nella frazione Celle di Caprie, a mezza costa del Caprasio, e questa posizione non è solo “scenografica”. Infatti l’altitudine e l’impianto tradiscono un’origine antica, legata a una comunità che si organizzava sul territorio prima delle comodità moderne. Inoltre l’aula è orientata a est, dettaglio tipico degli edifici più antichi e coerente con l’impronta romanica.
Un’impronta romanica che si vede senza bisogno di spiegoni
Qui il romanico non è una parola “da guida”, ma un insieme di indizi concreti. C’è la cripta, prima di tutto, e poi c’è il campanile: massiccio, riconoscibile, e decorato con quattro fasce marcapiano di archetti pensili. In sommità, inoltre, compare una bifora, che alleggerisce visivamente la torre e la rende ancora più caratteristica. Di conseguenza, anche dall’esterno, capisci subito che non sei davanti a un edificio nato ieri.
La facciata: semplice, ma con una scelta che la distingue
La facciata principale è intonacata, mentre il resto dell’edificio è lasciato in pietra a vista. Questo contrasto, quindi, risalta immediatamente e rende più “pulita” la lettura del prospetto. Lo schema è a capanna, senza effetti speciali, però l’asse di ingresso è decentrato: un dettaglio che spesso passa inosservato, ma che dà personalità e racconta una storia di fasi e adattamenti.
Dentro: navata unica, cappelle laterali e abside semicircolare
L’interno è impostato su una navata unica, affiancata da cappelle laterali di dimensioni diverse, e chiusa da un’abside semicircolare. È una struttura chiara, quindi si visita bene anche se hai poco tempo. Tuttavia non è “spoglia”: nella navata e nella zona absidale compaiono decorazioni fitomorfe e medaglioni con raffigurazioni della Vergine e dei Santi, che guidano lo sguardo senza appesantire.
La cantoria in controfacciata: una curva che non ti aspetti
In controfacciata trovi una cantoria in muratura con andamento sinuoso, sorretta da due pilastrini. È un elemento interessante perché spezza la rigidità delle linee e, allo stesso tempo, definisce la zona d’ingresso. In altre parole, anche qui c’è un dettaglio “piccolo” che ti fa capire che l’edificio è stato vissuto, modificato e curato nel tempo.
La cripta: sotto il presbiterio, il punto più antico e più forte
La cripta è collocata sotto il presbiterio ed è sostenuta da pilastri in pietra, con volte a crociera. L’accesso è vicino al presbiterio, a cornu Evangelii, e questo la rende parte integrante della visita: non è un “extra”, ma un pezzo della chiesa. Inoltre, sul pavimento della cripta trovi lastroni di pietra, mentre sopra, in navata e presbiterio, cambia tutto.
Il dettaglio più prezioso è la decorazione: la cripta conserva un affresco con il Tetramorfo, datato al XII secolo. Quindi, se devi scegliere un punto su cui fermarti davvero, è questo.
Materiali e coperture: lose, cotto bicromo e pietra
La copertura principale è un tetto a due falde con copertura in lose su navata e presbiterio. Le cappelle laterali e la sacrestia, invece, hanno un tetto a falda singola, sempre in lose: scelta coerente e funzionale.
Anche i pavimenti raccontano bene gli spazi: in navata e presbiterio trovi piastrelle in cotto bicromo (bianco e nero), mentre nella cripta compaiono i lastroni di pietra. Di conseguenza percepisci subito il passaggio tra l’aula “di comunità” e la parte più antica e raccolta.
Struttura e conservazione: pietra a vista e intonaco dove serve
Dal punto di vista costruttivo la chiesa è in muratura di pietrame: la facciata è intonacata, ma gli altri lati sono in pietra a vista. Interno e cripta, invece, risultano intonacati e tinteggiati, e lo stato di conservazione è segnalato come buono. Insomma: non è un rudere romantico, è un edificio che regge e si lascia leggere.
Un po’ di storia, detta bene: le date che spiegano l’edificio
Sulla base di dati stilistici, la costruzione della parrocchiale di Celle viene collocata nella prima metà dell’XI secolo: non è un’etichetta, è l’idea che questo luogo fosse già un riferimento quando la valle aveva un’altra geografia umana.
Più tardi, nel 1372, la parrocchiale di Caprie compare per la prima volta in un elenco di parrocchie dipendenti da San Michele della Chiusa. Questo passaggio, quindi, la inserisce in una rete ecclesiastica strutturata e ci dice che la chiesa non era isolata.
Arriviamo poi al 1792, quando la parrocchiale di Celle viene ricostruita, ma con una scelta significativa: campanile e cripta vengono preservati. In altre parole, si rinnova l’edificio, però si salvano i suoi due “cuori” più antichi.
Infine, tra 1927 e 1969, si susseguono interventi di restauro a più riprese. E questo spiega bene perché oggi la chiesa si presenti in condizioni complessivamente buone: non è fortuna, è manutenzione.
FAQ – Risposte rapide su cripta, campanile e facciata
Si trova nella frazione Celle di Caprie, a mezza costa del monte Caprasio, a circa 1000 m di altitudine
L’impianto è a navata unica, con cappelle laterali di dimensioni diverse e un’abside semicircolare
È un campanile massiccio con quattro fasce marcapiano di archetti pensili e una bifora in sommità
La cripta è sotto il presbiterio, con pilastri in pietra e volte a crociera; inoltre conserva un affresco del Tetramorfo datato al XII secolo
Costruzione nella prima metà dell’XI secolo, citazione nel 1372 tra le parrocchie dipendenti da San Michele della Chiusa, ricostruzione nel 1792 (salvati campanile e cripta) e restauri tra 1927 e 1969

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



