Pomaretto: storia, Valdesi, economia di montagna e trasformazioni dal Medioevo al presente

Da Alessandro Maldera
Febbraio 19, 2026

Pomaretto si trova all’ingresso della Val Germanasca, e quindi vive da sempre di connessioni: con Perosa Argentina, con la Val Chisone e con le borgate di versante.
Il suo nome richiama antiche colture di mele, mentre la sua identità più forte è legata alla storia valdese e alla Riforma del 1532.
Inoltre, tra vigneti, opere sociali, miniere e memoria civile, il paese racconta bene come cambia una comunità alpina nel tempo.
Pomaretto in 15 tappe storiche
- 476 – Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, la storia locale entra in una fase poco documentata nelle ricostruzioni tradizionali
- 900–1000 (tradizione) – Passaggio dei Saraceni nelle vallate e memoria in toponimi e cognomi; ipotesi di un antico convento di San Nicolao nell’area del tempio
- 1064 – La zona viene indicata come donata alla contessa Adelaide di Susa e all’abbazia di Santa Ilaria di Pinerolo
- 1175 circa – Origine del movimento valdese con Valdo a Lione
- 1532 – Adesione valdese alla Riforma nel Sinodo di Chanforan
- 1630 – Pomaretto assume identità comunale, staccandosi da Perosa nel contesto del versante sinistro della Val Chisone diventato francese
- 1686 – Esilio e fuga in Svizzera dopo persecuzioni e devastazioni nelle Valli Valdesi
- 1689 – Rientro con il Glorioso Rimpatrio
- 1755 – Presenza di un fortilizio nell’area dove verrà poi ricordato il tempio valdese
- 1826–1828 – Costruzione del tempio valdese (attribuito anche a un sostegno legato allo zar Alessandro I di Russia nelle ricostruzioni locali)
- 17 febbraio 1848 – Riconoscimento dei diritti civili ai Valdesi da parte di Carlo Alberto
- 1800 (XIX sec.) – Avvio di miniere di grafite in area Masselli e Clot Boulard
- 1905 – Nascita del Barathier, elisir ideato da Giacomo Bernard con infusione di sette piante
- 1928–1956 – Unificazione amministrativa con Perosa, poi ritorno all’autonomia
- 21 marzo 1944 – Memoria dell’azione repressiva tedesca alla borgata Pons
- 1998 – Gemellaggio con Mirabel et Blacons (Drôme)
Dove nasce Pomaretto: posizione di “cerniera” tra Germanasca e Chisone
Pomaretto occupa una posizione strategica: è all’imbocco della Val Germanasca, in continuità con Perosa Argentina e con l’asse della Val Chisone.
Per questo motivo, nel corso dei secoli, il paese è stato sia punto di passaggio sia territorio da sfruttare: prima con agricoltura e vigneti, poi anche con attività manifatturiere.
Origini del nome: “pomi”, frutteti e un paese nello stemma
Il toponimo viene fatto risalire a “pomarium” (frutteto/verziere), cioè a un paesaggio di colture arboree e, in particolare, di meli.
Di conseguenza, l’idea del “paese delle mele” non resta solo nel racconto: nello stemma comunale compaiono infatti i pomi, coerenti con questa interpretazione.
Tracce antiche: indizi preromani e segni lungo il Germanasca
Non esistono informazioni certe e continue sulla preistoria e sull’età romana di Pomaretto. Tuttavia, sono stati segnalati ritrovamenti e tracce sulla sinistra orografica del torrente Germanasca, in località Pont Raut.
Inoltre, lungo la mulattiera che collega le borgate Rey e Faure sono stati individuati segni e tracce; e, ancora, al Clot Boulard sono state trovate scuri in pietra di presumibile età preromanica.
Tradizioni di valle e Medioevo: Magelli, Saraceni e “segni” rimasti nei nomi
La tradizione locale collega gli antichi abitanti delle valli Chisone e Germanasca ai Magelli, una tribù di origine ligure. Sarebbe rimasta memoria nei cognomi Massel e Masseilot e in nomi come Masselli, Massello, Macello.
Poi, la storia “scritta” ricorda la dinastia dei Cozii, con tribù distribuite sui due versanti alpini dal Monviso al Cenisio.
Dopo la caduta dell’Impero romano (476 d.C.), si susseguono invasioni barbariche; tuttavia, questa fase resta poco nitida nelle ricostruzioni locali.
All’inizio del 900 (cioè dopo lo scioglimento dell’impero di Carlo Magno, secondo la tradizione tramandata), si colloca l’irruzione dei Saraceni nelle vallate, fino a quasi l’anno 1000. Si racconta anche di un convento di San Nicolao, che sarebbe sorto nell’area dell’attuale tempio valdese e sarebbe stato distrutto.
Durante gli scavi per la costruzione del tempio, inoltre, sarebbero emersi ruderi di muri e volte; tuttavia, quegli stessi resti potrebbero essere più recenti, perché nel 1755 in quell’area si trovava un fortilizio.
Del passaggio “saraceno” resterebbero anche tracce linguistiche e familiari: la località “Pertür Sarasin” (sopra i casolari Barouèl della borgata Faure), il cognome Morel e il nome di famiglia Maurin.
Nascita del Comune e confini: il 1630 e la lunga parentesi con Perosa (1928–1956)
Pomaretto assume una sua identità comunale dal 1630, quando viene staccato da Perosa in un contesto politico-territoriale complesso: nello stesso anno, infatti, il versante sinistro della Val Chisone diventa francese.
C’è poi un segno “di frontiera” molto concreto: sulla Punta Ceresa (1267 m), così chiamata per i ciliegi selvatici sui pendii, una roccia porta incisi la croce sabauda e il giglio di Francia.
Successivamente, però, la storia amministrativa non resta lineare: Pomaretto viene unificato con Perosa Argentina nel periodo 1928–1956, e quindi torna all’autonomia nel 1956.
Novecento e memoria: l’episodio del 21 marzo 1944 e il gemellaggio del 1998
La storia contemporanea conserva anche pagine traumatiche: nella borgata Pons, il 21 marzo 1944, viene ricordata un’azione repressiva tedesca con incendi e uccisioni di civili. È uno di quei punti in cui la storia di paese entra, senza attenuanti, nella storia nazionale dell’occupazione.
Sul versante civile e internazionale, invece, Pomaretto è gemellato dal 1998 con Mirabel et Blacons, cittadina della Drôme.
Pomaretto oggi: tradizioni, riconoscimenti e nuove iniziative
Accanto alle radici agricole e religiose, Pomaretto viene descritto anche come luogo di tradizioni comunitarie, tra cui i falò della libertà.
Inoltre, negli anni più recenti è citata una vocazione al turismo sostenibile, con riconoscimenti come quello tra i “Comuni Fioriti”.
E, infine, nel racconto locale compaiono iniziative di valorizzazione e attrazioni come “Il volo del Dau” (zip line), che affiancano la storia “lunga” con esperienze contemporanee.
Da appendice agricola a borgo più grande
Fino ai primi decenni del XX secolo, il territorio viene descritto come un’appendice di Perosa, sfruttata anche dai valligiani che possedevano piccoli ricoveri, i chabot, utili per lavorare e coltivare i vigneti.
Poi, però, il paese cresce più rapidamente con l’arrivo delle industrie tessili, che cambiano tempi e scala del borgo.
Vigneti e prodotti tipici: Ramìe e Barathier (1905)
Pomaretto è circondato da colline esposte a mezzogiorno, coltivate a vigneti. Da qui si ricava il Ramìe, un rosso intenso e di buona gradazione, oggi ricondotto alla denominazione Pinerolese Ramìe.
Accanto al vino, c’è un altro prodotto identitario: il Barathier, un elisir inventato nel 1905 da Giacomo Bernard, ottenuto dall’infusione in acqua e alcool di sette varietà di piante.
Miniere e opere d’acqua: grafite e “bealere” nella roccia
Nell’Ottocento, nelle zone di Masselli e Clot Boulard (sulla destra del Germanasca) vengono aperte miniere di grafite, che conoscono un discreto sviluppo.
Di notevole interesse storico è anche la Rocca Pertusa (indicata anche come Roccho dâ Përtur, cioè roccia traforata artificialmente): in epoca probabilmente precedente all’uso degli esplosivi, per derivare acqua dal Chisone viene scavata nella roccia una bealera per circa 40 metri, e viene aperto un varco di circa 8 metri.
Pomaretto e la storia valdese: templi, scuola, assistenza, cultura
Molte vicende del paese si intrecciano con i Valdesi. Qui nascono e si consolidano opere importanti come l’Ospedale valdese, la Scuola Latina e il Convitto Valdese, che oggi ospita l’Esposizione permanente Antichi Mestieri: una collezione di modellini in legno scolpiti da Carlo Ferrero e “vestiti” dalla moglie Enrichetta, dedicati ai mestieri della valle.
Tra gli edifici più rilevanti si ricordano la Parrocchiale di S. Nicolao (indicata come la più antica) e il Tempio valdese, collocati su un pianoro appartato, incorniciato dalle montagne.
Secondo una sintesi storica locale, il tempio attuale sarebbe stato costruito tra 1826 e 1828, con un supporto attribuito anche allo zar Alessandro I di Russia.
In seguito, con lo Statuto Albertino e il passaggio del 17 febbraio 1848, ai Valdesi vengono riconosciuti i diritti civili, e la data diventa col tempo una festa molto sentita.
Nel dopoguerra, inoltre, Pomaretto cresce demograficamente anche grazie alla migrazione dalle valli più alte (come Prali e Massello) verso la bassa valle, consolidando il suo ruolo di centro valdese: la comunità viene descritta come capace di superare i mille membri.
FAQ – Curiosità e chiarimenti su Pomaretto
Il nome viene collegato a “pomarium”, cioè frutteto, e quindi alle colture di mele (“pomi”) che avrebbero caratterizzato i versanti; inoltre i pomi compaiono nello stemma comunale
Nel 1630 Pomaretto viene indicato come Comune separato da Perosa, nel contesto dei cambiamenti politico-territoriali della valle e del versante sinistro della Val Chisone diventato francese
Pomaretto è uno dei centri delle Valli Valdesi: dopo l’adesione alla Riforma nel 1532, si sviluppano luoghi di culto e istituzioni culturali e assistenziali come opere scolastiche e l’ospedale valdese
È un vino rosso legato ai vigneti delle colline esposte a mezzogiorno; viene indicato oggi nell’ambito delle denominazioni pinerolesi come Pinerolese Ramìe
Tra i più citati ci sono la Punta Ceresa (1267 m) con croce sabauda e giglio di Francia incisi, la Rocca Pertusa con la bealera scavata nella roccia e la memoria dell’episodio del 21 marzo 1944 alla borgata Pons

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



