Eccidio del Bric a Prarostino: la strage di civili del 17 novembre 1944 e il ricordo sul territorio

Da Alessandro Maldera
Febbraio 18, 2026

L’eccidio del Bric a Prarostino è una delle pagine più dure del Pinerolese durante la Seconda guerra mondiale. Avviene tra il 16 e il 17 novembre 1944, in un contesto di occupazione, rastrellamenti e rappresaglie. Qui non c’è uno “scontro”: ci sono civili presi in ostaggio e poi uccisi. E proprio per questo, ancora oggi, la memoria del Bric resta una ferita concreta.
Sequenza degli eventi 16 – 17 novembre 1944
Il contesto: dopo l’8 settembre 1943, guerra nelle valli e repressione
Dopo l’8 settembre 1943 e la nascita della Repubblica Sociale Italiana, il Piemonte occidentale diventa territorio di guerra. Da una parte ci sono forze tedesche e repubblicane fasciste; dall’altra operano le formazioni partigiane tra colline e vallate. Di conseguenza, la repressione colpisce spesso “in largo”: rastrellamenti, arresti, incendi e uccisioni “esemplari” per intimidire le comunità.
Dove accade: la casa del Bric e la logica degli ostaggi
L’episodio ruota attorno alla casa del Bric, un’abitazione isolata ma abitata nel territorio di Prarostino. Secondo le testimonianze, i soldati si insediano lì anche perché la cascina viene ritenuta vicina, o comunque utile, per intercettare contatti con i partigiani. Tuttavia il passaggio decisivo è un altro: la presenza di persone comuni diventa il pretesto per trasformarle in ostaggi.
I fatti del 16 novembre 1944: l’occupazione della cascina e i primi ostaggi
All’alba del 16 novembre 1944 una squadra nazista arriva senza farsi notare e occupa la casa. In quel momento nell’abitazione ci sono Olivia e Alessio Porcero, costretti a comportarsi “normalmente”.
Durante la mattinata e nel corso della giornata arrivano civili per motivi ordinari, legati al lavoro agricolo e alla vita di borgata. In particolare salgono al Bric:
- Ernesto Paschetto (per aiutare nella raccolta delle mele)
- Giuseppe Barotto
- Cesare Simondetto
- Michele Magnano (da Cavour, probabilmente per acquistare mele)
Da quel momento, però, nessuno di loro lascerà la casa vivo. Inoltre ostaggi e militari restano chiusi insieme per tutta la giornata e la notte, come se si aspettasse l’arrivo di qualcuno.
Il 17 novembre 1944: chi sale al Bric e chi viene risparmiato
La mattina del 17 novembre, preoccupati per il mancato rientro di Ernesto, partono dalla borgata Badoni:
- Remo Paschetto (figlio di Ernesto)
- Arnaud Costantino
Poi arrivano anche Margherita di Fournla e, più tardi, Dina Paschetto. A metà pomeriggio i tedeschi fanno uscire Alessio Porcero e le tre donne (Olivia, Margherita, Dina), che possono così raccontare ciò che sta succedendo. Subito dopo, invece, gli altri ostaggi rimasti vengono uccisi, in più ricostruzioni “con un colpo alla testa”.
Ramate e l’incendio: la violenza continua scendendo verso valle
La strage non si ferma alla cascina. Infatti, scendendo verso valle, in borgata Ramate i nazisti incontrano tre uomini impegnati nella raccolta delle mele e li uccidono sul posto:
- Aldo Nadasio
- Cesare Paget (ricordato dalla tradizione “con ancora una mela in mano”)
- Alberto Coisson
Infine viene dato fuoco anche a un fienile della famiglia Paschetto, come ulteriore gesto di intimidazione e devastazione.
Vittime: nove nomi e una “decima” ricordata nella memoria locale
Le vittime ricordate per l’eccidio del 17 novembre 1944 sono nove civili:
- Ernesto Paschetto
- Giuseppe Barotto
- Cesare Simondetto
- Michele Magnano
- Remo Paschetto
- Arnaud Costantino
- Aldo Nadasio
- Cesare Paget
- Alberto Coisson
A questi, la tradizione locale collega una decima vittima: Stefano Peraldo, contadino ucciso dai partigiani il 12 dicembre 1944 perché quel giorno indossava una giacca militare, probabilmente solo per ripararsi dal freddo. È una coda amara, perché mostra quanto il clima fosse quello di una guerra “strisciante”, dove un dettaglio poteva diventare condanna.
Perché non è un eccidio “minore”: il significato oltre i numeri
Nella memoria nazionale esistono stragi più note (Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Fosse Ardeatine). Tuttavia definire “minore” il Bric solo per la scala è fuorviante. Qui si vedono con chiarezza meccanismi tipici della violenza d’occupazione: ostaggi, punizione collettiva, civili trattati come “nemico potenziale”, e l’idea di spezzare i legami sociali che sostenevano la Resistenza.
Memoria oggi: cippo, lapide e cerimonie di comunità
Vicino alla casa del Bric è presente una lapide/stele che ricorda i martiri. Inoltre la comunità torna periodicamente sul posto con momenti pubblici e raccolti: in una delle ricorrenze, la commemorazione è stata fissata per domenica 16 novembre, con patrocinio della Città metropolitana di Torino. Sono gesti semplici (fiori, silenzio, musica), però valgono come un patto: non lasciare che i nomi spariscano.
Dubbi frequenti sulla strage del 1944
Tra il 16 e il 17 novembre 1944, nel pieno della repressione nazista nelle valli torinesi
Perché, in quel contesto, la logica punitiva trattava i civili come possibili “supporti” della Resistenza e usava gli ostaggi come strumento di controllo e intimidazione
Le vittime dell’eccidio del 17 novembre 1944 sono nove: Paschetto Ernesto e Remo, Barotto, Simondetto, Magnano, Costantino, Nadasio, Paget, Coisson
La memoria locale collega al clima di quel periodo anche la morte di Stefano Peraldo, ucciso il 12 dicembre 1944 in un episodio successivo ma ricordato come “figlio” della stessa spirale di violenza
Nei pressi della casa del Bric è presente una lapide/stele, e la comunità torna periodicamente sul luogo con cerimonie pubbliche e momenti di raccoglimento

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



