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Casa del Vicario di Pinerolo: storia e architettura del palazzo medievale del tardo Trecento

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Febbraio 17, 2026

La Casa del Vicario di Pinerolo è un edificio medievale che si legge bene partendo da due cose: la posizione d’angolo e i dettagli in cotto. Infatti sorge nel cuore del centro storico, dove le vie collegavano il “piano” al “borgo”, e quindi si impone ancora nel tessuto urbano. Inoltre conserva un segno duro e concreto della vita cittadina di un tempo: la pejra d’la rajsoun, la “pietra della ragione” legata ai debitori. Perciò, se ti interessa storia e architettura, qui hai un caso perfetto.

Dettagli da cercare: cotto, bifore e “pietra della ragione”

  • Fine XIV secolo: impianto e paramento esterno di matrice medievale
  • Piano terra: botteghe con aperture ad arco ribassato
  • Piani alti: bifore e cornici in cotto, fasce marcapiano in laterizio
  • Balconi lignei: elementi tipici, parzialmente perduti e poi reintegrati
  • Pejra d’la rajsoun: “pietra della ragione” sull’angolo smussato, legata ai debitori

Dove si trova e perché “comanda” l’incrocio

La Casa del Vicario sorge in largo d’Andrade 2, all’incrocio tra Via Principi d’Acaja (in passato Via Nuova) e Via Trento (antica area legata alla Porta di Francia). È un punto strategico: infatti siamo sulla direttrice che univa le diverse quote della città, e quindi l’edificio “fa da perno” in un insieme di case dove si riconosce ancora la vocazione difensiva degli agglomerati medievali.

Inoltre l’elevazione su quattro livelli e l’impianto d’angolo ribadiscono una cosa semplice: non era una casa qualunque, ma un fabbricato percepito come “preminente” rispetto alle abitazioni attorno.

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Origine del nome: dal castellano al “vicario”

Il nome “Casa del Vicario” (e l’uso frequente di “Palazzo del Vicario”) viene collegato a uno dei primi proprietari, citato come castellano a Pinerolo nel 1435. Tuttavia la parola chiave è il ruolo: il castellano, in quel contesto, veniva letto come vicario dell’autorità superiore sul territorio. Perciò l’appellativo nasce dalla funzione e dalla memoria amministrativa, non da un vezzo.

In parallelo, nelle tradizioni locali l’edificio viene anche ricordato come residenza del vicario abbaziale di Santa Maria in Borgo di San Verano, dettaglio che rafforza l’idea di una sede “rappresentativa” dentro un quartiere compatto.

Datazione e impianto: un palazzo di fine Trecento

La struttura architettonica e il paramento esterno portano la datazione alla fine del XIV secolo. E qui il modello è quello tipico dell’edilizia urbana medievale:

  • Piano terra con botteghe affacciate sulla via tramite aperture ad arco ribassato
  • Piani superiori residenziali con finestre a bifora, scandite da cornici in cotto a sesto acuto (note anche da disegni storici)
  • Balconi lignei importanti, che alleggeriscono e animano le facciate
  • Fasce marcapiano in elementi sagomati di laterizio, cioè una “firma” visiva dell’edificio

Quindi, anche prima di entrare, la Casa del Vicario si capisce da fuori: cotto, ritmo delle aperture, e un linguaggio medievale molto riconoscibile.

La “pietra della ragione”: l’angolo che racconta la città

Sull’angolo smussato al piano terreno si vede l’elemento più famoso e più crudele, però: la “pietra della berlina”, chiamata in dialetto piemontese pejra d’la rajsoun (“pietra della ragione”). Qui venivano costretti i debitori insolventi.

È un dettaglio piccolo, ma funziona come un documento. Inoltre spiega perché l’edificio non è solo architettura: è anche un frammento di disciplina sociale urbana, messo in pietra e lasciato lì.

Trasformazioni e danni: cosa ha “sporco” l’immagine medievale

Nel tempo l’edificio ha subito interventi pesanti. Infatti, nonostante la fisionomia complessiva sia rimasta riconoscibile, alcune scelte hanno cambiato molto le facciate:

  • Tamponamento di varie aperture al piano terreno
  • Inserimento di serramenti rettangolari al posto delle bifore
  • Perdita o distruzione di parti in cotto, soprattutto delle cornici a sesto acuto
  • Sulla facciata di Via Trento, oltre a questi interventi, si segnala la demolizione di gran parte del balcone ligneo e lo stravolgimento dell’assetto delle aperture originarie

Quindi il “disegno” medievale è stato alterato, e in alcuni tratti anche indebolito nella lettura.

Il recupero: sicurezza, consolidamenti e ritorno del disegno originario

Il percorso di recupero è stato affrontato per gradi: prima la messa in sicurezza, poi la rimozione degli elementi più incongrui, quindi indagini e valutazioni utili al progetto finale. Inoltre la linea guida è stata chiara: interventi non invasivi, per evitare una trasformazione drastica delle strutture originarie.

Un affresco riemerso e le fonti che “inchiodano” i dettagli

Durante i lavori è emersa una scoperta importante: un ampio affresco con scene allegoriche e il blasone dei Romagnano di Virle, legato al fatto che un Giorgio Bot risulta vicario a Pinerolo per quel casato. Quindi, oltre al cotto e alle bifore, c’è anche un livello figurativo che riporta l’edificio dentro una rete di famiglie e incarichi.

Per ricostruire forma e particolari, inoltre, sono state preziose due tracce storiche: gli schizzi di Alfredo d’Andrade (1883) e lo studio di Paolo Tosel sulla “medioevale Casa del Vicario” (pubblicazione del 1949). In pratica, senza queste “prove”, molte scelte di ripristino sarebbero state più fragili.

FAQ – Casa del Vicario di Pinerolo: storia e architettura

Dove si trova la Casa del Vicario di Pinerolo?

All’incrocio tra Via Principi d’Acaja (storica Via Nuova) e Via Trento, nel centro storico, lungo l’asse di collegamento tra “piano” e “borgo”

Perché si chiama “Casa/Palazzo del Vicario”?

Perché il nome viene collegato a un proprietario citato come castellano nel 1435, ruolo interpretato come vicario dell’autorità superiore sul territorio, e quindi l’appellativo si è fissato nel tempo

Di che epoca è l’edificio?

La datazione architettonica e il paramento esterno lo collocano alla fine del XIV secolo, con tipologia urbana medievale (botteghe sotto, abitazione sopra)

Che cos’è la “pejra d’la rajsoun”?

È la pietra della ragione (o “pietra della berlina”) sull’angolo smussato: qui venivano costretti i debitori insolventi, come forma di esposizione pubblica

Cosa è emerso durante gli interventi sulle facciate?

Oltre al riordino delle aperture e al ripristino di elementi in cotto e legno, è venuto alla luce un ampio affresco con scene allegoriche e il blasone dei Romagnano di Virle, collegato alla figura di un vicario in città

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende