Storia di Garzigliana: dal borgo sul Pellice al castello di Montebruno, tra guerre, alluvioni e autonomia

Da Alessandro Maldera
Febbraio 08, 2026

Garzigliana non nasce dove la vedi oggi: all’inizio, infatti, il borgo stava più vicino al Pellice, attorno alla rocca di Montebruno. Poi arrivano erosioni e alluvioni e, di conseguenza, la comunità si sposta in un’area più sicura. Inoltre la storia locale si intreccia con guerre franco-sabaude e con le tensioni religiose del Seicento. Quindi, se vuoi capirla, devi seguire una sequenza di “strappi” e ricostruzioni.
Punti fermi della storia locale
L’etimologia più diffusa collega Garzigliana alla “gaggia”, cioè l’acacia: un “luogo dove abbonda la gaggia”. Tuttavia esiste anche una traccia più antica: in un documento del 1098 compare una località chiamata Carciliana, e il toponimo potrebbe richiamare il nome romano Carcilius.
Quindi già qui convivono due piani: la spiegazione “di territorio” (acacia) e quella “di carta” (Carciliana).
Un paese “a Regioni”: l’organizzazione storica delle frazioni
Garzigliana è ricordata come una comunità composta da frazioni ancora identificate con le antiche “Regioni”. In particolare ricorrono: Alberetti, Montebruno, Santa Maria (o Santa Marta), San Martino, Conti, Case Nuove, Trabucchi e Paschetti.
Di conseguenza la storia non è solo del concentrico: è anche delle sue parti, sparse e nominate.
Dopo l’anno Mille: Montebruno, rocca e feudatari
Nei secoli immediatamente successivi al Mille, il borgo sorge lungo le rive del Pellice, in località Montebruno (detta anche Mombrone). Lì, infatti, aveva sede il castello che, nel XVI secolo, risulta legato ai conti Rorengo Luserna di Campiglione. Inoltre la rocca, isolata, era impostata con torri ai quattro angoli per difesa e controllo, e veniva ricordata anche come luogo di ritrovo per la caccia.
Di quel complesso, oggi, rimangono ruderi.
Dal dominio dei signori di Cavour al feudo di Luserna
Fino al 1235 Garzigliana dipende dai signori di Cavour. Poi, quando perdono il dominio sul loro feudo principale concesso dal vescovo di Torino al conte Amedeo IV di Savoia, si spostano nell’area di Montebruno, dove la rocca era già presente dall’XI secolo. Successivamente, inoltre, dopo la metà del Cinquecento, Garzigliana e Montebruno risultano riuniti nel feudo di Luserna.
Quindi il baricentro politico si sposta, ma Montebruno resta il punto “alto” della storia locale.
1542: erosioni, alluvione e spostamento del borgo
Il borgo vicino al Pellice prospera a lungo; tuttavia la pressione del fiume diventa decisiva. Nel 1542, tra erosioni continue e una disastrosa alluvione, l’insediamento viene abbandonato e gli abitanti si trasferiscono nell’attuale ubicazione del paese. La nuova sede nasce in una zona chiamata “Riva ’d Madama”, circa 1,5 km da Montebruno, in un’area ritenuta più sicura e fertile.
Di conseguenza Garzigliana cambia letteralmente pelle: il paese “si muove” per sopravvivere.
1592: francesi, Savoia e la distruzione di Montebruno
Nel 1592 le truppe francesi, comandate da Francesco di Bona, signore di Lesdiguières, occupano Bricherasio e Cavour. Il duca Carlo Emanuele I di Savoia, quindi, pone il proprio quartier generale al castello di Montebruno con l’obiettivo di liberare Bricherasio.
Le battaglie sono cruente e si combattono anche sul territorio di Garzigliana. I piemontesi risultano vincitori; tuttavia, durante la ritirata verso la Val Pellice, i francesi devastano ciò che incontrano. Di conseguenza il castello viene in parte dato alle fiamme e danneggiato, mentre la chiesa di Montebruno viene saccheggiata.
1655 e il Seicento duro: saccheggi e violenza nelle lotte religiose
Nel corso del XVII secolo Garzigliana viene coinvolta nelle lotte religiose che insanguinano le valli del Pinerolese. Nel 1655, infatti, il paese viene saccheggiato: diverse costruzioni sono distrutte e numerosi abitanti vengono uccisi.
Inoltre il dominio dei signori di Luserna è continuamente messo in crisi dalle invasioni francesi, quindi la stabilità locale resta fragile.
1690: il colpo finale alle rovine del castello
Dopo i gravi danni del 1592, la tradizione ricorda che la distruzione venga completata nel 1690 dalle truppe del Catinat. In pratica, ciò che era rimasto in piedi viene definitivamente compromesso.
Di conseguenza Montebruno passa da rocca “viva” a rovina, e la memoria del castello si fissa nelle pietre rimaste.
1701 e 1755: quando la comunità diventa più autonoma e gestisce i passaggi
Nel 1701 Garzigliana diventa comunità indipendente, perché vengono meno le prerogative feudali dei signori di Luserna sul luogo. Poi, con le Regie Patenti del 1755, la comunità ottiene il diritto di richiedere un dazio di passaggio sui due ponti di legno costruiti su Pellice e Chisone.
Quindi, oltre ai conflitti, emerge anche una storia amministrativa concreta: controllare i passaggi significa controllare risorse.
1760–1763: la nuova parrocchiale dopo il rischio di crollo
Negli stessi anni la chiesa parrocchiale è danneggiata e insufficiente per una popolazione in crescita. Nel 1753 si decide quindi di costruire una nuova sede; i lavori durano tre anni, dal 1760 al 1763, sotto la direzione dell’architetto Prunotto di Pinerolo, su disegno attribuito a Juvarra.
L’edificio, dedicato ai Santi Benedetto e Donato, segna un punto fermo: dopo secoli di scosse, si costruisce “per durare”.
Seta, canapa e mulino: un Settecento che lavora
La storia economica locale non è solo agricola. Lungo il Chisone, nel XVIII secolo, si insedia un impianto per la filatura della seta che occupa circa 110 persone. Inoltre, sul finire del Settecento, la presenza di un battitore segnala coltivazioni di canapa e lavorazioni collegate: l’energia arriva dal torrente Chiamogna, perché l’impianto è costruito sulle sue rive.
Il mulino del paese, invece, è attestato almeno dal 1760 e prosegue fino ai giorni nostri; anche qui, di conseguenza, l’acqua del canale di alimentazione viene ricavata dal Chiamogna.
Fine Ottocento: la ghiacciaia e il macello, tra bisogni e ingegno
Sempre vicino al Chiamogna viene ricordato un piccolo edificio poi abbandonato: alla fine dell’Ottocento la parte interrata viene usata come ghiacciaia, mentre quella fuori terra funziona come macello. È un dettaglio apparentemente minore; tuttavia racconta bene la vita materiale di una comunità che sfrutta ciò che ha.
Simboli civici: stemma e gonfalone (1951)
Lo stemma e il gonfalone comunali vengono concessi con decreto del Presidente della Repubblica del 4 maggio 1951. Lo stemma è “partito” d’oro e d’azzurro, con un castello rosso sormontato da una torre centrale e merlature alla guelfa. Il gonfalone, invece, è un drappo partito di giallo e azzurro.
Quindi, anche nei simboli, resta il richiamo alla rocca e alla storia fortificata del luogo.
FAQ – Delucidazioni sui fatti storici di Garzigliana
Dalla “gaggia”, cioè l’acacia, quindi come luogo dove questa pianta abbonda; tuttavia compare anche la forma Carciliana (1098), forse legata al nome romano Carcilius
In località Montebruno, vicino al Pellice, dove sorgeva la rocca con il castello
Perché nel 1542 erosioni e una grande alluvione spingono la comunità a trasferirsi nell’attuale sede alla Riva ’d Madama, circa 1,5 km da Montebruno
Durante l’occupazione francese di Bricherasio e Cavour, Carlo Emanuele I usa Montebruno come quartier generale; poi, durante la ritirata, i francesi devastano e il castello viene incendiato e danneggiato, con saccheggio della chiesa
Nel 1701, con il venir meno delle prerogative feudali dei signori di Luserna; inoltre nel 1755 ottiene il diritto di imporre un dazio sui ponti di legno su Pellice e Chisone

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



