Cappella di San Grato a San Pietro Val Lemina: riedificazione del 1760 e dettagli architettonici

Da Alessandro Maldera
Febbraio 07, 2026

La Cappella di San Grato a San Pietro Val Lemina è una tappa piccola ma utile se stai costruendo un giro “cosa vedere” nel paese. Fuori è essenziale, quasi severa; però, appena entri, capisci che l’aula è stata pensata con un ritmo preciso e con decorazioni interne più tarde. Inoltre la sua storia si legge in due date chiave: una presenza già attestata nel Seicento e una riedificazione settecentesca ricordata direttamente in facciata.
La cappella in pillole
– Aula scandita da tre campi irregolari con lesene; nel campo centrale c’è una nicchia
– Presbiterio più stretto e di dimensioni contenute rispetto all’aula
– Struttura in pietra e calce; tetto ligneo con copertura in lose di pietra locale
– Soffitto con putrelle e voltini; pavimento in mattonelle alla veneziana
– Decorazioni interne databili agli inizi del ’900
Una cappella sobria che si riconosce al primo sguardo
La facciata è caratterizzata da una planarità netta: non ci sono giochi di profondità né decorazioni ridondanti. Ai lati compaiono solo due semplici lesene, che incorniciano il fronte senza “spingerlo” in avanti.
Il timpano in sommità è separato dal campo inferiore da una cornice pensile, però resta privo di ornati; allo stesso modo la cornice superiore è una chiusura lineare del tetto a due falde, che copre l’edificio senza effetti scenografici. In altre parole: qui la forza è nella misura, non nel barocco.
Le date: da una preesistenza seicentesca alla riedificazione del 1760
La cappella risulta già esistente nel 1649, quindi parliamo di una presenza documentata almeno dal pieno Seicento. Tuttavia, sul timpano al culmine della facciata compare un’iscrizione che indica una riedificazione nel 1760.
Perciò è plausibile che l’edificio che vedi oggi sia frutto di quel rifacimento settecentesco, probabilmente impostato su una struttura precedente che era già in uso nel 1649.
L’aula liturgica: ritmo a lesene e una nicchia centrale
All’interno l’aula non è “un vano unico” indistinto: infatti è scandita da tre campi irregolari tramite lesene. Il campo centrale si riconosce perché è ornato da una nicchia, che diventa il punto di attenzione dell’ambiente.
Il presbiterio, invece, si restringe rispetto alla larghezza dell’aula e assume dimensioni più contenute: questa scelta, oltre a “guidare” lo sguardo, rende più evidente la separazione tra spazio dei fedeli e zona dell’altare.
Decorazione interna: un intervento dei primi del Novecento
La decorazione interna risale agli inizi del ’900. Quindi la cappella mostra un doppio livello di lettura: un involucro architettonico essenziale e, successivamente, un intervento decorativo più tardo che aggiorna l’atmosfera interna.
Struttura e materiali: pietra locale, lose e un soffitto “tecnico”
Dal punto di vista costruttivo la cappella è sorretta da murature in pietra e calce. Il tetto ha una struttura lignea e, sopra, un manto di lose in pietra locale: una soluzione coerente con l’edilizia tradizionale del territorio.
Il soffitto è realizzato con putrelle e voltini, quindi con una tecnica che dà solidità e regolarità alla copertura interna.
Pavimento “alla veneziana”: un dettaglio che cambia la percezione
Sotto i piedi trovi una pavimentazione in mattonelle alla veneziana. È un elemento semplice ma importante: infatti dà continuità visiva e una certa “pulizia” cromatica, rendendo l’ambiente più ordinato rispetto alla severità dell’esterno.
FAQ – Cosa sapere in due minuti:
È documentata come già esistente nel 1649, però l’edificio risulta riedificato nel 1760 secondo l’iscrizione sul timpano della facciata.
La sua semplicità: due lesene ai lati, timpano senza ornati e un tetto a due falde che chiude l’edificio senza effetti scenografici.
L’aula è scandita in tre campi irregolari da lesene; al centro c’è una nicchia e il presbiterio è più stretto e raccolto.
Murature in pietra e calce, tetto ligneo con copertura in lose di pietra locale e soffitto con putrelle e voltini; a terra, pavimento in alla veneziana.
No: la decorazione interna risale agli inizi del ’900, quindi è un intervento più recente rispetto alla fase storica dell’edificio.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



