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Chiesa di Santo Stefano a Rourè: la parrocchiale di Castel Nuovo tra affreschi, altari e campanile

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Da Alessandro Maldera

Febbraio 03, 2026

La Chiesa di Santo Stefano a Rourè è una tappa che funziona perché è “leggibile”: fuori la riconosci subito, mentre dentro ti sorprende per la ricchezza decorativa. Inoltre è legata alla storia della valle, tra ricostruzioni, patronato regio e lavori successivi.

Da notare subito: facciata, affreschi e presbiterio

– Fuori: frontone triangolare, oculo centrale e pronao a falda unica
– Dentro: lesene con effetti a marmorino + volte a vela e arconi trionfali
– Icona visiva: tondo con Incoronazione della Vergine + scene bibliche nei pennacchi
– Presbiterio: balaustra in marmo, altare in marmo policromo e grandi tele

La parrocchiale è in piazza Vittorio Emanuele 2 in frazione Castel Nuovo.
L’edificio è libero su tre lati; sul lato est, invece, la casa parrocchiale è a ridosso e si trova nelle immediate vicinanze.

Il prospetto principale ha una parte centrale chiusa da frontone triangolare, con oculo al centro. Inoltre l’ingresso è protetto da un pronao coperto da un’unica falda, quindi l’accesso appare “raccolto” e netto.

Impianto e struttura: la chiesa “a croce” e i materiali

L’impianto è a croce greca, con un’unica navata che termina in abside emiciclica. Poi la sezione si legge così: corpo centrale con tetto a due spioventi, e due bracci laterali coperti da tetti a padiglione, alla stessa quota della copertura principale.

Le murature sono in pietra a spacco naturale mista a laterizi, legati con malta di calce. Inoltre la struttura, per come viene descritta, non presenta catene di rinforzo. Le coperture sono in lose, sorrette da travature lignee “alla piemontese”.

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Interno: lesene, arconi e volte a vela

Dentro lo spazio è scandito da lesene che, al centro dell’aula, “girano” sugli angoli dei bracci laterali corti. Le basi poggiano su zoccolo a marmorino nero e su specchiature dipinte a marmorino giallo-arancio. In alto, invece, ci sono capitelli bassi e semplificati, con decorazione a ovuli.

Segue la trabeazione, con fregio a stilizzazioni barocche e cornice aggettante. Tra le lesene trovi specchiature incorniciate e decorate con composizioni barocche dipinte.

L’aula è coperta da una successione di arconi trionfali e da grandi volte a vela. Poi, nel presbiterio, la volta diventa una botte più stretta, intersecata da unghie che lasciano spazio alle finestre. L’abside, infine, è coperta da una volta emiciclica con arconi dipinti.

Affreschi e iconografia: cosa guardare davvero

Le superfici risultano interamente affrescate con stilizzazioni barocche. Inoltre, nei pennacchi della volta centrale, sono raffigurate scene bibliche. Al centro, nel grande tondo, compare l’Incoronazione della Vergine Maria, che è uno dei punti più “memorizzabili” della visita.

Presbiterio, altari e arredi: il cuore liturgico

La parete absidale ospita tre quadri di grande dimensione: quello centrale è sostenuto da un’elaborata mensola barocca dipinta e raffigura il martirio di Santo Stefano. In basso, invece, è dipinta la boiserie del coro ligneo.

L’altare antico (con tabernacolo) è in marmo policromo, arricchito da un piccolo ciborio centrale e da candelieri. La nuova mensa, appoggiata su predella lignea che prosegue quella antica, è in legno e decorata con pannelli scolpiti.

Nel braccio laterale destro trovi l’altare di San Giuseppe; di fronte c’è quello della Madonna. Entrambi hanno mensa e predella in marmo e dossali barocchi dipinti a marmorino. Inoltre il presbiterio ospita l’ambone ed è separato dal resto dell’aula da un’importante balaustra in marmo bianco-grigio. Completano l’arredo il seggio, il pulpito ligneo sopra il confessionale, banchi e panche.

Nota “opere su tela” (segnalazioni aggiuntive): viene indicata anche una grande tela con Cristo crocefisso e ai piedi Santo Stefano, attribuita a Doufour (1687) e donata dal duca Vittorio Amedeo II, oltre a tele di Cavalla (1908) e della pinerolese Taddeo (1990). Inoltre è ricordata una tela del 1727 con San Pietro in Vincoli, proveniente dalla cappella di regione Garnier, firmata Gallèt (con la dicitura “Fait par moi” prima della firma)

Pavimenti e cantoria: dettagli che fanno “epoca”

La pavimentazione della prima parte dell’aula è in lastre di pietra a finitura scabra. Nei bracci laterali, invece, ci sono cementine esagonali nero fumo e grigio chiaro.

Il presbiterio è rialzato di due gradini dal profilo curvo e ha cementine con disegno a quadrati neri con stelle rosse e grigio chiaro. La zona del coro, infine, è rivestita di cementine rosso mattone e beige a scacchiera. Sopra l’ingresso trovi la cantoria lignea a profilo curvo che ospita l’organo.

Campanile: orologio e profilo “a livelli”

La torre campanaria ha pianta quadrata ed è costruita sul volume della chiesa. È caratterizzata da lesene angolari color crema, separate ai vari livelli da cornici aggettanti bianche. Più in alto, solo sul lato sud, compare l’orologio. Poi la sezione si restringe, con spigoli incavati, e all’ultimo livello le monofore delle campane sono sormontate da una copertura a padiglione piuttosto bassa.

Storia e cronologia essenziale: le date che contano

Qui la storia non è un contorno: è proprio il “perché” della chiesa. Quindi metto in fila le tappe principali, così non ti perdi:

  • 1543: a Casteldelbosco esiste ancora una cappella antica sotto il titolo di S. Caterina
  • Anni 1560: la cappella viene distrutta o cade in rovina dopo l’avvento della Riforma
  • 1664: il priore di Mentoulles reclama terreno e casa; parte dell’abitazione viene adibita a culto
  • 1677: si officia la messa almeno da questo anno; nel 1683 i fedeli risultano 65
  • 1686–1688: edificazione dell’intero bene; inoltre è citata la formula “costruita nel 1686, campanile e porticato successivi”
  • 1686: Luigi XIV ordina una rete di fondazioni cattoliche dopo la cacciata dei protestanti, con fondo di 60.000 franchi; lavori circa due anni, completamenti talvolta fino al 1693
  • 1698: la chiesa viene eretta in parrocchia, smembrando il priorato di Mentoulles
  • 1699: segnalati dipinti pregevoli (tra cui un quadro del Dufour) e, dopo la guerra, riparazioni per danni anche da incendio/uso di parti lignee
  • 1708: passaggio dell’intera Val Chisone allo Stato sabaudo, con proseguimento dei finanziamenti
  • 1749: la parrocchiale compare in visita pastorale
  • 1759: risulta di patronato regio; è ricordata anche una cappella in regione Garnier
  • 1780: indicata come data della volta attuale
  • 1817 / 1830 / 1845 / 1860 / 1865: serie di riparazioni (tetto, umidità lato destro, canali, casa parrocchiale), e sopraelevazione del campanile (1830)
  • 1849: segnalata una meridiana esterna
  • Fine XX secolo: pulitura/ripresa decorazioni interne e impianto elettrico rifatto a norma

FAQ – Cosa sapere su Santo Stefano a Rourè

Qual è il “punto forte” da cercare negli affreschi?

Prima di tutto il grande tondo con l’Incoronazione della Vergine Maria. Inoltre vale la pena alzare lo sguardo sui pennacchi con scene bibliche, perché danno ritmo a tutta la navata

Cosa distingue il presbiterio dal resto dell’aula?

Lo noti subito: è rialzato di due gradini e separato da una grande balaustra in marmo. Poi trovi l’altare in marmo policromo e le tele di grandi dimensioni dedicate a Santo Stefano

Sul campanile c’è davvero l’orologio?

Sì: l’orologio è segnalato sul lato sud, sopra le cornici che scandiscono i livelli della torre

Qual è la differenza tra le volte dell’aula e quelle del presbiterio?

Nell’aula trovi grandi volte a vela scandite da arconi; invece il presbiterio è coperto da una volta a botte più stretta, intersecata da unghie che aprono spazio alle finestre. L’abside, infine, chiude con una volta emiciclica con arconi dipinti

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende