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Partigiano Luigi Milano: il comandante che accese la Resistenza in Val Sangone tra Avigliana, Giaveno e Torino

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Da Alessandro Maldera

Gennaio 31, 2026

Luigi Milano (Lanciano, 28 giugno 1909 – Roma, 4 giugno 1951) fu militare e partigiano. Soprattutto, viene ricordato come l’iniziatore della Resistenza partigiana in Val Sangone, nel cuore della provincia di Torino. Dopo l’8 settembre 1943 non scelse la fuga: invece impostò un metodo, raccolse uomini e aprì una strada. E proprio per questo la sua storia resta legata al Piemonte, ad Avigliana, Giaveno, Coazze e alla città di Torino.

Coordinate sulla Storia

• Primo comandante partigiano della Val Sangone (provincia di Torino)
• Periodo decisivo: 12 settembre – 22 ottobre 1943
• Obiettivo: raccogliere gli “sbandati” e creare bande di guerriglia
• Azioni: contatti con vallate vicine, prime risorse, colpi a depositi e magazzini dell’ammasso
• Luoghi-chiave: Avigliana, Giaveno, Coazze e Torino (carcere Le Nuove)

Origini familiari e formazione

Milano nacque a Lanciano. Era figlio di Francesco Milano, insegnante e preside del Liceo ginnasio “Vittorio Emanuele II” di Lanciano, e di Luigia Breber. Il padre, inoltre, si distinse durante la Grande guerra e ricordò anche alcuni studenti caduti in battaglia. Dopo la maturità classica, Luigi imboccò la carriera militare: quindi, nel 1928 entrò come allievo ufficiale nella Reale Accademia di Fanteria e Cavalleria di Modena, frequentando anche il biennio della Scuola di Applicazione.

La carriera negli Alpini e la guerra prima della svolta

Nel 1931 Milano fu assegnato al 7º Reggimento Alpini con il grado di sottotenente. Poi, nel 1935, ormai tenente, partì volontario per l’Eritrea: restò in Africa tre anni e ricevette la Croce di Guerra al valor militare. Nel 1938 rientrò in Italia come capitano e fu assegnato al 3º Reggimento Alpini.

Tra 1940 e 1941 fu prima impegnato sulle Alpi Occidentali nella campagna di Francia e poi in Albania, dove rimase ferito. Dopo il ricovero a Imola e la convalescenza, nel dicembre 1941 partì per il Montenegro, dove rimase per tutto il 1942: lì ottenne la Medaglia d’argento al valor militare. In quel periodo ebbe ai suoi ordini anche uomini destinati a seguirlo più tardi nella lotta partigiana, tra cui Nino Criscuolo e Sergio De Vitis. Inoltre si fece notare per uno stile carismatico e un rapporto schietto con i subalterni; tuttavia la realtà della guerra incrinò certezze precedenti, anche quando la sua adesione al fascismo era stata inizialmente convinta.

Rientrato in Italia e ottenuto il grado di maggiore, fu inviato sull’Appennino tosco-ligure. Il 25 luglio 1943, alla caduta di Mussolini e del fascismo, era di servizio di ordine pubblico a Genova; nei giorni immediatamente precedenti l’8 settembre operava nell’entroterra di La Spezia.

9 settembre 1943: la scelta che porta in Val Sangone

La mattina del 9 settembre 1943, arrivata la notizia dell’armistizio, Milano non scomparve nel caos. Al contrario convocò gli ufficiali del battaglione e descrisse la situazione con lucidità: i comandi erano stati catturati e le strutture di riferimento non esistevano più. Quindi concesse ai suoi uomini libertà di scelta, invitando chi aveva famiglia a rientrare. Poi compì un gesto che in quei giorni pesava come una firma morale: prese la cassa del battaglione e ordinò che venisse distribuita equamente tra tutti, invece di farla sparire.

A chi voleva seguirlo indicò Avigliana e Giaveno, perché lì aveva legami solidi costruiti prima della guerra. E dichiarò l’intenzione di organizzare bande di guerriglia contro i tedeschi, con un punto di riferimento preciso: la Val Sangone.

Le prime bande partigiane in provincia di Torino

Diventato il primo comandante dei partigiani della Val Sangone, tra il 12 settembre e il 22 ottobre 1943 Milano organizzò le prime bande della valle. Prima di tutto raccolse gli sbandati, cioè i soldati rimasti senza guida dopo l’armistizio. Inoltre stabilì contatti con le formazioni delle vallate vicine, individuò e costruì le prime fonti di finanziamento e guidò i primi colpi a depositi di armi e ai magazzini dell’ammasso. In quel contesto, il fatto di essere un maggiore degli Alpini funzionava come collante: quindi aggregava gli uomini e rassicurava la popolazione.

La cattura ad Avigliana e la prigionia a Torino

La sera del 22 ottobre 1943, in seguito a una delazione, Milano fu catturato da militari tedeschi all’albergo “Lago Grande” di Avigliana. Fu un’azione mirata: i comandi germanici avevano già posto una taglia su di lui e sapevano che quella sera il maggiore si trovava lì.

Nelle stesse ore venne catturato anche a Coazze l’industriale ebreo Enrico Valobra, che collaborava con Milano. Valobra fu deportato come prigioniero politico e morì a Mauthausen sei mesi dopo; inoltre, nel gennaio 2018, gli è stata dedicata una pietra d’inciampo.

Milano venne rinchiuso nel carcere “Le Nuove” di Torino e fu a lungo torturato. Venne rilasciato nell’aprile 1944, però era già profondamente provato nel fisico.

Malattia, matrimonio e ultimi anni

Nel novembre 1944 fu ricoverato clandestinamente nel tubercolosario di Cuasso al Monte per tubercolosi polmonare sinistra con versamento. Poi, il 24 settembre 1945, sposò a Milano Elia Cargnelutti, con cui era fidanzato da prima della guerra. Posto in aspettativa per infermità dipendente da causa di servizio, trascorse gli ultimi anni tra un ospedale e l’altro senza più rimettersi. Morì a Roma il 4 giugno 1951.

Onorificenze e memoria tra Coazze e Piemonte

Tra le onorificenze, Milano ricevette la Croce di Guerra al valor militare (25 dicembre 1935) durante il servizio in Africa Orientale per il comportamento nello scontro di Algagà. Inoltre ottenne la Medaglia d’argento al valor militare nel 1942, nella campagna del Montenegro, per la conquista della quota 852.

La memoria piemontese è concreta: a lui è stato intitolato il piazzale antistante l’Ossario di Forno di Coazze. E, nella sua città natale, il 29 settembre 2021 è stato dedicato anche un parco in via Osento.

FAQ – Risposte sulla figura di Luigi Miano

Chi era il partigiano Luigi Milano?

Un militare e partigiano (1909–1951) che avviò la Resistenza partigiana in Val Sangone, diventandone il primo comandante

Perché la sua storia è legata a Torino e al Piemonte?

Perché organizzò le prime bande tra Avigliana e Giaveno e fu poi imprigionato e torturato alle Nuove di Torino

Quando organizzò le prime bande partigiane in Val Sangone?

Tra il 12 settembre e il 22 ottobre 1943, raccogliendo sbandati e costruendo contatti e risorse

Dove e quando fu catturato?

La sera del 22 ottobre 1943 all’albergo “Lago Grande” di Avigliana, dopo una delazione

Quali onorificenze ricevette?

La Croce di Guerra al valor militare (1935, Africa Orientale) e la Medaglia d’argento al valor militare (1942, Montenegro, quota 852)

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende