Sergio De Vitis: il comandante partigiano caduto a Sangano nel 1944 eroe della Resistenza

Da Alessandro Maldera
Gennaio 21, 2026

Sergio De Vitis (7 aprile 1920 – 26 giugno 1944) fu ufficiale e partigiano, decorato con medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Però la sua vicenda non resta su un libro: passa da Torino e provincia dove entra nella Resistenza. E qui guida uomini sul campo e qui cade durante l’azione alla polveriera di Sangano.
De Vitis: il filo tra Alpini e Resistenza nel torinese
Dall’Abruzzo al Piemonte: perché De Vitis è un nome “di valle”
De Vitis nasce a Lettopalena nel 1920. Tuttavia il punto che interessa il Piemonte arriva dopo: con l’8 settembre 1943 sceglie la clandestinità e si muove in Piemonte. Fino allo scontro decisivo a Sangano, in Val Sangone (provincia di Torino). In altre parole, il suo nome è legato a un tratto preciso di territorio e a un episodio che qui ha lasciato memoria.
Formazione militare: scuola, disciplina e battaglione “Val Chisone”
Prima di diventare comandante partigiano, De Vitis è un ufficiale formato: frequenta l’Accademia Militare di Modena e nel marzo 1942 esce con il grado di sottotenente. Poi prosegue tra Parma (scuola d’applicazione) e Aosta (scuola centrale militare). Infine viene assegnato agli Alpini, al battaglione “Val Chisone”, e partecipa alle operazioni in Montenegro. Questa trafila conta, perché spiega un dettaglio spesso ignorato: nel Torinese De Vitis non è ricordato solo per il coraggio, ma anche per un modo “militare” di guidare e reggere uno scontro.
Dopo l’8 settembre: la scelta partigiana in Piemonte
Con l’armistizio, De Vitis non resta fermo: si collega ai partigiani e passa alla lotta clandestina. E qui sta la differenza: non è una presenza marginale, perché diventa capo di formazione e, dopo la sua morte, la formazione/divisione viene ricordata con il suo nome. Quindi De Vitis è una figura-ponte: prima ufficiale addestrato, poi comandante sul campo in un’area che oggi leggiamo come Torino e provincia.
26 giugno 1944: la polveriera di Sangano e il sacrificio
L’azione alla polveriera di Sangano nasce da un obiettivo pratico: procurarsi armi, munizioni ed esplosivi per rifornire i reparti. Tuttavia l’operazione si complica, perché arriva una resistenza più dura del previsto e sopraggiungono reparti tedeschi ben armati. Per ore lo scontro regge; poi De Vitis resta con pochi uomini a coprire il ripiegamento del grosso della formazione e cade a Sangano il 26 giugno 1944. Così, il suo nome diventa un punto fermo della memoria locale della Val Sangone.
FAQ – Sergio De Vitis: dubbi comuni, risposte rapide
Era un sottotenente degli Alpini che, dopo l’8 settembre, entra nella Resistenza in Piemonte, diventa comandante di formazione e cade a Sangano il 26 giugno 1944, venendo poi decorato con medaglia d’oro alla memoria
Perché la sua vicenda resistenziale si svolge qui: opera in Piemonte e l’episodio chiave della sua storia è l’azione alla polveriera di Sangano, in Val Sangone
L’azione nasce per recuperare materiale bellico; però arriva un contrattacco più duro del previsto e De Vitis resta a coprire il ripiegamento, cadendo durante lo scontro
Sì: viene indicato un cippo nel luogo della morte, sulle colline sopra Sangano, utile anche come tappa “di memoria” in un itinerario locale
È un elemento ricorrente nelle ricostruzioni: dopo la morte, la formazione/divisione viene ricordata e identificata con il nome di Sergio De Vitis, come segno del suo ruolo di comando

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



