Chiesa di San Verano di Pinerolo: l’ex abbazia di Santa Maria, il barocco dei Bertola e cosa guardare oggi

Da Alessandro Maldera
Gennaio 30, 2026

La Chiesa di San Verano di Pinerolo non è una “semplice parrocchiale”: nasce come chiesa monastica dell’Abbazia benedettina di Santa Maria, legata alla contessa Adelaide di Torino. Inoltre, dopo distruzioni e ricostruzioni, prende l’aspetto attuale tra 1708 e 1724, in pieno barocco d’inizio Settecento. Oggi la trovi in Piazza Ploto 19, nella frazione Abbadia Alpina, proprio all’imbocco della Val Chisone.
Focus su San Verano: cosa notare subito
Piazza Ploto 19: come si inserisce in Abbadia Alpina
La chiesa è nella frazione Abbadia Alpina, porta naturale della Val Chisone. Perciò la visita si incastra bene in un giro “fuori centro” di Pinerolo, senza tempi morti.
L’edificio è libero su quasi tutti i lati; tuttavia, a nord è addossata una manica del complesso religioso, che ricorda subito l’origine monastica del sito.
Da abbazia a parrocchia: la storia che spiega tutto (XI–XIX secolo)
All’origine c’è l’Abbazia di Santa Maria, fondata e dotata di beni da Adelaide di Torino tra 1064 e 1078: un patrimonio enorme, esteso dall’alta Val Chisone fino al fiume Po. Inoltre, nel 1073 il pontefice elevò l’abbazia al rango episcopale, e questo spiega perché, più tardi, la chiesa venga talvolta chiamata “cattedrale”.
Le fonti documentarie ricordano donazioni già nell’XI secolo con formule che citano Santa Maria e San Verano, collocando il complesso nel territorio di Pinerolo e nella “villa” di San Verano. Di conseguenza, San Verano non è un’aggiunta tardiva: è un nome che sta dentro la nascita del luogo.
Nel tempo, però, il potere temporale dell’abbazia si restringe: tra 1220 e 1245 perde i diritti su Pinerolo a vantaggio dei Savoia, e già nel 1275 la signoria degli abati risulta limitata a Famolasco, San Pietro e Abbadia. La bassa Val Chisone resta “virtualmente” all’abbazia, ma viene concessa in feudo ai Savoia, quindi il baricentro politico cambia.
Urbano Bonivardo: il “secondo fondatore” e i lavori (1466–1499)
L’abate Urbano Bonivardo è ricordato come un secondo fondatore, proprio per la sua capacità di gestione e per i cantieri attivati. Tra 1466 e 1499, infatti, promuove interventi pesanti: erige il coro della chiesa, restaura il chiostro grande, amplia il palazzo abbaziale e aggiunge anche un secondo chiostro. Inoltre realizza un monumento funebre per sé, oggi collocato nella chiesa attuale: un dettaglio concreto, non una nota “da manuale”.
Crisi e cambi di monaci: dal 1590 alla dominazione francese
Nel XVI secolo i monaci abbandonano progressivamente la vita comune e si sparpagliano nelle borgate attorno all’abbazia. Poi, nel 1590, vengono accusati di rilassamento dei costumi ed espulsi. Al loro posto arrivano monaci riformati di San Bernardo, sempre benedettini ma della congregazione Fogliese dell’ordine cistercense, provenienti dal monastero di Sant’Andrea di Torino (poi Consolata).
Nel 1632, durante l’inizio della Seconda Dominazione Francese sul Pinerolese, i monaci cistercensi italiani vengono sospettati di fedeltà al duca di Savoia. Di conseguenza si allontanano, trasferendo libri e documenti prima a Staffarda e poi a Torino; nel frattempo vengono installati Fogliesi parigini.
Infine arriva la frattura più dura: nel 1693, alla fine della dominazione francese, chiesa e monastero vengono semidistrutti dagli alleati spagnoli su ordine dei Savoia. I Fogliesi francesi fuggono, e nel 1700 tornano quelli italiani.
La ricostruzione che vediamo oggi: 1708–1724 e il campanile (1738–1746)
Dopo il ritorno ai Savoia, Vittorio Amedeo II vuole la ricostruzione e affida i lavori agli architetti Antonio e Ignazio Bertola. I cantieri durano dal 1708 al 1724: così la chiesa assume l’aspetto attuale, tipico del barocco piemontese di inizio Settecento.
Il campanile viene ricostruito entro il 1746 sul basamento di quello antico (con cronologia 1738–1746 attribuita a Giovanni Maria Vanelli).
In parallelo viene riedificata anche l’antica pieve di San Verano, però solo come cappella privata dei monaci. Quindi la nuova chiesa abbaziale diventa anche la parrocchiale del territorio.
1748–1957: soppressioni, vendite e nuovi usi dell’ex monastero
Nel 1748 papa Benedetto XIV istituisce una sede vescovile a Pinerolo e, nello stesso contesto, sopprime l’abbazia: la “cattedralità” passa a San Donato. Da quel momento il monastero continua come convento senza giurisdizione esterna.
Poi, il 31 agosto 1802 vengono aboliti in tutto il Piemonte gli ordini religiosi, e l’11 ottobre l’ispettore demaniale espelle i monaci e prende possesso dei beni, che saranno venduti a privati. La chiesa, però, resta alla Diocesi perché ormai è parrocchiale.
L’ex monastero cambia più volte mano e funzione:
- una signora Lambry lo acquista e nel 1838 lo cede alle suore francesi del Sacro Cuore, che aprono un istituto di educazione femminile
- nel 1848 le suore vengono espulse; poi nel 1850 arriva un nuovo collegio
- nel 1855 si installa l’Istituto della Provvidenza di Torino, che resta fino al 1914
- nel 1923 gli stabili vengono venduti a privati; quindi il parroco acquista alcuni locali e un orto
- nel 1957 il parroco compra l’ex cappella privata dei monaci, attigua alla chiesa, per farne sede della casa parrocchiale
Cosa guardare fuori: facciata in mattoni, nicchie e pinnacoli
La facciata è in mattoni a vista e ha un avancorpo centrale su due registri, scandito da doppie lesene binate. Le basi poggiano su piedistalli che sporgono dal basamento in pietra; sopra, invece, le trabeazioni sono marcate da cornici aggettanti in laterizio sagomato.
L’ingresso ha un portone ligneo a due battenti con sculture geometriche, contornato da un portale con timpano lunettato. Nel registro superiore si apre una finestra rettangolare con cornice e timpano triangolare.
Sul fronte compaiono sei nicchie (due in basso sulle ali laterali, due a lato del portale e due in alto). Inoltre emergono pinnacoli con ovuli lapidei e volute protette da lamine metalliche: dettagli che, visti da vicino, fanno capire quanto il barocco qui sia “controllato” ma non povero.
Dentro San Verano: volte, cappelle e tracce degli abati
L’aula è coperta da cinque volte a botte con unghie per le finestre; sopra l’abside c’è una volta emiciclica con tre unghie. Le decorazioni alternano motivi geometrici a croci, specchiature con affreschi e composizioni floreali a trompe-l’oeil.
La navata è divisa in tre campate e, di conseguenza, definisce sei cappelle laterali uguali, rettangolari con angoli smussati. Le pareti sono ritmate da lesene scanalate su alti piedistalli con capitelli corinzi; poi corre una trabeazione con fregio dipinto a marmo azzurro marezzato e cornice in stucco con dentelli e mensole.
Qui trovi anche i cenotafi degli abati Lodovico di Savoia e Bonivardo: non sono “decorazioni generiche”, ma segnali di memoria istituzionale.
Presbiterio e tele: la pala di San Verano e il grande ciclo dell’abside
Nel presbiterio compare il dipinto di Santa Cecilia. Nell’abside, invece, la sequenza comprende (da sinistra) Assunta, San Francesco di Sales, al centro la pala d’altare dedicata a San Verano con ricca cornice barocca in legno dorato, quindi San Tommaso e Santa Maria Margherita Alacoque.
L’altare maggiore è in legno dipinto a somiglianza del marmo, con molte parti dorate. In passato fu diviso in due, e la parte superiore venne spostata nella cappella del SS. Sacramento. L’attuale mensa è in legno dipinto a marmi policromi, con mantile bianco ricamato. Completano l’arredo seggio, ambone, fonte battesimale, coro ligneo, pulpito, quattro confessionali, statue e banchi.
Cappelle laterali: devozioni, furti del 1980 e altari in marmo
Le paraste delle cappelle imitano il marmo rosa marezzato e sono intervallate da croci patenti. Sul lato destro, partendo dal presbiterio, trovi la cappella di San Bartolomeo, poi quella del SS. Sacramento, e infine la cappella della Madonna, con statua lignea dorata contornata da formelle lignee con scene sacre. Alcune formelle furono rubate nel 1980; soltanto due sono state recuperate, quindi la ferita è ancora leggibile.
Sul lato opposto: cappella di San Michele Arcangelo, poi quadro della Madonna del Rosario, e quindi quadro della morte di San Giuseppe. Tutte le cappelle hanno altari in marmo. Sul fondo, inoltre, c’è la bussola lignea sormontata dalla cantoria con l’organo.
Materiali e struttura: pietra di Luserna, coppi e catene di rinforzo
La pavimentazione dell’aula è in lastre rettangolari di pietra di Luserna; le cappelle, invece, hanno cementine beige e nere. Il presbiterio è rialzato di due gradini e presenta una predella davanti all’antico altare con quattro gradini in marmo.
La pianta è rettangolare a navata unica con tre cappelle per lato; il presbiterio è più stretto e chiude in abside emiciclica. Le murature sono in pietre miste a laterizi con malta di calce. Sono presenti tredici catene in corrispondenza degli arconi e due longitudinali: quindi la stabilità è stata affrontata anche con rinforzi “visibili” nella logica strutturale.
Le coperture sono in coppi su travature lignee; tuttavia, sui salienti e sul campanile ricorre anche la lose.
Il campanile: tre livelli in mattoni e copertura a padiglione in lose
Il campanile è a sud-est, a lato del presbiterio, a pianta quadrata e su tre livelli in mattone a vista. Nel secondo livello compaiono aperture quadrilobate; in alto ci sono monofore con cornici importanti e timpani centinati. Segue una trabeazione con fregio a triglifi, poi la copertura a padiglione in lose che regge il pinnacolo e la croce metallica.
FAQ – San Verano: dettagli pratici e curiosità
È in Piazza Ploto 19, nella frazione Abbadia Alpina, all’imbocco della Val Chisone
Perché la chiesa è la chiesa monastica dell’Abbazia benedettina di Santa Maria, legata alle dotazioni di Adelaide di Torino tra 1064 e 1078
La ricostruzione voluta dopo il 1693: i lavori tra 1708 e 1724 (Bertola) definiscono l’aspetto barocco attuale
Le cinque volte a botte, le sei cappelle laterali, la pala di San Verano con cornice dorata e i cenotafi degli abati
Sì: nella cappella della Madonna alcune formelle lignee con scene sacre furono rubate nel 1980 e solo due sono state recuperate

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



